·- Conclusione e rilettura dalla parte di Margie 2
Non esiste nessun dubbio che certe vicende, certe situazioni, certi momenti della vita siano destinati a dimostrare che spesso la realtà supera anche la fantasia più ardita ed è difficile perfino accettare l’ovvietà di quello che succede.
Ci pensavo, quella sera, mentre quasi correvo saltellando come una bambina con la mano stretta a quella di mio figlio Mario Junior, verso una pizzeria da poveracci innamorati, uguale a quella dove mi ero precipitata, più o meno con lo stesso stato d’animo, quasi venticinque anni prima, con un altro Mario di cui ero innamorata come adesso lo ero di suo figlio, cioè, figlio di lui; ma anche mio; insomma nostro figlio!
La coscienza di caricarmi di una grave colpa, oltre che di un peccato mortale, l’incesto, è più che netta; ma altrettanto netta e determinata è la volontà di riprendermi dalla vita qualcosa che sentivo mi era stata sottratta e per la quale avevo lottato coi denti fino a quel momento.
Per Junior, la vicenda non è meno drammatica; incontrando, per la prima volta a diciotto anni e più, il suo padre naturale, aveva appena fatto i conti, e che conti!, con un passato che era stato sempre un mistero per lui, figlio di strane alchimie della vita; ed aveva toccato con disgusto il limite di povertà morale a cui si poteva degradare anche uno come suo padre.
A placare in parte la sua profonda delusione, c’era solo un amore smisurato, che lui aveva coltivato sin da quando aveva aperto gli occhi alla vita, che gli era stato faro e riferimento nella sua ancor breve esistenza e che ora si proponeva come un abisso profondo dove rischiava di perdersi definitivamente; ma Junior ama, e non solo filialmente, sua madre Margie e ne è riamato con la stessa intensità, al di là, al di sopra, al di fuori ed anche contro tutto e tutti; hanno appena avuto modo di confessarselo e non vuole più rinunciare, costi quello che costi.
Il punto di arrivo di questa corsa folle è segnato in una pizzeria di quartiere, una delle tante al centro di Roma, senza nessun elemento di fascino particolare, ma che mi ha fatto avere un sobbalzo, quando Junior l’ha indicata come meta possibile della corsa fanciullesca che abbiamo intrapreso uscendo dalla galleria dove è avvenuto l’incontro - scontro con il suo padre naturale, o, meglio, con la larva di quello che era stato.
Dopo anni di masturbazioni e di inutili corteggiamenti a ragazzine inebetite dalla moda; dopo mesi di attività spietata come bull riscuotendo unanimi consensi e ingoiando rabbia e insoddisfazione a go go, finalmente Junior stava correndo per le viuzze della città tenendo per mano la più bella, la più fresca, la più incantevole delle ragazzine che avesse mai sognato di amare; Margie, la sua giovanissima mammina poco più che quarantenne che da qualche ora aveva recuperato i suoi vent’anni e li metteva a disposizione di Junior, il suo bambino, il suo grande amore, l’unica gioia della sua vita.
Arrivano in pizzeria quasi travolgendo il tavolo e sollevando il divertito compiacimento dei pochi avventori coinvolti, loro malgrado, dalla freschezza di questa coppia di innamorati che passa sopra tutte le regole, i buoni consigli e la prudenza per esprimere solo il suo grande, infinito amore.
Pizza e birra sono l’ordinazione obbligatoria per giovani innamorati.
Sul finire della cena, squilla il mio telefono; è Patrizia, cugina di Junior perché nipote di Mario Senior di cui da sempre è follemente innamorata, ma anche mia amica del cuore, da sempre; naturalmente, vuole ad ogni costo i ragguagli sulla vicenda.
Le dico subito che siamo a Trastevere a mangiare una pizza solo noi due, io e Junior, e mi becco la prima sfilza di invidiosi improperi; le racconto dell’infelice esito dell’incontro tra padre e figlio e chiudo avvertendo che andiamo adesso verso la nostra ‘luna di miele’; e mi becco la seconda e più dura scarica di gelosissime maledizioni.
“Preparati alle corna più calde e innamorate del mondo, non appena la candida cuginetta metterà le zampe sul tuo monumentale amante - figlio. Un bacione a tutti e due. Ciao.”
E’ il saluto dell’amica di sempre.
“Cosa voleva la cara cuginetta?”
“Voleva sapere come si era sviluppata la cosa. Sai, da sempre ci confidiamo tutto e anche questa storia non potevo nascondergliela.”
“E lei cosa ne pensa?”
“Innanzitutto è incavolata perché io ho già fatto l’amore con te e lei non ancora ha neanche tentato di concupirti.”
“Perché? Siete in competizione?”
“Patrizia è sempre in competizione, con tutto il mondo, ma soprattutto con me; e ci tiene moltissimo a superarmi, a dimostrare che è migliore di me. Ma lo fa sempre senza malizia, con molto affetto. Qualche volta arriva ad infastidire, la sua smania di confrontarsi; ma è così tenera e affettuosa che, una volta fatta l’abitudine, diventa persino divertente gareggiare a chi fa meglio le cose, le più semplici come le più complesse.”
“E questa volta, quale sarebbe l’oggetto del contendere?”
“Tu, naturalmente. Ora sa che tu conosci la verità e, quindi, le è più facile regalarti tutto l’amore che in questi anni ha tenuto un po’ sotto traccia per non sconvolgerti con gesti o parole inappropriati; da oggi vorrà almeno le briciole dell’amore che darai a me; lo ha fatto per anni con tuo padre, che è suo zio, non dimenticare, e adesso di certo lo farà con te. Senior molto spesso perdeva la calma e la maltrattava; ma io sono convinto che, tenendo presenti il suo bisogno di affetto e la tendenza a un certo esibizionismo, decisamente innocente e non problematico, si riesce ad avere un rapporto con lei assai positivo.”
“Mi stai invitando a farci l’amore?”
“Potresti anche farlo da bull, come hai fatto con me, e presentarle il conto, alla fine; non avrebbe problemi a pagarti come un qualsiasi giovanotto in affitto; ma se la consideri, come è realmente, una persona della tua famiglia, da amare in nome di questo valore, credo che sarebbe ancora più giusto e forse ti divertiresti anche di più.”
Junior mi prende il telefonino, clicca un paio di volte.
Ha messo il vivavoce.
“Anche questo è un difetto ereditato da tuo padre. Tutto il mondo deve conoscere i tuoi sentimenti.”
Mi sorride quasi provocatorio.
“Ciao, cuginona bella, sono Junior … “
“Ciao bello; ti prego di non copiare gli standard. Zione era il mio modo di apostrofare tuo padre, che non era solo il mio grande zio, ma anche il mio grande amore.”
“Lo so; per questo ho voglia di conoscerti, di parlarti e di amarti. Anche io sto impossessandomi di tutto quel che era di mio padre; e tu sei una delle cose che ha contato di più nella sua vita, dopo mamma spero. Per questo, stasera vado in luna di miele con Margie; ma da domani cercherò il momento opportuno per verificare quanto amore sai dare quando perdi la testa; ed io, la testa, voglio fartela evaporare, con l’amore che ti darò.”
“Intanto, sei sleale. Dopo questa dichiarazione, io innanzitutto devo toccarmi così a lungo da consumarmi le dita; poi, da domattina, devo mettermi in caccia e stanarti finché non sarai mio.”
“Va bene, vuol dire che ora ti bacio idealmente in tutti i punti che voglio baciare. Poi, domani, si vedrà. Ciao, bellissima.”
“Ciao, maledetto amore mio. Margie, non me lo consumare troppo, stasera, lasciane anche per me; anzi, una, diciamo la terza, dedicala a me. Hai presente il discorso del transfert? Al terzo assalto, immagina di essere me. Io lo avvertirò per telepatia e godrò con te.”
“Ciao, bellissima, sei sempre la stessa; per questo ti voglio bene sempre allo stesso modo. Ciao.”
“Forte, la cuginetta. E sua madre, come è?”
“Ottima architetto, bellissima tardona, ex figona da copertina. Rispetto alla figlia, è più lenta a razionalizzare, anche per questo ha attraversato momenti assai convulsi. Ma è anche lei una persona estremamente interessante e te ne accorgerai presto, quando avrai occasione di frequentarla.”
“Architetto anche lei? Spero non designer!”
“No, specializzata in edilizia monumentale e di grandi volumi. Tra lei e Senior ci sono stati momenti assai particolari, di profondo amore e di grande odio; dopo decenni di polemiche, di lotte, di grandi passioni, è impossibile capire quali sentimenti prevalessero e quale infine abbia vinto.”

