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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 19 — Cose di famiglia 19 - Oriana
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Cose di famiglia 19 - Oriana

Oriana chiude il cerchio sostituendo nel letto Mario Senior, suo fratello, con Mario Junior, suo nipote, erede del adre per molti saspetti.

geniodirazza
1 anno fa · 5.927 parole · 26 min
212 letture

·- Conclusione e rilettura dalla parte di Oriana

Il suono che esce dal computer non mi è familiare; deve intervenire Carla, la mia segretaria, per individuare che viene da Skype e per attivarlo.

Mi compare la mamma su uno scenario fantastico di spiaggia tropicale che scatena inevitabili invidie sopite.

“Ciao, mamma; da dove chiami?”

“Non me lo chiedere; non lo saprei mai dire. So che è alle Bahamas, ma non so e non mi interessa sapere in che punto dell’arcipelago sono. Posso dirti solo che è il paradiso.”

“Beata te; si vede che lui non ha problemi di soldi.”

“Di soldi, no. Ma per il resto, è tutta una frana … “

“Mamma, dio santo, ma hai più di ottanta anni … “

“E allora?!?!”

“Va be’ non stiamo a litigare. Come mai questa sorpresa?”

“Innanzitutto, per salutare la mia bellissima figlia … “

“Si, tra poco mi iscrivo a miss tardona, se non sei già iscritta tu … E poi?”

“Beh, una piccola ricognizione ci vuole, ogni tanto … Patrizia?”

“Ha messo la testa a partito, pare; si è sposata qualche mese fa, con uno anonimo e pacifico; per ora, non mi pare che abbia grilli per la testa.”

“Passate tutte le frenesie di sesso a go go?”

“Per niente; solo che adesso le controlla e ne fa emergere poche tracce. Ma questo dipende anche dal fatto che lavora a stretto contatto con Margie e Nico che le tengono il guinzaglio corto e la lasciano sbizzarrire solo insieme a loro. Adesso mi raccontava che ha preso una leggera cotta per Junior; ma a mio avviso è la solita Patrizia che per scavalcare Margie farebbe carte false.”

“Ma tu parli di Junior, Il mio bambino?”

“Bambino un corno! Il tuo bambino ha diciotto anni ed ha già scalzato dal suo trono il king of the bull, vale a dire suo padre, che sembra abbia conosciuto qualche giorno fa.”

“Quindi Mario è tornato in Italia?”

“Solo per poco, per una mostra, con una spocchia che metà basterebbe alla nobiltà vera e falsa della città di Firenze, arrogante come non è mai stato, in compagnia di una sciacquetta senza personalità. A detta di Junior, una larva penosa dell’uomo che era.”

“E Margie, come l’ha presa?”

“Lo sai, lei è molto riflessiva. Intanto, in maniera quasi clandestina è riuscita a fare l’amore, in totale incognito, con il king Junior ; poi gli ha raccontato tutta la vicenda, si sono chiariti, e scoperti innamoratissimi, gli ha chiesto se desiderava incontrare il suo padre naturale; lui ha detto di si e sono andati.”

“Come è finita?”

“Margie e Junior se ne sono andati saltellando come fidanzatini alla Peynet fino a una pizzeria a Trastevere; dopo, pare che siano finiti a letto e adesso si amano come la coppia più felice del mondo, con la benedizione di Nicola che finalmente non deve sopportare estranei nella sua vita e nel suo letto e può amare sua moglie anche attraverso il figlio che è soprattutto di Margie, ma, come noi sappiamo, è anche di Nicola che lo ama veramente.”

“Sono felice che almeno questo si sia spianato. E Patrizia? Non avevi detto che aveva preso un’imbarcata per Junior?”

“Si, e si è presa anche un po’ di assaggi. Ma poi ha scoperto che con Francesco lei non ha nessun legame di familiarità, che è un gran figo e che ama molto le donne. Insomma, da qualche tempo lo ha eletto amante ufficiale, coll’assoluta inesistenza del marito.”

“Insomma, niente di nuovo, in fondo?”

“Eh, no! La novità c’è ed è la mostra che Mario, il nostro Mario, deve fare qui a Roma tra qualche settimana; e stiamo tutti discutendo se dobbiamo ignorarlo, se dobbiamo acclamarlo, se dobbiamo partecipare passivamente. Insomma dobbiamo decidere un atteggiamento comune e poi regolarci.”

“Ok, se ti riesce, fatti dare un numero utile per parlargli a voce o in skype.”

“Se si degnasse di darmi udienza, lo farò senz’altro. Ciao.”

“Ciao; e riguardati …“

E’ alquanto strano, di questi tempi, parlare con mamma, per la prima volta in tutta la sua vita sganciata dal ruolo di chioccia che ha svolto da sempre; e forse è strano proprio perché, in fondo, non riesce comunque a rinunciare, almeno per un momento, per un accenno, al suo ruolo di sempre, di mamma affettuosa e protettiva.

Eppure ne avrebbe bisogno, povera donna, di mandare tutti a quel paese e di ritagliarsi uno spazio solo suo, adesso che finalmente se lo potrebbe concedere, vista la particolarità del rapporto che ha costruito con un uomo assai ricco e assai innamorato che farebbe per lei qualunque cosa.

Ma forse è proprio vero che siamo comunque legati ad un destino al quale è perfettamente inutile ribellarci.

E quello di Anna, non ama sentirsi chiamare mamma o nonna, neanche alla sua veneranda età!, è decisamente un destino difficile e avverso.

Cominciò quando aveva sedici anni, al liceo, dove si innamorò del professore di letteratura, alla luce del sole innamorato di poesia e nella penombra ossessionato da qualunque gonnella e incapace di controllare i suoi istinti bestiali.

Io fui il primo frutto avvelenato di un errore d’infanzia, il prodotto di un rapporto sessuale rapido, incerto e soprattutto non protetto.

Il matrimonio che avrebbe dovuto ‘riparare’, come era nello stile dei tempi, segnò l’inizio di una via crucis interminabile e ben presto una ragazza di meno di vent’anni si trovò ad avere a che fare con un uomo col doppio dei suoi anni che, mentre recitava in pubblico Leopardi, la perseguitava in privato con rapporti non protetti e inevitabili aborti, spontanei e provocati, con figli in successione e, soprattutto, con corna a non finire, da rendere lei il cuore di tutti i pettegolezzi.

Un unico gesto, stupido, di reazione, fu scoperto immediatamente, non poteva essere diversamente, con due ingenui protagonisti!, e seguito dalla morte prematura dell’unico giovane che l’aveva trattato da persona; la conseguenza fu, comunque, che la povera donna vittima dell’animalesca insensibilità del suo ‘rispettabile’ marito si trovò ad essere additata al ludibrio generale come ‘pubblica peccatrice’.

Venne poi il ‘biennio terribile’ che avrebbe determinato definitivamente la sua vita e segnato il destino anche delle persone a lei care.

Cominciò la sua amatissima e ammiratissima prima figlia, Oriana, io, per la cronaca, che commise lo stesso errore di sua madre e non si protesse durante un rapporto col suo fidanzato; matrimonio d’urgenza, interruzione dei brillantissimi studi in architettura e relegazione forzata nella casa borghese di lui, esclusa da qualunque ipotesi di rapporto con la realtà; poi la notizia di una nuova gravidanza, che stavolta non si poteva e non si doveva interrompere, pena la morte; infine la morte naturale, finalmente? Chissà!?!?, del marito violento e animalesco.

Di quel periodo so di avere diritto ad un ricordo incancellabile; i due figli nati dopo di me, i ‘milanesi’ li avremmo chiamati, si dissolsero nelle nebbie del nord, per non assumere responsabilità; mamma si cercò tutti i lavori che poteva rabberciare per tirare da sola la carretta; io feci l’unica cosa che potevo, farmi carico della cura e dell’educazione dell’ultimo nato, Mario, che aveva meno di un anno più di mia figlia Patrizia.

Lo adottai in tutti i sensi sin dai primi vagiti di Patrizia e li feci crescere insieme, con tanto affetto che alla fine io e Patrizia diventammo i suoi insostituibili grandi amori e lui fu per noi ‘il mito’.

Il solo fatto che scegliesse la facoltà di Architettura, che io ero riuscita fortunatamente a concludere brillantemente, testimonia il feeling immenso che c’era tra noi.

Sono certa che sono stati quelli gli anni più belli per me, per Patrizia, forse anche per Mario, ma soprattutto per mamma.

Difficile dire quando la bella favola si interruppe; o meglio, difficile è accettarlo; saperlo in fondo è semplice; tutto crollò a pochi mesi dalla laurea di Mario; e fu solo colpa mia.

I due maledetti ragazzini avevano intrapreso strade divergenti ma egualmente pericolose, lui in un giro di escort in cui fu presto protagonista, mai dubitarne!, fino ad essere riconosciuto ‘the king’; Patrizia in un giro di discoteche in cui era famosa per essere arrivata a conquistare l’ultimo arrivato in soli dieci minuti.

Fra di loro, io, monaca di clausura, incapace anche di vestire alla moda, e mamma, ancora sempre combattiva, spirito libero, mente lucida e decisionista quando serviva.

Fu un concorso per un progetto architettonico, a cui partecipavo, a scatenare la valanga; volevo vincerlo, quel concorso, sapevo che potevo vincerlo e ci avevo puntato tutta la mia carriera professionale.

Mario, molto più giovane ma assai più furbo e smaliziato di me, sapeva che dietro questi concorsi correvano altri valori inconfessabili; aveva già aiutato qualcuno a superare prove difficili e volle darmi una mano.

Purtroppo, la mia lunga clausura, con un marito - padrone ma soprattutto ameba inutile, mi aveva resa incapace di affrontare quelle situazioni.

Il mio fratellino, come suona ironico!, innanzitutto mi fece sapere, fu Patrizia a dirmelo, ma non so se per sua iniziativa o su suggerimento di lui, che da sempre amava me, tutta intera, e non filialmente ma da maschio, e che amava, in particolare, il mio fondo schiena, che fin da ragazzino aveva sognato nelle sue masturbazioni

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