Mi sento scomparire nel gorgo del piacere e sento tutte le fibre del corpo attraversate da scariche elettriche; sento che l’orgasmo monta e la avverto.
“Trattieniti ancora un momento .. ecco … ora eiaculami dentro che io ti godo tutto … si … si … ecco … sto godeeeendooooooo.”
“Anch’io!”
Riesco appena a sussurrare prima di cadere in un deliquio che mi stordisce.
Quando mi riesco a riprendere, lei è vicino a me che mi accarezza e mi coccola.
“Ciao, piccolo, sei vivo?”
“Si, sono appena uscito da una petit mort come in Francia definiscono l’orgasmo. Sono morto e sono di nuovo vivo. E tu?”
“Adesso sono al settimo cielo; ora che ti lavi, ti accorgi che cosa la mia vulva ha scaricato su di te; è il più bell’orgasmo anale che abbia mai avuto. Però, la prossima volta, prima di svenire, cerca di tirarlo fuori, il membro; per poco non mi laceravi quando è scappato via!”
“Mi dispiace … “
“Ma non dire sciocchezze. L’amore è anche questo. E sappi che io ti amo, se nessuno ti avesse avvertito … adesso cosa decidiamo?”
“Visto che ho bisogno di riposare e che sappiamo che nello stesso letto non riusciamo assolutamente a dormire, io credo che sia meglio che Anna sparisca, mamma dorma nel suo lettone e il piccolo Mario si rifugi nel suo lettino.”
“Giusto. Ricordati solo, prima di entrare nel lettino, di lavarti quello sconquasso che hai sulla pancia; non vorrei che lo scaricassi tutto sulle lenzuola.”
“Va bene, buonanotte … a domani.”
“Ciao, amore.”
Un bacio delicato suggella il saluto.
Mi sveglio con l’odore del caffè che mamma mi ha portato a letto.
Apriamo la giornata con un bacio tenero e affettuoso.
“Sono le dieci e Oriana sta per arrivare. Regolati tu.”
Quando è iperattiva, mamma diventa lapidaria.
Vado in bagno ad evacuare, finalmente! dopo le difficoltà che solitamente ho, a farla in ambienti sconosciuti, ad orinare e a ficcarmi sotto la doccia; in meno di un quarto d’ora sono quasi presentabile; in vestaglia, ma distinto ed elegante; mamma, dalla cucina, mi fa una smorfia e sussurra.
“Comunque brutto, resti!”
“E’ per questo che mi ami, come madre e come donna?”
“Esattamente … ecco il tuo grande amore.”
Il campanello d’ingresso ha trillato e sappiamo che è Oriana.
Non è sfolgorante come sempre; i segni della stanchezza le incrinano il volto e sembra quasi triste; si muove e parla denunciando tensione e nervosismo.
“Ciao.”
“Ciao, com’è andata?”
“Dove?”
“Con la mostra, innanzitutto; poi voglio parlare di stasera.”
“La mostra si farà, sarà un tormento lungo quasi due anni e io ne ho già piene le scatole.”
“Il catalogo?”
“La bozza è lì; la stava sfogliando mamma.”
“Cavolo, è una bomba. Sai che quasi non mi ero resa conto di quanto lavoro hai fatto e di quanto sei bravo?”
“Caffè pagato alla signora! … Cosa ti tiene tanto rigida?”
“La necessità insoddisfatta di esplodere. Mi ci vuole un orgasmo di quelli che mi hai dato tu.”
“In questi tre mesi non hai mai cercato di sopperire?”
“Cosette … omuncoli … stupidaggini che mi lasciavano più delusa che soddisfatta. Sono stata sempre costretta a sentirti dentro di me anche quando mi prendeva qualche omuncolo insignificante; sono arrivata ad apprezzare qualche piccolo movimento del lumacone dentro la mia vulva. Insomma, il meglio che ho fatto sono state manipolazioni eterne sognando che tu mi facevi fare l’amore da dio.”
“Tesoro, io sto fremendo dalla voglia di baciarti. Vogliamo fare l’amore o ci occupiamo prima del dovere?”
“No, parliamo prima; poi voglio tanto, tanto, tanto amore in tutti i buchi.”
“La domanda preliminare e fondamentale è; a nome di chi hai presentato il progetto? Come tua personale iniziativa, con l’etichetta dello studio di Paolo, con un possibile nuovo marchio?”
“Solo a nome mio, non di un mio studio perché ancora non è definito giuridicamente, ma a nome mio individuale.”
“Questo pone almeno l’altro interrogativo; con che ruolo sono presente io, a che titolo?”
“Ah, non saprei …”
“L’unica possibilità è che tu mi presenti come tuo fratello ma anche come designer di oggettistica e di interni. In questo senso la bozza del catalogo può essere un documento.”
Mamma la prende prontamente e gliela passa, poi avverte che preferisce lasciarci soli, saluta Oriana ed esce.
“Bellissimo questo catalogo; farà un figurone. Ma, a proposito, non potresti essere tu ad aprire lo studio in comune con me? Tra poco sarai laureato in architettura, la fama come designer te la sei già fatta. Sarebbe bellissimo e ti avrei più vicino per farmi fare l’amore ogni momento.”
“La proposta è pericolosa e allettante. Ma solo dopo la laurea e l’iscrizione all’albo; prima puoi tenermi al massimo come assistente o praticante. Ma parliamo di cose concrete. Tu sai delle trame strane che girano dietro queste verifiche?”
“No, a che ti riferisci?”
“Al fatto che si è inveterato l’uso di allettare gli esaminatori con ipotesi di feeling e i progettisti spesso pagano delle escort o degli escort per assicurarsi probabilità di benevolenza.”
“Ma che dici; non è possibile!?!?!”
“Ti prego di mantenerti serena; non litighiamo. Hai ancora buoni rapporti con Paolo?”
Mi fa cenno di si.
“Gli hai parlato di questa tua avventura?”
Accenna di no.
“Puoi fargli una telefonata?”
“Ora?”
“Si, devi chiedergli del progetto per la Germania di due anni fa.”
“Ma io so di quel progetto.”
“Ma sei andata a trattare?”
“No!”
“Paolo quella volta pagò una escort, una di media levatura, e un escort o bull se preferisci; anche per questo scelse una figura di buon livello ma non super. Il capo struttura dell’agenzia gli fece presente che per la signora in giuria era meglio un calibro forte; quando Paolo sentì che Mario costava tremila euro per una serata rinunciò ad averlo e il concorrente che prese Mario ottenne l’appalto.”
“Quel Mario eri tu?”
“Si; ce ne siamo ricordati ieri parlando al telefono col capostruttura. Poiché tendi a dubitare di me, ti prego di telefonare e di appurare con Paolo questo episodio. Poi mi sarà più facile spiegarti.”
Oriana prende il telefono e le suggerisco di usare il vivavoce.
Dopo i convenevoli, chiede a Paolo se è vero che ai concorsi si usa sollecitare con escort il giudizio; lui cerca di glissare dicendo che, si, qualcosa c’è ma niente è documentato; Oriana spara la botta finale e gli chiede se è vero che aveva rifiutato Mario come bull e aveva perso il contratto.
“Tu che ne sai?!?!”
Si allarma Paolo.
“Me lo ha detto Mario.”
“Si, ma fu un incidente, un caso assai particolare.”
Evitando altre domande, Oriana chiude la telefonata.
“OK; sai più di me in questo campo e conosci anche questo personaggio, il capostruttura, col quale hai evidentemente già parlato; sai dirmi qual è la situazione esatta?”
“Questi due, Siglinde e Zacharias hanno già fatto esperienze proprio all’hotel; … Salvo che li conosce bene ha detto che lui è un gentiluomo sempre e, secondo alcune escort, anche a letto; subisce molto il fascino della bellezza e dell’eleganza. Vuol dire che se per caso lasci aprire un bottone della camicetta o scopri per caso e con garbo un po’ di coscia in più, catturi facilmente la sua attenzione. Tieni presente che, secondo la classificazione che ti fece mamma, ti sto insegnando a comportarti da puttana, sperando che con me sia il più troia possibile.”
“Infatti, mi sto meravigliando di questi consigli; ti facevo più geloso!”
“Sorellona, io sono gelosissimo già solo della sorella, figurati poi se è anche il mio amore. Ma stiamo lavorando e dobbiamo vincere una grande battaglia. Nei caroselli medioevali il cavaliere scendeva in campo per la sua bella e si faceva massacrare per lei. Io domani devo scendere in campo per te e devo dare il sangue nell’arena per essere degno; il prezzo conta poco se, poi, tu resti la mia donzella!”
Mi assale con un bacio e sono costretto a fermarla per non interrompere il discorso.
“Sta’ buona! Dio sa quanta voglia ho di metterti le mani addosso, ma stasera saremo già in lizza e dobbiamo essere preparati.”
“Ok, ma ne avevo voglia e l’ho fatto!”
“Ti dicevo della commissione. Lo Zacharias sarà competenza tua e con qualche piccolo vezzo sono certo che lo ammalierai. Io invece devo occuparmi della Siglinde che ad opinione di tutti è assai più tosta e resistente; ma il tuo amico Paolo dovrebbe ammettere che, quando decido una conquista, batto persino mia nipote che pare abbia un record di venti minuti.”
