Oriana e Patrizia sono puntuali; alle sette in punto suonano al campanello di casa ed entrano; manco a dirlo, sono un vero splendore, una coppia di gemme preziose, eleganti e raffinate negli abiti, nei gioielli e nel trucco sapiente e calibrato; la piccola ha un che di più sbarazzino ma è comunque sobria e compitissima.
Le guardo incantato e mamma, come sempre, mi chiude la bocca per sottolineare il mio sbalordimento.
“Come stai?”
Chiedo a Oriana.
“Bene, forse benissimo!”
Mi assicura e si getta in braccio a mamma che l’accoglie con amore.
“Vedrai, amore mio, andrà tutto per il meglio. E poi, stasera è solo una presa di contatto. Non ti angosciare.”
“Sta bene, sta bene!”
Assicura Patrizia; poi, con la scusa di sistemarsi le calze, mi sussurra.
“L’hai fatta fare sesso, eh?”
“Io non faccio mai sesso, con voi; faccio l’amore, con tutta l’anima. Abbiamo fatto l’amore, si.”
“Si vede che sta bene; è molto rilassata e particolarmente grintosa. E’ chiaro che le fa bene fare l’amore con te.”
“Non credi che farebbe bene anche a te?”
“Io sono di un’altra razza. Ma ti voglio bene e non escludo assolutamente di vederci ancora.”
Ci avviamo all’automobile, accompagnati dalle raccomandazioni di mamma e in meno di un’ora siamo all’hotel …; l’entrata è addirittura trionfale, con tutti i miei amici in fibrillazione per ‘le divine’; sussurro a Salvo che troppa agitazione può creare problemi e li zittisce; Marzio però non rinuncia e si avvicina a Oriana, le da la mano e si accosta a baciarla, prima su una guancia e poi sull’altra; lei lo spiazza completamente ricambiando con due soffi di labbra sulle guance, non le accosta troppo per via del rossetto; Marzio rischia davvero un infarto, tanto si emoziona, poi fa il galletto con gli altri.
Ci accompagnano al tavolo di cui riconosco la posizione assai strategica; noi restiamo coperti dall’arredamento ma in compenso possiamo guardare abbastanza da vicino il tavolo destinato ai colloqui di concorso.
Salvo chiede se è gradita la sua presenza al tavolo, Oriana lo accoglie con entusiasmo, lui si siede e questo risulta immediatamente assai opportuno, perché riesce a sottolineare ad Oriana gesti quasi invisibili che sono chiaramente indicatori.
Patrizia, come avevo previsto, è molto più pronta a cogliere e a indicare alla madre comportamenti a cui lei non avrebbe mai pensato; come giocare con il bottone superiore della camicetta e fare sì che si apra un poco senza darlo a vedere, come si accavallano le gambe per far salire un po’ più su l’orlo e così via.
Salvo è quasi sbalordito dalla disinvoltura e dalla prontezza di Patrizia, finché lei non gli ricorda che si sono già incontrati in discoteca dove lei è la regina indiscussa.
“Cavoli! Ma qui tu sei tutta un’altra persona.”
Esclama Salvo.
“Mamma ha bisogno di tutt’altri consigli e io cerco di aiutarla.”
Salvo si rivolge a me.
“Sei l’uomo più fortunato della terra, l’ho sempre saputo. Sei in gamba, ma hai anche tante fortune tra cui una famiglia straordinaria.”
Per un po’ stiamo ad osservare i movimenti intorno al tavolo dei colloqui ed è evidente che Salvo aveva fotografato la situazione con estrema chiarezza.
Il lui della coppia è affascinato dalle belle forme ma nota anche le sbavature e ci mette poco a perdere interesse se manca la classe; chiedo, provocatoriamente ma non troppo, ad Oriana cosa le sembra come uomo; lo trova molto affascinante ed anche molto rigoroso.
“Interessante!”
Conclude; e la cosa mi fa veramente piacere.
La lei è veramente più dura.
Abituato a quel genere di cose, cerco un appiglio per agganciarla; l’occhio mi cade quasi per caso su un libro di poesie che tiene sul tavolo.
Avverto i miei commensali che vado a fare un giro e mi sposto al bancone del bar; per un colpo di fortuna, la signora si alza e viene proprio verso il bancone; quando mi passa accanto, faccio un gesto errato, apparentemente casuale, la urto leggermente, mi profondo in scuse e le chiedo se capisce quello che dico visto che non sembra italiana.
Mi risponde che è tedesca ma che parla l’italiano.
“Anche molto bene, mi pare.”
Il lumacone va all’attacco, come mi direbbe adesso Salvo.
“Mi chiamo Mario.”
Esordisco.
“Io Siglinde.”
“Nome affascinante ma forse non ha corrispondenza in italiano.”
“Non so. Anche Mario mi ricorda qualcosa.”
“Forse Cavaradossi.”
Di fronte alla faccia meravigliata, aggiungo.
“Ma forse tu non sei appassionata di lirica.”
“Io amo molto la lirica.”
“Conosci la Tosca?”
“Oh, diavolo; ma si, il pittore amante di Tosca che viene fucilato.”
“Già, vissi d’arte vissi d’amore, un po’ come il mio motto.”
“Sei un artista?”
“Beh poca cosa, un modesto designer.”
“Interessante!”
“Beh, alcuni oggetti che vedi qui intorno sono di mio disegno e l’anno prossimo ho una grande mostra itinerante che verrà anche in Germania.”
“Dove, in Germania?”
“Dusseldorf, in maggio.”
“Io vengo da Dusseldorf!”
“Allora ti inviterò all’inaugurazione.”
“Dove sarà?”
“Credo al museo della grafica ma il nome è per me troppo difficile da ricordare.”
Con un gesto inaspettato prende il telefono e fa un chiamata; mi allontano per discrezione; mi passa l’apparecchio.
“Si?”
“Sono Hans Richter, il direttore del museo … e lei come si chiama?”
“Mario …”
“Mario, oh si, stiamo preparando la sua mostra, lei deve venire a trovarmi. Mi passi Siglinde.”
Passo l’apparecchio a lei che parlotta in tedesco.
“Così, la tua non era un’invenzione per abbordarmi.”
“Se avessi voluto abbordarti, avrei fatto ricorso alle canzoni, alla serenata, alla poesia. Dicono che funzionano di più, con le straniere.”
“Come te la cavi con la poesia?”
“Il mio talento è per il disegno e non ho mai neppure tentato di scrivere un verso; in compenso ne ho letto decine di migliaia.”
“Beh, il vissi d’arte c’è; è evidente. Ma il vissi d’amore?”
“Perché credi che ti abbia fermato? Io credo che sia per amore del bello, dell’eleganza, della personalità …”
“Sei un meraviglioso furfante ma le persone concrete come me l’amore lo fanno, non lo raccontano.”
“Spero non in pubblico, davanti a tanti spettatori.“
Gira lo sguardo intorno e lo fissa con evidente intenzione sulle toilette.
“Se ti avvii, fra due minuti ti raggiungo.”
Si allontana; mi rivolgo a Salvo che ha seguito la scena e gli faccio ok con le dita.
Mi avvio ai servizi, entro e la trovo immediatamente ai lavabi; le salto quasi addosso e la bacio con violenza.
E’ brava ed esperta; la sua lingua mi mulina in bocca esaltandomi dal piacere; il sesso reagisce immediatamente e Siglinde se lo trova piantato contro la vulva che quasi le buca il vestito.
Patrizia non ha vissuto benissimo la vicenda; me lo hanno raccontato dopo.
Il fatto che il suo record di velocità di conquista sia stato stracciato dal suo ‘zione’, per di più con una straniera sconosciuta, non le va proprio giù e, con la speranza di potermi sputtanare, decide di andare in bagno, con la conseguenza che deve sorbirsi tutta la scena a spese del suo sistema nervoso.
Appena ci stacchiamo dal bacio, afferro i seni di Siglinde e cerco di portarli fuori dal vestito.
Mi ferma.
“Non abbiamo tempo; prendimi, qui, ora, con tutta la passione di cui sei capace!”
Le faccio sollevare le gambe una per volta e le tolgo uno slip davvero elegante; baciandola su tutto il viso, la faccio ruotare e la invito appoggiare le mani sul coperchio del water; mi abbasso dietro di lei e affondo la faccia tra le sue natiche; sono belle grosse e piene, come piacciono a me; spingo la lingua nell’ano e lo solletico lungo tutte le pieghine; poi mi sposto giù verso la vulva che scopro carnosa, ben curata ma anche molto usata e allargata dall’uso.
Naturalmente, non ha peli; il clitoride sbuca fuori come un pene di piccole dimensioni; quando lo prendo in bocca, lei ha un fremito intenso e quasi urla; le tappo la bocca per non dare scandalo; si gira e mi sorride.
“Mi hai sorpreso.”
Le appoggio un bacio leggero tra guancia e labbra; da sopra il vestito, mi afferro alle tette con ambedue le mani e avverto che ho difficoltà a prenderle tutte; deve avere una dotazione ben grande.
Siglinde non ha tempo; si sgancia dall’abbraccio e mi infila con la bocca un preservativo sul sesso; evidentemente lo aveva in borsa; infila una mano tra le cosce, prende il membro e lo infila decisamente nella vulva.
Comincio a pomparla con vigore e sento dai suoi mugugni che il piacere monta e cresce; un paio di volte le tocca mordersi la mano per non urlare.
Faccio appello a tutte le mie energie e a tutta la sapienza per rendere la copula eccezionale e irrinunciabile; percorro con l’asta tutto il canale vaginale e cerco i punti che non ho toccato; le infilo il medio nel sedere e sento che vibra a lungo; avverto che l’orgasmo è in arrivo e picchio duro con tutto l’inguine per far partecipare tutto il basso ventre.
