“Allora non saranno, come a Roma, tre notti e un giorno ma tanti giorni e tante notti. O lui deve tornare?”
“No; lui non torna; ma io devo andare a Monte…., dopodomani e a Valle… qualche giorno dopo.“
“E allora?”
“E allora! I tuoi impegni?”
“Uno solo; fare tantissimo amore con la donna della mia vita. Io non ti mollo. A proposito, ti ha dato fastidio la mia gelosia, prima?”
“Ah, ma allora eri veramente geloso! Io credevo che fosse una lite tra intellettuali!”
“Questo intellettuale ti sculaccia se continui a prenderlo in giro; e devo dire che con il bellissimo sedere che ti ritrovi sculacciarti sarebbe una vera delizia!”
“Mario, sul serio, puoi stare con me tutti questi giorni?”
“Sul serio, sul faceto e sull’obbligo morale, non ti mollo per un attimo; anzi, no; domattina mi tocca andare un momento a casa per un cambio; non ho niente con me.”
“Ti avverto subito; sono nei miei giorni fertili e in questi tre giorni tu mi inseminerai!”
“Sei matta? Come fai con un altro figlio?”
“Amore … problemi miei, solo miei.”
“No Margie; ne avevamo già parlato. Con le nostre esperienze familiari, fare un figlio a cui non possiamo assicurare un padre presente, è un autentico crimine.”
“E chi ha detto senza padre presente. Quello ci sarà, Nicola, mio marito.”
“Perché non ti separi?”
“Mario, se vuoi fare della mera letteratura, sturiamo pure il baule dei gemiti e ti racconterò di un’imbecille che ha rinunciato all’unico uomo con cui era stata e poteva essere felice; ti potrei anche raccontare che ha creduto di poterlo sostituire con un individuo banale e gretto che si è rivelato capace di inseguire solo la carriera. Ti parlerò, se vuoi, di una donna che sognava di tornare al paesello da trionfatrice e che ora non si può muovere da Roma perché il serioso consorte non si allontanerà mai dalla capitale a scapito della sua carriera. Ti aggiungerò anche il racconto di quella moglie che non può ipotizzare la separazione perché questa farebbe male alla carriera di lui, sai lo scandalo!, il quale le ha giurato che le renderebbe la vita impossibile, e so che lo saprebbe fare, avrebbe il potere di farlo e non esiterebbe a farlo! O preferisci la vicenda della moglie insoddisfatta costretta a trovarsi ogni tanto un giovanotto valido che almeno le faccia provare l’estasi dei sensi; so che quelle donne le conosci bene; e il tuo ex grande amore è oggi una di loro.”
“Leva l’ex, per favore; grande amore, solo grande amore. Ma non potrei venire io a coccolarti, ogni tanto?”
“Per insospettirlo, farci spiare e trovarci in un vortice di casini che la metà basta a rovinare l’Italia? No, grazie. Mi inventerò qualcosa se per te ho ancora un significato.”
“Inventa, inventa; ho ancora tanto amore da darti.”
“… e un figlio.”
“Come?!?!?!”
“Un figlio, hai capito benissimo. Te l’ho appena detto. Tu stanotte stessa mi metti incinta; così, dopo avere rinunciato a te, non rinuncerò al figlio che avevamo ipotizzato. E per favore cancella la letteratura e parliamo di vita."
Inutile parlare ancora.
L’abbraccio e la stringo a me.
Mi trovo ancora una volta, dopo quanto tempo? Non lo so valutare, a sguazzare in un pozzo di miele da cui non voglio più uscire; mi sento tremare tutto come un adolescente che scopre il sesso per la prima volta nella sua vita.
E, come se fosse davvero una prima volta, trovo i sapori conosciuti, memorizzati, ricordati, desiderati, rimpianti per tanti anni; ritrovo il sapore della sua pelle che mi folgora il cervello, mentre le bacio la fronte, gli occhi, le gote, il mento.
Voglio baciarla tutta, la mia Margie, e voglio recuperare tutti gli umori, le emozioni, le sensazioni che nella mente e nel cuore ancora mi fanno sentire il peso della lontananza.
Quando mi abbasso a baciarle il seno, scopro due mammelle che mai avrei immaginato.
“Hai allattato al seno tuo figlio?”
Le chiedo; mi fa cenno di si con la testa.
“Il tuo seno è da adorare!”
Le dico e comincio ad adorarlo veramente; lo percorro tutto, in largo e in lungo, affondandovi, perdendomi, leccandolo a più riprese.
Quindi catturo i capezzoli, due ciliegie grosse e dure di un intenso colore marrone, su due aureole ampie e ruvide che lecco con avidità.
Succhio dalle tette come se davvero dovessi trarne il latte per alimentarmene.
“Si, oh si, succhiami ancora, mi fai venire … vengo … vengooooo …”
Il suo orgasmo è dolce, lungo, amoroso.
“Mario, amore, da quanto tempo … da quanto tempo … non avevo un orgasmo così bello! Fammi godere ancora … fammi godere tanto da morire tra le tue braccia!”
“Ti amo, da folle, da disperato. E ti voglio dare tanto amore; voglio farti godere fino a svenire, voglio strapparti l’anima dalla vulva.”
“E allora prendimi, ti voglio dentro, ho bisogno di ritrovare il piacere del tuo sesso che mi scava il ventre e mi porta in paradiso!”
La faccio lentamente spostare verso il letto; è la prima volta che facciamo l’amore in un letto così grande; prima erano solo divani, tappeti e letti striminziti.
Godo anche soltanto a farla rotolare con me per tutta la superficie, mentre le sfilo la vaporosa vestaglia che scivola silenziosamente sul pavimento e mentre lei mi spoglia a mano a mano, sfilandomi la maglietta e i jeans; quando sfila lo slip, la vedo per un attimo incantata ad ammirare il sesso.
“Quanto ti ho sognato, amore mio, quanto ti ho desiderato. Ed ora sei qui. Mario, per favore, non darmi un amore tenero e delicato come forse vorresti. Fammi sentire che sono tua, che ti appartengo, che il mio corpo risponde solo a te e alle tue voglie; ma fammi sentire che sono la tua femmina, oltre che il tuo amore.”
La richiesta mi spiazza; non ho nessuna difficoltà a farla contenta, con l’aiuto anche del mestiere che non si dimentica; ma mai avevo pensato che una donna come lei potesse avere un simile bisogno; il mio disagio deve essere evidente.
“Sono cinque anni che rimpiango di non esserti appartenuta completamente e di essere solo la memoria di un amore; sono cinque anni che copulo con un ragioniere della vita e rimpiango la tua capacità di inventarmela, la vita. Stasera voglio e devo appartenerti non come concetto astratto, ma come realtà concreta della mia e della tua vita.”
Mi bacia con una intensità a me quasi sconosciuta e si strofina col ventre sul mio inguine; la pressione mi sale alle stelle e sento una voglia intensa di possederla; per una strana alchimia, il piacere fisico comincia a dominare sull’innamoramento, quasi che dal suo corpo promani un invisibile fluido amoroso che va a colpire direttamente gli istinti più bassi, provocandomi una insana voglia di sbatterla come poche volte mi è capitato nella mia attività di bull.
Forse l’accenno al darle piacere ad ogni costo mi ha insospettito e, in maniera assolutamente inconscia, mi sono tornate alla mente le immagini di Oriana a Dusseldorf e, in qualche modo, quella di Patrizia che tentava ad ogni costo di farsi possedere a pelle.
Margie mi ha rovesciato sulla schiena ed è montata sul mio ventre, impossessandosi del membro che ha infilato in gola fin oltre le tonsille.
Ricordo la sua fellatio sontuosa, ma mai mi era capitato di vederla aggredire l’asta con tale voglia e, soprattutto, di manovrarla con tanta abilità per farlo entrare per intero fino alla gola; le sue labbra toccano i peli del pube e cercano di ingoiare anche di più.
La faccio rotolare sopra di me, le spalanco le cosce e affondo nella vulva; ha una elegante rasatura che sottolinea la fessura, che è assai più larga e carnosa di quanto ricordassi; il parto sicuramente ha favorito una spanatura e un allargamento delle grandi labbra; ma anche le piccole appaiono ingrossate e aperte; il clitoride poi, a differenza di quanto ricordavo, è grosso, duro, lungo come un dito, insomma un piccolo pene da succhiare.
No, questa vulva non è quella che ho lasciato cinque anni fa.
Si vede che il marito è più abile, esperto e forse più dotato di quel che pensavo.
Un’altra sorpresa mi accoglie quando dirigo le mie dita e la lingua al sedere.
Io ho conosciuto Margie che non aveva più niente di vergine e che, con la sua amica Patrizia, praticava il coito anale come sostituto ideale; ma il suo sedere non era spanato così, quando l’ho posseduto l’ultima volta.
Adesso quel sedere è spampanato, è un autentico traforo ferroviario dove deve essere passato di tutto.
Non reggo ai dubbi e decido di affrontarla.
“Scusa, Margie, ma tuo marito ti possiede spesso e volentieri, mi pare; e, a occhio e croce, deve avere una gran bella mazza.”
“Perché lo chiedi?”
“Perché la tua vulva, che avevo lasciato semivergine, è ora un pozzo senza fondo; e il tuo ano, che era ancora stretto e meraviglioso da penetrare, adesso è un tunnel da cui può passare tutto. Uno che abbia un minimo di esperienza e che anzi è definito il king dei bull, vede immediatamente, netto e chiaro, quando ha di fronte una realtà tanto particolare.”
“Mio marito è impotente da anni.”
“Quindi, chi è il padre di tuo figlio?”
“Uno che mi ha posseduto e che neppure ricordo.”
“E questi disastri davanti e di dietro, chi te li ha procurati?”
“Certamente non una sola persona; a certe condizioni si arriva per abuso continuato. Senti, tu te ne eri andato a rincorrere la tua gloria in Germania, io mi sentivo sola e ho cominciato a frequentare certe agenzie. Tutto qui. Adesso, se vuoi darmi il figlio che ti ho chiesto, bene; se no, come non detto. Se vuoi amarmi come hai fatto in passato, io ne ho bisogno. Se ti fa schifo, almeno dammi la soddisfazione di farmi sbattere da the king of the bulls. Almeno mi resterà questo.”

