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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 9
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Capitolo 9 di 20 28 min di lettura

Cose di famiglia 9 - Margie 1 Chi non muore

Margie ricompare e conquista il suo posto accanto a Mario

geniodirazza
1 anno fa · 237 letture · 0

“Montami.”

Mi suggerisce ed io la sbatto con foga, quasi con violenza; so che le sto facendo male, che si troverà poi il pube pieno di lividi; ma non mi dà requie.

Per un attimo mi sfiora il sospetto che stia facendosi mettere incinta e mi blocco; se ne accorge e mi urla.

“Non sono fertile … vieni dentro di me … fammi godere ed esplodimi dentro … ti amooo … ti amooo … vengooooooo.”

Appena si riprende la prendo ancora in giro.

“Ancora una volta in contemporanea? Qui rischiamo la monotonia!”

Ridiamo ambedue di gusto.

“Se la monotonia è fatta di orgasmi simultanei, venga pure. Poi domani è domenica e stasera non abbiamo il coprifuoco alle due …”

“Ah, giusto … il famoso sabato del bancario con copula obbligatoria con la moglie che in settimana si è fatta sbattere da bei palestrati!”

“Stupido!”

Non poteva esserci altro commento.

Ci fermiamo e per qualche minuto ci limitiamo a tenere carezze e sdolcinate smancerie da innamorati.

Poi ricominciamo e per tutta la notte non facciamo altro che amarci, godere, riposarci e ricominciare.

Margie è proprio un pozzo di sorprese; intanto, è praticamente instancabile; in secondo luogo non rifiuta nessuna ipotesi di novità, ma cerca lei stessa di rinnovare il repertorio; poi, pur essendo un’insaziabile divoratrice del sesso in tutti i buchi, riesce a godere moltissimo di tutte le stimolazioni, dalla lingua alle mani fino al semplice contatto epidermico; per forza, devo pensare di dedicarmi a lei per tutta la vita e di amarla al di sopra di ogni cosa.

Prendiamo sonno verso l’alba e dormiamo, necessariamente, fino a che il sole è alto; l’ipotesi di uscire in giro per la città diventa pura illusione.

Ci prepariamo a uscire solo per il pranzo; non mi va che si metta a spignattare l’unico giorno che può essere tutto per noi; andiamo in un ristorantino simpatico in uno dei vicoli della città e poi, quasi calamitati dal letto dove sappiamo di avere solo poche ore, torniamo in casa, ci spogliamo e ci mettiamo a letto.

Ma non facciamo subito l’amore; a Margie è rimasto sospeso il discorso della mostra in Germania, me lo fa capire e, mentre ci sbaciucchiamo nel letto, mi ascolta mentre le racconto tutto.

All’inizio non mi riesce agevole narrare, perché mi frena l’idea di parlare a Margie del mio rapporto incestuoso con mia sorella; lei però mi smonta immediatamente.

Ci eravamo incontrati perché con Patrizia non si nascondevano niente; questo comportamento era durato anche per alcuni mesi quando era a Bolzano e, quotidianamente, si intrattenevano al telefono anche per ore, comunicandosi i particolari anche più intimi e scabrosi; sicché, potevo dare per scontato che sapeva assolutamente tutto e non farmi problemi di sorta.

Posso allora raccontarle della complicità con mia sorella fino all’acquisizione dell’appalto per i lavori del ponte e, successivamente, dell’inspiegabile cortina di silenzio caduta tra noi.

Le dico anche che nell’accordo coi tedeschi mi ero lasciato trascinare a promettere che avrei chiesto al Museo di ospitare nella mia mostra una presentazione del progetto, in termini di corretta non - invadenza; e che adesso, dopo che la sua notorietà è decollata, Oriana sta tentando di stravolgere i rapporti mettendo in ombra la mostra per far emergere la presentazione.

A riprova, le mostro sul telefonino le due proposte a confronto per la pubblicità, la mia e quella avanzata a mia insaputa da Oriana, in cui chiaramente è la sua iniziativa a giganteggiare.

Mentre racconto, anche il tono della voce si fa più cattivo.

Margie ascolta in silenzio, poi comincia a sorridere e quasi ride; mi risento.

“No, aspetta. Lo vedi, prendi cappello immediatamente, quando parli di questa cosa.”

Mi spiega poi che la mia reazione è evidentemente quella di un innamorato disilluso dalla donna amata e non di un professionista derubato del lavoro; aggiunge anche che non riesco a vedere che mia sorella, dopo essersi emancipata, vuole eliminare anche e soprattutto chi l’ha aiutata, per non dovere riconoscere a se stessa di non essersi liberata da sola.

Quella reazione è più che naturale e, in certo modo, anche legittima.

Infine, mi ricorda che stiamo parlando di mia sorella; secondo un detto popolare, ‘il sangue si mastica ma non si sputa’ per intendere che, tra fratelli, anche gli scontri più violenti e sanguinosi trovano poi un composizione che nasce da una radice cromosomica.

“Nel tuo caso, c’è l’aggravante che hai amato tua sorella, e non solo platonicamente, e che forse ne sei ancora, più o meno consciamente, innamorato. In questa vertenza, la cosa migliore è cercare soluzioni, non inventarsi ulteriori motivi di scontro.”

In quel momento, sento di adorarla quella donna, capace di possederti anche nella mente con la sua perspicacia; un poco mi rode dover ammettere che è mio dovere comporre la vertenza; ma anche per questo amo Margie che mi ha aperto gli occhi.

Il tempo passa in fretta, quando ti diverti; e il pomeriggio è volato, nelle amene conversazioni. Ci accorgiamo che ci resta poco tempo da trascorrere insieme e, inesorabilmente, un velo di tristezza cade, dentro e fuori di noi; Margie lo materializza accoccolandosi sul mio petto, quasi a piangere sulla spalla.

Ma non piange e da la sensazione che raramente si lascia andare a manifestazioni eccessive; la domanda peggiore è però nell’aria.

“Domattina parti quando io vado in ufficio. … Quando pensi che ci potremo rivedere?”

“Fra due settimane!”

Il mio tono è deciso perché ho già rivoltato in me la domanda un milione di volte e una soluzione credo di averla raggiunta.

Margie mi guarda con aria interrogativa.

“Da P… a Roma ci sono al massimo due ore di macchina; io non ho orari da rispettare, salvo il caso di impegni particolari. Un fine settimana ci concede 3 notti di sesso sfrenato, venerdì, sabato e domenica, e un giorno intero di amore tenero e affettuoso, la domenica; io vengo qui il venerdì pomeriggio e riparto il lunedì mattina; questo non incide affatto sul mio lavoro e neanche sul tuo. Fare ogni settimana il blitz, è troppo impegnativo per molti versi; ma ogni due settimane lo faccio con tutto il cuore. Quindi, da oggi a quando ti trasferirai a P…., io ogni quindici giorni voglio essere qui con te per un week end. Se si frappongono viaggi, mostre o altro, dovremo rinunciare qualche volta. Ma ti assicuro che verrò, anche a piedi, se necessario!”

Mi abbraccia con foga e mi bacia con intensità.

Vorrei fare l’amore, ma mi fa osservare che dobbiamo almeno mangiare qualcosa per cena e che in casa non c’è quasi niente.

Andiamo a mangiare la solita pizza e ci basta guardarci negli occhi per metterci a ridere come matti, di fronte all’ennesima ‘abitudine’ che in pochi giorni abbiamo già sedimentato.

Quando rientriamo, ci scateniamo in quella che sembra ‘l’ultima volta’.

Margie non mi dà il tempo di spogliarmi che mi sta letteralmente divorando il corpo di baci e di succhiate; quando affonda la bocca sul membro, sembra quasi voglia farlo sprofondare fino al ventre o soffocarsi.

Sono decisamente sconvolto dalla carica emotiva che c’è in quella fellatio; la afferro per i fianchi e la costringo a salirmi con la vulva sul viso; voglio anch’io bermela tutta fino a soffocarmi; affondo il viso tra le cosce e lecco, succhio, bacio, mordo alla cieca; tutta la vulva è come la ciotola del gatto, leccata fino alla fine e anche oltre, alla ricerca di quella briciola di piacere che c’è lì in fondo; la mia lingua sprofonda sempre più e trasmette al cervello elettriche scosse di libidine che mi infiammano, mi esaltano e mi fanno impazzire.

Sento che lei mi esplode in bocca un orgasmo violento, ricco di umori, entusiasmante e, per l’eccitazione, scarico nella sua bocca un’eiaculazione infinita, che mi svuota completamente.

Restiamo per alcuni minuti fermi così, membro e vulva in bocca, ad assaporarci e interiorizzare i sapori, gli odori, il gusto dei nostri corpi e del nostro amore quasi per fissarli nella memoria e ricordarli per i prossimi quindici giorni, almeno.

“Mi dispiace essere venuto così presto; ora non so se riuscirò a salutarti come avrei voluto, con un amplesso storico.”

“Fino a domattina ce la puoi fare a recuperare. Se no, ti resterà la voglia di tornare prestissimo a ricostituire il nostro androgino privato.”

“Ti amo … alla follia!!!!”

“Il solito esagerato; anch’io ti amo, ma non voglio impazzire; anzi, ogni momento voglio essere presente a me stessa e godermelo, questo amore, come la cosa più bella che la vita potesse darmi.”

Continuiamo ad amarci a coccolarci e, di tanto in tanto, a fare sesso … fino alle due, quando, sorridendo sull’ennesimo rito abitudinario, Margie mi ricorda che l’indomani lei deve lavorare ed io fare un viaggio non pesante ma neanche leggerissimo.

Ci svegliamo alle sei e riusciamo a pomiciare un poco mentre ci prepariamo.

Alle sette, puntuali come la morte, siamo in strada, vicino alla mia macchina già caricata e pronta alla partenza. Il magone è forte, per tutti e due, e le ombre del dubbio oscurano i volti; ma ci facciamo forza; non posso neppure baciarla, perché ha l’abito del ruolo.

“Considerati baciata dove sai che a me piace.”

Le sussurro; lei sorride d’amore.

“Telefona, ogni tanto. Fammi sapere come vanno i tuoi progetti.”

“Sognami e ricordati che ti amo, infinitamente.”

Ci facciamo ciao con la manina mentre lei si allontana e io, avviato il motore, parto per tornare a casa.

Prima di andare avanti…

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