“Non te ne ha parlato Patrizia? Non ti ha detto che gliel’ho pure dimostrato concretamente?”
“No; mi ha accennato, ma non siamo riuscite ad approfondire.”
“Mamma, dopo il caffè, ci tocca andare in bagno tutti e tre.”
“Si, è vero; prendete il caffè, ora.”
Dopo il caffè, io ed Oriana andiamo nella camera di mamma, perché lei deve spogliarsi; lo fa con molta grazia e quasi con la sensualità di una spogliarellista, cercando in tutti i modi di tenermi lontano perché non smetto di accarezzarla e di baciarla su tutta la pelle, ogni volta che un brandello si scopre.
Durante il lunghissimo spogliarello, un’infinità di volte si interrompe per baciarci con amore, stretti stretti, cercando con tutta evidenza di far accostare i sessi fino a raggiungere, almeno in due occasioni, un intenso orgasmo.
Quando si è liberata dei vestiti, Oriana indossa un pesante accappatoio fornitole da mamma.
Con il riscaldamento al massimo, si sta benino. Mamma intanto ha messo a bollire per l’enteroclisma due litri abbondanti di acqua con camomilla.
Mi chiama in cucina perché le tenga l’irrigatore mentre lei vi versa il liquido.
Si sposta in bagno con tutto l’armamentario ed appende, con una corda, al piantone della doccia l'irrigatore, con il liquido, e un deflussore in plastica collegato a una sonda del diametro di circa un centimetro che avrebbe introdotto nell’orifizio anale.
Chiama Oriana e la fa entrare nuda nella vasca, ponendosi carponi con il sedere ben sollevato verso l’alto.
Con l’aria di vergognarsi come una ladra, Oriana esegue diligentemente le indicazioni; ha l’aria della bambina, sorpresa in colpa, che si offre alla punizione con dignità e terrore.
Se non ne fossi stato pazzamente innamorato, a quel punto lo sarei certamente diventato.
Mamma accarezza delicatamente il sedere soffermandosi sulla rosellina del buco; abilmente, passa il medio sull’ano, sul perineo e sulle grandi labbra, noto anche che infila il dito per un attimo nella vulva, provocandole fremiti di lussuria.
“Che sederino meraviglioso ha la mia bambina!”
Si china a scoccarle un bacio giusto sul buchetto.
“E che bella vulva pelosona!!!!”
Continua, stavolta inserendo con forza tutto il medio in vagina e titillandole il clitoride fino al limite di un orgasmo.
“Mamma, ti prego … smettila … fai in fretta … io mi vergogno!”
Si lamenta piagnucolando Oriana.
“Ti vergogni?!?! E di chi?!?! Della tua mamma che ti adora o del tuo fratellino che si prepara a prendersi la tua residua verginità? Di’ piuttosto che esiti, che hai paura. Ma non devi averne. Farò presto e con delicatezza.”
Con le dita pigia il tubetto della vaselina che aveva portato e ne deposita alcune gocce sull’estremità della sonda. Mi chiede di tenerle divaricate le natiche per mettere in luce il buchetto; manco a dirlo, mi precipito ad eseguire con immenso amore; io adoro quel sedere!
Con un certo riguardo, poggia il dito medio sullo sfintere e vi deposita un poco di vaselina per facilitare l'ingresso della sonda.
Le suggerisce.
“Mentre la sonda penetra, … anzi, tutte le volte che prendi qualcosa nel sedere, diciamo una bella verga, per esempio, devi spingere con forza verso l'esterno come quando vai di corpo; la legge dei vasi comunicanti farà scendere il liquido nell'addome.”
Oriana sta a sentire ammutolita, quasi terrorizzata.
Ma non sente alcun dolore e addirittura quasi nessun fastidio nell'introduzione della sonda nell'intestino, tanta è la bravura e la delicatezza che usa mamma nella manovra.
All'apertura del rubinetto il liquido inizia a scendere rapidamente nell'intestino.
Solo verso la fine, quando ormai restano pochi decilitri di liquido, Oriana inizia ad avvertire i primi sussulti all'addome.
Questione di pochi attimi, dopo di che il liquido trova la giusta collocazione nell’intestino.
Mamma tira fuori la sonda, la deposita nella vasca e le dice.
“Adesso corri sulla tazza e scaricati.”
Esegue e rumorosamente evacua, ci impiega almeno 5 minuti e quasi si spaventa al vedere quante feci dure riempiono il liquido espulso.
Mamma regola la temperatura dell’acqua del rubinetto, e ricarica l’irrigatore con altri due litri.
“Cavolo, da quanto non andavi di corpo, piccola mia?”
“Quasi da una settimana.”
‘Fiuuuu’; mamma fischia da pecoraio, quando vuole.
“Amore di mamma, hai visto come si fa; impara a farlo con frequenza, al di là del piacere anale; è pericoloso trattenerla così. Sembrano quasi sassi di cemento, quelli che hai scaricato; e non fanno bene alla tua salute.”
Ripete l’operazione di lubrificazione della sonda e dell’ano, infila la cannula nel retto, riapre il rubinetto e il liquido scorre di nuovo nel ventre di Oriana, stavolta quasi senza incontrare ostacoli; al termine, le suggerisce di scaricare ancora nella tazza e di controllare quello che viene espulso.
Inserendomi arbitrariamente, mi affaccio dietro di lei e vedo dall’ano scaricarsi con violenza un liquido marroncino.
“Non è ancora limpido!”
Sentenzio.
“Ragazzino, non fare il sapientone. Levati dai piedi e lascia fare ai grandi!”
Oriana ne approfitta per farmi una linguaccia; in risposta, le vado a carezzare le tette.
Mamma ripete il procedimento; temperatura dell’acqua, un litro e mezzo nell’irrigatore, cannula di nuovo nel retto, rubinetto aperto e liquido che scorre veloce scomparendo nel ventre.
Quando per la terza volta mamma sfila la cannula e Oriana si precipita sulla tazza, verifichiamo che il liquido spruzzato dall’ano appare totalmente limpido.
“Finalmente sei a posto.”
Esulta mamma.
Oriana si alza dal water, l’abbraccia e la bacia sulla gota.
“Grazie, mamma.”
Usa un asciugamano per asciugarsi dai residui che il liquido le ha lasciato sul corpo; indossa poi l’accappatoio e ci spostiamo nella camera, mentre mamma rassetta il bagno.
Un lungo abbraccio ed un bacio intensissimo rappresentano in qualche modo il ritorno a noi stessi; approfittando dell’apertura facile dell’accappatoio, estraggo il sesso dal pigiama e glielo poggio tra le cosce, strofinandolo contro la vulva.
Mentre continua a succhiarmi la bocca e a slinguarmi fino allo spasimo, Oriana prende il membro e lo dirige alla vulva; abbasso le ginocchia per favorire il movimento e l’asta si pone perpendicolare alla vagina; un colpo netto e sono dentro.
Un lungo gemito testimonia il suo piacere; le afferro le natiche a palme piene; i due medi si accostano sull’ano e premono per entrare; ma resta impenetrabile, in quella posizione.
“Mi prendi nel sedere come hai fatto con Patrizia?”
Mi sussurra all’orecchio Oriana.
“Te ne ha parlato?”
“Me l’ha descritto così bene che lo continuo a sentire dentro di me non solo quando faccio sesso ma persino quando mi masturbo.”
”Spostiamoci sul letto.”
La faccio sdraiare supina sul letto, con i piedi ancora sul pavimento, e mi chino su di lei a baciarla.
Fronte, occhi, viso, bocca; non mi stanco di assaporarla tutta; poi mi abbasso sulle tette e mi perdo nel piacere di leccarle, succhiarle, morderle, strizzarle.
“Vai più giù.”
Mi suggerisce e spinge la mia testa verso l’inguine.
Trovo il bosco folto del suo pelo e mi delizio a carezzare con le labbra i riccioli; le sollevo in alto le ginocchia e mi perdo nel Paradiso della sua vulva e del suo ano; prendo a succhiarli quasi con metodo, dall’alto in basso, comincio succhiando il clitoride e finisco con la lingua inserita profondamente nel sedere; porto il medio sulle grinze dell’ano e lo spingo dentro; cede subito e stavolta si lascia penetrare; lei geme dolcemente; passo la lingua intorno al mio dito e al suo ano; accosto l’indice e lo spingo dentro a fianco al medio; il retto cede e si apre; le mie dita ruotano dentro il canale rettale e lo sfintere si allenta a mano a mano; vedo la mano di mamma che, prudentemente, ha messo vicino alla sua anca il tubetto della vaselina che, imprudentemente, avevo lasciato in bagno.
Mamma si appoggia poi a lei e le chiede con amore.
“Come stai, bambina mia?”
“Bene, mamma, sto scivolando in un baratro di panna e miele; non faccio che godere e sbrodolare. Mi piace il sesso nel sedere.”
“Sono felice!”
Commenta mamma e si adagia di traverso su di lei; le afferra un capezzolo e lo stringe, lo strofina, lo schiaccia; Oriana sussurra dei ‘si’ languidi che la inducono a continuare.
Mamma si china a baciarle la tetta, poi cattura con la bocca il capezzolo e lo succhia, lo mordicchia; Oriana sembra lamentarsi.
“Ti do fastidio?”
“No, no, che dici? Continua; anche con l’altra se puoi.”
Certo che può.
Mamma si impossessa della ‘sua’ creatura e la bacia dovunque le riesce, dal viso all’inguine; infila persino un dito in vagina e la masturba mentre io continuo a dedicarmi all’ano che adesso mi sembra pronto a ricevere il sesso.

