“Tanto vale che vieni nel lettone con noi; c’è spazio e non ti propongo un menage a trois ma solo di stare a guardare come ci amiamo, ma da vicino. Adesso avrei due curiosità alle quali potete anche non rispondere. La prima; avete già fatto sesso tra voi? La seconda; la condizione di viaggio di cui Mario ha parlato si riferisce a un ‘dopo l’amore’ in aereo o in aeroporto? Poi ce ne sarebbe anche una terza, ma solo per te, Mario; hai fatto l’amore anche con Oriana? Sai, questo elemento pesa nella vicenda.”
“Patrizia, lascia che chiarisca io. Sono stato invitato, quasi obbligato, da Patrizia a darle spiegazioni , anche pratiche, sulla sessualità; ma era ed è rimasta vergine. Poi pretese che la sverginassi per gelosia di Margie con la quale avevo fatto l’amore anche in vagina; e non mi sono rifiutato. Queste sono state le uniche occasioni di sesso vero. Altre esperienze sono più parziali e aleatorie. Oggi, in aeroporto, non c’è stato sesso nel senso della res in rem perché io ho delle riserve a copulare con Patrizia, non sapendo che esperienze abbia fatto. Io e te sin dall’altra volta abbiamo chiarito e dimostrato con certificati che non eravamo a rischio e facciamo l’amore a pelle, preoccupandoci solo che tu non resti incinta; con Patrizia non me la sento e abbiamo praticato il sesso degli adolescenti, quello fra le cosce. Ma proprio per questo le dicevo che mi avrebbe dato forza, perché ci ha ricondotti tutti e due ad una fase di genuina innocenza. Per quello che riguarda Oriana, quando ha saputo che sin da adolescente sbavavo per il suo sedere, prima ha fatto in modo da farsi possedere; poi mi dato la verginità anale. L’incontro coi tedeschi si è basato su una serata di sesso in cui io copulavo con Siglinde e lei con Zacharias. Sei sconvolta?”
“No, ma adesso capisco meglio certe allusioni di Siglinde al meraviglioso furfante, certe presenze lunghe di Oriana a Dusseldorf e forse anche il motivo di fondo che divide te da tua sorella. Vi amate, vi desiderate, anche; ma lei comincia a vergognarsi della colpa dell’incesto oltre che di altre questioni che non conosco.”
Squilla il telefonino di Patrizia.
“E’ mamma. Ti va se metto il vivavoce?”
“Però non deve accorgersene.”
“E chi se ne frega.”
“Ciao bambina, dove sei?”
“Sono a casa di Roberta.”
“E che ci fai?”
“Ci dormo, anzi non ci dormo perché lei e Mario sono impegnati in una straordinaria seduta d’amore. Tu lo sai come fa Mario; lui ama, non copula; lui fa l’amore, come dice lui; oppure lui fa tanto amore a chi ne ha bisogno, come suggerisce Siglinde.”
“Non mi pare che tu mi debba spiegare quello che so perfettamente per averlo provato e di cui ho tanta nostalgia.”
“Ah, quindi è per nostalgia che lo respingi come un appestato anche quando ti fa pubblicamente regali da centinaia di milioni? Da questa sera mi fai paura; anche per questo mi sono rifugiata da loro; io col tuo amante non mi sento sicura.”
“Ma quale amante?!?! Zacharias è solo un caro amico.”
“Col quale copuli abbondantemente ogni volta che vieni a Dusseldorf, e bada che sono 4 le volte in un anno, e che già per tre volte ha tentato di convincermi a finire a letto con voi.”
“Che significa; nessuno ti ha forzato; non volevi e non l’hai fatto. Non è reato desiderare di scoparsi una bella donna!”
“… a parte i casi di stolking quando ti hanno detto già no e ci riprovi.”
“Dio mio, come sei diventata moralista; dev’essere l’influsso di tuo padre che ti danneggia.”
Comincio a fibrillare di rabbia e Roberta mi deve abbracciare e baciare per impedirmi di scattare.
“Mi dispiace per te, archistar, ma hai finito con me; non ti seguo più, mi cerco la mia via e ti lascio al tuo fallimento.”
Interrompe la comunicazione e spegne il telefonino.
“Patrizia, amore mio, sei destinata a rovinare la mia vita. Adesso mi spieghi come faccio io, con la rabbia che abbiamo scatenato, con te nel letto che ti masturbi per me, mi dici come faccio a riprendere il colloquio amoroso che avevo avviato con Roberta? Sei un vero uragano!”
Roberta si stira come un gatto contro di me, si accuccia a cucchiaio offrendomi il sedere sul ventre e intanto, accarezza un seno di Patrizia che, quasi autorizzata, si china a succhiarle un capezzolo.
Il pene si rizza di colpo e balza contro il sedere di Roberta; lei allunga una mano dietro di sé, lo prende e guida la cappella alla vulva.
Comincio una penetrazione lentissima, a piccoli spostamenti del ventre; sento il membro che entra, quasi millimetro per millimetro, e le pareti della vagina che trasudano umori e lubrificano il passaggio; passo un braccio intorno al busto e cerco il capezzolo; incontro la bocca di Patrizia.
“Ah, state già lesbicando alle mie spalle!”
“No … davanti a te, gelosone!”
Mi fa Roberta; le stampo un bacio sulla nuca, poi scivolo in giù a baciarle le spalle.
Rinunciando alla tenerezza della posizione a cucchiaio, le afferro le natiche, sollevo un poco il sedere dal lenzuolo e spingo il sesso con foga nella vagina, fino ad urtare l’utero.
Tutto il percorso è accompagnato dai suoi gemiti e dall’urlo finale quando lo scontro con la cervice le procura un orgasmo leggero.
Patrizia abbandona finalmente il capezzolo, ma le lecca il viso.
“Sai di buono, di dolce, di bello. Tu sai d’amore.”
Roberta ricambia la cosa e conclude.
“Anche tu.”
Decido di scatenarmi nel rapporto decisivo e spingo con forza, da dietro, nella vulva di Roberta che resiste ancora chiusa e stretta, ma progressivamente, cede e si apre per lasciarsi penetrare e possedere.
La afferro per i fianchi sottili e delicati e spingo con forza, fino a farle male.
Si concede fino in fondo e insegue il suo piacere che sento montare dalla vulva fino all’utero.
Arriva un orgasmo che sembra fuoco d’artificio, con gemiti e urla suoi, con affannati mugolii miei, con l’esplosione contemporanea della eiaculazione di tutti e due.
Ci abbattiamo sul letto rilassandoci, in attesa del recupero totale dopo l’amore.
Il membro lentamente tende a scivolare fuori e Roberta, per evitare danni al letto, si precipita in bagno a liberarsi; Patrizia ne approfitta per impossessarsi del sesso e infilarselo in bocca, dove raccoglie tutti i residui del mio sperma e degli umori di Roberta, insomma i residui del nostro amore.
Infatti, il suo commento, a bocca ancora piena, è.
“Sa tanto di buono il vostro amore e il tuo, in particolare, mi piace sempre di più.”
Le accarezzo i capelli e la lascio fare; rientrando dal bagno, Roberta annuncia.
“Io adesso devo dormire perché domani mi aspetta una brutta giornata di lavoro e devo essere in forma.”
Patrizia accenna ad andare verso il sacco a pelo, ma Roberta la ferma e le indica il posto accanto a lei. Patrizia è perplessa.
“Alla peggio, nel sacco a pelo ci mandiamo l’artista bohemien; noi siamo due signore e dormiamo sul letto grande!”
Una serena risata argentina chiude una giornata difficile ma assai bella.
In qualche modo, riusciamo a prendere sonno; e solo alle prime luci dell’alba le pressioni delle due, che occupano il letto per intero, mi inducono, anzi mi obbligano, a trasferirmi nel sacco a pelo che, a quel punto, trovo finanche comodo.


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