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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 11 — Cose di famiglia 11- Patrizia - Ancora tu
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Cose di famiglia 11- Patrizia - Ancora tu

Si apre lo scontro con i tedeschi e si conclude con un armistizio

geniodirazza
1 anno fa · 6.549 parole · 29 min
214 letture

“Posso provarci.”

“Me lo dimostri?”

“Come?”

“Completando quell’amplesso che da due giorni non riusciamo a concludere … ma senza predicozzi e accettando che sono impulsiva e imbranata … Sarebbe almeno un inizio di buona volontà.”

“Vieni qui, sgorbietto; fatti abbracciare!”

Sono più che convinto che sto commettendo un errore, offrendole un’altra possibilità; ma Patrizia riesce a smuovere comunque la tenerezza e mi lascio andare.

Ci trasciniamo sul lettone e lei si precipita a prendere in bocca il mio sesso.

Stavolta sembra impegnarsi allo spasimo e sento che la cappella le scende giù, supera l’ugola e affonda quasi nell’esofago; contemporaneamente, e incomprensibilmente, riesce a leccarla tutto intorno. Non so come faccia; ma ritengo opportuno stare zitto.

“Ti piace come ti succhio?”

Mi chiede interrompendo l’attività.

“Nessun dubbio; sei una grande esperta e una gola profonda mai vista.”

“Ma ti piace?”

“Non ti so dire. Mi sconvolge vedere che il mio sesso, che qualche mese fa ti provocava conati di vomito, oggi non ti solletica neppure!”

“Beh, l’arte si perfeziona!”

“Si, con una lunga pratica e con oggetti di ben altro volume!”

E’ comparsa mamma sulla soglia, ma Patrizia non può vederla; le faccio segno di stare attenta.

“Allora, ti piace la mia fellatio? Mi vuoi rispondere?”

“E’ tecnicamente perfetta. Ma sai che la tecnica non è il mio primo interesse.”

“Sono meglio di Margie?”

“Che domande! Margie è il mio grande amore; tu sei un’ottima amante; non c’è gara.”

Guardo mamma che mi appare sconvolta.

“Adesso me lo metti dentro?”

Siamo di nuovo al punto di scontro. Prendo dal comodino un preservativo, che avevo recuperato dalla scorta in studio, e glielo consegno.

“Sei capace di mettermelo con la bocca?”

“Ancora insisti col filtro?! Lo sai che non mi piace!”

“Mi dispiace. Se non vuoi, ci fermiamo qui. Se vuoi, prova a indossarlo con la bocca.”

“E che ci vuole?”

Dimostrando una padronanza non prevista srotola il condom sul membro facendolo arrivare fino alla radice, per effetto della sua capacità di ingoiare fino in fondo.

Le allargo con forza le cosce, fino a farle male e spingo l’asta fino in fondo, brutalmente; reagisce con un gemito e con un brivido.

Richiamo tutto il mestiere di puttano e comincio a sbatterla con metodo; avverto subito che l’alternanza tra piccoli colpi veloci e botte decise fino in fondo la fa venire e comincio a strapparle orgasmi.

Sono feroce.

“Lo vedi che manco lo senti e coli come un fontana; il tuo era solo pregiudizio contro il preservativo.”

“Ti amo … ti amo … dimmi che mi ami … perché non mi dici che mi ami? … “

Colpisco velocemente dieci, quindici volte, mi fermo un attimo, affondo fino alla cervice, fino a farle male, esplode urlando.

“Si, godo, vengo, ti amo … per favore, dimmi che mi ami.”

“E’ piacevole possederti. Ti piace come ti sbatto? O preferisci quando ti prendo più delicatamente?”

“Tutto … tutto mi piace da te quando mi prendi dolcemente e quando mi sbatti con forza. Mi piace il tuo sesso e come lo usi.”

La porto ad esplodere ancora due o tre volte; poi mi fermo e la faccio girare.

“Adesso pensiamo al sedere!”

“Si, riempimi il retto. Dimmi, Margie copula come me? Ha il sedere morbido e disponibile come il mio?”

“Dimentica Margie e copula!”

Guardo mamma.

Sta piangendo.

Sollevo Patrizia sulle ginocchia e le sbatto il membro nel sedere, senza lubrificare, senza prepararla; la posseggo e basta. Si eccita e comincia a godere anche dal sedere.

“Adesso vieni; non ce la faccio più; sono venuta troppo; è stato troppo bello.”

Sfilo di colpo il membro dal sedere, la rovescio supina, mi strappo il preservativo, le infilo il sesso in bocca e comincio a pomparla in bocca, fino in fondo, fino a soffocarla, se mi riuscisse; metto tanto odio in quella copula in bocca che sento di vergognarmi di me stesso.

Lei neppure si accorge di come la sto umiliando; gode con tutto il corpo e afferra il sesso, lo manovra nella bocca, cerca l’orgasmo e non lo riesce ad ottenere.

“Cosa ti succede? Perché non vieni?”

“Non lo so! Sarà la rabbia per tutto quello che sta succedendo; sarà lo stress; sarà che sono stanco; sarà che improvvisamente mi sono ricordato di quando facevo il bull e mi sbattevo tutte quelle puttane per passare poi dalla cassa a riscuotere il compenso; sarà che sto pensando al mio amore per Margie e mi vergogno di essermi abbassato a copulare al tuo livello; sarà quel che sarà ma per la prima volta in vita mia ho avuto una defaillance. Forse invecchio e devo entrare nella logica del matrimonio. Non insistere, per favore. Non ce la faccio ad eiaculare.”

“Evidentemente, per te sono troppo brava!”

“Evidentemente sei troppo cretina per offenderti quando ti umiliano e non lo capisci.”

E’ mamma che è intervenuta.

“Nonna, che dici?”

“Allora, gola profonda, ora il pisello di Mario ti fa il solletico e ti sguazza a vuoto nella vulva spampanata che ti ritrovi? Sei diventata la più grande succhiatrice? Riesci a spremere sperma dai testicoli di chiunque? E questi sarebbero i tuoi meriti? Ed hai il coraggio di chiedere amore mentre ti stai esibendo come la più lurida delle puttane da marciapiedi? No, nipotina bella, ho assistito allo spettacolo più penoso del degrado umano, un livello a cui non pensavo che nessuno potesse abbassarsi. Siete malate, tu e tua madre; e nessuno vi può aiutare perché non volete farvi aiutare e vi cullate nella stupide illusione di essere le migliori perché date la vulva senza nessun sentimento. Mi sanguina il cuore, ma ora so che vi ho perdute, per sempre.”

Sta piangendo e si allontana a spalle basse.

“Una nipote di fronte alla nonna che piange cerca quanto meno di consolarla. Neanche questo sai fare e reclami il ruolo di nipote. Sei ignobile!”

Esco anch’io dalla camera.

Dopo un poco, la vediamo uscire come un cane bastonato.

Si ferma davanti a me.

“Mario, ti prego, aiutami … aiutaci!”

La sua implorazione mi fa male.

“Sono due giorni che cerchiamo di aiutarvi. Voi non volete essere aiutate, anche se a parole lo proclamate. Mi hai chiesto una prova concreta di buona volontà e ho cercata di dartela, per essere invece trascinato nel gorgo della copula, senza nessuna concessione ad un minimo di sentimento. Forse toccherebbe a te, adesso, dare una prova di volontà; ma non può essere dichiarare l’amore a parole, se poi non lo dimostri. E non so neppure se certe convinzioni ormai possano essere corrette. Stavolta dovresti essere tu a spiegarmi chi sei e perché sei arrivata a questo punto. Tra l’altro rientrerebbe nelle tue competenze professionali, ma tu stai distruggendo anche quelle. Mi dispiace. Ci teniamo in contatto, nel caso che decidessi di andare con te in Germania. … Io ci sono sempre per te, ma solo per parlare. Se non azzeri la tua smania di affogare tutto in una copula violenta, non riuscirai mai a ricominciare; e se insisti con le copule risolutrici, spero almeno che tu abbia capito che un vecchio escort come me ha più frecce al suo arco di quante possa averne tu al tuo. Stammi bene e fatti viva se avrai voglia di affetto e solo di quello.”

Mamma non la lascia andare via così; la abbraccia con forza.

“Scusa se ho ecceduto; ma sono ancora fuori di me.”

La bacia in fronte e la lascia andare via.

Fine del capitolo 11
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geniodirazza
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