Mentre io mi perdo in mezzo a quelle meraviglie della natura, Oriana prende sempre più coscienza, mi afferra per le ascelle e mi tira quasi a viva forza su di sé finché le mie labbra si posano sulle sue; lei le aspira quasi interamente nella sua bocca e dà inizio ad una perlustrazione nervosa e confusa di bocca, palato, denti e lingua.
La salivazione si alza a dismisura e quasi sbaviamo tutti e due mentre ci baciamo divorando tutta la bocca fino al mento.
“Dici che c’è abbastanza amore in questo bacio?”
Mi fa ironica.
Capisco che ne ha parlato con Patrizia e le rispondo semplicemente.
“Benvenuta, amore mio. Ti amo”
Mi tacita con un dito sulla bocca.
“Anche io so da molto tempo di averti sempre amato visceralmente, fisicamente. Ma non dobbiamo dircelo più. Non dobbiamo rovinare niente. Questo amore deve essere libero e puro, senza impegni e senza legami. Sei d’accordo?”
“Adesso però mi dispiace per te ma devo farti urlare di godimento. Me l’ha imposto la mamma.”
“Ti ostacolerò con tutte le mie forze, e urlerò solo se e quando toccherò il paradiso.”
Riprendo a baciarle il viso metodicamente, meticolosamente, centimetro per centimetro, sulla fronte, sugli occhi, sugli zigomi, sulle guance e giù verso la bocca e la gola; mentre con una mano armeggio per sfilarmi il pantaloncino e liberare il mostro; Oriana mi ferma.
“Non posso rischiare che in qualche modo i miei abiti si sporchino.”
Lo spirito della massaia emerge anche nel momento di massima eccitazione.
Detto fatto, si solleva seduta sul letto e si libera rapidamente del giacchettino e della gonna, della camicetta e del reggiseno che già avevo sganciato.
Mi sposto ai piedi del letto e le sfilo le scarpe che poggio sotto la poltrona con i vestiti.
Ora è il momento di sfilare le solide calze vecchio stile e le mutandine che somigliano ad una protezione di cemento armato.
Dalla mia espressione deve aver capito il pensiero recondito e mi fa.
“Anche questo è da segnare nel registro di quello che deve cambiare.”
“Io ti amerei anche se indossassi una corazza rinascimentale, ma devi ammettere che la bellezza di queste forme è decisamente annientata da questo abbigliamento.”
Sorride, mentre io faccio scivolare delicatamente le mani sulle calze lungo tutta la gamba e la coscia; cerca di intervenire per aiutarmi ma la blocco d’autorità e continuo la mia operazione di carezza intima, delicata e profonda, lungo le cosce che percorro con la lingua umida risalendo lentamente verso le mutandine e la vulva.
Diventa quasi frenetica; mi prende la testa e me la trascina quasi fino alla vulva.
Sento intenso l’afrore del suo sesso non lavato di recente e sento scatenarsi l’eccitazione del mio sesso che l’odore di orina e piccoli orgasmi ha portato a livelli quasi estremi.
Quando abbasso le mutande sotto il livello dell’inguine, mi appare uno straordinario spettacolo assolutamente imprevisto; Oriana non si depila e la sua vulva è immersa in un autentico bosco di pelo ricciuto intensamente nero; per me abituato alle vulve depilate o decolorate con poca peluria bionda, lo spettacolo è scioccante; non mi stancherei mai di guardare quella foresta di pelo e, fosse per me, potrei anche limitarmi a passarle il membro lungo quel pelo, appena sotto la vulva; ma ormai la voglio e la voglio tutta.
Affondo la bocca nel suo pelo e mi graffio la lingua alla ricerca del varco per le piccole labbra; Oriana comincia a gemere lentamente e sento che ha piccoli orgasmi consecutivi.
Quando incontro il morbido - umido delle piccole labbra, inserisco un dito per carezzare l’intimo e Oriana sobbalza con un urletto; il mio dito si fa strada nell’umido della vulva e cerca il clitoride, che risulta sommerso all’incrocio delle piccole labbra ed è di difficile accesso perché assai poco pronunciato; aiutandomi con tutte e due le mani, apro un varco tra i peli e separo le grandi labbra; quando mi appare la rosa madida di umori delle piccole labbra, identifico il clitoride e lo vado a catturare con le labbra.
Io succhio e Oriana alza il ventre arcuando la schiena; io lecco e lei si distende e si apre offrendo tutto il ventre; io titillo e lei geme come un cagnolino che guaisce; io mordo, lei sobbalza e lancia un urletto.
C’è una gioia così intensa in questa sorta di pantomima, che continuo a lungo a strapazzare la sua vulva, i suoi peli e soprattutto il clitoride.
In qualche modo, cerco un suo primo orgasmo clitorideo e vorrei che lo raggiungesse senza penetrazione.
Infilo le mani sotto di lei e abbranco a palme spalancate le due natiche; l’emozione che provo a premere quelle carni sode e abbondanti, con tutto quello che si trascinano dietro dalla mia infanzia, mi porta quasi all’orgasmo e devo controllarmi per recuperare.
Quando arrivo a sollevarle il sedere, aiutato da lei che cerca di favorire tutti i miei movimenti, affondo con foga la bocca sulle grandi labbra e mi prendo in bocca tutta la vulva che lappo, lecco, mordo, succhio come un disperato; i gemiti di Oriana salgono lentamente di tono finché un urlo che non ha nulla di umano esplode dalla sua vulva, percorre il corpo attraverso lo stomaco e le tette e si scarica finalmente dalla bocca che si apre a cercare aria come se stesse soffocando.
Ha goduto con me per la prima volta, finalmente.
La mia perlustrazione del suo corpo riprende lenta e quasi metodica; vanno avanti le mani che carezzano, titillano, solleticano; segue la lingua che lambisce, lecca, gioca con tutto, dai nei che insegue e ricerca al tortellino dell’ombelico dove si immerge quasi affogando.
Quando arrivo, anzi, ritorno, fra le tette, Oriana le raccoglie e le spinge avanti, quasi ad offrirmele.
Con uno scatto, balzo sopra di lei, mi siedo sullo stomaco e colloco il membro in mezzo alle due poppe; lei le stringe intorno al sesso ed io mi sento immerso in un paradiso di languore.
Vado un po’ avanti e indietro e sto per ritirarmi quando lei sussurra.
“Fammi provare.”
E allunga la lingua verso la mia asta; spingo in avanti e porto la cappella sulla sua lingua; prima ancora di lambirla, mi dice con aria ingenua, quasi da bambina.
“Sai, me ne ha parlato Patrizia ma per me è la prima volta in assoluto.”
“Anche con la bocca?”
Chiedo; fa cenno di si con la testa e affonda la bocca sulla cappella.
A questo punto non so proprio come regolarmi; la penetrazione in vagina, il mio miraggio per anni, è lì a portata di pene; ma dietro quella vulva c’è una donna, che è anche la mia amatissima sorella, che in qualche modo chiede di accostarsi alle particolarità del sesso che fino ad ora, a quasi quarant’anni, ha ignorato e di cui è venuta a conoscenza grazie alla figlia.
Decido che non posso stringere i tempi solo per soddisfare un mio desiderio di vagina che probabilmente potrei sfogare in altro momento; ed opto per una ‘seduta’ di sesso che sia più ‘illuminante’ per lei.
Mi stacco, con dolore, dalle sue tette e mi rovescio supino sul letto; la invito a gesti a prendermelo in bocca; come una bambina alle prime armi si accoccola a fianco a me e prende in mano l’asta; si avvicina esitante, quasi timorosa e bacia delicatamente la punta.
Con una mano prendo il suo polso e la guido a manipolare l’asta masturbandola; con l’altra mano, le forzo dolcemente la testa ad abbassarsi sulla verga e gliela spingo in gola; ha il buonsenso di aprire al massimo le mascelle ed evitare che i denti mi graffino; la spingo su e giù per indicarle il movimento poi la lascio fare.
In un niente si muove come lo avesse fatto da sempre.
La salivazione si fa intensa e abbondante, le cola dagli angoli della bocca e la mano si muove decisa e appassionata; ho l’impressione che goda, mentre mi fa una fellatio regale.
