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Erotika
Sono diventata l'amante di papà
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Racconto22 min di lettura

Sono diventata l'amante di papà

Fin da piccola, vedendo nudi i miei genitori, rimasi soggiogata dal cazzo di mio padre. Crescendo è diventata un'adorazione a cui non posso rinunciare.

geniodirazza
1 anno fa · 5.2k letture · 2

In casa non erano mai state poste limitazioni e da sempre si girava nudi in maniera molto naturale, si stava in bagno insieme, si faceva la doccia anche tutti e tre (io, mio padre e mia madre) e, insomma, non c’erano veli di sorta. 

Da piccina, mi incuriosivano molto certe parti del corpo, in particolare quelle pelose del basso ventre, mamma con una strana fessura che anche io avevo (ma senza peli) e papà con quella strana appendice che pendeva tra le gambe e di cui mi chiedevo spesso la funzione. Certe volte, a letto, li vedevo giocare con quelle parti: particolarmente mamma si divertiva a carezzare l’appendice di papà, la baciava, la succhiava; qualche volta papà la infilava nella fessura di mamma e li sentivo gemere: temevo che stessero male, ma mi rassicuravano loro stessi. 

Cresciuta negli anni, non persi l’abitudine di girare liberamente per casa, anche se loro si fecero un po’ più attenti, mi sistemarono la stanzetta personale e spesso si chiudevano in camera; ma io da tempo ormai avevo imparato ad appoggiare l’occhio alla serratura e a guardarli mentre si agitavano sul letto in pose strane. Intanto, anche a me una leggera peluria cominciava a coprire il pube. 

A scuola, naturalmente, l’amica del cuore mi svelò presto gli arcani: scoprii che la fessura si chiamava “figa” e l’appendice “cazzo”, che servivano per fare figli, ma soprattutto per scopare; e lentamente scoprii il significato di “pompino”, di “sega”, di “ditalino”e appresi la pratica della masturbazione, per caso, in bagno, mentre mi facevo un bidet. 

Curiosare dal buco della serratura diventò allora una pratica voluta e meditata, realizzata nei momenti giusti, quando sapevo che i miei si sarebbero ritirati a scopare; e mi piaceva molto vedere mia madre accarezzare il cazzo e farlo diventare durissimo, leccarlo dolcemente e farselo entrare in bocca fino alle palle; mi piaceva molto anche vedere mio padre che se la faceva montare addosso e le leccava profondamente la figa: i loro gemiti spesso diventavano urli ed io cominciai ad avvertire un certo friccicorio tra le gambe, mentre li guardavo. La cosa che mi affascinava al di sopra di tutte era il cazzo di mio padre che non mi sarei mai stancata di guardare, anche se nella maggior parte dei casi pendeva moscio tra le gambe: prenderlo in mano, farlo diventare duro, leccarlo a lungo e poi farmelo infilare nella pancia come faceva mia madre, diventò presto il sogno insistente. 

Intanto, scoprivo anche un poco il mondo del sesso: qualche toccata di cazzo all’ultimo banco, addirittura attraverso una tasca appositamente tagliata per non far vedere niente fuori, finché, dietro una siepe, ne presi in mano uno, che si rivelò ben piccola cosa rispetto al mitico cazzo di mio padre. Arrivai anche a leccarne uno, in macchina, sul sedile posteriore, a un ragazzo lentigginoso e poco cordiale che mi impose volgarmente di succhiarglielo: mi piacque e mi provocò qualche piccolo orgasmo, ma il mito rimaneva lontano. La solita amica mi aveva spiegato un po’ di cose sulla provocazione del maschio ed io cercai inutilmente di applicarle con mio padre.

Lo seguivo con diligenza ed entravo nel bagno ogni volta che c’era lui, mi denudavo quasi completamente anche solo per orinare e cercavo di fargli ammirare il mio culetto sodo, la mia figa giovane e ora abbastanza pelosa, le tette che mi erano cresciute al di là delle speranze: qualche volta notai per lo meno imbarazzo, soprattutto se facevo in modo da strusciarmi contro di lui; e il cazzo aveva dei vaghi movimenti di “insorgenza”: quasi sempre, dopo (se non addirittura subito dopo) notavo che trascinava mia madre in camera e, dal buco della serratura, lo vedevo scopare quasi con violenza: mi masturbavo fino a farmi dolere l’inguine, sicura che stesse pensando di scopare con me mentre la penetrava con forza da tutte le parti. Il desiderio di assaggiare quel cazzo, anche solo per una volta, divenne ossessivo e non facevo che pensare al modo di soddisfarlo. 

n sabato mattina, mentre uscivo dalla mia camera, colsi un breve dialogo tra mia madre - che avvertiva che stava uscendo per un giro di spese e sarebbe tornata per l’ora di pranzo - e mio padre che annunciava che, non dovendo andare in ufficio, avrebbe fatto la doccia e ciondolato per casa in panciolle; realizzai subito che era il mio momento. Quando avvertii che, uscita mia madre, mio padre entrava in bagno, non dovetti fare altro che denudarmi completamente ed entrare in bagno a mia volta: mio padre era davanti a me, completamente nudo e con il cazzo leggermente indurito (mi avrebbero spiegato poi, che al mattino è abbastanza normale); incurante della sua aria evidentemente sorpresa, gli andai incontro, lo abbracciai e aderii a lui con tutto il corpo. Per incanto, sentii il cazzo che mi si irrigidiva sulla pancia: gli presi il viso e lo baciai sulla bocca con una passione che lo sconvolse; non resistette, mi prese per la vita e aspirò le mie labbra nella sua bocca; sentii la sua lingua calda e rugosa aprirmi le labbra e penetrarmi nella bocca fino a riempirla: cominciai a succhiarla e a leccarla intorno con la mia lingua piccola e pungente; la mia mano corse rapidamente all’oggetto dei miei sogni e, finalmente, afferrai a piena mano la sua asta ormai divenuta dura come il marmo. Per un attimo sembrò ritrarsi, ma cedette alla pressione della mia mano e riprese a baciarmi furiosamente nella bocca, sul viso, sul collo scendendo via via sul petto, verso le tette; allentò un attimo la presa ed io ne approfittai per distaccare il cazzo dal mio ventre per poterlo manipolare in libertà: mi scoprii con gioia a fargli una sega di cui non mi sarei mai ritenuta capace; la mia mano accarezzava la pelle del cazzo e la trascinava in giù a scoprire la cappella quasi livida, che guardavo incantata; poi ritornava su a ricoprirla del tutto e a stringere la punta per sentirlo più vivo tra le mani; il mio ventre era sconvolto da fremiti di piacere ed umori caldi si affollavano dalla vagina e scorrevano tra le cosce. 

Mi prese tra le labbra un capezzolo e cominciò a mordicchiarlo e succhiarlo: sentii che diventava duro nella sua bocca e che lui si appassionava a succhiarlo come io avrei voluto fare col suo cazzo. Gli lasciai libero il busto per farmi succhiare tutte e due i capezzoli ed io mi dedicai al suo cazzo: lo menai a lungo, godendo ogni volta che scorrevo le dita sulle sue grinzosità; e accelerai rapidamente il movimento quasi senza un perché: sapevo che in qualche modo si sarebbe concluso. 

E la conclusione venne, all’improvviso, quando lui si irrigidì tutto, cominciò a gemere, fremette per un momento ed esplose nella prima, violenta sborrata che io vedessi: ammirai gli schizzi di sborra che esplodevano dalla punta del cazzo e si andavano ad abbattere sul mio ventre e, istintivamente, accompagnai la sborrata con una lunga carezza morbida che favorì la totale eiaculazione, mentre tenevo delicatamente e con dolcezza il cazzo che si andava sgonfiando. Liberai l’altra mano dall’abbraccio e mi spalmai la sborra su tutto il ventre. Lui mi prese il viso e mi baciò sulla bocca con tenerezza e passione. Poi la sua mano scivolò sul mio ventre bagnato della sua sborra, scese delicatamente tra i peli della figa, separò con dolcezza le grandi labbri e mi accarezzò titillando le piccole labbra; entrò solo di pochissimo nella vulva e andò e stimolare il clitoride. Abbracciata a lui, con la testa che mi girava insieme al mondo, lo strinsi con forza e spinsi il ventre contro la sua mano; mi afferrò le labbra con la ventosa della sua bocca, mi infilò fino in gola la lingua e mosse il dito ritmicamente sul clitoride facendo montare ondate di piacere che mi scuotevano il ventre: esplosi all’improvviso in un orgasmo che non avrei mai più provato, le pareti si misero a ruotare, il ventre sembrò squarciarsi e sborrai senza limiti, inondando completamente la sua mano. 

Prima di andare avanti…

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