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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 4
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Capitolo 4 di 20 23 min di lettura

Cose di famiglia 4 - Oriana 1 Dal desiderio alla realtà

Oriana s lascia finalente scopare, con grnde felicità, a suo fratello

geniodirazza
1 anno fa · 278 letture · 0

Raccomanda mia madre; e Oriana borbotta, senza farsi sentire da mamma.

“Qui la sciagurata credo proprio di essere io.”

E intanto mi stringe a sé facendomi sentire il calore delle sue tette e del suo ventre lungo la schiena; il mio fratellino giù reagisce da par suo e l’asciugamano in vita forma una strana vela.

Facendo scivolare in avanti una mano, Oriana fa una rapidissima carezza alla mia bestia e continua a borbottare.

“Guarda come mi riduce questo maledetto!”

Ma si sente che parla più con passione, che con rabbia.

Spingendomi con le tette e con il ventre, mi obbliga ad andare in camera mia; penso con ansia che non lo sta facendo solo per asciugarmi come da bambino.

Ed effettivamente, appena siamo in camera, io mi giro ad abbracciarla stringendole le natiche con forza; per un attimo sembra cedere alla mia dolce violenza e riesco a farla girare tenendola stretta in vita per fare in modo che il mio sesso si collochi immediatamente fra le natiche.

Per un attimo é un delirio dei sensi, con quel sedere meraviglioso che finalmente accoglie il mio ventre che l’ha per anni desiderato e inseguito; ma Oriana si libera all’improvviso dalla mia stretta e va nel salone dove c’è mamma.

“Che c’è, figlia mia? Cos’è che non va?”

“Niente, mamma; va tutto bene, ti assicuro.”

“Guarda che sei tutta rossa e sconvolta. Non dire che va tutto bene.”

Intanto ho infilato un pantaloncino e un paio di ciabatte e mi unisco a loro.

“Hai visto com’è bello Mario?”

Fa mia madre rivolta a mia sorella che annuisce con aria paziente.

“Perché non ti fai una bella copula con lui? Sai, è molto bravo a letto.”

Oriana è scandalizzata.

“Mammaaaaaaa!!!! Ma che diavolo dici???? Copulare con mio fratello?!?!? Devi essere impazzita.”

“Io forse, ma solo forse, sono impazzita, tanto è vero che di tanto in tanto faccio sesso anche con mio figlio; anche tua figlia Patrizia forse deve avere ereditato la pazzia di sua nonna, visto che ne è tanto innamorata da pretendere assolutamente di essere sverginata da lui e da farlo addirittura nel mio letto, con la mia assistenza ed in mia presenza. Ma tu sicuramente, e ripeto sicuramente, sei un’imbecille, se continui a stare appesa a quella lumaca molle che è tuo marito che ti impedisce di fare il lavoro che vuoi ai livelli che vuoi per non sentirsi l’essere inferiore che è; che copula al massimo un sabato si e un sabato no per due minuti senza fantasia; che non ti consente di indossare abiti che evidenzino la tua bellezza; insomma, se continui a pendere dalle decisioni di un’ameba, sei un’ameba anche tu. E Mario forse potrebbe aiutarti a ritrovare te stessa. E se in te stessa c’è una grande troia, evviva, sarò io la prima ad esserne intensamente felice.”

Poi improvvisamente nostra madre tace, chiama Oriana a sé, quasi implorandola e stringe la sua testa al seno mentre le chiede perdono.

“Scusami, Oriana, forse non dovevo dire quello che ho detto; ma sono anni che me ne sto zitta a vederti spegnere come un fuoco inutile in un vecchio camino; dall’altra parte, vedo ascolto e frequento amiche tue molto meno meritevoli che certe scelte le hanno fatte. Prendi Elvira, finalmente ha deciso che quello sgorbio meritava un cesto di corna, gliele fa con nonchalance ed è felice come una pasqua; qualche uccellino mi ha detto che anche Mario c’entra, in questa rinascita. Perché non lo dovresti fare anche tu, che Mario ce l’hai in casa e puoi muoverti senza sospetti?. Tuo marito merita questo e più.”

Oriana è evidentemente stordita dalla piega presa dagli eventi sembra quasi implorare.

“Mamma, perché dici queste cose? Non ti rendi conto che mi inciti a fare qualcosa contro natura, a calpestare tutti i principi in cui mi hai allevata?”

Non piange ma solo perché fa sforzi enormi per controllarsi.

“Sei tu che non riesci a vedere con chiarezza che i principi di cui parli sono le sbarre di una gabbia di ipocrisia borghese che mi ha costretta a rinunciare a tutte le mie ambizioni per essere ‘sposa e madre’, stare chiusa in casa a fare la calza e sopportare che tuo padre andasse in giro a fare sesso con tutte le vicine di cui ero anche lo zimbello per poi venire ogni tanto ubriaco a sbattermi alla sua maniera e a lasciarmi incinta quattro volte senza aver neppure scambiato due chiacchiere, prima. Tu hai accettato che tua figlia appartenga ad un’altra dimensione e non pretendi che ti debba rendere conto della sua vita; ma ancora non riesci a prendere coscienza che anche tu appartieni ad un’altra dimensione, totalmente e profondamente diversa da quella di tuo marito che resta ancorato al mondo di tuo padre, e che della tua vita devi rendere conto solo a te stessa.”

Io mi sento sconvolto dalle rivelazioni di mamma, anche se già qualcosa sapevo; ma Oriana pare fuori di sé; mi avvicino delicatamente, le passo le braccia intorno alle spalle e la costringo ad appoggiare la testa sulla mia spalla; tengo il ventre a ‘distanza di sicurezza’ dal suo corpo per non creare confusioni in un momento delicato.

Nostra madre però non sembra d’accordo; mi spinge per le natiche e fa in modo che il mio ventre si accosti a quello di Oriana; lei sembra accettare, anche se passivamente.

“Adesso tu te la porti nella camera col letto grande, la fai liberare e la fai godere; devo sentirla urlare; lei deve riappropriarsi del suo corpo, prima di tutto; ed io lo devo sentire con queste orecchie anche da qui, dall’altra camera. Devi farla urlare di godimento!”

Io sono fortemente imbarazzato e vorrei che Oriana esprimesse il suo giudizio ma lei si limita a mormorare monoverbi strani tra cui distinguo ogni tanto l’espressione.

“… non è possibile …”

Ripetuta come una cantilena.

Quando però mi muovo per andare e la guido delicatamente, mi segue docilmente e lascia che le accarezzi il viso e la testa; tutti gli altri sentimenti svaniscono e mi sento illanguidire come sprofondassi in una botte di miele; sto portandomi verso il letto il più grande amore della mia vita, la donna a cui ho dedicato da sempre tutto me stesso; non riesco quasi a capacitarmene e spero solo che tutto non si dissolva in un soffio come le visioni di magia.

Ma niente si dissolve e appena siamo nella camera di mamma, Oriana si lascia docilmente appoggiare distesa sul letto.

Comincia la mia personale ‘scalata all’amore’ fatta di fasi tutte emozionanti e delicate di cui la prima è senza dubbio la spoliazione; aprire i bottoni della camicetta è abbastanza facile; in un attimo mi appare l’ampio reggiseno che appena riesce a contenere un seno matronale sodo e carnale; fortunatamente, ha l’aggancio davanti, fra le coppe, e mi è facile aprilo ed esporre le due tette su cui mi butto famelico.

Fra tutti i sogni che mi trascino dall’infanzia, quello di succhiare gli enormi mammelloni di Oriana è il più quotato, il più ricercato, il più esaminato in tutte le possibili soluzioni.

Per la posizione supina sul letto e la totale rilassatezza di lei, devo ripiegare su quella che avevo sempre considerato la meno appetibile, pur se straordinaria; succhiare quei capezzoli come da bambino non potevo fare perché era la mia mamma ad allattarmi.

Oriana si agita e sembra risvegliarsi; le sue mani artigliano la mia testa o cominciano a giocare con i miei capelli come sempre aveva amato fare.

“Oh … Mario … Mario … mio … mio …”

Sento il cuore scoppiarmi e il sesso indurirsi fino a dolermi, nel pantaloncino.

Passo la lingua su tutte intere le mammelle, mordo, lecco, succhio e mi domando come si possano trascurare tette così belle, meravigliose da leccare, da succhiare, da ficcarci il pene in mezzo per una enorme spagnola, da abbrancare da dietro in una pecorina infinita o, meglio ancora, in un infernale coito anale.

Prima di andare avanti…

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