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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 7
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Capitolo 7 di 20 30 min di lettura

Cose di famiglia 7 - Oriana 4 Concorso per appalti

Mario e Oriana si preparano a Concorso per idee

geniodirazza
1 anno fa · 249 letture · 0

“Altra copula terapeutica?!”

Ironizza.

“Se ne hai bisogno, si, sempre. Ti ha detto mamma che a cena preferirei ci fosse anche Patrizia?”

“Si, me lo ha detto e naturalmente lei fa salti di gioia. Ma non capisco perché.”

“In primo luogo, per farle fare i salti di gioia che già è un buon motivo; in secondo luogo, perché tre paia d’occhi vedono meglio di due e il suo giudizio è sicuramente più disincantato; in terzo luogo perché portare a cena due Divine, lo sai che all’hotel tu sei la Divina?, insomma due è sempre meglio che one; sai che figurone ci faccio?”

“Come dobbiamo abbigliarci?”

“Senti, sono appena arrivato, sono stanco, sono affamato, ho voglia di andare a letto …”

“Da solo?”

Mi interrompe.

“No. Con mamma!”

“Raccomandale che lasci qualcosa per me, domani.”

“Ciao amore. Considerati baciata su tutti i punti che amo baciare. Buon solitario e buona notte.”

“Sai, sono contenta e più serena. Grazie. Ciao.”

Mamma ha seguito pazientemente la telefonata; adesso mi toglie l’apparecchio dalle mani e le solleva dietro il suo collo per farsi abbracciare. La stringo con forza e sento le sue tette appuntirsi dall’eccitazione, il sesso mi si rizza e si pianta sotto il ventre, strofinandosi sulla vulva. Allenta la cintura della vestaglia e solo allora mi accorgo che indossa solo quella; anche il mio accappatoio sparisce una volta aperta la cintura; in pratica siamo in piedi al centro della cucina, il ventre nudo schiacciato contro quello dell’altro, altrettanto nudo, e stiamo limonando come adolescenti ai primi appuntamenti.

“Adesso lasciamo la mamma in cucina e la tua Anna ti porta nel lettone per farti tanto amore.”

Quando mamma diventa solo Anna e mi fa le coccole della ragazzina, giuro che mi sento sciogliere dall’amore; afferro le natiche e tiro il ventre contro il mio fino a farci male; il membro diventa un obelisco di cemento e cerca il calore della vulva.

Si scuote, si divincola e mi porta per mano nella sua camera; lascia cadere la vestaglia, mi toglie l’accappatoio, mi fa sdraiare sul letto e si sdraia al mio fianco. Mi rotolo su di lei, le prendo la testa tra le mani e la bacio con voracità; sento proprio un istinto cannibalesco di divorarle la bocca; in realtà infilo la lingua lungo il palato fino alla gola e lecco l’interno quasi ossessivamente; il sesso mi fa male, tanto è duro.

Forse lo intuisce, lo prende delicatamente con le dita, dirige la cappella alla vulva e spinge dal basso in alto finché la punta incontra la vagina; spingo con forza e sono dentro; mi fermo e tengo premuto al massimo l’inguine contro il suo, ascoltando il sangue pulsarmi nel sesso e stimolarmi brividi d’amore che agitano la prostata; sento un orgasmo montarmi violento dalla radice verso la punta.

Urlo a gola piena.

“Noooo, non posso venire così presto!”

Anna mi prende per le anche e con uno strattone assai violento mi sbatte sul letto a fianco a lei.

“Eh no, stupidone, tu non esplodi così in fretta lasciandomi all’asciutto dopo tre mesi di attesa! … Stattene qui sdraiato un poco, poi ricominciamo. Leccami e baciami tutta, dalla punta dei piedi alla radice dei capelli!”

Ho appena la forza di sussurrare.

”Scusami, non so cosa sia stato … “

“Io lo so cos’è stato; avevi così tanta voglia che hai rischiato l’eiaculatio precox; strano a uno esercitato come te.”

“Può darsi che non fosse solo voglia arretrata ma proprio desiderio di te, della tua vulva, del tuo amore.”

“Io mi sento gratificata; comunque, il peggio è per te. Ora riprenditi e datti da fare.”

Opto per un connubio razionale e comincio dai primordi; mi inginocchio accanto a lei e mi dedico con amore alle sue meravigliose tette che mi sembrano quasi immense.

“Senti, Anna, adesso faccio un po’ come Patrizia e pongo domande stupide nei momenti sbagliati. Hai visto che tette meravigliose hai? Come è possibile, se hai allattato al seno quattro figli?”

“In primis, non sono così meravigliose, ma sono certamente toniche e forti; in parte per costituzione e per struttura di famiglia, visto che dalla nonna alla mamma, alle zie e alle cugine tutte hanno davanzali ammirevoli e li conservano fino a tarda età; in parte per una certa attenzione che ho sempre messo, dopo i parti, a cercare di tenerle sode con massaggi e qualche crema; poi perché forse la natura ha voluto così per dare l’occasione al mio giovanissimo amante di abbeverarsi a sazietà ai miei capezzoli. Su, non tradire la natura e fai il tuo dovere!”

Afferro un capezzolo con le labbra e comincio a succhiarlo; con le dita afferro l’altro e lo strofino; è una sensazione meravigliosa, sentire quel piccolo bozzo di carne gonfiarsi nella bocca e reagire alla saliva che gli stendo sopra abbondante; e ancora di più sentire crescere fra le dita l’altro, come un piccolo pene che si gonfia; Anna geme e si lamenta come soffrisse, ma gode, gode intensamente finché un tremito del ventre suggerisce un piccolo orgasmo.

Sposto la mano dal capezzolo e la porto sulla peluria del pube; anche Anna, come Oriana, non ama la vulva rasata e tiene il pelo incolto, un po’ più liscio e più rado di sua figlia ma altrettanto affascinante e intrigante.

Grufolo a lungo tra i peli, poi faccio scivolare lentamente il medio verso la fessura e, appena incrociate le piccole labbra, cerco sotto di esse il clitoride che conosco bene, grosso quasi come un mio dito e mobile come un vero piccolo pene; si rizza immediatamente e si erge prepotente dalla vulva; mi sposto dalle tette, scendo sulla vulva e prendo in bocca il suo pisellino.

Lo manipolo come fosse davvero un pene, leccandolo, succhiandolo, facendomelo scorrere avanti e indietro nella bocca; i muscoli del ventre si tendono e vedo che la massa morbida della pancia si contrae al massimo per rilassarsi di colpo, più e più volte, finché sembra quasi esplodere del tutto sull’onda dell’orgasmo che fa scaricare dalla vulva spruzzi di umori.

Anna urla il suo piacere chiedendomi di insistere sul clitoride, anzi di infilare le dita dentro la vulva; eseguo immediatamente e non solo le dita entrano in vagina, ma addirittura con i muscoli vaginali me li cattura e risucchia quasi in una fellatio atipica.

Per lunghissimi minuti me ne sto accucciato sulla sua pancia con la bocca piena del clitoride e degli umori che ha scaricato e con una mano imprigionata nella vagina che cerco di stimolare ad altri orgasmi.

Anna finalmente si rilassa e riprende a respirare senza affanni, mi accarezza la testa e la sposta dolcemente dal suo ventre; mi afferra il polso e tira fuori la mano dalla vulva.

Mi porta il viso accanto al suo e mi accarezza dolcemente i tratti, dagli occhi alle gote, alle labbra.

La bacio con profonda intensità, mulinando la lingua nella bocca e stringendo il mio seno al suo, quasi a ricavarne intensità sessuale.

Con uno scarto improvviso, mi fa ruotare e mi spinge supino sul letto; mi monta addosso e si pone seduta sul ventre.

“Adesso ti catturo nel mio sedere e ti succhio un grande orgasmo.”

La guardo incantato e stravolto.

Anche se è una pratica che abbiamo frequentato spesso e benché io sappia che le piace particolarmente, mi sorprende che l’abbia deciso di colpo e che non si sia predisposta, come preferisce, a farsi penetrare nell’ano da dietro, dog style insomma; da questa posizione posso solo pensare che voglia cavalcarmi di sedere e, per quelle piccole esperienze fatte, so che mi sa dare le vertigini.

“Sei un’amante straordinaria.”

Riesco solo a dirle, mentre lei sta manipolando il pene per farlo entrare nel sedere.

Avverto la sensazione delle grinze che abbracciano la punta, cerco di stare il più fermo possibile mentre Anna scende lentamente lungo l’asta e dà il via alle mie vertigini di sesso a mano a mano che la mazza occupa il canale rettale.

Quando arriva alla fine e tutti e due sentiamo con goduria che il membro è tutto dentro, si ferma per alcuni minuti e d’improvviso dà inizio alla cavalcata che è degna di un’opera sublime.

Prima di andare avanti…

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