“E come pensi di fare?”
Non le rispondo, mi limito a prenderla per le caviglie e ad alzare le gambe fino al mio viso; le appoggio sulle spalle e manovro tra la vulva e il sedere per titillarla; quando sento che le dita scivolano libere nel sedere, accosto la punta del sesso all’ano e con lo sguardo le chiedo se posso; mi sorride e con la testa mi incita a penetrarla.
Ha una smorfia di dolore quando la cappella forza lo sfintere e passa aprendo la strada all’asta; ma quasi subito dopo la sua espressione si apre ad una strana dolcezza languida e innamorata; allungo le mani a carezzarle il ventre e a giocare con l’ombelico; mi spingo fino a succhiarle un capezzolo.
Si solleva con un certo sforzo e mi tira la testa verso di sé fino a quando le nostre bocche si incontrano.
E’ un bacio dolcissimo, quasi tenero, da innamorati.
Sposto le mani sulle anche e comincio a picchiare nel suo sedere con violenza; Patrizia si infila due dita in vagina e si masturba con amore.
La goduria della scopata è infinita e mi sento ribollire tutto l’apparato genitale; il sesso mi si gonfia nel suo ventre, i testicoli mi dolgono tanto sono gonfi e tutti i terminali nervosi sono scossi quando l’orgasmo si avvia dal profondo del mio essere.
“Sto quasi per eiaculare. Dove vuoi che lo faccia?”
Le chiedo.
“Aspetta un attimo e godi insieme a me. Ce la fai?”
“Ce la farò. L’orgasmo simultaneo è uno dei grandi traguardi del sesso. E io lo voglio realizzare con te, da subito, dalla prima volta che ti eiaculo dentro. Ti voglio tanto bene. Voglio veramente il tuo bene, qualunque esso sia.”
“Anch’io ti voglio bene … Vengo … goooodoooo … siiiiiiiiiii … Gooooodoooo”
Il suo urlo si spegne lentamente mentre il mio sperma si scarica con violenza nel suo ventre.
Non è facile rilassarsi, specialmente se si hanno venticinque centimetri di mazza piantati nel sedere.
Ma Patrizia è solida e assorbe bene; dopo qualche minuto di recupero, il respiro le ritorna normale, tutto il corpo si rilassa e, pian piano, spinge fuori dal sedere il sesso che, barzotto stavolta, non ha molte difficoltà a uscire.
“Non so se è solo una mia impressione, ma quest’ultimo orgasmo mi è sembrato che scaturisse dal sedere, non dalla vulva.”
Commenta quando si è ripresa.
“Esiste l’orgasmo anale e ovviamente si verifica in seguito a un amplesso particolarmente bello ed efficace. Può darsi che tu effettivamente sia venuta di sedere; ma per esserne certa devi verificare, e lo puoi fare solo tu, con un confronto con altri orgasmi, diciamo ‘normali’, o meglio con altre occasioni che spero tu avrai di godere con la stessa intensità.”
“Chi è stato che ha detto che ‘mito’ è quello che avviene una volta per tutte e quindi è irripetibile? Beh, se è vero, allora questa penetrazione anale è quanto di più mitico conosco.”
“Scommetto che tra poco dirai che soooolooo iiiioooo sono il tuo grande, luminoso immmmmmennnnnssssooo azzurrissimo ammmmoooorrreeeeeee!”
Cerco di raffreddare le emozioni.
“Ecco!!!! Sei sempre il solito stronzo. Io ti sto dicendo una cosa bella e tu la mandi subito in vacca!”
La prendo tra le braccia e la bacio con delicata passione.
“Attento! Se mi alzi così, distribuisco il tuo sperma per tutta la casa; prendimi dei tovaglioli di carta, sbrigati!”
“Hai visto? Fine della poesia … si torna al quotidiano …”
“… che adesso è molto, molto, molto più bello!”“Senti, Mario, tua sorella ha chiesto se potevi fare alcuni lavoretti a casa sua …”
“Che lavoretti?”
“Un interruttore, mi pare, … e forse un rubinetto … non so ….”
“Ok, va bene , ci passo oggi stesso …”
“ma … non so … forse aveva detto qualche altra cosa …”
“Invecchi, eh!”
Ma scherzavo; mia madre è ben vegeta, ma non è mai stata una cima in quanto a disciplina mentale e memoria delle piccole cose.
Invece Oriana, mia sorella, è esattamente l’opposto, precisa, attenta ed anche premurosa; per me è stata la vera mamma; mia madre infatti mi ha partorito in tarda età, venti anni dopo la primogenita, Oriana per l’appunto, e più di dieci dopo gli altri due; per di più, Oriana è diventata mamma di Patrizia poco più di un anno dopo la mia nascita e, in qualche modo, ci ha accomunati nella crescita, al punto che Patrizia è per me una sorellina, più che una nipote, ed io per lei sono stato il primo e più importante compagno di giochi di scuola e di mille scoperte anche scabrose, l’amico del cuore, il complice di mille malefatte, insomma quel fratellino di poco più grande che tutte le ragazze, per quel che mi consta, sognano di avere.
Da qualche tempo le situazioni sono cambiate, per la diversità degli istituti superiori che hanno diversificato la cerchia dei compagni di classe, per le frequentazioni fuori della scuola, che portano me ad essere ‘il maschietto’ di un gruppo di bulletti per la verità molto all’acqua di rose e mia nipote la ‘fighetta’ di un giro da discoteca più rumoroso che altro; nelle sue grazie è entrata l’amica del cuore, Margherita, che io conosco poco e superficialmente; e credo che abbia fatto moltissime esperienze, come d’altronde io me la sono cavato alla grande.
Ormai tutti e due maggiorenni, non abbiamo moltissime occasioni per stare insieme e non siamo più ‘sedere e camicia‘ come è stato negli anni. L’affetto è fuori discussione tanto con lei quanto, più ancora, con Oriana che resta per me in assoluto il faro, il punto di riferimento, il grande amore per certi versi, tanto più per me, che godo fama, e non a torto, di avere migliaia di amori e di non essere innamorato di nessuna.
La richiesta di aiuto è quindi più che spiegabile, considerata anche la totale inettitudine di mio cognato per i lavoretti di casa, a mio avviso anche per certe altre ‘competenze‘ familiari; ma questo è un altro discorso; e il fatto che piombassi senza preavviso a casa loro, specialmente su richiesta di Oriana, è in sostanza più che naturale.
Quando citofono, Patrizia mi riconosce dall’interfonico e mi apre il cancello senza parlare; la porta d’ingresso è aperta ed entro nel salone guardandomi intorno sorpreso dal vuoto totale; Patrizia compare all’improvviso dal corridoio del bagno, con un asciugamano a mo’ di turbante, un larghissimo pantaloncino stazzonato ed una canotta grigia di non so quale università che le scopre, anziché coprire, un seno ricco e solido che si erge prepotente sul suo fisico statuario.
“Tua madre!?!?”
Chiedo sorpreso.
“E’ fuori con mio padre per tutto il giorno.”
“Aveva parlato a mamma di certi lavoretti …”
“Si … per la prossima settimana! …”
“Ah!!! … Benedetta mamma e la sua memoria! … Va bene, allora scusami … vado …”
“Dove vai? … Col cavolo che ti lascio andare … tu capiti proprio a fagiuuolo”
E’ un classico di Patrizia, deformare il suono delle parole quando vuole nascondere qualche esitazione!
“Sentiamo cos’altro sarebbe questo fagiuolo.”
Patrizia si accovaccia sul tappeto e mi invita a sedermi sul divano di fronte; da quella posizione non posso evitare di gettare gli occhi sulla svasatura dei suoi pantaloni che lasciano entrare lo sguardo fino alla vulva rasata e tonica, apparentemente stretta e carnosa; oppure sullo scollo della maglietta che si apre fino a metà del seno e consente una quasi totale vista sul suo corpo.
Il fratellino tra le mie gambe si agita un poco ma la riflessione che sono davanti alla mia nipotina riesce a fargli ‘abbassare la cresta‘ almeno per il momento.
“E’ vero che la maggior parte delle cose che conosco le ho apprese insieme a te, sotto la tua guida, con la tua complicità?”
Accenno di si con la testa; la domanda è chiaramente retorica e non merita risposta.
“E’ vero che sei stato mio complice in mille marachelle, trasgressioni e malefatte, compreso il gioco del dottore e del malato quando eravamo ragazzini?”
Altro cenno con la testa.
“Come te la cavi a sesso?”
La domanda mi arriva in faccia come un palo della luce a un viandante distratto.
“Che vuoi dire?”
“Quello che hai capito. Che conoscenza e che pratica hai di sesso? Per quello che ne so, non sei sposato, non hai un’amante fissa, non hai una fidanzata; come fai per fare sesso?”
Stento ancora a riprendermi dalla tranvata.
Provo ad essere severo come se un anno in più di età facesse la differenza; ma è solo un modo per risolvere l’enorme disagio.
“Senti, piccola; questi sono affari privati nei quali è bene non interferire; certe cose si vivono e si gestiscono personalmente e non se ne parla così, in un salotto surreale, con una ragazza che, non lo dimenticare, è comunque la figlia di mia sorella ….”
Cerco di darmi un tono ma so perfettamente di non essere assolutamente credibile; svolge il turbante che aveva fatto con l’asciugamano in testa e con pochi colpi scioglie i lunghi capelli scuri.
Quando ci si mette sa essere al tempo stesso odiosa e meravigliosa.
“Senti, zzziiiio, io posso anche chiederti scusa per aver cercato di violare la tua intoccabile ‘praivasiii‘, ma questo non ti esime comunque dal rispondere ad alcune domande fondamentali per la dolce pulzella inesperta e ignara che è anche, guarda caso, la tua dolcissima e ‘pannaemielissima‘ nipotina amata e coccolata per diciotto anni. Quindi adesso rilassati e cerca di essere costruttivo.”

