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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 15 — Cose di famiglia 15 – Esodo
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Cose di famiglia 15 – Esodo

Mario e Margie decidono di fare un figlio e ci danno dentro con amore.

geniodirazza
1 anno fa · 7.774 parole · 34 min
220 letture

Mi prende un dubbio.

“Hai avuto modo di parlare recentemente con Patrizia?”

“Certo! Lavora anche lei a Roma, siamo spesso insieme e abbiamo ripreso anche qualche vecchia, cara abitudine.”

“Mi fa piacere. Sai perché ci siamo definitivamente allontanati?”

“Si. Tu non accettavi di fare l’amore a pelle perché temevi potesse essere portatrice sana.”

“Ecco! Anche con te adesso non mi sento più tanto sicuro. Hai praticato ambienti comunque a rischio. Se vuoi che facciamo sesso io so bene dove trovare dei preservativi; ne faccio scorta e ti sbatto fino a che tu resisti, perché the king è inesauribile. Se vuoi un altro bastardino, chiediamo a Salvo di lasciarti scegliere uno dei ragazzi disponibili stasera. Se ti accontenti di copulare con uno qualsiasi perché the king ti ricorda troppe cose, sicuramente uno dei ragazzi farà al caso tuo. Scegli. Ci sono dei principi da cui non riesco a derogare. Io ti ho amato come nessuna mai sarà amata. Ma hai fatto altre scelte e non posso più sperare nei sogni del passato. L’unica cosa che mi resta è volerti bene, volere il tuo bene.”

“Se vuoi il mio bene, fammi un figlio tuo!”

“Se faccio quello che dici, il tuo bene finisce per essere pagato con il bene mio, perché dovrei darti un figlio e subito dopo rinunciare a lui, vale a dire alla mia speranza di non morire del tutto; ma soprattutto si paga con il bene di lui, perché quel figlio non sarebbe mai mio, e non dovrebbe saperlo mai; ma dovrebbe essere riconosciuto da uno che è totalmente estraneo sia a me che a lui e quello dovrebbe vivere come padre. Mi spiace, ma un pizzico di sano egoismo mi spinge a ritenere che, prima o poi, troverò una donna con cui avere un figlio tutto mio; e, alla peggio, un utero in affitto si trova sempre. Ma il figlio sarebbe mio, solo mio.”

“Fai sesso col preservativo anche in bocca?”

“Si.”

“E perché mai?”

“Perché lo sperma si può raccogliere sulle dita e trasferire all’utero con qualche speranza di inseminazione. Non cercare anche tu, come Patrizia, di fare la furba con me. Hai scelto la tua strada; ti tocca percorrerla. Vuoi che facciamo l’amore o apriamo un pubblico dibattito?”

“Quindi, neanche un briciolo d’amore?”

“Per la verità, proprio in questo momento, l’amore si sta scaricando nelle fogne insieme allo sperma che in questi anni ti ha inondato vagina, sedere, bocca e tutto il resto del corpo.”

“Vai a prendere i preservativi. Ti avverto, io mi ritengo libera di amarti come desidero e mi comporterò di conseguenza. Se ti turba, fai finta di non sentirmi.”

Vado alla reception e chiedo all’addetto la chiave dei preservativi; me la consegna senza difficoltà e prelevo una scatola che porto con me.

Quando torno in camera, trovo Margie che si asciuga le lacrime.

“Cosa fai, amore? Piangi? Non devi! Qui c’è Mario che ti consola di tutto, non preoccuparti. Vedrai che tra poco i cattivi pensieri saranno scomparsi.”

Le accarezzo il viso e la bacio delicatamente sulla fronte; mi porge le labbra e le prendo in bocca, le succhio e le lecco, infilo la lingua tra i denti e la mando ad esplorare tutto l’interno fino alla gola.

Mi afferra per le spalle e si stringe a me con forza.

La faccio sollevare inginocchiati ambedue sul letto e l’abbraccio con foga; accarezzo le mammelle grosse e piene, le stringo i capezzoli e la sento vibrare, sposto un mano sulla vulva e artiglio il grosso clitoride, lo masturbo quasi come un pene; dalla bocca ancora inchiodata alla mia, un lunghissimo sospiro ed un suono gutturale di parole soffocate mi dice che sta avendo il primo orgasmo.

Mi stacco delicatamente, la rovescio sul letto e la distendo al mio fianco.

“Ti amo, Mario. E’ assurdo e non dovrei nemmeno avere la sfrontataggine di dirlo; ma ti amo, checché tu ne possa pensare.”

“Io ti voglio tanto bene, mi sei e mi sarai sempre molto cara. E credimi, volere il bene di una persona può valere anche più dell’amore. Accontentati del mio volerti bene.”

“E allora, prendimi. E che copula sia, alla grande.”

E’ la prima volta che affronto una situazione così spinosa.

Mi sistemo fra le sue cosce e gliele sposto per allargarla al massimo; comincia a singhiozzare in silenzio.

E’ tutto surreale; indosso il preservativo, le entro in vulva e le sbatto il membro fino all’utero, quasi senza provare emozione; lei continua a singhiozzare e inarca le reni per farsi penetrare; io picchio con energia sul suo pube, lei freme in tutto il corpo; piange apertamente e cola come una fontana rotta da tutta la vagina; in poco tempo, una larga pozza di umori si apre sul lenzuolo, sotto la sua vulva; continuo a possederla con metodo, alternando colpi brevi e rapidi, con cui percorro la vagina, e altri radi ed intensi con i quali mi appoggio con tutto il basso ventre sul suo pube e le faccio sentire il sesso fino in fondo; intanto, le stimolo il clitoride con movimenti sapienti che la costringono a fitte improvvise di piacere.

“Fammi godere, per pietà fammi godere adesso, non ce la faccio più, non tormentarmi ancora, fammi godere!”

Sta piangendo a calde lacrime, mentre gode e desidera l’orgasmo; glielo procuro, picchiando forte e continuamente, massacrandole il clitoride tra le mie dita e il suo ventre e, alla fine, infilandole il medio dell’altra mano nel sedere.

Quando il dito arriva in fondo ed io lo muovo per stimolarla, esplode l’urlo bestiale che prevedevo, qualcosa di inaudito, a metà tra un maiale sgozzato, una madre che partorisce e l’esplosione di una voce di amore dal profondo dei polmoni.

“Ti amooooooooo!”

E’ l’unica cosa che si riesce a distinguere; ma forse c’era anche un “Goooodooooooooooo” meno facile da comprendere.

Subito dopo, abbatte la testa sul cuscino e non so capire se sta solo piangendo o se, contemporaneamente, sta anche coccolandosi l’orgasmo cercando di prolungarne gli effetti.

Naturalmente, non ho eiaculato ed accenno a sfilare dalla vagina il sesso ancora duro.

Mi blocca quasi disperata.

“Non uscire, non andartene da me, restami dentro!”

“Va bene, tesoro, resto dentro e accompagno il tuo recupero.”

“Dimmi che mi farai godere ancora come adesso.”

“Questa notte?”

“Questa notte … e domani notte … e dopodomani e sempre, tutta la vita. Dimmi che, se non riesci più ad amarmi, almeno mi farai felice così, facendomi godere fino a morirne.”

“Ne parleremo; adesso stattene calma e dimmi cosa vuoi fare.”

“Ti voglio dentro, dappertutto.”

“In bocca o nel sedere?”

“Prima in bocca, poi nel sedere … poi ancora in vagina e in bocca e nel sedere. Lasciami qui, in questo letto, solo quando sarò morta di sfinimento!”

“Calmati, tesoro, calmati e cerchiamo di essere ragionevoli. Non hai cenato. Vuoi mangiare qualcosa?”

“Rientra fra i compiti del bull, sostentare le clienti dopo averle esaurite?”

“Rientra nel codice deontologico del king; per questo è il più caro di tutti; per te, che erediti quello che dovevo alla mia Margie, stasera è gratis. Di norma le signore si dissanguano per avere solo una piccola percentuale di quello che tu stai avendo.”

“Ma allora, se ti pago, ho diritto a quello che sai dare? Anche per il futuro e anche ogni giorno?”

”Ogni cosa ha il suo prezzo, ma nessuno saprà quanto costa la mia libertà. Sono i versi di una canzone anni ’70 ma posso farne anche un mio motto. Le tariffe e gli incontri con me si stabiliscono di volta in volta!”

“E se una ti ama come ti amo io?”

“Se si stabilisce fra noi un feeling, una chimica che lo consente, può succedere tutto; ma da parte mia questa chimica è svaporata.”

“E non c’è speranza … ?”

“Mi dispiace; non voglio nemmeno alimentare false speranze. Accontentati del professionista e di questa notte.”

“Quindi nei prossimi giorni non faremo come avevi detto?”

“Essere il tuo cicisbeo mi rendeva orgoglioso e mi sarebbe piaciuto esserlo anche qui, nel nostro territorio. Portare in giro un cuore che sanguina non mi consente di rispettare il ruolo del cavalier servente. Io sono un professionista in tutto; se non posso dare il meglio, rinuncio.”

“Se te lo chiedo in ginocchio per quel poco che c’è stato tra noi?”

“Per quel tanto, tantissimo che c’è stato tra noi sono anche disposto a sacrificare il mio orgoglio. Ma, se conosco le persone, tu non sei poi molto diversa da Patrizia, che si ostinava a chiedermi di prenderla a pelle anche quando l’avevo umiliata a morte; e so che tra noi questo preservativo sarà sempre motivo di litigio. Io non voglio litigare con te; già ti lascio con in corpo una rabbia inguaribile; se dovessimo litigare ancora, sarei ancora più amareggiato. Meglio rinunciare.”

“Io non sono Patrizia; se ti dico che non torneremo più sul discorso preservativo e nemmeno su quello dell’amore che non riesci più a provare per me, puoi star certo che manterrò. Solo vorrei un ultimo week end, da amici, da sognatori, da ragazzini vagamente innamorati, se vuoi, ma da passare insieme, come se fossimo tornati a cinque anni fa.”

“Va bene, ci sto. Poi mi spieghi l’itinerario. Intanto, vogliamo mangiar qualcosa?”

“Va bene.”

La notte passa tra amplessi intensi, pregevoli esercizi di erotismo puri e lunghissimi momenti di dolcissimi abbandoni.

Riusciamo anche ad addormentarci, per qualche ora e al mattino presto siamo pronti a uscire.

Andiamo a casa mia e Margie chiede di conoscere mamma che non ha mai incontrato.

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