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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 14 — Cose di famiglia 14 - Roberta Congedo
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Cose di famiglia 14 - Roberta Congedo

Finisce finalmente il viaggio in Germania. Si torna a casa.

geniodirazza
1 anno fa · 6.147 parole · 27 min
226 letture

“Se batti qualche marciapiede buono, forse raccatti anche i soldi per tornare a casa!”

So che la frase è insopportabilmente cattiva, ma non la reggo più.

Scoppia in lacrime e si rifugia sul sacco a pelo, in un angolo; ci resta fino a che Roberta rientra dal lavoro.

In tutto il tempo, non ha spiccicato una parola.

Ma anche noi siamo stati in religioso silenzio, a coccolarci la profonda tristezza che ci ha pervaso.

Roberta, entrando, era giuliva perché le pareva giusto celebrare il successo del mattino; in un attimo, si è resa conto della maretta e ha taciuto.

La cena si svolge nel più angosciante silenzio. Poi Roberta mi prende per mano e mi porta a sedere sul letto; dobbiamo parlare, non c’è più tempo.

Mi chiede come ci terremo in contatto e se penso di poter venire ancora una volta, nei mesi prima dell’apertura.

Le dico serenamente che un altro viaggio non potrebbe essere calendarizzato, che potrei anche fare salti mortali per realizzarlo, ma solo per stare ancora qualche giorno con lei.

“No, stupido, non dire cose strampalate. La nostra storia si apre e si chiude ogni volta; ed ogni volta è per sempre. Tu lo sai e non puoi farci niente; io lo so e posso solo seppellire nei ricordi i giorni straordinari passati, tra scontri, casini, violente aggressioni, dialoghi ma soprattutto tanto, tanto amore.”

Per le comunicazioni, mi invita a migliorare il mio rapporto col computer e con skype che consente di parlarsi guardandosi in faccia, sia per le comunicazioni ufficiali che per quelle private e intime.

Per il resto, la macchina burocratica funziona perfettamente e sarà quella a determinare gli sviluppi.

Naturalmente, mi chiede di Patrizia che vede tutta raccolta in sé e lontana; le dico che, come al solito, ha cercato di superare l’incidente offrendosi per farsi sbattere e questo mi ha fatto inferocire; le ho detto cose terribili ma so anche che non serviranno a niente perché ci riproverà; non conosce altri percorsi per comporre dei dissidi ed è ormai convinta che tutto il mondo usa il sesso per comporre le vertenze.

Le chiedo come fare l’indomani per andare in aeroporto, visto che lei sarà al lavoro.

Mi dice che qualche ora di ritardo, essendo la direttrice, se la può permettere; ci accompagnerà lei.

Restiamo per un po’ in silenzio; poi lei mi si accoccola al petto ed io la accarezzo teneramente sul viso e sulla testa; poi mi lascio lentamente scivolare supino sul letto, la porto su di me e l’abbraccio con forza.

Quando vado a baciarle gli occhi, avverto che sta piangendo silenziosamente e che ha il viso inondato di lacrime.

La bacio su tutte le lacrime e gliele asciugo con amore.

“Sono proprio una stupida!”

Mi sussurra.

“Mai nessuno nella Storia si è permesso di dire che amore e stupidità coincidono. Vuoi essere la prima?”

“Scemo!”

Mi dice e mi bacia con grande foga.

Le passo le mani sulla schiena e scendo accarezzando sui lombi, agguanto le natiche.

“Però … devo dire che hai proprio un bellissimo sederino.”

“Stasera voglio che fai l’amore nel mio sedere.”

“No!”

“E perché?”

“Cosa mi potrebbe poi attirare qui da te? L’idea di fare l’amore col tuo sedere mi spingerà sempre più a sperare di tornare da te e sforzarmi di farlo. Se invece consumiamo tutto adesso, la voglia potrebbe venire meno.”

“Guarda che non ho mica detto che sia vergine!”

“E io forse ti ho dato l’impressione di sperare di essere il primo a violarlo? O speri per caso che il tuo sia il primo sedere che assaggio? Noi non l’abbiamo mai fatto e quando lo faremo sarà una prima volta, non per integrità della parte, ma perché saremo vergini noi, a quell’esperienza. Io ho un concetto quasi sacro per certe cose.”

“Stupido, ti amo alla follia e peggio per me perché so che domani ti vedrò andar via, forse per sempre.”

“Che dici? Facciamo l’amore e poi cerchiamo di dormire un po’?”

“Mario, per favore; fammi fare tanto amore, ma tanto!”

Incurante che nella camera ci sono le due che forse ci guardano, comincio a sbottonare con garbo la camicetta, mentre le percorro il viso con i baci e mi vado a fermare sulla bocca con la quale ingaggio una vera lotta per possederci a vicenda, succhiandoci e mordendoci, come a volerci incorporare l’una nell’altro; quando la camicetta scivola dietro la schiena e cade sul letto, parto a morderle le orecchie, prima l’una poi l’altra, e scendo baciando verso il collo che percorro da un capo all’altro.

Mentre bacio il petto, le stringo con forza le natiche, appoggio con una mano il sesso sulla sua vulva, senza neppure spostare né i suoi né i miei vestiti, e agito il suo inguine sul mio, con insistenza persino dolorosa, finché sento che vibra e si tende tutta, inarca la schiena e urla come un animale al macello, grida il suo godimento, la sua gioia, il suo orgasmo, la sua felicità; poi si adagia su di me e mi subissa di baci; sento che percorre tutto il viso, sento che la lingua umida mi passa in tutte le pieghe e mi eccito da morire; sgancio la gonna e la tiro giù; si dimena con tutto il corpo per consentire alla gonna di scendere fino ai piedi.

Infilo le mani nello slip e stringo le natiche, le palpo, le massaggio, me ne riempio le mani; poi faccio scivolare il medio giù, verso l’inguine, e incontro la fessura; la esploro un poco e catturo il clitoride.

Titillo il tutto, percorro in circolo il bottoncino e penetro in vulva con il dito; la bacio con amore e insisto sul clitoride che sento gonfiarsi; la massaggio con insistenza e alla fine il suo orgasmo esplode ancora con un urlo disumano e stavolta anche con un leggero spruzzo di umori della vulva.

“Questa è già la seconda volta. Cerca di non ammazzarmi.”

Mi sussurra e si deposita delicatamente su di me.

Con un colpo di reni, ribalto la posizione e la porto distesa sotto di me, le sgancio il reggiseno, lo sfilo e lo mando a raggiungere la camicetta; mi sollevo in ginocchio sul letto, le tolgo completamente la gonna e le sfilo lo slip.

Me ne sto a guardare le sue forme, le sue fattezze, tutta la sua bellezza; e sento che non mi stancherei mai di ammirarla, di starla a guardare, di parlarle d’amore, anche senza toccarla.

Ma non è, Roberta, donna da accontentarsi di belle frasi e sguardi; il languore del viso, che in realtà tradisce quello di tutto il corpo, è da orgasmo soddisfatto, ma anche da desiderio di sesso, ancora e ancora; me l’aveva detto; vuole ancora tanto e tanto amore.

Mi sposto da sopra di lei per spogliarmi e noto che sta guardando con intensità Patrizia, che senza tanti pudori né dubbi si è bevuta tutta la scena e si sta masturbando alla grande; pochi cenni e la nipotina è sopra di lei, che le succhia un capezzolo.

Quasi per una maledizione, Oriana si è accostata dall’altro lato e le ha preso l’altra tetta che sta leccando amorosamente. Guardo Roberta con l’aria di chiedere che succede.

“Non vuoi accettare che queste due tue amanti vogliono tutto quello che è tuo; non sono mai sazie di te; figuriamoci adesso che non ti azzardi a possederle; sono in autentica crisi di astinenza. Per loro i miei orgasmi sono i loro orgasmi mancanti e sono tuoi, non miei; e non li vogliono lasciare solo a te, vogliono esserci anche loro.”

“Bellissima spiegazione scientifica! Però, di fatto, le aiuti a rimanere pervicacemente sulle loro posizioni, senza che facciano alcunché per correggersi. Tra poco Patrizia tornerà alla carica con la copula a pelle e io mi incavolerò ancora una volta.”

“No, non ti chiederò di possedermi finché non sarò sicura io e non sarai sicuro tu che possiamo farlo senza pericolo. Ho fatto un’altra stupidaggine, oggi; e me ne sono pentita un attimo dopo. Come sempre, non ho avuto il coraggio di confessartelo perché quegli errori mi impediscono di apparirti perfetta come vorrei e mi procurano il tuo fastidio e la tua rabbia, esattamente quello che non voglio. Lo so che fra un niente ripeterò lo stesso errore perché, in fondo, in questo senso, sono veramente stupida; ma spero sempre che tu me lo faccia rilevare con delicatezza, con tenerezza, con amore e non con il rigore dell’insegnante che ti controlla. Voglio imparare ad amarti come ti ama Roberta; solo due giorni ed è esattamente la donna che piace a te; io, cinquei anni, e ti scateno solo rabbia. E vorrei che anche tu imparassi ad amarmi come ami lei, con dolcezza, con calore, con entusiasmo, anche con lucidità e severità, vi ho sentiti, sai, ma profondamente, intensamente.”

Roberta le da man forte.

“Almeno una volta, per provare, cerca di accettare un suo errore con la gioia con cui accetti gli errori di altri. Forse ne guadagnerà il vostro amore, filiale e sessuale.”

Non posso negare né che il ragionamento sia giusto né che il mio rigore è stato parte delle cause di dissapore; devo convenirne.

”Hai ragione; anch’io mi devo dare una calmata.”

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