“Dieci; non ti permettere di confonderti, che ti ammazza.”
“Dicevamo allora che stasera dobbiamo andare a fare una ricognizione del terreno di scontro. D’accordo con Salvo e con Marzio, ricordi, il sommelier?, avremo un tavolo che ci consenta di osservare la commissione senza essere notati per non sciupare la sorpresa. Io ho una mezza intenzione, nel caso che se ne presenti l’occasione, di tentare direttamente l’approccio con la donna, anche per dimostrare a Patrizia che deve ancora rendere omaggio alla classe pura. Tu ti limiterai ad osservare tutto quanto possa servire; come si comportano e come devi comportarti tu, da quale sollecitazione sono stimolati e come reagiscono. Insomma, dovrai analizzarli e preparare l’atteggiamento. Ti ho detto di portare anche Patrizia perché la sua troiaggine è decisamente più matura ed esperta della tua, visto che per anni hai vissuto nella clausura. In tre forse avremo un quadro più chiaro; se riesco a farmi fare da Siglinde almeno una fellatio nei bagni del ristorante, comincerò a sperare; comunque dopodomani al confronto useremo tutte le armi, lecite e illecite.”
“Ok. E’ tutto? … Posso allenarmi un poco?”
“Si, ma solo se ci metti tantissimo amore.”
L’atteggiamento di Oriana mi sconvolge, quando la confronto alla donna che era solo qualche mese fa; e glielo dico.
“Piccolo, non fare il santarellino; lo sai perfettamente che buona parte del merito, o della colpa, ce l’avete tu e mamma.”
“Mamma?!?! … ha inciso così tanto?”
“Amore, per tre mesi senza soddisfazione, gli unici momenti di relax e di amore me li ha dati mamma; ho passato più tempo a letto con lei che con mio marito; e solo con lei ho toccato vertici di piacere che non so dirti.”
“Hai capito, la mammina e la sorellona!!!! … E io avanti con le mani quasi tutto il tempo!”
L’attiro a me e l’abbraccio con forza; mi piace sentire sul mio petto il calore delle sue tette e sull’inguine la tenerezza del suo ventre sul quale il mio membro si inalbera di colpo.
Il bacio che ci scambiamo riassume tutta la voglia che abbiamo di divorarci, di compenetrarci, di essere una sola cosa.
La sollevo da terra e la porto, così sollevata, fino al lettone, dove la faccio sdraiare con i piedi ancora sul pavimento.
Vorrei spogliarla lentamente, ma Oriana freme dal desiderio di sentire la pelle nuda contro la sua e si sbarazza in fretta dei vestiti; mi meraviglio di me stesso quando, di fronte al suo corpo statuario e ai ricci della sua vulva, sento insieme passione, eccitazione violenta e tenerezza per quelle forme bellissime; mentre lei mi spoglia freneticamente, non smetto di carezzarle la pelle morbida delle tette, di stringere tra le mani la consistenza del ventre, di vagare in mezzo ai riccioli del pube.
La spingo delicatamente sul letto e le divarico le gambe. La vulva ora è lì, meravigliosamente aperta al mio sguardo, già umida d’amore; mi abbasso in ginocchio quasi per adorare quella meraviglia e comincio a baciare il ventre e il pube; poi scendo tra le grandi labbra e cerco il clitoride.
Oriana è tutta un seguito di esplosioni di libidine; geme, sussurra, articola fonemi strani, lancia piccoli urli ogni volta che la mia lingua colpisce un nuovo centro di piacere; il mio godimento invece è tutto interno, di cuore e di cervello.
Io amo questa donna, anche se so di bestemmiare perché è mia sorella; io amo il suo corpo tutto insieme; ma amo anche i suoi capelli corvini; amo i suoi occhi ammaliatori, le sue labbra tumide, il suo seno meraviglioso.
Io amo tutto di lei, anche i suoi orgasmi meravigliosi e a volte strani, le sue passioni, le sue tristezze e le sue gioie.
Mi rendo conto che la sto mitizzando pericolosamente, ma non posso e non voglio farci nient’altro che amarla infinitamente, per quello che significa, per quello che è, per quello che potrebbe essere. Mi accorgo di comunicarglielo, soprattutto con le labbra che, strette intorno al suo clitoride a succhiarlo fino all’anima, la fanno esplodere in un orgasmo di cui avevo dimenticato l’irruenza; lo spruzzo dalla vulva dei suoi umori vaginali mi inonda la bocca e mi allaga il viso, quasi accecandomi per un attimo; la sento urlare di gioia, quasi di liberazione.
Nel mio cervello qualcosa si spezza e la mia mente vaga in praterie infinite di piacere; il sesso è ormai un obelisco di cemento armato che lascio andare quasi a terra senza prendermene cura. Mi tiene la testa tra le mani; ho quasi la sensazione che mi voglia assorbire nel suo utero, rendermi definitivamente una parte di se; poi lentamente si placa.
“Come vanno le tue tensioni?”
Le chiedo in tono scherzoso.
“Uhm … non so … ho ancora bisogno di stimoli … dentro …”
L’invito è chiaro.
La faccio spostare più comodamente sul letto e salgo in ginocchio a fianco a lei.
Vorrei fiondarmi sulle tette, ma lei mi previene e attira sulle sue labbra la mia bocca e sul suo corpo disteso il mio tutto intero.
“Abbracciami a francobollo.”
Non capisco ma intuisco che vuole sentire tutto il corpo su tutto il corpo e lo faccio; sento che si stringe e si adatta come se ogni centimetro di pelle dovesse essere baciato dal centimetro di pelle opposto.
Sento la goduria alzarsi con enorme intensità dai talloni per tutto il corpo fino al cervello e qui esplodere in fuochi d’artificio; ce ne stiamo così, quasi immobili, per un tempo che pare eterno ed è di pochi minuti nei quali mi pare di danzare tra le nuvole.
Comincio a muovermi lentamente, delicatamente e sento che l’eccitazione si impossessa di tutte le fibre dei corpi, del mio e del suo.
“Prendimi!”
Mi suggerisce ed io con estrema cautela divarico le sue gambe, mi assesto in mezzo e cerco con la punta della cappella la sua sorgente di vita; guidato dalla sua mano, il membro trova la vulva ed entra; lei sussulta e geme; spingo lentamente e continuamente; il sesso percorre tutta la vagina accompagnato da gemiti, singhiozzi e piccoli urli di lei che gode.
Poi la punta incontra l’utero; mi fermo per non farle male, ma Oriana spinge per sentirsi posseduta ed urla, ma non di dolore, quando il collo dell’utero è violentato dalla penetrazione.
“Si … si … tutto dentro … tutto l’amore dentro … Mario, ti amo … sono tua … sei mio … non uscire più … resta in me per sempre …”
Sono intenerito dal suo amore e mi sento straziare dentro, perché anch’io vorrei esattamente quello, prendermela per sempre e portarla via fuori dal mondo.
Poi mi rendo conto che sono solo vaneggiamenti da innamorati e mi limito a passare un dito sulle labbra, quasi per imporle di tacere.
Ma lei ne approfitta per prendere il dito in bocca e succhiarmelo.
“Amore, se lo vuoi in bocca, devo tirarlo via dalla vulva …”
“Nemmeno per sogno. Lo voglio in bocca, lo voglio in mano, lo voglio tra le cosce, lo voglio tra le tette, lo voglio anche profondamente nel sedere. Ma non voglio assolutamente, per ora, che me lo togli dalla vulva. Lascialo là e fammi sentire che mi riempie, che mi dà gioia, che mi dà amore. Poi faremo anche altro; voglio amore da tutti i buchi, ti ho detto. E confermo. Forse oggi non riusciremo a fare tutto, ma ora ho deciso che tu sei il mio amore e che voglio amarti quanto più è possibile, anche tutti i giorni, anche più volte al giorno.”
Sembra invasata d’amore; le tappo la bocca con un bacio stratosferico e per alcuni minuti sentiamo solo le lingue che combattono nelle bocche e la saliva che passa dall’uno all’altro.
Quando finalmente riusciamo a staccarci e a stenderci un poco sul letto, Oriana balza di colpo verso il mio ventre, afferra il membro.
“Adesso tocca a me leccarti”
Esclama; ed inizia una fellatio che mi lascia perplesso, visto che fino a pochi mesi prima era assolutamente imbranata.
Oggi invece è scatenata ed esperta; mi lecca tutta l’asta, dalla punta alla radice, e scende poi sotto per succhiarmi i testicoli, una per volta, accentuando la mia tensione erettile; ritorna poi sulla cappella e la prende in bocca leccandola tutto intorno; gli spasmi sono immensi e devo sforzarmi per non eiaculare; so che per lei non è finita, che vorrà di più e che io glielo darò.
