Si abbassò a succhiarmi un capezzolo; ma era evidentemente piegato male per la sua altezza; mi prese per i fianchi e mi adagiò sul letto dove, inginocchiato a fianco a me, gli fu più facile arpionarmi i capezzoli con le mani e con la bocca. Io cominciai a sbrodolare non appena le sue labbra aspirarono il primo capezzolo; da lì fu un crescendo di sensazioni, stimoli, violente emozioni che mi procurarono orgasmi immensi fino a quello apicale. Inutile raccontare tutto; dalle lunghe mani in vulva all’enorme membro sul viso e nella bocca, dalla penetrazione a pecorina ad una enorme spagnola, facemmo di tutto. Al culmine della giostra, si dedicò con grande amore al mio buchetto e lo intenerì con le leccate più lunghe che ricordassi; infilò dentro una, due, tre dita lunghe e affusolate e le fece ruotare più volte finché uscivano ed entravano dal foro senza fastidio alcuno. Gli passai la vaselina che avevo nel comodino e, dopo appena un attimo di sosta, mi penetrò nell’ano molto a fondo.
Ho letto da qualche parte che la condanna dell’impalatura prevede che un palo venga infilato nell’ano, fatto passare per punti non vitali del corpo e fatto uscire dalla nuca. Beh, quel membro mi impalava letteralmente; non usciva dalla nuca, ma entrava dall’ano e attraversava sicuramente tutto il retto. Mi sentivo aperta, squartata, posseduta; e sentivo gli orgasmi scatenarsi ogni volta che quel sesso si muoveva avanti e indietro, ogni volta che nuovi tessuti dell’intestino venivano sollecitati da quella mazza. Gli feci cenno di muoversi piano; non volevo che la velocità accelerasse anche l’eiaculazione e l’andirivieni nell’intestino era fonte di troppo piacere; anche l’utero, sollecitato da dietro nel passaggio del membro, era spinto a stimolare gli orgasmi. E ne ebbi tanti, almeno una decina.
Poi il poveretto non resse più e, grugnendo come un maiale selvatico, mi scaricò nel retto uno tsunami di sperma che avvertii percorrere tutto il ventre. Prima che uscisse da me, ebbi l’accortezza di prendere dal comodino uno straccio con cui mi tamponai il buchetto per arginare le perdite. Quando uscì con un rumore sordo, mi sentii improvvisamente la pancia svuotata, quasi orfana di qualcosa. Corsi in bagno a pulirmi e, quando tornai, lui era già rivestito e pronto ad andare. Non avrei voluto dargli l’impressione di pagare la meravigliosa scopata; ma di chincaglierie ne avevo fin sopra i capelli. Gli passai una banconota di media taglia e gli dissi di comprare del cibo in nome mio. Mi ringraziò e uscì quasi in punta di piedi. Nei giorni seguenti e per quasi una settimana, dovetti andare in bagno con molta cautela; non aveva fatto danni, il sesso, ma qualche piccola ferita l’aveva lasciata nell’intestino. Ecco, queste sono le mie due copule con i neri; dopo, decisi di non forzare più il destino, vista anche l’alta incidenza dell’Aids fra di loro, e diventai più calma, più pacifica e più moderata, anche con gli amori occasionali, quelli da sveltina o da una botta e via. La risposta soddisfa la tua domanda?”
“Si; ma come avrai capito ne ho già un’altra. Qual è la copula più bella che ricordi nella tua vita?”
“Non è possibile risponderti; nel ricordo tutto è meraviglioso e si allinea ai ricordi; una puoi ricordarla, ma immediatamente dopo ti sovviene quell’altra. Insomma è più facile dire qual è la peggiore che trovare una migliore.”
“E allora cambio domanda. Quand’è che consideri brutta o infelice o insoddisfacente una copula?”
“Questa si, che è una bella domanda; anche perché ti potrebbe essere utile se deciderai di fare sesso come tua madre. I peggiori compagni di letto sono quelli vittime della eiaculatio precox, quelli che ti vengono in mano prima che cominci la masturbazione, o sui peli del pube prima di arrivare alla vulva e così via. Sono i peggiori soprattutto perché impediscono a te di avere il tuo orgasmo e ti lasciano con la necessità di spararti un orgasmo manuale se non di andartene a cercare subito uno migliore. Sono assai più di quanto si creda. Subito dopo ci sono i casi di impotenza repentina, i poveracci che di colpo, senza preavviso, si trovano con una borsetta di pelle vuota fra le cosce e non riescono a tirar su un pisellino nemmeno coi miracoli. Capita a molti, purtroppo, ed anche a persone inimmaginabili normalmente di grande efficienza.”
“Da che cosa dipende?”
“Questa è una domanda da rivolgere ad un urologo, non ad una poveretta come me. In linea di massima posso dirti che tensione, stress, fatica sono alla base di certi fallimenti. Ma c’è da mettere in conto un senso di colpa che attanaglia chi, prima di cominciare, si è già pentito di tradire la moglie; c’è chi proprio in quel momento si mette a pensare ai figli; chi avverte con angoscia la differenza di età; ho sempre molte esitazioni a copulare con ragazzi più piccoli di mio figlio. Poi, se vuoi, ci puoi aggiungere situazioni maleodoranti, persone sciatte, individui volgari, oppure aggressivi. Insomma tutta una serie di situazioni che una persona intelligente riesce a valutare e che, se è fortunata, riesce a risolvere sul momento. Non credo di poter aggiungere molto. Hai ancora curiosità?”
“Un mondo infinito; ma mi accontento di alcune cose che toccano anche me, in qualche modo. Per esempio, come vivi il tuo rapporto con Mario?”
“Questa me l’aspettavo e non ho facilità di risposta. Scegli tu; prova a chiedere a lui come si sente a fare sesso con sua madre. Prova a chiedere a Patrizia come è stato copulare con la nonna. Prova a chiedere a te stessa come reagirai quando la vulva ti pruderà per la voglia di fare ancora sesso con la mamma. Parlo in parte seriamente, in parte per sdrammatizzare; per quel che mi riguarda, il sesso non ha razza, non ha colore, non ha identità, non ha rapporti familiari. Quando sono a letto con Mario, quello che prendo in mano, in bocca, nell’ano o in vulva è il bellissimo sesso di un maschio meraviglioso che mi fa raggiungere vette di piacere inaudite. Sono grata a Mario per il piacere che mi dà, certe volte anche per nottate intere; e spero che lui lo sia con me per il piacere che riesco a dargli. Prima che tu ponga la domanda, mi piace farlo anche in presenza di altri, se condividono con me il piacere della vita; assistere alla violazione del tuo sedere e parteciparvi con mani e lingua è stata una vicenda da vibrazioni, da emozioni violente, una di quelle cose che ricorderò sempre; ma lo è stato anche accompagnare Patrizia nella deflorazione, lesbicando con una delle vulve più interessanti e affascinanti che mi sono passate davanti. Finora non mi è mai capitato di copulare con un uomo, addirittura con lo stesso Mario, davanti a una di voi forse perché era un po’ troppo e non volevo travolgervi nel mio modo di vivere o forse perché, tra lui e voi, la scelta era difficile e mi prendevo le femminucce anziché il maschietto. Ma se ti intriga la cosa, posso farci l’amore anche adesso, davanti a te; anche perché, detto tra noi, certi discorsi, vuoi o non vuoi, la vulva te la fanno prudere e una bella grattatina è proprio quel che ci vorrebbe, vero Mario?”
“Si, badrona, voi comandare e vosdro schiavo eseguire prondamende!”
“Oriana, che dici? ci stai a guardare?”
“E se mi andasse di partecipare?”
“Benvenuta a bordo.”
Ci spostiamo in camera e, denudatici rapidamente, ci sdraiamo sul lettone; mamma mi impone di stare al centro.
“Piccolo, adesso vedremo come te la cavi con mamma e sorella nel letto!”
“Considerate anche le meravigliose persone, non avrò vita facile; ma ce la metterò tutta, anzi, tutto!”
“E’ difficile per un uomo provvedere a due donne?”
“Beh, figlia mia, conta con me; due vulve, due ani, due bocche, quattro tette, quattro mani; totale quattordici; dall’altro lato, una bocca, un sesso, due mani. Non c’è proporzione se le femmine non sanno armonizzarsi via via che scelgono come godere.”
“Quindi, per una femmina è più facile?”
“Teoricamente si, se consideri la disponibilità di una vulva, di un sedere, di una bocca e di due mani. Teoricamente tu da sola potresti soddisfare contemporaneamente cinque maschi!”
“Figurarsi! Come si può prenderlo contemporaneamente in vulva e nel sedere?”
“Oriana, se vuoi sperimentare, avvisami, chiamo Valerio, veniamo in due e ti dimostriamo come possiamo, lui, infilarsi nella tua vulva sdraiandosi sotto il tuo corpo a smorza candela, e io, da dietro entrarti nel retto che così rimane ampiamente disponibile. Se poi vuoi arrivare a cinque, uno dalla testa ti entra in bocca e due, ai tuoi lati, si fanno masturbare. Riesci a immaginatrici al centro del quadro?”
“Vaffan... Io al massimo uno per volta e che si faccia amare almeno un po’; per le ammucchiate, rivolgiti a Elvira.”
Mamma mette fine al battibecco accosciandosi sul mio viso e spingendo Oriana a prendere in bocca il sesso che si è inalberato a obelisco; in un lampo, mi trovo a leccare profondamente la vulva di mamma mentre Oriana si fa affondare il membro fino in gola, fin quasi a soffocarsi e poi mi fa tremare di libidine leccandolo tutto intorno.
Voglio leccare mia sorella; prendo mamma per le natiche e la invito ad impalarsi sul sesso; necessariamente, Oriana prende il posto di mamma sulla mia bocca; la sua peluria pubica folta e nera è tra i miei sogni preferiti, al momento; e ci gioco con lingua e dita cercando i suoi orgasmi dal clitoride che devo cercare nella vulva, tanto è sommerso.
