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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 11 — Cose di famiglia 11- Patrizia - Ancora tu
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Cose di famiglia 11- Patrizia - Ancora tu

Si apre lo scontro con i tedeschi e si conclude con un armistizio

geniodirazza
1 anno fa · 6.549 parole · 29 min
214 letture

“Scusa, ma anche mamma copula liberamente …”

“Scusami tu e scusami anche con tua madre, ma Oriana è assai più stupida, incosciente e arrogante di te. Lei neppure sa che questi problemi esistono ed è preoccupata solo delle passerelle a cui non deve mancare. Tua nonna, che è più saggia, copula abbastanza liberamente ma lo fa in una cerchia di uomini che sono garantiti. Io non posso più giurare che tu sia immune; mi dispiace, ma è la verità. Ti può anche turbare molto, ma io davvero da ieri sono preoccupato.”

“No, a questo punto sono anche io preoccupata. Negli ambienti che mamma ha frequentato in questi mesi, il fenomeno dell’Aids è molto diffuso, ma lei quasi ci rideva. Cosa posso fare?”

“Vai dal tuo medico e ti fai prescrivere le analisi per accertare che non hai contratto niente; poi da oggi in avanti esigi che chiunque voglia fare sesso con te deve usare il preservativo.”

“Ma si perde quasi tutto il piacere del contatto.”

“Rischia, se vuoi; io il piacere me lo faccio scaturire dalla testa, dal cuore e non ne perdo nemmeno una briciola.”

“E con Margie?”

“Mi dispiace dirlo, credimi, ma in lei ho una fiducia infinita; non dico che è una santa, anche perché le esperienze le avete fatte insieme; ma quando mi ha detto che non ha avuto storie le ho creduto e sono convinto che il figlio che faremo nascerà sano.”

“Quindi, se ti chiedo amore, me lo dai col filtro?”

“Si; e se accetti di usare il filtro dimostri già di voler rinunciare ai tuoi atteggiamenti di sfida a tutto, anche alle conseguenze più gravi.”

Patrizia mi salta al collo e riprende a baciarmi da dove ci eravamo interrotti, come se non fosse nemmeno passato il tempo; la seguo con amore e riprendo anch’io a baciarla su tutto il viso; mi spinge delicatamente verso la camera di mamma e, ai bordi del letto, mi slaccia la cintura dell’accappatoio e la fa cadere giù; io comincio a spogliare anche lei e capisco che è venuta preparata a questo, perché, solo slacciando una cintura, il suo abitino di seta scivola frusciando sul pavimento e lei resta solo con le scarpe che lancia via.

Cadiamo sul letto viso a viso e cominciamo un’autentica perlustrazione del corpo dell’altro; baciarle le tette mi dà brividi intensi, tanto sono compatte e dolci da leccare, da mordicchiare, da succhiare; mi sposto lentamente verso il basso e affondo il viso nel ventre morbido e asciutto; il tortellino dell’ombelico invita a mordicchiare tutt’intorno ed affondare la lingua al centro.

Arrivo alla sottile striscia di peli che annuncia la vulva e cerco di tirare fuori il clitoride dalle piccole labbra, spingendo dentro un dito che la stimola e la fa urlare; finalmente riesco ad arpionare il bottoncino e comincio a perseguitarlo con il dito, con le labbra e con la lingua, nell’intento di strapparle un orgasmo, che arriva quasi immediatamente.

Patrizia si impone quasi di tacere; mugola e si contorce, geme a bocca chiusa e gode, molto, continuamente; mi limito a succhiare il suo orgasmo e a riempirmene la bocca.

Lei ha preso in mano il sesso e lo masturba sapientemente provocandomi un piacere intenso e lungo; si abbassa poi con la testa e lo prende in bocca, avviando la più sontuosa fellatio che abbia mai avuto; sento l’orgasmo salirmi su dai testicoli verso la cappella e mi preparo a scaricarlo nella sua bocca; una fitta improvvisa alle palle mi blocca il processo e capisco che Patrizia me le ha strette con forza per impedirmi di eiaculare.

La guardo con meraviglia e rabbia; la mia faccia è tutta un ‘perché’?

“Non crederai che mi accontento di una leccata di vulva e di una fellatio. Ti voglio dentro, ad ogni costo!”

“Se hai un preservativo …”

“No, io non ce l’ho. E tu?”

“L’ultimo l’abbiamo sprecato ieri sera.”

“E allora facciamo senza …”

“Adesso basta!!! Adesso mi fai uscire fuori dai gangheri e mi costringi a dire quel che non voglio, non posso e non devo dire!”

Ho alzato la voce e mamma entra preoccupata.

“Che altro succede?”

“Questo stupido non vuole scoparmi a pelle come voglio io!”

Mamma è meravigliata.

“Senti, bambina capricciosa. Io fra qualche giorno conto di tornare a Roma e godere a lungo con il mio amore; se solo dovessi avere il timore di portarle in dono un contagio a lei completamente estraneo, preferirei tagliarmi i testicoli. Non sono sicuro che tu non abbia commesso sciocchezze; quindi, senza preservativo non ti prendo né in vagina né nel sedere. Visto che il preservativo non ce l’abbiamo, o concludi con la fellatio o preferisco rimanere a secco.”

“Io a secco non voglio rimanerci solo perché sei un vigliacco e ti inventi possibilità di contagio che non esistono.”

“Bastaaaaa!!!! Ne ho pieni i testicoli. Avete frequentato ambienti dove la droga si consuma come il pane, dove la promiscuità sessuale è all’ordine del giorno e io sarei il vigliacco? Sai che ti dico? Vai a dare via il sedere, ma lontano dal mio membro.”

“Aspetta, Mario, cosa hai detto? Ambienti promiscui di droga? Sono questi, quelli che frequentano la mia angelica figlioletta e la mia candida nipotina?”

“Già; mamma, ricordati che sono stato escort e che quegli ambienti esistono anche nella provincia italiana.”

“Senti, ragazza, tuo zio dice cose vere? Tu le sapevi? Tua madre le sapeva?”

Patrizia abbassa la testa e tace.

“Perfetto, rivestiti immediatamente, vai in cucina e aspetta di fare quello che devi per tua madre e per quegli individui che la proteggono. Mario, dimenticati Patrizia almeno fino a che non avrà fatto le necessarie verifiche … Avete proprio perso il senso di ogni misura, dalla civiltà alla dignità al buonsenso. Senti, Mario, ho ascoltato i consigli di Margie e fino a due minuti fa li sostenevo a spada tratta. Dopo questo episodio, ti autorizzo a dimenticare quei consigli e a colpire duro, quanto più duro puoi … devi fare male … anche a tua sorella. O impara o che vada a battere dove vuole!!!! Adesso però mi sentirà e mi dovrà rendere conto!”

Patrizia sta quasi male.

“Nonna … aspetta … non essere così severa … non abbiamo fatto cose così gravi. E’ vero che circola droga, ma noi non ci accostiamo neppure. E’ vero che si copula promiscuamente, ma noi l’abbiamo fatto solo poche volte e con persone di massima fiducia. Non ho il virus e non ho frequentato nessuno pericoloso. Volevo solo che Mario mi prendesse senza riserva. Non sopporto che a Margie dia tutta la fiducia e a me nessuna … “

“Sta zitta, per dio, sta zitta!!!! Quella ragazza è passata dall’inferno, si è ripresa e sta vincendo con la volontà, con la tenacia, con l’impegno. Tu sei nata nella bambagia e non hai mai fatto niente, in vita tua, e non riesci ad imbastire niente altro che accodarti ad una deficiente montata che sta sbattendo come una falena le ali contro tutti i fuochi assurdi di una società malata e decadente. Se non ti svegli e non cominci a trovarti un lavoro, non avrai mai uno scopo nella vita e finirai male.”

“Nonna, forse hai ragione; ma se ci molli così, siamo finite, tutte e due.”

“Mamma, calmati, Patrizia ha ragione, in questo; non possiamo pestare le dita a due persone care che stanno aggrappate sull’orlo di un precipizio.”

“Ok, adesso ricomponetevi e niente più sesso tra voi. E speriamo che sia l’ultimo screzio.”

“Quando hai concordato con tua madre per la teleconferenza?”

“Nel primo pomeriggio, subito dopo pranzo.”

“Quindi ti fermi qui a mangiare?”

“Si, se non ci sono problemi.”

“Ma quali problemi? Ricordati che per me sei sempre l’unica nipotina che posso vedere, anche se mi accorgo che dovevo raddrizzarti prima e meglio; ma forse non è mai troppo tardi.”

“Mamma, vado un attimo in studio.”

“Bada che il pranzo è quasi pronto.”

“Zio, posso venire con te allo studio?”

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