“Ma così resta fuori la Società.”
“E chi se ne frega? Quando c’è separazione o divorzio, qualcuno si fa male. Nel divorzio tra la vostra signora architetto e la sua famiglia, la Società si fa male, si fa parecchio male, lo so; ma così è la vita; una volta si vince e una si perde.”
Hans non sa che pesci pigliare; si fa avanti Roberta.
“Ciao, Mario, ti rendi conto che per un vostro problema familiare, una struttura importante rischia una crisi?”
“Stai dando i numeri? Questo è il contratto di esposizione stabilito da voi, anche con la tua presenza, addirittura due anni fa. Si parla solo di Mostra. Ora, che problema avete?”
“La Società è il maggiore sponsor del Museo e non può tirarsi indietro, dopo aver anche annunciato quest’evento come centrale per l’attività dell’anno.”
“Non posso risolvere io i problemi della società.”
“In sostanza, dici che dobbiamo rinunciare alla Mostra …”
“Se non volete rinunciare alla presentazione … io da dopodomani lavoro con l’Associazione al progetto della Mostra.”
“Mario; ma non vedi nessuna via di uscita?”
“Roberta, tu sei italiana?”
“Si, di origine …
“E di sentimenti, per quello che ricordo. Bene, c’è stato sin dall’inizio un elemento pregiudiziale che nessuno di voi ha saputo o voluto prendere in considerazione; il sentimento di una madre che chiede di parlare con la figlia, l’arroganza della figlia che si fa negare e la complicità di Siglinde che non la obbliga, con la forza che le dà la Società, a comportarsi da figlia. Se la presentazione stasera va a rotoli, prendetevela con la signora che, per sfuggire a responsabilità morali, causa un enorme danno di immagine e, quindi, economico.”
“Ma allora lo capisci il danno?”
“Basta sfogliare qualche sito per sapere che la Società ha puntato tutto su questo progetto e su questa presentazione. Quello che non capisco è perché sostenete la vigliaccheria di una poveraccia a danno degli interessi della Società.”
“Noi non abbiamo potere di condizionamento.”
“E allora rispettate il contratto e andiamo avanti come concordato. Oppure, rinunciate alla mostra, fate la presentazione del progetto e il giorno seguente ve la vedrete con la stampa.”
“Come ti ha definito Siglinde? Un meraviglioso furfante. Ecco, tu sei questo. Ormai possediamo tutti gli elementi per capire. Tu hai innescato questo processo, perché una sera in un hotel in Italia hai detto che si poteva abbinare le cose ed anche in maniera convincente; poi, per problemi tuoi, non sei stato più convinto della scelta ed hai rinnegato quello che avevi detto, e che erano solo parole. Ma qui maramaldeggi.”
“Brava Roberta che conosce il verbo difficile. Hai saltato uno o due passaggi fondamentali. Nel documento che faceva riferimento all’ipotesi del connubio, era anche precisato che l’architetta, usiamo il femminile per chiarezza, doveva invitare il designer a collaborare per preparare il trait d’union tra mostra e presentazione. Bada bene a questo passaggio, perché quello seguente è la radice del male. La vostra architetta non ha mai convocato il designer, gli ha tolto persino il saluto per tutto l’anno e questa sera, ciliegina sulla torta, si nega a sua madre e sta litigando al telefono con sua figlia che le muove le peggio accuse. Se guardi il monitor, vedi che vibra per le interferenze del telefonino in funzione, che è troppo vicino.”
“OK. E’ difficile nasconderti qualcosa, lo devo ammettere. Ma non c’è nessuno spiraglio ad una soluzione pacifica?”
“Certo. Basterebbe che ciascuno facesse la sua parte correttamente”
“Per esempio?”
“Insomma, tutti i protagonisti si sono eclissati o si nascondono e a confrontarci siamo rimasti io e te, che , nel complesso delle persone, siamo quelli che in comune hanno solo ricordi di tenerezza e non di guerra.”
“Io, per me, sono stata innamorata di te; per una notte, ma lo sono stata!”
“Ed io, come dice Siglinde, ti ho fatto tanto amore che, nel mio linguaggio, si traduce ho fatto l’amore con te con tutta l’anima con tutto il corpo e con tutti i sentimenti.”
“Non ti nego che speravo proprio di ripetere quell’esperienza, in occasione della mostra, ma purtroppo non credo che la Società ti lascerà spostare la mostra all’Accademia.”
“Un premiato a Berlino e a Milano come miglior designer dell’anno? Conosci Johannes Schmidt?”
“Quello del … ?”
“Già, quel giornalista che mi stava sempre addosso forse perché era affascinato dalla Sirena che mi accompagnava.”
“Ma dove?”
“A Roma, dove ho inaugurato la mostra venerdì scorso.”
“E lui era lì?”
“Già; mi ha dichiarato immensa adorazione. Se gli dico che quella mostra da Roma non è venuta a Dusseldorf per i capricci dell’architetta della società, quello scatena un tale putiferio che la Società rischia di chiudere i battenti.”
“Beh, a queste condizioni, sei in una botte di ferro.”
“Visto che ormai siamo i due soli interlocutori, per favore domanda cosa intende fare il direttore, di questa vicenda.”
“Ti riesce difficile capire che le teste stanno fumando mentre cercano una soluzione?”
“Scusa, ma, detto fra noi, è possibile che mia sorella sia tanto ostinata contro sua madre e suo fratello? Hai qualche idea su cosa la spinge ad irrigidirsi tanto?”
“Siglinde dice che si vergogna di fronte a te perché pare che fosse un pulcino bagnato quando si sono conosciute con te presente e che, subito dopo l’assegnazione dell’appalto, si è scatenata in una presunzione di onnipotenza che l’ha indotta a commettere vari errori; più va avanti, più si vergogna di fronte a te, più si allontana. Finché la separazione è risultata netta e inconciliabile. Ora che i nodi vengono al pettine, pretende che le castagne dal fuoco gliele tolgono Siglinde e Zacharias. Non so proprio cosa dirti. E’ un grave caso di squilibrio emotivo e solo tu puoi avere la chiave per arrivare a lei.”
“Io non voglio nascondermi dietro il ditino. I due, Siglinde e Zacharias, sono disposti ad abbassare la cresta, mettendo lei da parte, senza umiliarla?”
“Cosa intendi?”
“Io do le coordinate della mostra; loro si attengono alle mie scelte e cerchiamo di conciliare gli opposti. Ma loro, che non hanno gli squilibri di Oriana, devono essere chiari, coerenti e limpidi nei comportamenti.”
Breve consulto.
“Va bene, si farà ogni cosa come detti tu. Solo, dicono che sarebbe bello se tu venissi in visita al Museo per valutare gli spazi e la loro utilizzazione. Tra una settimana ci sarà un galà all’Associazione e farebbe assai piacere a loro se tu potessi essere presente. Ovviamente ti sarebbero garantiti volo aereo, albergo, tutte le spese ed anche un piccolo onorario. Ti può interessare?”
“Mi interessa. Ma prima devo verificare altri impegni; non vorrei ci fossero accavallamenti. Per l’albergo, non si potrebbe risolvere come l’altra volta?”
“Intendi a casa mia?”
“Si, proprio quello intendo.”
“Io sono ancora sotto il fascino di quell’incontro. Se lo rinnoviamo, mi fa solo bene alla pelle.”
“Allora mi libererò per te.”
“Aspetta, mi dicono che anche la figlia di Oriana dovrebbe venire. Nel caso, potreste viaggiare insieme?”
“Con piacere; anzi, con amore!”
“Grazie per aver smussato gli angoli. Tutto è bene quel che finisce bene!”
“… e l’ultimo chiuda la porta … diceva il saggio! Ciao.“
”Ciao. Alla prossima settimana.”
Patrizia ha l’aria del cane bastonato.
Con lo sguardo le chiedo cosa ha.
“Mamma sta andando fuori di testa. … Si vergogna di quello che ha fatto … ma non ammette gli errori nemmeno a se stessa … ha paura del tuo giudizio e spera sempre che tu le dica brava … ma tu massacri le persone col tuo amore per la verità, senza ammettere debolezze; adesso è terrorizzata soprattutto dalla reazione di nonna.“
“Hanno detto che la settimana prossima andiamo insieme su.”
“Mi vuole vicino perché si sente sola e non può tornare ancora a P…”
“Certo, anche io sono nella merda; visto che sono la causa del male, non posso essere anche il rimedio.”
“Cavolo, ma un colpo di spugna una sola volta per tutto? … Non credi che servirebbe almeno a ricominciare?”

