“Pensiamo piuttosto a imbastire qualcosa per cena, su.”
Il buonsenso prevale sempre, in Roberta.
Mangiamo dei bocconcini di carne che hanno comprato in rosticceria, io neanche li riconosco; le tre ne sono entusiaste, e ci prepariamo ad affrontare la notte a quattro in due stanzette piccole.
Roberta tira fuori un materasso da mare a due piazze e Patrizia lo gonfia col gonfiatore da spiaggia; alla fine, non è poi neanche così male.
Sopra ci stende il sacco a pelo che, per fortuna, è con cerniera ad apertura totale e diventa così una bella e comoda coperta.
La disposizione dovrebbe essere ovvia; io con Roberta sul letto e madre e figlia sul sacco a pelo.
Ma Roberta commette l’errore di chiedere come vogliamo disporci.
Naturalmente, Patrizia approfitta.
“Noi tre stiamo nel letto; voi fate l’amore alla grande tutto il tempo che volete. Quando sarete stanchi, Mario andrà sul sacco a pelo con la sua tata.”
A noi viene da ridere, ma lei è convinta, abbraccia Roberta, le sussurra.
“Fammi dormire con te … fammi vedere come fai l’amore …”
Ed è così suadente che alla fine Roberta acconsente.
“Si tratta di ripetere la soluzione della notte scorsa. E io per la verità non ho avuto nessun problema a fare l’amore davanti a Patrizia.”
Commenta per giustificarsi.
Detto fatto, in un lampo siamo tutti e tre nudi nel lettone, io e Roberta abbracciati e Patrizia dietro di me che mi fa sentire sul coccige la spinta del suo pube.
Ci abbracciamo con intensità, io e Roberta, e le mani svariano su tutto il corpo; io adoro le sue tette fresche e delicate, con i capezzoli appena accennati e dolcissimi da succhiare; ma godo anche a infilarle un dito nella vulva e cercare il clitoride.
Le impongo di stare ferma mentre la masturbo e le chiedo di lasciarsi andare a quella carezza; geme in continuazione, ansima, vibra, quando tocco un punto delicato; alla fine, lancia un urlo intenso, quando l’orgasmo le esplode dentro con tutta la sua carica.
Patrizia mi ha passato una mano sul davanti e ha preso il sesso, lo masturba delicatamente per un poco, poi rinuncia e si limita a tenerlo pulsante nella mano.
Roberta si è rilassata e se ne sta supina, con le gambe leggermente aperte; pare in attesa di essere penetrata.
La faccio ruotare su un fianco e la stringo a me premendomi sul ventre il culetto morbido e ben disegnato che si colloca perfettamente al centro della mia pancia.
“Se è il sedere che vuoi, devo prendere il gel.”
“No, amore. Voglio semplicemente sentirti dentro di me, nel ventre, sull’inguine, sui testicoli, voglio diventare una sola cosa con te. Posso?”
Tira indietro le mani, mi prende la testa e si fa baciare sulla nuca, sul collo, mentre fa aderire le sue spalle contro il mio petto.
“Così siamo un mostro con due sessi.”
“E perché non un corpo con due anime?”
La risatina alle mie spalle è da far perdere la calma.
“Che hai da dire, sciocchina impertinente?”
“No, niente; solo aggiungevo; un sedere con due natiche.”
E giù a ridere.
“Io il sedere te lo sculaccio tanto che per una settimana non riesci a sederti.”
Minaccio; ma Roberta è sempre più conciliante.
“Hai tanta voglia di qualche coccola anche tu? … Senza vulva né sedere, però … Dai, falle due coccole poi decidiamo come fare l’amore.”
Mi giro verso Patrizia che è pronta da sempre.
Si attacca a ventosa sulle mie labbra e mi succhia l’anima dalla bocca.
Le passo le mani su tutto il corpo, strofino a lungo i capezzoli e infilo due dita nella vulva; trovo il clitoride duro e pronto, lo stimolo un poco e, assai rapidamente, la sento ansimare, gemere, mugolare ed alla fine esplodere in un orgasmo lungo, intenso.
“Ti voglio bene, Mario … ti voglio tanto bene … Perdonami se non ho capito niente … ma ti voglio bene, devi credermi …”
Le passo un dito sulla bocca che è rimasta semiaperta dell’ansia dell’orgasmo.
“Anch’io ti voglio tanto bene … lo so che non volevi … Adesso ricominciamo da capo. …”
La lascio che si rilassa distesa supina e respira a mano a mano sempre più regolarmente.
Mi giro verso Roberta.
“Allora, questa copula?”
“Senti, professorone; le cose belle sono perfette e sono anima e corpo. Io, anche se non devo, ti amo; ma voglio anche la corporeità di questo amore. Quindi, prendimi e riempimi la vagina del tuo seme. E stavolta non voglio il meraviglioso sesso tenero e delicato che già ho provato con te; fammi sentire femmina e sbattimi.”
“Agli ordini, amore mio!”
Le monto sopra, le apro le cosce e mi ci inginocchio; prendo le caviglie e me le porto al viso, costringendola a spalancare la vulva davanti a me; accosto la cappella e comincio a spingere; sento che si lubrifica coi piccoli orgasmi che le esplodono; il membro avanza deciso e, memore della richiesta, spingo di colpo fino in fondo; urla anche per il dolore, perché ho veramente colpito duro l’utero.
Sto fermo per un poco, poi con un dito arpiono il clitoride e la porto all’orgasmo.
Non se l’aspettava ed esplode.
Poggio delicatamente i suoi piedi sul letto e li spingo indietro facendole piegare le ginocchia; mi abbasso col ventre sul suo e inizio a strusciare gli inguini, poi i ventri; i pettorali si schiacciano contro i suoi seni.
“Dio, mi stai possedendo tutta con tutto; e sto venendo con tutto il corpo. Dio, Dio … quanto ti amo maledetto … goooodooooo … godo, godo, godo, scoppio, mi sta scoppiando tutto!!!!”
Mi chino a baciarla.
“Stai bene, amore? Adesso posso eiaculare io?”
“Sono in paradiso. Scaricati dove vuoi, ricorderò sempre questa notte.”
Mi sfilo dalla vulva, la faccio girare e la pongo in ginocchio a quattro zampe; con un dito percorro la vulva e, subito dopo, infilo il sesso; spingo con forza, fino in fondo; la sento ancora gemere; le afferro da dietro le tette e le stuzzico i capezzoli; altre ondate di orgasmo si scatenano sul sesso.
Una volta dentro, decido di picchiare per arrivare all’orgasmo.
Spingo con forza una lunga serie di colpi, lenti, calmi, tesi e cercare i punti erogeni; quando mi sento fortemente caricato, la prendo con colpi brevi e rapidi; avverto l’orgasmo montarmi sull’asta e, quando lo sento vicino all’esplosione, l’avverto.
“Sto per venire, amore!”
“Non dentro!”
L’avvertimento arriva appena in tempo; strappo via il membro dalla vulva e lo appoggio sul sedere, coprendo la cappella per non disperdere la sborra che per fortuna si scarica sulla sua schiena.
“Si può sapere che ti ha preso? Prima mi dici eiacula dove vuoi, poi mi avverti all’ultimo che dentro non si può. Perché?”
“Perché volevo che mi venissi in bocca.”
“Dio buono, non l’hai mai toccato con le labbra, al punto che pensavo non ti piacesse e non te l’ho chiesto e tu mi fai rischiare l’infarto perché volevi che ti venissi in bocca!!!! Come si fa a non innamorarsi di una come te?”
“Ricordati che sei fidanzato e promesso sposo.”
“E allora? Io mi converto all’islamismo e divento poligamo.”
“Ma vaffan…!”
E’ stata Patrizia a parlare.
“Ti consiglio di non ripetermelo a P… dopo che i controlli ci metteranno l’anima in pace. Potrei anche prenderti alla lettera.”
Roberta scende dal letto e va in bagno borbottando.
“Guarda che mi hai combinato. Tutta la schiena devo lavarmi!”
Patrizia ne approfitta per scalciarmi fuori dal letto.
“Adesso vai dalla tua tata, bambino.”
Vado verso il sacco a pelo con molte riserve mentali; Oriana è nuda come tutti noi.
Mi sdraio sul materassino, di schiena a lei, e mi accosto al massimo, finché tutto il mio dorso è contro il suo petto; tira a se il mio sedere contro il suo ventre.
“ A me nemmeno le coccole di Patrizia?”
Mi sussurra.
“L’hai sentito? Stasera tu sei la mia tata ed io dormo con te come allora, quando cominciavano le mie pulsioni per il tuo sedere. Se fossimo a posizioni invertite, io sicuramente ti metterei un dito in vulva e ti masturberei …”
Mi passa una mano lungo il fianco e va a prendersi il membro barzotto.
Ne approfitto per passare una mano dietro la schiena, farla scivolar sul ventre ed andare ad artigliare il clitoride.
Non so dire se riesco ad eiaculare o se riesco almeno a completarle una buona masturbazione; dopo poco mi addormento e credo che si sia addormentata anche lei, nonostante la posizione infelice.


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