“Però io sono anche corpo, sangue, voglia, sesso. Non posso accettare di essere un’idea, meno ancora un santino. Uno, cento, mille orgasmi ingoiati e poi espulsi non cambiano le persone; eppure, una sola piccola eiaculazione, da un individuo che quasi dorme, può cambiare i rapporti. Non ti chiederò più di copulare o di farmi fare l’amore; ma non cercare di farmi credere che non senti voglia di fare sesso, perché il tuo amore diventerebbe una boccata da un bel cannone.”
“Touchè, toccato, mi hai preso in castagna. Ma stanotte non ero in grado di accorgermi, come è successo con Patrizia, che ormai il mio membro, sempre stimato una bella verga, oggi non vi fa neppure il solletico, né in vagina, né nel sedere, né in bocca. E’ questo che può rendermi impotente, all’improvviso. Nel dormiveglia mi lascio possedere come l’adolescente di un tempo; da sveglio, i mostri mi assalgono e la paura mi uccide.”
All’improvviso, Oriana mi abbraccia con forza, si stringe a me con tutto il corpo, prende in mano il membro che da un bel po’ è tornato rigido, se lo appoggia fra le cosce, direttamente sulla vulva, e comincia a dimenarsi con il bacino.
Istintivamente chiudo gli occhi, abbasso le mani sul sedere e lo stringo con tenera violenza; mi assale il languore che provai tanti anni prima, quando Orietta mi consentì di appoggiarglielo fra le cosce e, mentre la prendevo così, mi balzò in mente il sogno del sedere di Oriana ed eiaculai come una fontana.
Anche adesso l’orgasmo mi coglie di sorpresa e sento il ventre di Oriana contrarsi, esattamente come fece allora Orietta, che mi sussurrò felice.
“Sento che sei venuto. Sono venuta anch’io. E’ meraviglioso!”
Mi sentii un po’ in colpa perché avevo pensato di eiaculare sul sedere di Oriana mentre mi strusciavo fra le cosce di Orietta.
Ma adesso è proprio fra le cosce di Oriana che si è scaricato il mio piacere; e ne sono contento.
“Sei pentito?”
Mi chiede Oriana, quasi ansiosa.
“Neanche per sogno e se avessi più tempo ti direi anche quante cose mi ha ricordato questo contatto. Ma adesso devo andare perché sono quasi in ritardo. Tu cosa fai?”
“Credi che sia corretto se mi faccio vedere anch’io?”
“Non lo sarebbe perché sei fuori gioco, ormai; ma sei ancora e sempre mia sorella e vieni con me, piaccia o non piaccia gli altri.”
“Mi vesto.”
Usciamo e andiamo insieme ad affrontare l’ultimo capitolo di questa strana vicenda.
Ci muoviamo quasi più leggeri e siamo allegri come ragazzini mentre percorriamo i pochi metri che ci separano dal Museo.
Nell’atrio incontriamo Patrizia che sembra soddisfatta di vederci arrivare mano nella mano; noto un cenno di intesa tra le due.
“Ah … quindi … qualcuno ha parlato di avventure in aeroporto.”
“Ti spiace?”
Patrizia è sempre aspra; Oriana è più ritrosa ancora.
“Ti immagini, alla mia età, dipendere dai consigli di mia figlia per recuperare l’amore di mio fratello che fino a qualche mese fa era il mio primo ed unico amante?”
“Immagino, vedo e sono felice che almeno un poco di chiarezza si sia fatta con tutte e due.”
Patrizia è categorica.
“Io, però, ad un amplesso vero con te, in vagina e a pelle, non rinuncio.”
“Fai il tuo dovere fino in fondo e ne parliamo concretamente.”
Arriva Roberta.
“Oh, siete qui. Gli ospiti sono già nel mio studio.”
Vengo presentato ad Helmut, l’architetto, l’unico che non conosco, e saluto Hans e il Presidente.
Poi presento Oriana e Patrizia e Hans non si risparmia la battuta goliardica.
“Tu non potevi occuparti che di Bellezza.”
Roberta provvede a tradurre per gli altri due.
“Perché?”
“A Roma ti sei esibito in forma smagliante avendo a fianco una sventola da copertina; l’altra sera ti sei fatto ammirare non per te ma per la bellezza greca che avevi a fianco.”
Roberta arrossisce e abbassa gli occhi; i due tedeschi annuiscono ammirati.
“Adesso mi fai scoprire che tua sorella e tua nipote sono veramente due sirene capaci di ammaliare solo con la loro presenza. E’ chiaro che la Bellezza è il tuo mondo.”
“Se ci aggiungi un amico giornalista che si esercita a fare il lumacone, sai cosa significa? Annuisce, con tutte le donne meravigliose che gli presento, il quadro e completo!”
Ridono tutti; poi Helmut chiede in tedesco a Roberta se Oriana è la progettista del ponte discusso.
Ricevuta conferma, si sbraca in complimenti che non comprendiamo ma che Roberta e, in parte, Hans ci traducono; poi chiede delle differenze di visione tra i loro stili, il suo più estetizzante e quello di Oriana più concreto e ‘edilizio’; Oriana parla con Hans e spiega che si avvale della competenza di un forte staff di ingegneri.
Oriana ha un’ultima curiosità; cosa sarà del progetto del ponte.
Hans spiega che è decaduto e sarà forse riproposto più avanti, ma in termini assai diversi perché alcune iniziative avviate sul territorio ne chiedono la totale trasformazione.
Il Presidente a quel punto comunica che di estetica avranno modo di parlare al convegno previsto dal progetto e chiede invece di parlare, appunto, di quello, tra mostra e presentazione.
Helmut tira fuori una cartella e sciorina il progetto di un monumento molto elegante da organizzare in una vasta piazza, accompagnando l’immagine centrale con tutto l’apparato grafico.
Intorno al progetto centrale, c’è una vasta serie di decori che devono far convergere l’interesse sul monumento e dare spazio all’intrattenimento delle persone.
Mi guarda con aria interrogativa; io prendo un foglio dalla pila che ha Roberta e, con una matita, traccio alcuni segni abbozzati.
“Ecco, Roby, spiegagli che innanzitutto la pavimentazione dovrebbe essere con mattonelle di questo disegno che, in fuga convergente, vanno verso il monumento.”
Prendo un nuovo foglio e abbozzo alcuni oggetti.
“Ecco, qui vedrei delle panchine con questi disegni, qui delle interruzioni di passaggio sempre con disegni del genere, per costruire un percorso obbligato dal riposo al monumento.”
Roberta traduce.
Il tedesco si alza in piedi, viene verso di me con un’aria che non so definire, spalanca le braccia e mi travolge con la sua massa urlando qualcosa.
Traduce Hans.
“Dice che questo è quello che mancava, che lui aveva la coscienza che l’opera non fosse conclusa, ma che solo ora capisce perché.”
L’architetto tedesco chiede se può prendere i disegni; li può far elaborare e definire dal suo studio.
Dico che può prenderli, ma che se facciamo insieme l’operazione, io preparerò i definitivi per la mostra e per il dibattito.
Interviene Patrizia.
“E finalmente sarai costretto a lavorare come un mulo!”
La guardiamo con ferocia, io, Oriana e Roberta.
Hans è l’unico che ha capito e getta acqua.
“La signorina non ha molta fiducia nell’operosità dello zio.”
“Già; ma è meglio che non si sappia.”
Annoto.
Hans mi fa segno che tutto va bene.
Le due ore successive si consumano a fissare i particolari di una grande mostra che, risorgendo da ceneri calde, riprende vita e consistenza.
Si affidano le competenze e il peso maggiore si scarica sul Museo che deve coordinare le attività, anche con Clemente che è stato informato della modifica ed è entusiasta; per quello che mi riguarda, devo solo elaborare i nuovi disegni sul progetto di Helmut e mi impegno con Roberta a farli pervenire almeno un mese prima dell’apertura della mostra.
E’ l’ora di pranzo; i tedeschi si accomiatano e noi quattro ci dirigiamo a casa di Roberta.
Mentre consumiamo un veloce spuntino, come è costume da quelle parti, torniamo inevitabilmente sulla sortita di Patrizia.
Naturalmente, è difficile spiegarle che certe uscite deve imparare a risparmiarsele; la sua tendenza a mettersi in luce ed a sfruttare la luce del riflettore, in questa come in altre occasioni, la domina e le impedisce di essere lucida.
Appena Roberta è uscita di nuovo per tornare in ufficio, Patrizia mi trascina con sé verso il letto, su cui precipita spingendo anche me; si lancia immediatamente sul pantalone e tenta di aprire la cintura. Vedo rosso. La prendo per i polsi e la scuoto violentemente.
“Senti, piccola deficiente; adesso basta; adesso cresci, se ci riesci; o vai a rompere le scatole a qualcun altro. Sono stufo di vedere una scimmietta ninfomane che fa i capricci come una bestiolina e, quando è il momento di rendere conto, si fa avanti esibendo la vulva convinta che gli altri se la sbatteranno e tutto passerà in cavalleria. La vita è fatta di cose assai più serie e diverse. Lasciami in pace e non mi toccare nemmeno se sto morendo e devi prestarmi soccorso!”
“Mamma, lo vedi tuo fratello come ti tratta male?”
“Ti ho trattata peggio quando ti ho lasciato fare e ti ho permesso di diventare una troietta che la da a tutti, senza pensarci, proprio come le bestie. Forse dovevo assai prima insegnarti il rispetto dei limiti e dei doveri.”
Patrizia minaccia.
“Quando saremo a casa, lo dirò a nonna e vedrai che ti combina.”
“Ha parlato la mongoloide; lo zio, in prima istanza; la mamma, se va male con lo zio e infine la nonna se va male con tutti e due. Credo che chiederò il ricovero coatto in un Centro di Igiene Mentale per evidente stato di immaturità irreversibile.”
“Ma come ti permetti? Immatura a chi?!?! Voi e le vostre arie supponenti. Io faccio a meno di voi e di tutti quelli come voi. Adesso me ne vado e che s’è visto s’è visto!”

