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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 12 — Cose di famiglia 12- Patrizia - verso la Germania
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Cose di famiglia 12- Patrizia - verso la Germania

Il viagio in Grmania e il primo scntro con Oriana

geniodirazza
1 anno fa · 6.682 parole · 30 min
206 letture

Non sono molto entusiasta del viaggio in Germania, benché Margie mi abbia sollecitato a farlo, anche se lei non può neanche pensare di venire; mamma mi ha pregato di mantenere la calma e di ricordare che comunque di mia sorella si tratta.

Mi avvio così col cuore gonfio alla navetta per l’aeroporto.

Patrizia è già lì e mi accoglie con un grande sorriso e un abbraccio.

“Sono felice di vederti contenta.”

“E il viaggio con te che mi da gioia. E’ la prima volta di noi due insieme.”

“Vero, fa piacere anche a me.”

In autobus mi si accoccola a fianco e mi chiede.

“Posso farmi qualche coccola con te?”

Le passo un braccio intorno alle spalle.

“Di coccole, te ne faccio anche io, a miliardi.”

Mi sbaciucchia un poco sul viso e io ricambio accarezzandole il volto e i capelli.

Ci comportiamo come fidanzatini alla prima uscita per tutto il tragitto fino all’aeroporto.

Le pratiche di imbarco sono assai sbrigative e ci troviamo con largo anticipo nella sala d’attesa.

Ne approfitto per un’ultima telefonata a Margie.

“Ciao, amore, sono all’aeroporto con Patrizia e comincia la rogna del viaggio tedesco. Non so quanto e quando potrò chiamarti. Ti terrò comunque informata. Ciao.”

Anche lei deve essere rapida perché il lavoro la pressa.

“Mi accompagni al bagno?”

La richiesta di Patrizia mi suona strana e fa scattare un piccolo segnale d’allarme; ma non voglio passare subito il nero su tutto e la accompagno.

“Entra con me.”

Mi invita ma le faccio osservare che è il bagno delle signore; mi spinge con dolce energia e devo seguirla; chiude a chiave la porta e si solleva la gonna fino alle anche mettendo in luce uno slip di pizzo nero assai bello con preziose autoreggenti. Sto fermo aspettando cosa vuole fare.

Mi prende per la vita e mi abbraccia stretto; ricambio e ci baciamo come se fosse la prima volta; sento le sue labbra timide ad aprirsi e questo mi eccita; sento la sua lingua giocare dolcemente con la mia e questo ancor più mi eccita.

Infila la mano tra noi, mi apre la zip, tira fuori il sesso; la guardo non so se spaventato o adirato, temendo che voglia insistere a prenderlo in vagina a pelle.

Si struscia il membro lungo la coscia destra, al di sopra della calza, lo fa scivolare tra le cosce, lo va a premere sullo slip, all’altezza della vulva, e lo stringe.

“Mi vuoi dare un po’ d’amore?”

“Così?”

“Si, esattamente come per il nostro primo coscialino, quando ero ancora totalmente vergine e ti amavo già più di ogni cosa al mondo.”

“Parli di quando scoprivamo insieme il sesso e io ti vedevo già come la donna della mia vita?”

“Si. Ti amo come allora, ti ho sempre amato come allora. Lasciami illudere che questa sia la prima volta che viaggiamo insieme e facciamo sesso.”

“Invece è tutto vero; è il nostro primo viaggio insieme e, dopo una lunga tempesta, questo è il primo rapporto sessuale da innamorati.”

“Ti amo, Mario, ti amo tanto che sto anche per venire.”

“L’hai detto, amore. Ti amo tanto che sto per venire.”

In nessuna fantasia mi sarei immaginato un rapporto così dolce, così bello, così … tutto.

E sono particolarmente felice che Patrizia ha imboccato il percorso più bello per recuperare il nostro amore e, in qualche modo, la nostra ingenuità.

Un piccolo problema riguarda la pulizia delle cosce allagate dalla sborra; esco per primo e, ad un passeggero che incrocio, faccio il viso costernato di chi ha sbagliato porta.

Il volo è tutto un susseguirsi di dolcezze, di moine, di carezze, di bacetti che fanno storcere qualche bocca.

Ma noi ce ne freghiamo e, come tutti i giovani, ci nascondiamo nella nostra nuvola d’amore.

Quando usciamo dai cancelli, lei vede subito Roberta.

“Allora vai a stare da lei?”

“Si; avevamo già concordato. Guarda che lì c’è tua madre coi tedeschi.”

“Allora ci si vede stasera.”

“Non so; forse si, dipende da cosa mi ha organizzato Roberta.”

Si allontana agitando la manina; alzo il nastro della transenna e vado a baciare Roberta; un militare fa il gesto di fermarmi, poi il bacio lo convince a desistere; gli rivolgiamo un sorriso di gratitudine, sia io che Roberta.

“Com’è andato il viaggio?”

“Normalmente noioso.”

“Andiamo a casa?”

“ E dove, se no?”

“Non so … un giro per la città … una visita al Museo …”

“E quattro capriole sul tuo letto?”

“Aggiudicato!”

Non oso nemmeno sfiorarla, mentre si districa velocemente nel traffico cittadino, ma non posso fare a meno di ammirare la elegante determinazione, anche quando manda affan… gli altri automobilisti.

Parcheggia divinamente, qui si trova posto!, e ci avviamo a piedi alla sua casa che, peraltro, già conosco.

Davanti a una rosticceria, si ferma per il pranzo.

“Scusa, il vitto è tra le spese rimborsabili?”

“Si, naturalmente!”

“E allora lascia almeno che sia io ad offrire le cibarie, almeno in questi giorni. Poi carichiamo al museo o alla Società, insomma a chi paga.”

“Vero. E’ più giusto. E poi i rimborsi te li devo calcolare proprio io.”

Non chiedo neanche cosa abbia comprato; saliamo al suo appartamento e mi chiede se mi va il pollo arrosto.

“Potrei mangiare prima un poco di te? Ne ho urgente bisogno per ricaricarmi di energie.”

Mi bacia con passione e io ricordo la sua bocca tumida che mi divora le labbra e mi esplora tutta la bocca.

Mi esplode un’erezione assai potente e si va a collocare sopra il suo ventre; mi stringe a sé con forza, per sentirla più nettamente, e si agita un poco per stimolarmi una sorta di masturbazione; le afferro una tetta quasi con forza, la tiro fuori dal vestito e la succhio da ogni lato, fino a prendere in bocca il capezzolo piccolo, rosa, per niente sviluppato, quasi allineato alla mammella, ma evidentemente assai sensibile perché, appena lo comincio a succhiare, quasi si sdilinque tra le mie braccia e devo sostenerla perché non cada.

La spoglio più rapidamente di quanto pensassi e comincio a pascermi letteralmente delle sue belle forme; le bacio tutte, dall’ovale perfetto del viso al candore della gola, dalla delicatezza delle tette quasi virginee ai capezzoli appena abbozzati, dal ventre teso e morbido all’ombelico stranamente grosso, da leccare, da succhiare, da mordicchiare.

Quando arrivo alla sottile linea di peli che decora la vulva, resto quasi estasiato e mi ritorna in mente tutto il piacere infinito che aveva saputo darmi nel precedente incontro.

“Sei una Venere, sei l’amore, sei la Bellezza, sei tutto!”

“Facciamo l’amore, ti prego; non resisto più.”

Mi sfilo i pantaloni e mi cavo la maglietta; gli slip volano in fretta e sono su di lei.

Non aspetto più; le monto sopra delicatamente, mi colloco tra le sue cosce, appoggio la cappella alla vulva, un colpo e sono dentro; vibra e si scuote; stringe i muscoli della vagina e mi succhia; la bacio intensamente, su tutto il volto; il membro si eccita da sé, senza movimento.

E quasi senza movimento l’orgasmo monta.

“Roby, ho paura di non resistere molto!”

“Non devi resistere; io sto già per godere; fallo con me e sarà meraviglioso.”

“Si, amore, si, … sto godendo … sto godendooo!”

“Anch’ioooooooo.”

Urla e si divincola come tarantolata; poi si placa e vibra in tutto il corpo; il ventre le trema e le braccia mi stringono con forza imprevista.

Si lascia andare, infine; ed io con lei; stiamo così qualche minuto per riprendere forze e lucidità; poi con calma mi indica il bagno, dove in due si sta con difficoltà, come io so; mi sposto e la lascio andare; torna in accappatoio.

“Mangiamo qualcosa?”

“Se vogliamo sopravvivere a questi sforzi … “

Scherzo e lei sorride; vado in bagno a sciacquarmi sotto la doccia e, al ritorno, indosso solo lo slip.

“Ma tu non hai niente per cambiarti?”

“Si; un jeans, una maglietta, qualche slip. Insomma, quel che può stare nello zaino; io viaggio leggero.”

“E se dovessi andare alla cerimonia di stasera?”

“Jeans e maglietta; un po’ stropicciati dal viaggio ma fanno tanto boheme.”

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