Intanto, madre e figlia hanno cambiato obiettivo ed hanno cominciato a limonare tra di loro, anche con grande piacere, da quanto posso vedere.
Faccio cenno a Roberta di lasciare loro il letto e di trasferirci sul materassino; ci spostiamo rapidamente e ricominciamo a fare l’amore.
La stendo supina, mi piazzo fra le sue gambe e le divarico leggermente; scivolo lentamente sulle cosce, finché la mia testa raggiunge il suo inguine.
Prendo a leccare tutto intorno alla linea di peli che decora la vulva; con le mani, apro al massimo le grandi labbra e metto a nudo il clitoride quasi infantile; lo lecco con la punta della lingua e ne gusto il sapore acidulo; poi la lingua si insinua nella vulva e sento il sapore mescolato dei suoi umori vaginali e di un remoto gusto di orina.
Mi eccito da pazzi e comincio a picchiare con la lingua, con le dita, con le labbra a ventosa che succhiano tutto quello che entra in bocca.
Comincia a gemere dolcemente, soffocando gli urli che ogni tanto le scoppiano in gola; poi comincia a lamentarsi apertamente con frasi sconnesse e parole in libertà di cui solo ‘Mario’ e ‘amore’ sembrano avere senso; quasi vaneggiasse, Roberta si lascia andare al piacere e chiede ancora di più.
Rinunciando improvvisamente a leccarla, mi stacco dalla vulva e la bacio nella bocca; è quasi più eccitante, la lotta tra le nostre lingue per stimolarci.
“Prendimi nel sedere, per favore; non voglio che te ne vai e non mi hai fatto veramente tua!”
“Cosa dici?”
“Patrizia. E’ stata Patrizia, a dirmi che copuli nel sedere in maniera indimenticabile. Fallo anche con me!”
“Dove trovo il gel?”
“Nel cassetto della specchiera.”
“La prossima volta che vengo a fare l’amore con te, dovremo trovare ancora qualcosa di nostro, da segnare nei ricordi più belli.”
Prendo il tubetto del gel e torno da lei; accenna a girarsi, ma io la fermo.
“Non crederai che io ammiri la tua schiena mentre ti amo così definitivamente. Io voglio guardarti nel viso, mentre violento la tua intimità; e voglio ricordarla a lungo, l’immagine del viso mentre mi concedi tutto il tuo amore, fino in fondo.”
“Forse me l’aveva accennato, ma io non avevo capito.”
Le prendo le caviglie e me le porto al viso, la faccio scosciare tutta davanti al membro; prelevo del gel dal tubetto e glielo spalmo in abbondanza dentro il buco, sull’ano ed anche un po’ intorno; ne spalmo un poco anche intorno al mio membro. Poi comincio la penetrazione, lenta, saporosa, amorevole; vedo i muscoli del ventre contrarsi ad ogni spinta, anche la più piccola, e vedo i capezzoli accennare ad irrigidirsi, le prendo una mano e gliela porto sulla vulva.
“Toccati.”
Lo fa.
Sposto l’altra mano verso il seno e le faccio stringere fra le dita il capezzolo.
“Godi.”
Le suggerisco; mi accorgo che davvero sta godendo, e molto; l’ano si contrae violentemente sul sesso che la penetra.
Spingo con forza e guardo la mazza scomparire nel ventre, finché, con un’ultima spinta decisa, sono tutto dentro, con i testicoli che picchiano sulle natiche.
Mi fermo a gustarmi il piacere del sesso stretto dal suo budello; non ha grande esperienza e non riesce a risucchiarmelo coi muscoli interni; allora comincio a muovermi avanti e indietro; non devo montarla a lungo.
“Dio come ti sento … dio non ho mai provato niente di simile … Mario, io ti amo, stupidamente ti amo. … Godo … goooodoooo …. Sto colando anche dal sedere … vengo, vengo … vengo dal sedeeeeeeere!!!!”
E’ veramente straordinario, quell’orgasmo.
“Mario, sono venuta anche dal sedere, capisci?”
“Si capisco; succede; non frequentemente, ma succede, se si fa l’amore con tanta passione!”
“E io l‘ho fatto? Ma tu sei venuto?”
“Nel battito di ciglio in cui tu aprivi la tua diga, il mio tubo ha scaricato nel tuo corpo un flusso d’amore. Anche questo può succedere; si chiama orgasmo simultaneo; non è frequente ma può succedere.”
“Ed è successo proprio a noi?”
“Pare di si.”
“Mario, come farò senza di te?”
“Imparerai a masturbarti, spesso e a lungo. O, meglio ancora, troverai un uomo straordinario che ti innamorerà, lo sposerai e sarai felice.”
“Ci credi davvero?”
“Sei troppo intelligente per non capire che può succedere, specialmente se saprai scegliere bene. Non voglio essere la causa della tua infelicità.”
“Sei stato la causa della mia gioia in questi giorni e ringrazio il cielo di avere avuto questo. Il futuro è ancora tutto aperto.”
“Pensi sia il caso di dormire?”
“Restiamo qui o riprendiamo le posizioni?”
Interviene Oriana che quasi non avevamo notato.
“No, venite nel vostro letto. Io e Patrizia ci sistemiamo lì.”
Patrizia vorrebbe quasi fare resistenza; ma Oriana è rigorosa, una volta tanto.
“E’ l’ultima notte per due innamorati. Abbi il buonsenso di farti da parte!”
Ci scambiamo di posto e Roberta si accuccia davanti a me, rannicchiata col sedere contro il mio ventre.
“Forse è il caso che vai a scaricare gli umori in eccesso.”
Suggerisco; sembra emergere da un sogno, mentre va in bagno; Patrizia tenta un’ultima provocazione.
“A me neanche un bacetto?”
Glielo mando da lontano, con un soffio.
“Adesso dormi; domani sarà una lunga giornata.”
Arriviamo all’aeroporto con largo anticipo, perché Roberta si è mossa molto per tempo per accompagnarci.
Alla fermata del parcheggio, il momento si rivela più straziante di quanto avessimo mai potuto pensare; Roberta è profondamente lacerata, per non potermi trattenere, da un lato, e per essersi lasciata andare all’emozione, dall’altro.
Anch’io mi sento profondamente colpevole per aver portato le cose sino a quel limite.
Oriana capisce il senso generale delle cose, ne partecipa e spinge la figlia ad allontanarsi per lasciare spazio al nostro dolore.
Patrizia, incosciente o falsamente cinica come sempre, gira tutto in barzelletta e non capisce perché per qualche capriola a letto facciamo tanta scena.
Alla fine, Roberta è costretta a ricacciare dentro il magone e scappa via in fretta.
Io resto inebetito in balia di sentimenti confusi e contrastanti.
Mentre ci giriamo per le sale di attesa, noto un giornale con grossi titoli e la fotografia di una evidente orgia, in cui mi pare di intravedere Oriana.
“Di che si tratta?”
Chiede lei.
“Non riesco proprio a capire niente.”
Un tale che passa ci sente e commenta.
“Le solite porcherie dei tedeschi. Adesso, dopo la bancarotta, saltano fuori anche i balletti di tutti i colori.”
Oriana è sbiancata e il mio sospetto si fa realtà.
“Ma che dice esattamente?”
Chiedo.
“Dice che tra i dirigenti di quell’azienda che è fallita erano diffuse le escort o le signore con grandi pruriti, che scorreva a fiumi la droga e che molti sono già in cura per l’Aids.”
Adesso ho veramente paura.
Prendo il giornale vorrei cercare di tradurre qualcosa; ma è fatica improba.
Telefono a Roberta.
“Hai visto le notizie sul …?”
“Si, le sto sfogliando proprio adesso. E’ una situazione proprio grave e spero che Oriana non sia coinvolta, anche se dalla foto pare al centro della serata.”
“Già; è quello che temevo. Spero che l’aereo decolli presto e che a P… le due decidano per il meglio. Se no, sono dolori per tutti.”
Non c’è spazio per parole e aspettiamo in silenzio l’annuncio della partenza, che arriva alla fine.
Il volo si risolve in poco più di un’ora e, all’uscita, troviamo la navetta che porta a casa.
“Cosa facciamo adesso?”
Mi chiede Oriana.
“Se davvero vuoi buttarti dietro le spalle il recente passato, vieni da mamma e organizzati con lei per andare al centro di Prevenzione per le analisi e la cura. Se invece preferisci ancora una volta chiudere gli occhi sull’evidenza dei fatti, adesso perfino giornalistica, vattene da quella larva inutile di tuo marito, vagli a raccontare le scemenze che gli hai rifilato in questi mesi e continua con la tua incoscienza. In questo caso, non mi contattare mai più e, se incontri mamma, non ti aspettare dolcezze.”
Interviene Patrizia.
“Mamma, io non credo alle esagerazioni della stampa. Il pericolo dell’aids è un’invenzione. Noi non abbiamo fatto niente di male. Adesso ci riposiamo un poco e poi tu vedrai cosa fare per procurarti un nuovo incarico di prestigio.”
“Siamo arrivati, Oriana; la scelta è tua, anche stavolta. Fai come vuoi e, in ogni caso, buona fortuna.”


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