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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 3 — Cose di famiglia 3 Patrizia - Finalmente dentro
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Cose di famiglia 3 Patrizia - Finalmente dentro

Mario finalmnte scopa sua nipte Patrizia, con ioia di entrambi

geniodirazza
1 anno fa · 7.097 parole · 31 min
269 letture

“Ciao come va?”

Soliti convenevoli poi mi chiede di Patrizia.

“Aspetta, guardo in camera di mamma. Patrizia. Sei qui?”

Lei mi fa una smorfia poi prende il telefono e parla con la madre.

E’ naturalmente ambigua e le dice tutto senza farle capire niente; che è stata benissimo con lo zione, che ha scoperto una nonna straordinaria e altri accenni del genere che suonano assai diversamente a noi, di qua, e a sua madre, di là; conclude assicurando che in meno di mezz’ora sarà a casa.

Si prepara in fretta e, con un bacio a testa, va via.

Guardo mia madre basito.

“Ma ti rendi conto?”

“Di che? Che ho una nipotina troietta come la nonna? Embè!!!??? La cosa per caso ti turba?”

“No, in fondo no, ma sul momento mi ha sorpreso.”

“Forse sarebbe bene che ci facessimo qualche sorpresa, tra di noi.”

La frase è sibillina, ma non ho tempo per ribattere perché mi squilla il telefonino.

Porca miseria; è il colmo; si tratta di Margie.

“Ciao bellissima, come ti va?”

“Devo parlarti … subito.”

“Va bene; vuoi che ci vediamo? Al caffè dello studio, dici? Ah, sei già lì; aspettami, in pochi minuti sono da te.“

Mamma mi guarda severa.

“Ma allora è vero che sei almeno un poco innamorato di quella donna!”

“Mi hai sentito negarlo?”

“E adesso che fai?”

“Per mesi non ha dato segno di vita. Se ha chiamato, ci deve essere qualcosa di grosso. Vado a vedere e sentire. “

“Non ti consumare troppo, mi raccomando!”

Prima ancora di entrare nel bar, ho già notato Margie appollaiata sullo stesso sgabello dall’altra volta che parla fitto con Franco il barman sorseggiando lo stesso intruglio dell’altra volta; è bellissima, come sempre, e il vestito ancora primaverile sottolinea tutta la sua bellezza.

Faccio segno a Franco di stare zitto, mi avvicino cautamente alle spalle e la bacio sulla nuca; si gira un po’ meravigliata poi la sua bocca si allarga in un sorriso meraviglioso.

“Ciaoooo, Mario.”

Mi fa, smonta dallo sgabello e mi si piazza davanti.

“Posso?”

E mi bacia delicatamente sulla guancia; le passo il braccio intorno, alla vita, la stringo a me con forza.

“Devi!”

Le sussurro e le poso con voglia le labbra sulla bocca, che si apre a far entrare la mia lingua con cui le frullo la sua.

“Attento, che diamo spettacolo!”

Sorride.

“Franco è un amico e sa chiudere gli occhi.”

Scherzo anch’io.

“Possiamo salire da te?”

La prendo per la vita e mi avvio; faccio segno a Franco di mettere in conto la consumazione.

Appena entrati ci avvinghiamo in un bacio da deliquio; le faccio sentire contro il ventre la forza della mia passione e sento i capezzoli bucarmi quasi il petto, tanto son ritti.

“Sono qui per scartare quei dolcetti rimasti.”

Mi fa con esitazione, poi aggiunge.

“Ma mi piacerebbe che potessimo fare l’amore, non per terapia ma per gioia di amare.”

“Se non ti turba, io ho fatto l’amore CON TE in ogni momento, senza terapie o condizionamenti.”

“Non mi turba; mi rende felice e mi autorizza a chiederti di continuare ad amarci come l’altra volta, fino in fondo.”

“Il tono delle tue parole mi fa male, perché è nettamente ‘da ultima volta’ Però c’è da dire che anche l’altra volta doveva essere l’unica volta e invece eccoci qui. Ma se davvero così fosse, a maggior ragione voglio amarti come mi detta il cuore.”

“E’ l’ultima volta; ma ne parleremo dopo esserci amati alla follia.”

Comincio a spogliarla delicatamente a partire dalla giacca che deposito con garbo sulla sedia; poi apro la camicetta; come al solito, non ha reggiseno e le sue tette sono veramente da concorso di bellezza.

Mi ci attacco con amore e la riempio di morsi, di baci, di succhiate; risponde con continui brividi di piacere.

“Per favore, fammi togliere le mutandine; mi stai facendo colare come una fontana rotta e forse sono già inutilizzabili.”

Le sfilo la gonna e mi appare il paradiso in terra; due gambe da urlo su cui si innesta un sedere da venere callipigia, ‘sedere bello’ tradotto alla lettera, e un ventre piatto, fine, color alabastro, in fondo al quale si individua appena una riga di pelo che incornicia una fessura dolcissima, bagnata, eccitante già solo dalla vista; le piccole labbra e il clitoride sono ben nascosti nella vulva.

La distendo sul tappeto, facendola poggiare su un fianco, mi ci sdraio a lato, poggiandomi sull’altro fianco, e ci cominciamo a baciare con amore, mentre le mani vagano sul corpo a cercare sensazioni intense, da ricordare.

“Mi piace sentire la tua pelle; vorrei ricordarla sempre e non mescolarla come forse hai dovuto fare tu.”

Le sollevo il mento con un dito per guardarci negli occhi.

”Senti, amore, posso chiamarti amore?, tu non credi al mio amore e te lo posso concedere visto come tutto è nato; ma ti proibisco di dubitare della mia capacità di memoria. Io sarei in grado di descrivere a chiunque l’ovale del tuo viso e la tenerezza dei tuoi occhi, la curva del tuo nasino, la dolcezza della tua bocca. Io conosco a menadito il tuo seno e le dolcezze che sa offrirmi; ricorderò per sempre il calore del tuo sedere sul mio ventre che vi immerge. Io conosco a menadito il profilo ‘a mandolino’ del tuo sedere meraviglioso e conosco ogni piega della tua vulva, il sapore dei tuoi orgasmi ed anche della tua orina. Qui nessuno ha recitato. E’ stato amore e sarà amore anche se per un solo giorno dilatato ad oggi. E’ chiaro, amore?”

Mi si rannicchia tra le braccia, in atteggiamento quasi fanciullesco; mi stendo supino sul tappeto, con la testa verso i suoi piedi e la sollecito a gesti a montarmi sopra; si accoccola sopra di me e mi spalanca davanti il suo Eden privato; corro ad abbrancare le natiche e le dilato per far emergere l’ano grinzoso che già conosco ben avvezzo al coito anale; lecco tutt’intorno ed infilo la lingua nel foro; sussulta e mi mordicchia il membro che ha già imboccato; mi perdo a lungo nella perlustrazione del foro fino allo sfintere che comunque è ben stretto; poi scivolo lungo il perineo e infilo la punta della lingua nella vulva; ancora sobbalza.

Sollevando appena la bocca dalla vulva, le dico.

“Senti, Margie, in questi rapporti il piacere si perde se si cerca di dare e ricevere nello stesso momento. Per favore, per ora lascia che io succhi il tuo piacere fino all’esplosione finale; poi ti preoccuperai di darmi piacere.”

“Posso continuare a tenerlo in bocca? Mi fa godere un mondo sentire la delicatezza della pelle, il pulsare del sangue dentro ed il sapore del preorgasmo.”

Non rispondo e affondo con decisione la lingua tra le grandi labbra; le lecco sapientemente, prima una poi l’altra, e faccio scivolare decisamente la lingua verso il roseo fiore delle piccole labbra che aggredisco con le labbra a ventosa, il clitoride si rizza all’improvviso ed io lo catturo fra i denti.

Margie è costretta a mollare il sesso per lasciare uscire l’urlo selvaggio che le sgorga dalla vulva ed esplode nella bocca.

Succhio come un poppante finché tutta la vagina sembra vibrare ed un’ondata di umori esplode all’improvviso sulla mia lingua.

“Vengo, vengo … veeeennnngoooo … non ti fermare per favore … non ti fermare … lasciami ancora godere, ti prego.”

Quando l’orgasmo si placa, lei è crollata a peso morto sopra di me; fatico un poco a spostarla, finché non si sdraia al mio fianco e si raccoglie rannicchiata contro di me che ho ripreso la posizione a fianco a lei; la tengo stretta a lungo, con molto amore, e la sbaciucchio dolcemente per farle sentire il mio affetto.

Quando si è ripresa.

“Ora tocca alla mia bocca farti godere.”

“No, ascolta, io amo il sesso ed amo farlo bene, soprattutto con amore. Ma ci sono dei limiti che vanno rispettati. Non sono sicuro che, dopo un orgasmo, io sarò in grado di recuperare e di averne un secondo in tempi brevi; talvolta mi capita una forma di priapismo per cui continuo a fare sesso senza avere orgasmi. Tu sei abbastanza rapida nell’eccitarti e sei fortemente multiorgastica; se tu stessi a fare sesso per ore ed ore, gli orgasmi infiniti ti darebbero solo il mal di testa; io devo controllare di non eccedere per non trovarmi all’improvviso senza armi. Quindi, già prima di cominciare a pomiciare, avevo deciso che il mio orgasmo sarebbe stato solo uno ma indimenticabile. Sarai tu a decidere dove come e quando; io, intanto, mi limiterò a trasmetterti col membro tutto l’amore che sento. Possiamo fare così?”

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