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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 12 — Cose di famiglia 12- Patrizia - verso la Germania
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Cose di famiglia 12- Patrizia - verso la Germania

Il viagio in Grmania e il primo scntro con Oriana

geniodirazza
1 anno fa · 6.682 parole · 30 min
206 letture

Incalza Hans.

Intervengo per spiegare che in quella occasione si pensa ad una ipotesi di verifica della compatibilità tra architettura, edilizia e design.

Naturalmente, mi tocca spiegare che nella mostra è previsto un piccolo segmento che presenta un progetto architettonico e i materiali di design che per quello sono stati preparati.

Il discorso, però, invece di concentrarsi, si dilata e sono costretto a rivolgere uno sguardo pieno di interrogativi a Siglinde per farmi autorizzare a parlare.

Interviene direttamente e comunica che nel corpo della mostra sarà presentato il progetto dell’altra architetto … vale a dire Oriana, mia sorella, che ha vinto il bando di quel concorso e sta lavorando a quella realizzazione; nel contesto, si discuterà della collaborazione tra architetto e designer.

Le perplessità sembrano molte e allora salgo in cattedra a spiegare che anche le mattonelle della sala in cui siamo sono frutto di un disegno, opera di un designer; se questo è uno sconosciuto e le mattonelle sono industriali, i prezzi si abbattono e diventa facile il lavoro; se si vogliono mattonelle d’autore, bisogna cambiare registro.

Chiedo provocatoriamente al Presidente quanto possa valere un disegno per l’edilizia; dipende dal numero di copie che si vuole produrre; normalmente è di uno o due euro per copia, secondo l’autorevolezza dell’autore.

Quasi divertito, osserva che un mio disegno per quella funzione vale da dieci a venti milioni di euro.

Intervengo piccato.

“Calma, calma! Io non tengo in nessuna considerazione il valore economico; e Hans, che è stato presente a un evento a Roma, sa che rinuncio facilmente ai soldi a favore del valore culturale o sociale del disegno. Io per quel progetto ho pronti alcuni disegni; ma la mia intenzione è solo dimostrativa; se poi saranno altri a realizzare i disegni, tanto di guadagnato. Questa responsabilità è affidata a chi realizza le opere non al designer.”

Hans non la manda giù e osserva che comunque la mia mostra si presta a sostenere un’opera più commerciale che culturale.

“Caro amico, non sono d’accordo. Quando vedrai il progetto per intero, capirai che c’è una parte spiccatamente architettonica che è quella fondamentale e ci sono poi appendici strutturali che impegnano il territorio con tutte le sue realtà sociali e civili. Se io dovessi avere l’incarico dei disegni per le pavimentazioni, li realizzerei in funzione di chi vi passeggia e si trova comunque immerso nella cultura.”

“Ciò non toglie che sarebbe un’operazione ad altissimo costo e quindi irrealizzabile.”

“Hans, tu insisti sempre sullo stesso tasto e ti devo dare la stessa risposta. I conti, l’amministrazione competono ad altri. A me compete fare bei disegni; poi li espongo in mostra e fine.”

“Ma, dopo la mostra, chi sarà proprietario dei disegni?”

Decido di buttare in vacca.

“Forse vorresti che li regalassi a te per fare un po’ di soldi?”

Risponde per le rime.

“Non sarebbe una cattiva idea, aiutare un amico.”

“Mi dispiace per il mio povero amico bisognoso; ma, alla fine della mostra, i disegni restano di proprietà della progettista che ne farà l’uso che vuole. A me basta realizzare una bella mostra e dimostrare che architettura e design insieme possono collaborare. Se questa per te non è cultura, non posso convincerti del contrario. Tu resti con le tue idee, io con le mie.”

E’ il Presidente a porre fine al dibattito.

“Noi qui siamo tutti convinti che il dibattito su Architettura e Design è estremamente attuale. L’architetto Mario … ci ha offerto la sua disponibilità per convegni, stage o altro di simile. Noi possiamo senz’altro organizzare un convegno su questo tema e invitare esponenti da tutto il mondo, a cominciare dai due architetti qui presenti e animatori del dibattito.”

Un applauso fragoroso chiude la vicenda.

Hans mi si avvicina, mi stringe la mano e mi dice.

“Sei veramente bravo; sono certo che sei convinto di queste idee e so che sono giuste. Spero proprio che ti daranno spazio per lavorare anche qui.”

“Grazie, Hans, è stato importante per me, conoscerti.”

Mi fa ciao ciao con la manina e si allontana.

“Mia Sirena, che ne dici?”

“Qui ti stanno ammirando tutti. Io sono in adorazione e attendo che tu mi benedica per salvarmi l’anima”

“Ma tu sai qual è la mia benedizione?”

“Lo so benissimo ed è quella che sto aspettando. Senti, genio, qui è costume che si va tutti a cena e a ubriacarsi; tu ti accodi?”

“Sei pazza? L’alcool notoriamente inibisce il sesso; ed io devo fare tanto amore con te, questa sera. Se vuoi, andiamo a mangiare una cosina, poi a casa, anzi nel letto.”

“Guarda che si avvicina tua nipote; devo spostarmi?”

“Tu stai qua! Davvero credi che dopo averti sbandierato alla mia fidanzata, ti potrei nascondere a mia nipote?”

“Beh, a questo punto, può darsi che sia ambasciatrice di qualche messaggio; ho visto molto movimento tra gli altri. Cavolo, però, neanche ti hanno ringraziato per avergli consentito di rimettere in corsa il loro progetto. Poi l’idea di quel regalo di centinaia di milioni in disegni, non so proprio da dove ti sia venuta.”

“Mi è venuta da una frase; il sangue si mastica ma non si sputa. La conoscevi?”

Accenna di si con la testa.

“Scusami, sono caduta nell’equivoco di tutti. La controparte è tua sorella e tu vuoi correggere, non colpire.”

“Sai, la cosa bella è che quella frase me l’hanno detta Margie e mia madre, le persone a me più vicine in questa fase. Ora posso aggiungere anche te che l’hai capita. Ciao Patrizia, come va?”

“Mi porti con te?”

“Oh, mio Dio, io sono ospite di Roberta …”

“Roberta, ce l’hai un sacco a pelo?”

“Si.”

“Mi fai dormire in casa tua nel sacco a pelo?”

“Certo, io non ho problemi.”

“No, al tempo, Patrizia, cerchiamo di essere chiari e onesti; riesci a capire che io e Roberta staremo insieme solo questi pochi giorni e che in questo tempo vorremo fare l’amore quanto più è possibile? Credi che ci sarebbe facile farlo con te che dormi là per terra? O credi che sarebbe facile per te stare là a sentirci e vederci fare tanto amore?”

“Senti, Mario o zio Mario se preferisci, io non voglio andare a casa dell’amante di mia madre perché non mi va giù l’idea che lei, nella sua debolezza cronica, si faccia convincere al menage a trois che lui vorrebbe. Se lo preferisci, pagami per favore un albergo, io non ho soldi, o, se pensi di poter superare le stupide prevenzioni che ti poni, fammi stare ai tuoi piedi come un cagnolino e fai tutto l’amore che ti senti, come lo sai fare tu e come meritate che sia.”

“Deciso, vieni con noi; se devi fare il cagnolino, mi scalderò i piedi su di te; se poi architetterai un menage a trois con noi, vorrà dire che almeno lo avrai deciso tu.”

Roberta mi ha dribblato; Patrizia corre ad abbracciarla.

“Bada che il mio è un accampamento non la reggia da dove scappi.”

“Mi accampo con voi, parola di boy scout.”

“Roby, ci tratteniamo ancora o è il momento di andare?”

“Devi fare, capisci che DEVI fare il giro dei saluti, a cominciare dal Presidente e dalle autorità. Te le indico io di volta in volta.”

Patrizia mi tira per la falda.

“Mario, sei stato immenso. Ti amo alla follia!”

Roberta quasi scatta.

“Non ti allargare e rispetta anche lo spazio altrui. Siamo in molte ad essere folli per lui.”

Il giro dei saluti è un tormento lungo; alla fine resta solo la stanchezza e la noia.

Mia sorella, il direttore e i tedeschi sono scomparsi, quando arriviamo al posto dov’erano; strategicamente, hanno deciso di spostarsi per evitarci.

Provo una fitta al cuore per Oriana, ma il sorriso di Roberta mi riporta subito alla gioia.

Sulla via del ritorno, ci fermiamo in un locale a metà tra il pub e la trattoria, per mettere qualcosa nello stomaco.

Torno a parlare con mamma; apro il vivavoce su richiesta di Patrizia e racconto tutto lo svolgimento della serata che io definisco bella e Patrizia si affretta a celebrare come solenne, unica, immortale; le accenno uno scapaccione e mamma chiede se c’è Roberta; avutane conferma, le chiede quale è la verità; lei risponde che è più vicina all’entusiasmo di Patrizia che alla freddezza mia.

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