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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 2 — Cose di famiglia 2 Patrizia - L'amica del cuore
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Cose di famiglia 2 Patrizia - L'amica del cuore

Mario incontra Margie, se ne innamora, scopano e lei se ne va.

geniodirazza
1 anno fa · 6.194 parole · 27 min
295 letture

“Nooooo … non andare via … stammi dentro ancora un poco …”

La faccio girare e con qualche acrobazia riesco ad appoggiarle il membro sull’ano; una piccola spinta e la cappella entra seguita da una parte dell’asta; appena dentro, lascio andare la mia orina e gliela sparo nel retto.

Come colpita da una frustata, urla.

“Mio dio, mi stai facendo godere nel sedere! … tu mi orini nel sedere e io godo … non è possibile!!!!! Ti amo … ti voglio … sono completamente tua … ti voglio totalmente mio …”

Le giro la testa e la bacio, ma forse solo per impedirle di dire ancora assurdità.

Stavolta l’avverto.

“Bada che sto per uscire dal sedere; attenta che potrebbe darti fastidio.”

Annuisce con la testa; io tiro fuori il sesso e la stringo a me mentre la mia orina le scorre dall’ano e scivola sulle nostre gambe.

La giro verso di me e ci baciamo, stavolta delicatamente, dolcemente, con amore.

“Sei tremendo! Riesci a inventarti parole, cose e situazioni che spiazzano e ti fanno precipitare, senza che te ne accorgi, in una passione smodata.”

Decido di mettere fine alle pericolose esagerazioni amorose.

“Margimario; si dovrà chiamare Margimario.”

“Di chi stai parlando?”

“Dell’androgino, ovviamente …”

Mi guarda come un matto o un bambino stupido e con il viso mi chiede perché.

“L’essere strano che hai proposto, nato dalla fusione tra me e te, è giusto che si chiami Margimario; ma forse tu preferisci Marimargie!”

“Vaffan…, maledetto!”

“Ancora?!?! Ma se l’ho appena fatto!”

Mi colpisce con piccoli pugni sul petto mentre la stringo per la vita contro di me.

“A proposito; io ho perso il senso delle cose, a un certo punto. Ma tu sei riuscito ad eiaculare?”

“Eiaculare?! Ma come potrei se ancora non mi sono presa la tua vulva secondo i canoni corretti del copulare?!?!”

“Io però ho sentito qualcosa penetrarmi fino all’utero, prima che mi allagasse.”

“Quello esce dai canoni. La vera copula in vulva è quella che vede la donna supina e l’uomo bocconi; quando sentirai qualcosa entrarti in vulva stando in quella posizione potrai dire che ti sto possedendo e che devo eiaculare non so dove.”

“In vulva; è da un po’ che prendo la pillola e posso accoglierti in me con tutto l’amore del mondo.”

“E sempre a proposito, visto che siamo in tema, come va il tuo esperimento? Sei riuscita a liberarti e godere almeno una volta?”

“Una volta?!?! Sono quasi cinque ore che non fai che possedermi in tutti i modi e avrò avuto una ventina di orgasmi, di quelli seri, intendo. Fino a qui, la soluzione appare valida. Devo verificare ‘sul campo’ la prima volta che non chiedo una ‘copula terapeutica’ e mi prendo il primo membro che capita. Solo allora saprò se gli incubi sono scomparsi.”

Prendo degli asciugamani e gliene do tenendone anche per me.

Mentre ci asciughiamo, torniamo sul tappeto e ci sdraiamo; comincio a baciarla dolcemente sul viso partendo dalla fronte e dagli occhi in cui mi piace affondare con le labbra; scivolo sul nasino elegante e afferro a ventosa le sue labbra carnose e dolci.

Spingendomi con le mani, mi fa segno di montarle sopra; lo faccio volentieri e cerco di premere con tutta la pelle del mio corpo sul suo; mi muovo delicatamente, quasi a masturbarla tutta; catturo un capezzolo tra le dita e lo strizzo; sento il piacere montarle in tutto il corpo e mi abbandono al suo abbraccio che si fa intenso, quasi feroce.

Scherzo nel suo orecchio sussurrandole.

“L’idea dell’androgino che nasce dalla fusione di noi due proprio non vuole abbandonarti.”

“Non scherzare, io ti sento tutto dentro di me, dalla testa ai piedi e adesso non vedo l’ora di sentirmi penetrare ‘canonicamente’ come ha detto il mio ‘terapeuta’. Ti voglio in vulva, ti voglio nella mia pancia, ti voglio nel mio corpo, ti voglio nel mio amore, anche se ti piace scherzarci su.”

“Non mi piace scherzarci; visto che siamo in camera caritatis, sono costretto a confessarti che ho semplicemente paura di come questa giornata potrebbe svilupparsi. Noi possiamo fare sesso per tutta la vita; ma non possiamo permetterci il lusso di innamorarci sul serio. E so che cogli la differenza. Da amanti siamo individui liberi; da innamorati entreremmo in una spirale pericolosa di piccola borghesia che va fino al matrimonio. Per questo il nostro innamoramento deve durare solo oggi, anche se una parte di me si ribella perché sei troppo eccezionale per lasciarti andare.”

“Cavolo, adesso sei tu che fai il mieloso. Allora sappi che il tempo del nostro innamoramento sta per scadere. Tra poco più di un’ora ho un impegno e ti resta solo il tempo per possedermi davvero con tutta l’anima.”

“Messaggio ricevuto. Posso chiederti un’ultima stupidata sentimentale?”

“Oggi siamo innamorati e io mi sento una pappetta di romanticismo e dolcezza.”

“Mi piace pensare che i prossimi minuti si imprimano nelle nostre memoria fotogramma per fotogramma; tutto qui!”

“Ti adoro!”

Lentamente e delicatamente con i piedi sui suoi piedi cerco di farle divaricare le gambe; capisce subito l’intento e si apre dolcemente; io scivolo tra le sue cosce e con la mano appoggio il sesso sotto la vulva.

Non smettiamo intanto di baciarci e di accarezzarci in ogni dove, quasi a sentire la pelle di tutto il corpo sotto le dita.

Una volta spalancate le gambe, Margie piega le ginocchia e solleva leggermente il ventre; è lei stessa a infilare la mano tra i ventri e a prendere il pene che guida alle grandi labbra.

Spingo delicatamente e la sento sobbalzare con un gemito di piacere; spalanca ancora di più le cosce e spinge in alto il ventre facendo entrare il membro un poco più in profondità.

Riprendo a carezzarle le gote e baciarle gli occhi; mi si accoccola sotto come a farsi penetrare fino al cervello.

“Prendimi, amore.”

Mi sussurra all’improvviso ed io spingo con forza fino a sentire l’urto contro la cervice dell’utero; si lamenta un momento per il dolore poi geme a lungo per il piacere.

“Si, amore, sfondami … prendimi tutta .. voglio essere tua … ti amooooooo… “

Sta godendo e si aggrappa letteralmente a me, mentre scarica sul sesso la violenza dell’orgasmo.

Vedo improvvisamente farfalle volarmi davanti agli occhi e, quasi per istinto, comincio a picchiare con violenza sulla vulva; Margie sembra voler accompagnare il mio possesso e spinge, fino a farsi e farmi male, il pube contro il mio.

“Amore, non reggo oltre, sto per venire.”

Le sussurro in un soffio.

”Aspetta un attimo … veniamo insieme … siiiii adessssssooo .. lasciati andare … vengoooooo …”

“Sto venendo anch’io!”

Ho appena il tempo di urlare, che i due orgasmi si incontrano in un’esplosione unica che sembra svuotarci di ogni energia.

Crollo senza vita sul suo corpo e devo farmi forza per rendermi conto che le peso e che devo scavallarmi; lo faccio soffrendo e Margie quasi non mi vuole lasciare anche se è evidentemente senza forze anche lei.

Ci troviamo sdraiati sul tappeto e ci teniamo semplicemente per mano.

“Porca miseria, qui sporco tutto!”

Il suo risveglio è brusco perché, dalla vulva, un fiume di liquidi, tra sperma, umori vaginali e forse anche le conseguenze di uno squirt, sta scorrendo rapidamente verso il povero tappeto che non era mai stato pensato per questa funzione. Mi precipito al cucinino per prendere tovaglioli di carta e darli a lei per arginare il flusso.

Ci troviamo sul tappeto, lei seduta io inginocchiato, a ridere del piccolo incidente che concludiamo con una bacio affettuoso.

Poi Margie torna in bagno a ripulirsi e, quando rientra, io mi sono già rivestito.

Lei impiega poco a indossare il minitanga e il vestitino.

“E adesso?”

La domanda è dannatamente pesante; e sono io a formularla.

“Adesso tutto rientra nella normalità; io però spero che, quando avessi bisogno, c’è qualcuno che mi fa da ‘terapeuta’. A proposito, in una intera giornata di sesso, non me l’hai leccata una volta e non mi hai consentito di prenderlo in bocca.”

“Un saggio, vecchio maestro mi diceva che non tutti i pacchetti di dolci vanno aperti perché la festa si esaurisce. Essendoci ancora pacchetti non aperti, potremmo essere costretti un giorno a riproporci per assaggiare anche quei dolci.”

“Vuoi dire che posso sperare di ripetere una giornata di paradiso come questa?”

“Io ci metto tutto il mio; poi sta a te …”

“Vado.”

“Forse è meglio che non ti accompagno. Il barman già è parso sospettoso. Non vorrei che lanciasse leggende metropolitane.”

“Un ultimo bacio non me lo dai?”

L’abbraccio che ci scambiamo ha davvero quasi il sapore di un addio, anche se entrambi in cuor nostro speriamo di rivederci; e il bacio non è convenzionale; è un vero bacio da innamorati, di quelli che costringono a dire.

“Adesso vattene se no ricominciamo da capo.”

E l’accompagno alla porta.

Fine del capitolo 2
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geniodirazza
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