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Erotika
Sono diventata l'amante di papà
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Racconto22 min di lettura

Sono diventata l'amante di papà

Fin da piccola, vedendo nudi i miei genitori, rimasi soggiogata dal cazzo di mio padre. Crescendo è diventata un'adorazione a cui non posso rinunciare.

geniodirazza
1 anno fa · 5.2k letture · 2

Quando mi ripresi, mio padre era già nella doccia ed io avevo in mano un asciugamano col quale, istintivamente, mi asciugavo sudore e sborra di noi due. Mentre mio padre si faceva la doccia, io andai a buttarmi sul letto per recuperare un po’ di equilibrio: distesa supina, mi infilai una mano tra le cosce e cominciai a masturbarmi con lentezza esasperante; sentivo tra le mani la consistenza del cazzo, il senso di potenza che emanava, e mi titillavo il clitoride come aveva fatto lui; risentivo in bocca il sapore forte della sua lingua e mi pareva di sentirla scorrere sulla mia figa. A quel punto desideravo che mi facesse provare tutte le emozioni del sesso, anche le più segrete. 

Mio padre assorbì rapidamente la botta dell’avvenimento, ma ne rimase per lo meno agitato: quello stesso giorno, subito dopo pranzo, trascinò quasi di peso mia madre in camera; ed io mi fiondai alla serratura per non perdermi un attimo della sua passione che - ne ero sicura - nasceva direttamente dalla sega che gli avevo fatto io. In effetti, quella scopata fu indimenticabile, anche per mia madre. Mio padre infatti la fece stare quasi immobile sul letto, nuda e oscenamente spalancata, e la leccò da capo a piedi, la baciò con intensità dalla testa agli alluci, le succhiò i capezzoli con la foga di un poppante, le passò su tutto il corpo un cazzo che si vedeva durissimo anche dal buco della serratura. 

Finché si mise a cavalcioni sulla sua testa e le infilò l’asta in bocca, fino alle palle, quasi la chiavasse direttamente dalle labbra; poi si sdraiò a fianco la lei, la sollevò e se l’appoggiò sul corpo, col viso rivolto ai piedi, le piegò le gambe e cominciò a leccarla quasi con devozione; mia madre riprese in bocca il cazzo e cominciò a menarlo con la mano mentre succhiava in bocca la cappella; la mia mano era corsa tra le cosce e mi sditalinai finché non dovetti mordermi una mano per non urlare. Quando rivolsi di nuovo lo sguardo, mio padre aveva messo mamma carponi sul letto e le spalancava letteralmente le natiche ammirando la figa e il culo da una prospettiva che non avevo mai visto; poi si accostò lentamente al culo con la sua mazza e vidi che la spingeva con un certo sforzo mentre mia madre mordeva il cuscino e si agitava sconciamente. In un attimo mi balenò la verità: la stava inculando e non sapevo se era la prima volta, anche se ne dubitavo. 

Anche nel culo lo volevo; anch’io volevo essere sodomizzata da quel cazzo. Andai via prima che finissero. Ma da quel momento cominciai a vivere con tormento la vicinanza di quel cazzo e, in qualche modo, trasmisi il tormento a mio padre, che non aveva nessuna voglia di farsi scoprire da mia madre in un incesto che sarebbe apparso terribile. 

Così, più volte la sera presi ad accovacciarmi sul divano vicino a mio padre, in un atteggiamento apparentemente del tutto naturale ma in realtà estremamente provocatorio, perché ogni movimento, ogni scusa erano buoni per cercare di toccarlo: addirittura, fingevo un freddo improvviso per costringerlo a mettere un plaid sulle ginocchia ed usarlo poi come sipario per mettergli la mano sul cazzo (da sopra i pantaloni, ovviamente) e riassaporare il gusto dell’asta sconvolta da una sega anomala. Dopo un inizio imbarazzato, mio padre stette al gioco e, alla fine, riuscì a passarmi una mano dietro la schiena, infilarla nei pantaloni e arrivare a titillarmi la figa da sopra gli slip: ebbi in quelle sere gli orgasmi più intensi della mia vita, per quelle masturbazioni reciproche rubate spesso sotto gli occhi della mamma. Ma la mia voglia di quel cazzo non poteva esaurirsi con qualche ditalino rubato: lo volevo in bocca, lo volevo in figa, lo volevo nel culo; quel cazzo doveva sverginarmi davanti e dietro, sopra e sotto. 

Per fortuna, mia zia chiese a mia madre di raggiungerla per un pomeriggio nella sua città, a qualche chilometro di distanza; ed io decisi che era l’occasione per il secondo passo nel mio percorso alla conquista del cazzo di papà. Appena fu uscita mamma, mi precipitai nella camera dove mio padre si era steso a riposare: ignorando le sue rimostranze, mi infilai accanto a lui sotto il lenzuolo, gli saltai sopra, schiacciai il mio ventre sul suo pube e afferrai le sue labbra con la mia bocca a ventosa; cedette subito, mi passò le braccia dietro la schiena e le fece scivolare sul culo; afferrò le natiche, una per mano, e fece muovere il mio bacino sul suo cazzo che immediatamente divenne un manganello duro; divaricai leggermente le gambe e lo feci adattare alla mia figa che cominciò a fremere e bagnarsi. 

Continuò a baciarmi e stringermi mentre mi percorreva con le mani la schiena e il culo, spostò in basso pantaloni e slip e mi afferrò le natiche con le sue mani calde, infilò le dita tra le chiappe e arrivò a titillarmi con un dito il buco del culo, che reagì contraendosi, e, subito dopo, la figa che già grondava. 

Mi sfilai in un colpo maglietta e reggiseno e gli offrii i capezzoli da succhiare, mentre cercavo con qualche impaccio di abbassargli i pantaloni per agguantare il cazzo. Mi succhiò devotamente i capezzoli, prima uno poi l’altro, poi passò a leccarmi lo stomaco facendomi scivolare su di lui verso l’alto; In ginocchio sopra di lui, avanzai finché ebbi la figa sulla sua bocca. Mi accarezzò con la punta della lingua i peli del pube, lambì delicatamente le grandi labbra ed io ebbi un orgasmo violento che si scaricò nella sua bocca 

“L’hai mai fatto?” mi chiese 

“No, voglio che mi svergini tu” risposi senza esitazione “deve essere il tuo cazzo a penetrare per primo in tutti i miei anfratti”. Intanto, lo scavalcai con le ginocchia e mi posizionai col culo sul suo viso e col cazzo di fronte a me; gli abbassai i pantaloni e impugnai l’asta, mentre sentivo la sua lingua percorrermi l’imbocco della vagina per andare a catturare tra le labbra il clitoride. 

Un calore intenso mi invase la pancia, quando cominciò a succhiarlo come aveva fatto con i capezzoli; abbassai la testa e cominciai a leccare il cazzo infilando la punta della lingua sul forellino; poi feci ruotare la lingua intorno alla cappella e sentii il sapore di maschio sconvolgermi la mente più delle sensazioni che la sua lingua scatenava nella mia figa. Ad un fremito più forte della vagina, affondai la testa di colpo e sentii il cazzo invadermi la bocca; reagì con un colpo di reni che spinse l’asta fino all’ugola e mi provocò una piccola reazione di rigetto; assestai il cazzo tra palato e lingua e cominciai a leccarlo con passione; mi prese la testa con una mano e mi guidò su e giù a farmi chiavare in bocca, mentre la sua lingua penetrava nella mia vagina stimolando scosse di piacere che mi davano i brividi. 

Mi bloccò i movimenti, delicatamente, e mi fece adagiare con il ventre sul suo petto: stemmo così per qualche minuto, cazzo e figa in bocca, ad assaporare reciprocamente la dolcezza e la novità (almeno per me) dell’emozione. 

Poi allentò la presa della mano, riprese a leccarmi l’interno delle cosce e le grandi labbra e, contemporaneamente, sentii un dito solleticarmi le grinze dell’ano che si contrasse prima e si rilassò dilatandosi in un attimo provocandomi una serie di fitte spasmodiche in tutto il ventre: versai litri di umori in orgasmi continui e sentivo che li succhiava come nettare. Mi avventai con più foga sul cazzo e lo feci scorrere tra lingua e palato finché le mie labbra toccarono i peli del pube: ingoiai l’asta per tuta la lunghezza senza problemi, anzi presi a succhiarla con forza; si inarcava, si irrigidiva, gemeva. Mi prese per i capelli e cercò di tirarmi indietro la testa ma non cedetti e continuai a succhiare con foga il cazzo, provocandomi orgasmi continui; esplose di colpo nella mia gola e quasi mi soffocai, ma resistetti e ingoiai rapidamente, saporosamente, senza perdere una goccia del suo sperma; non mi fermai neanche quando sentii il cazzo svuotarsi e scemare di volume, anzi ripresi a succhiare con più gusto e lo accompagnai mentre si ridimensionava e diventava dolce e morbido fra le mie labbra. 

Prima di andare avanti…

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