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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 19 — Cose di famiglia 19 - Oriana
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Cose di famiglia 19 - Oriana

Oriana chiude il cerchio sostituendo nel letto Mario Senior, suo fratello, con Mario Junior, suo nipote, erede del adre per molti saspetti.

geniodirazza
1 anno fa · 5.927 parole · 26 min
212 letture

Non saprei dire se il mio amore, vero, profondo, coltivato da anni, esplose autonomamente all’improvviso; se fu per effetto della situazione contingente; o se perché, per essere all’altezza del ruolo, ero disposta a tutto; fatto sta che cominciai col concedermi totalmente e senza riserve a mio fratello, trasgredendo tutte le leggi, le regole e le convinzioni che avevano dominato fin lì la mia vita; poi feci qualche ‘prova di libertà’ per affrontare l’inganno del sesso nella prova di concorso.

E vinsi, anche con merito, secondo l’opinione generale.

Mamma in quella fase fu il mio unico, inamovibile, resistentissimo pilastro; mi guidò, mi suggerì, mi accompagnò, mi stette vicino e, in qualche modo, mi mise anche sull’avviso rispetto agli errori che potevo commettere e che effettivamente poi avrei commesso.

In quella occasione, avevo visto Mario muoversi con estrema disinvoltura nell’esercizio delle sue capacità sessuali; mi ero trovata ad osservare che io, nonostante l’inesistente esperienza non ero stata da meno; infine, che le doti in mio possesso erano certamente non meno efficaci delle sue; decisi allora di non dipendere più da lui, che spesso montava in cattedra e predicava il bene e il male, e di muovermi per mio conto.

“L’utero è mio e me lo gestisco io!”

Lo slogan non l’avevo urlato in piazza, ero fuori da quella generazione, ma lo sentii mio, all’improvviso.

Saltai, coscientemente, tutte le fasi della mia maturazione e arrivai all’arroganza; mi illusi che l’uso sconsiderato del corpo potesse essere la strada per il successo; e trascinai con me anche mia figlia che, altrettanto abbagliata, non esitò a seguirmi fino alla fine.

Combinammo infiniti, immani casini; e, più sbagliavo, più mi rifiutavo di ammetterlo soprattutto con chi, secondo me, era colpevole dei miei errori.

Insomma, i rapporti con Mario si interruppero non solo per me ma anche per Patrizia e per Margie, l’amica di Patrizia e grande amore di Mario, che fu l’unica ad assumere un atteggiamento fermo; decise di sposare un collega meno affascinante ma che dava più garanzie di vita.

Purtroppo, i casi strani della vita misero Nicola, il marito di Margie, in condizioni di non poter più esercitare i diritti, e i doveri, coniugali e giunsero ad un accordo per cui vivevano insieme, con grande amore, la loro storia bellissima; ma il sesso lei poteva prenderselo altrove, con la complicità, la perfetta coscienza e la partecipazione di lui.

Io, mia figlia e nostra madre abbiamo per anni coltivato la speranza di ricucire un rapporto che sembrava spezzato per sempre.

Per la mia povera mamma, quel periodo fu doloroso quanto il ‘biennio terribile’.

Da un lato, cercava di sostenere ancora Mario che, tra le altre cose, aveva prospettato la possibilità di una convivenza, o del matrimonio, con Margie e un loro figlio, che a mamma appariva non solo come il vero ‘nipote’ ma addirittura quasi un Salvatore; alla fine, si scoprì che il figlio Margie lo aveva fatto, ma, d’accordo con suo marito, utilizzando lo sperma di uno sconosciuto.

Da un altro lato, Patrizia aveva intrapreso il percorso da psicologa che l’aveva portata ad essere di nuovo ‘anema e core’ con Margie; ma, sul piano personale, non trovava ancora pace e non aveva il coraggio di farsi vedere dalla nonna, ritenendo di averla troppo delusa.

Io, poi, riuscivo a malapena a tenere con mia madre un dialogo convenzionale, ingabbiata com’ero nelle mie colpe e nell’impegno a tentare di recuperare una dignità professionale dopo il fallimento del grande progetto.

L’impasse durò cinque anni, i più difficili e dolorosi non solo per me ma per gran parte di noi, escluso l’onnipotente Mario che continuava a svolazzare tra i suoi amori e i suoi, meritati, per carità, largamente meritati, successi professionali.

Diciannove anni fa, gli eventi dirimenti; dopo una rocambolesca vicenda di chiarificazione, Margie riuscì, d’accordo con suo marito, a farsi ingravidare da Mario che blaterò di ‘presenza paterna’ per il figlio che doveva nascere, ma subito dopo, in occasione di una mostra negli Stati Uniti, scomparve portandosi dietro le colpe oggettive di tutto il garbuglio.

Mamma fu molto presente nella vita di Margie e di Mario Junior, come avevano deciso di chiamarlo sua madre e Nicola, legalmente solo padre putativo, avendo riconosciuto la nascita del figlio fuori del matrimonio, ma, nei fatti, padre affettuosissimo e degnissimo di un ragazzo cresciuto bene rispetto alle vicende di cui era figlio; a diciotto anni, mi dicono che è affascinante come il padre, che ne ha tratti molto simili e che è dolcissimo da frequentare; io non lo conosco bene; e molto spesso mi trovo a pensare che, di tutto l’entourage, è l’unico che abbia il mio stesso cognome, che è anche quello di mio fratello, il grande Maestro del design e radice di tutta la vicenda.

Mamma, quattro anni fa, dopo una vita quasi disperata alla ricerca di amore, di serenità, di stabilità, ha finalmente incontrato un uomo che ha sentito di avere bisogno di lei, della sua energia, della sua immensa vitalità, per dare ordine ad una sua vita sregolata e provvisoria, fatta di enormi successi e conquiste economiche ma privo di emozioni vere, di entusiasmo, di fiducia nel domani.

Da quattro anni vivono insieme e si sono trasferiti ai Caraibi; non ha voluto dire dove; e quando mamma decide di star zitta, non la fa parlare neppure la santa inquisizione.

Oggi però la sua telefonata ha smosso le acque e sento di non potermene stare ferma; forse è il momento di riportare al pettine tutti i nodi o quanto meno di cercare di capire a che punto siamo; l’occasione può essere la mostra di Mario a Roma; e forse potrei anche tentare di ricucire le fila di quel che è rimasto della mia famiglia, io, mia figlia Patrizia e il figlio di mio fratello, Mario Junior, che in qualche modo mi fa un po’ paura per la grande somiglianza con suo padre, di cui io continuo ad essere ancora innamorata come una liceale.

Mi tocca assumere le mie responsabilità, fare alcune telefonate e, quasi certamente, prendere un treno per andare fino a Roma, sperando di trovare una situazione fluida che mi consenta di diagnosticare.

“Stanno tutti bene”

Come nel titolo di un famoso film, ma con trasparenza di significato, questa volta!

Il primo contatto è con Patrizia.

“Ciao bellissima, come stai?”

“Bellissima lo dici a tua sorella, che non hai; io sono vecchia e bacucca!”

“Se bellissima lo dice tua nonna a me, sono obbligata a dirlo a te. Fai conto che lo dice nonna!”

“L’hai sentita? Come sta? Dove sta?”

“L’ho sentita, perché mi ha chiamato ma il numero non risulta per la privacy. Dichiara di stare in paradiso; deduco che sta molto bene. Dove sia, nessun lo sa; deve essere il titolo di un’aria musicale; per tua nonna è la verità; l’unica indicazione è; dalle parti delle Bahamas senza ulteriori definizioni. Poiché era in skype, posso dirti che aveva un bell’aspetto, a meno che non si fosse subito prima sottoposta a maquillage; e che lo sfondo è di quei paradisi dei Caraibi che tutti sognano.”

“Chiami solo per la gioia di salutarci o c’è altro?”

“Ti ho forse disturbato?”

“Beh, ero nel pieno di un focoso amplesso col mio giovane amante …”

“Francesco?”

“Si, lui; credo che rinuncio a Junior; troppi ricordi non sempre belli e troppi rapporti che lasciano strascichi dolorosi per i ricordi che si portano dietro. Meglio l’amore convinto e gioioso, senza impegni.”

“Beata te, che puoi scegliere. Qui ormai dominano le ragnatele!”

“Perché non vai all’hotel …; anche se non sbavano più, ci sarà ancora almeno qualcuno che è un grande ammiratore della Divina. Fino a poco tempo fa li mandavi fuori di testa …”

“Devo dirti chi è l’unico a cui concederei ancor il mio amore?”

“Porca miseria; sei ancora a questo punto? Senti, vieni un po’ di giorni a Roma; potrei prepararti una sorpresa …”

“Non farneticare. Tu non sai quanto ho voglia di incontrare Junior; ma da questo a farci l’amore, ce ne passa; ho almeno il triplo dei suoi anni …”

“Esattamente come il mio zione e la sua mamma; … eppure …”

“Hai ragione; ma la storia era cominciata assai prima … Senti, parliamo sul serio. Mamma mi ha chiesto di Mario; io so che è a Roma per una mostra; qui mi hanno offerto dei biglietti, siccome sono la sorella, e stavo pensando di fare io la sorpresa a lui. Tu che ne pensi?”

“Allora, cara la mia Divina … Innanzitutto fammi concludere questa sessione d’amore che si è affievolita; dammi il tempo per recuperare un po’ di energia e di pensiero logico; poi ti richiamo e ne riparliamo. Credo però che dovresti parlarne con Margie e Nico, ma soprattutto con Junior, perché sono i veri interessati. Ti ho già detto dello scontro tra Senior e Junior. A me non dispiacerebbe mettere una pietra sopra, almeno alle stupidaggini facilmente dimenticabili, senza andare a scavare cause e colpe. Insomma, sentiamoci dopo che avrai parlato con Margie e Junior. Ciao, mamma, ti voglio bene.“

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