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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 5 — Cose di famiglia 5 - Oriana 2 Evviva il sedere
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Cose di famiglia 5 - Oriana 2 Evviva il sedere

Oriana raccont il suo primo tradiento e concede l'ano a suo fratello Mario

geniodirazza
1 anno fa · 6.979 parole · 31 min
283 letture

“Aspetta, donna felice, che cosa ha scatenato la tua immensa bellezza in quel posto abituato a sfarzi faraonici ed anche a belle donne ma mai come te?”

“Non lo so; io avevo la sensazione di galleggiare e mi preoccupavo solo di non fare gaffes o commettere errori di buon gusto.”

“Ma non sei curiosa di sapere come hanno reagito i presenti alla tua ‘apparizione’?”

“Ma quale apparizione; io sono entrata e alcune persone, soprattutto tra il personale, si sono un poco agitate ma non credo per me.”

Mamma è incuriosita.

“Ma tu saresti in grado di avere testimonianze sicure?”

“Beh, l’albergo è quello dove ‘lavoro’ da bull e c’è tutta un’organizzazione che conosco. Non è gente banale e sa giudicare con estrema serietà la bellezza.”

“Sentiamo questi testimoni affidabili.”

“Ma, mamma, cosa vuoi appurare?”

Oriana è a disagio.

“Voglio sapere quanto la mia straordinaria figlia riesce a far fibrillare i maschi. Ti da fastidio?”

“Un po’ mi turba; ma forse anche a me farebbe piacere sapere, se non temessi di rimanere delusa.”

Mamma mi fa cenno di andare avanti.

Metto il vivavoce, faccio cenno alle due di tacere assolutamente e scelgo un numero in memoria.

Mi risponde Marzio.

“Hotel ….. sono Marzio, in cosa posso servirla?”

“Ciao, Marzio, sono Mario.”

“Huè, come stai vecchia volpe, da quanto non ti fai vivo ..”

“Calmati, ho bisogno che mi facciate la spia. Eri di servizio ieri sera, dopo le 21?”

“Si, perché?”

“Ti ricordi di una coppia che è arrivata verso le … “ Oriana mi fa 8 e mezza con le dita “diciamo le venti e trenta; il lui piuttosto ordinario, cliente abituale e la lei una femmina sconosciuta ma che si deve essere fatta notare.”

“Parli dell’architetto … e della sua segreta accompagnatrice?”

“Esattamente! E’ di lei che voglio sapere; è una mia amica e ci sto facendo un pensierino ma vorrei sapere che aria tira.”

“Che aria tira!?!? L’aria in cui si muove quella femmina ti fa rizzare tutto, dai peli ai capelli al sangue al resto. Non è una semplice femmina. E’ un capolavoro della natura; bella, bella, bella da non dire ma questo lo sai e sai anche che è fine, elegante, veste con garbo; insomma, che ti devo dire, è perfetta.”

“Ma non è da agenzia?”

“Noooooo, ma che dici? Un collega che crede di conoscerla dice che deve essere una professionista assai seria, che so, un architetto. E non aveva niente della femmina da letto; io credo proprio che l’architetto non ci abbia combinato niente. Lei era di una bellezza, che dire?, altera ecco!, altera, e lui un povero imbranato. Insomma, Mario, una femmina come se ne incontrano poche. E se ti capita di combinarci qualcosa, non la perdere, ascolta uno che ne ha viste di tutti i colori.”

“Grazie, Marzio, forse mi hai detto proprio quello che mi aspettavo. Chissà che con un tempo migliore non mi riesca di portarla pure io a cena da voi, anche se poi devo fare un prestito in banca.”

“Ma che dici, Mario; per gli amici come te gli sconti di favore sono obbligatori. Però è scontato anche che se vieni qui con quella Venere, almeno su una mano me lasci baciare!”

Oriana mi fa segno di un bacio sulla guancia.

“Guarda, mi sento generoso; se vengo a cena con la Divina, te la faccio anche baciare sulle guance.”

Mi sembra di vedere gli occhi che gli escono dalle orbite.

“Dici sul serio? Potrò baciarla sulle guance? Oh mio dio, sarebbe straordinario …”

“Ma, Marzio, lì passano ogni giorno fighe strepitose e con qualcuna ci combini anche …”

“E che vuol dire? Quella non è solo un vulva strepitosa, quella è la bellezza, è il sublime …”

“Esagerato! Ma sono stati tutti fulminati così o solo tu perché sei più ingenuo?”

“Ingenuo?! Qui gli potevi fare la comunione a tutti, dal vecchio maitre al lift dell’ascensore; non puoi immaginarti le scene per i piccoli incidenti che qualcuno, distratto a guardare lei, ha provocato.”

“Va be’, ho capito, sei il solito esagerato. Ci vediamo in primavera. Ciao, Marzio.”

“Ciao, Mario.”

Riattacco.

“Allora, donna felice, che ne pensi?”

“Adesso ho capito chi era, era quello che serviva i vini e che mi mangiava con gli occhi; in certi momenti ho temuto che mi saltasse addosso, tanto mi tampinava.”

“Ora almeno hai una voce in più per capire quali sono gli ambienti in cui ti potresti muovere, se fossi un poco più disinvolta. Ma tu lo hai sentito? Quello sbavava ancora oggi, a mezza giornata di distanza; e non era che uno dei tanti. Sono sicuro che sei stata meravigliosa e che hai incantato tutti.”

Mamma trasuda felicità da tutti i pori.

“Ma scherzavi o dicevi sul serio che pensi di portarmi a cena quando il tempo migliorerà?”

“Il mio destino è di non essere creduto da chi amo. Ti ripeto ancora che per te farei le cose più difficili, più pericolose, più abiette, più schifose. Io per te farei tutto. Basta che tu lo voglia e me lo chiedi. Ti voglio troppo bene. Adesso vuoi raccontare la parte piccante?”

Ora sono io a fibrillare per sapere.

“Si, hai ragione. La cena è andata meravigliosamente; te lo ha detto anche quel tuo amico. Il cibo era meraviglioso, il servizio impeccabile e il mio cavaliere un modello di comportamento. Abbiamo mangiato alcune specialità e bevuto del buon vino che proprio quel Marzio, ora che ci penso, ci serviva. Finita la cena, io ero alquanto in imbarazzo; non sapevo proprio da dove cominciare. Per prendere tempo, sono andata in bagno a rinfrescarmi e, davanti allo specchio, mi son detta che non c’erano remore giustificabili; ero in ballo e dovevo solo dimostrare di saper ballare. Paolo propose di uscire a fare due passi, ma io obiettai che il clima non invogliava a fare questi esercizi, che eravamo un po’ stanchi e che forse era il caso di ritirarci in camera. Ci siamo quindi avviati ai piani superiori; Paolo, che aveva le chiavi delle due camere, ha aperto la prima dicendomi ‘questa è per te, io ho quella adiacente’. Ho capito che dovevo guidare io il gioco, a modo mio e con Mario che nella testa mi suggeriva le mosse; fossero state anche sbagliate, era lui che me le suggeriva. Ho richiuso la porta e gli ho detto che la mia offerta comprendeva anche il dopocena e che una occasione così unica e non ripetibile andata utilizzata al meglio.

Paolo affannava e sbavava, lo vedevo che quasi stava male.

‘Se non te la senti, possiamo rinunciare.’

‘Ma che dici? Sei pazza? Rinunciare a te? Neanche se morissi qui.’

Insomma, si è deciso e ci siamo diretti alla sua camera. Appena entrati, come mi aspettavo, mi ha preso per la vita e mi ha baciato. Ha un buon sapore, la sua bocca, e l’ho ricambiato con gusto. Non ci ho messo l’amore che chiedi tu; quello lo riservo solo per te. Ho sentito che accennava a spogliarmi e l’ho lasciato fare. Ha sfilato il maglioncino dalla testa e ha sganciato la gonna che io ho mandato giù ancheggiando con una sinuosità ed una sensualità che devo esercitare perché neppure me ne credevo capace. Ho raccolto gli abiti e li ho poggiati su una sedia; mi sono seduta sul bordo del letto e Paolo si è letteralmente inginocchiato davanti a me per sfilarmi gli stivali; li ha cavati ed è passato alle calze. Credo che sia stata un’autentica tortura, per lui, accarezzarmi le cosce fino all’inguine e tirare giù prima la destra poi la sinistra; a mano a mano che scendeva, baciava la carne tenera dell’interno coscia e leccava addirittura sbavando tutta la superficie. Ho deciso di aiutarlo ed ho agganciato lo slip, porto gli slip, adesso, amore mio!, per tirarlo giù, ho messo a nudo il pelo pubico e, come tu avevi già sottolineato, davanti al mio pelo folto e incolto, è quasi svenuto dall’emozione. Mi si è fiondato con la bocca sul pube ed ha cominciato a grufolare; lo sentivo; pareva un maiale alla ricerca di tartufi; affondava il muso in ogni ciuffetto e scavava con la lingua alla ricerca di non so cosa, perché il clitoride era ben stretto nella vulva e quasi mi doleva, tanto si era gonfiato. L’ho tirato su e l’ho spogliato; ha un membro bello grosso e nodoso; niente a che vedere col tuo, che secondo la tua nipotina è strepitoso; però senz’altro una bella verga. Me lo sono fatto salire addosso, ho infilato una mano fra noi due e ho afferrato il membro; ho guidato la cappella alla vulva e l’ho stretto sopra di me per farmi penetrare. Finalmente ho sentito la mia vagina urlare di piacere, dilatarsi ad accoglierlo e pulsare per succhiarlo. Mi è sembrato quasi in difficoltà. La mia impressione è che sia stata per lui una esperienza assolutamente inedita. Ma tutto il modo in cui si è comportato dalla fine della cena mi ha rivelato che i corteggiamenti e le pressioni erano state sempre più di facciata che autentiche; probabilmente non avrebbe mai sperato che potessero andare in porto; per di più, si è trovato ad avere di fronte una bellezza che gli altri ammiravano. E quindi mi ha lasciato spazio ed ho deciso io i giochi. Quando mi è entrato dentro, per un poco si è mosso lui; poi ho ribaltato la situazione e, approfittando del fatto che il membro era bello duro e grosso, me lo sono cavalcato alla grande.”

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