Mi esplode di nuovo in bocca ed io mi precipito a interrompere l’azione per non eccedere.
Mi guarda con odio mentre mi alzo in piedi.
“Un’importante conseguenza di questi ultimi due passi è quello immediatamente successivo, vale a dire il ‘69’.”
Di fronte alla faccia meravigliata di lei, decido semplicemente di stendermi supino sul tappeto e invitarla a montarmi sopra nella posizione testa - piedi che, le spiego, origina la denominazione.
Coglie subito l’obiettivo e si fionda sul membro imboccandolo fino a soffocarne.
Le prendo le gambe e la dispongo sopra di me in maniera da avere davanti tutti interi vulva e sedere; con la lingua li percorro più volte, dal monte di venere all’ano e spingo con forza a penetrare con la lingua sia nella vulva vergine che nello sfintere decisamente spanato.
La stimolazione, in particolare del clitoride e delle piccole labbra, le continua a provocare fremiti da orgasmo e decido di risparmiarle altre esagerazioni.
Le pizzico le natiche sode e appuntite, la prendo per le anche e la sposto dalla mia bocca; ma non accenna a mollare la presa in bocca del membro; sono costretto a spostarla con violenza.
“Eiaculami almeno una volta in bocca! …”
Sembra quasi che implori.
“Lasciami completare e avrai lo sperma, non preoccuparti; sarai tu a decidere dove e come. Gli ultimi step importanti sarebbero la penetrazione in vagina e quella anale. Ma della prima non potremo parlare se prima non la darai al ‘principe azzurro’; per il coito anale, un’avvertenza è necessaria e riguarda l’igiene intima, vale a dire la pulizia dell’intestino. Può sembrarti superfluo, questo discorso; ma è fondamentale specialmente se consideri che, in una situazione normale, il sesso passa spesso facilmente da sedere a vulva e a bocca, con conseguenze che possono essere gravi per la trasmissione di germi patogeni dall’intestino a tutto il corpo. Normalmente si pratica con attenzione e frequenza il clistere, anche più volte, quando ci si prepara ad incontri dove è presumibile un rapporto anale. Alcuni miei amici, omosessuali convinti, mi hanno parlato di una pratica diversa, non so fino a che punto applicabile normalmente.”
“Di che si tratta?”
“In sostanza, di irrigarsi direttamente l’intestino con il tubicino della doccia e riempirsi più volte il ventre per scaricare quanto più è possibile le scorie dall’intestino. Quelli che lo praticano assicurano che ripetono l’operazione addirittura fino a quando non espellono solo acqua limpida.”
“Mi sembra una cosa stupida e schifosa!”
“No; pare addirittura che qualcuno riesca a provocarsi degli orgasmi anche possenti con l’inserimento della cannula e le instillazioni successive.”
“Che ne diresti di farmi provare?”
“Se proprio ti va, io posso solo seguire le istruzioni che mi sono state date.”
“Andiamo in bagno!”
Mi prende per mano e mi porta nel box doccia.
L’impianto prevede tra le altre cose un doccino per l’igiene intima da cui Patrizia stacca facilmente il terminale ottenendo un cavo non molto grosso; prende della vasellina e ne unge abbondantemente il terminale; io faccio altrettanto con il suo ano, con mio sommo piacere quando le ungo a lungo l’interno con due dita che ruotano per favorire la distribuzione del lubrificante; anche a Patrizia il giochetto non dispiace e si agita un poco mentre la penetro.
Inserisco infine il tubicino e noto che lei ci gode; lo faccio penetrare per una decina di centimetri poi apro l’acqua regolata su temperatura tiepida.
Anche l’entrata del liquido nel ventre è per lei fonte di piccole fitte di piacere; quando Patrizia mi avverte che le comincia a dare fastidio l’acqua nella pancia, le raccomando che, quando estrarrò il tubicino, tappi l’ano con un dito e vada a scaricarsi nel water; lo fa diligentemente e, quando ha scaricato, si volta a guardare nella tazza ed esclama.
“Caspita, quanta ne avevo!”
Ripetiamo l’operazione ancora un paio di volte e, alla fine, la sculaccio affettuosamente e le dico.
“Adesso il tuo sederino è pronto per un bel pene!”
Tornati in salone, Patrizia si stende sul tappeto ma tutta la sua attenzione è per il suo pancino che trova più morbido e bello.
“E’ vero che adesso è più penetrabile il mio sederino? Ti piace la morbidezza del mio pancino?”
“Sentirai la durezza del mio, quando ti infilerò il sesso dal sedere fino allo stomaco e sbatterò intensamente il mio ventre sulle tue dolcissime natiche.”
“Perché vuoi farmi male al sederino e al pancino?”
Scherza con aria fanciullesca.
“Non ti faccio male; anzi, ti farò godere come una scimmia, perché io lo so che a te piace il sesso nel sedere.”
Poi, cercando di recuperare un minimo di serietà riprendo da dove mi aveva interrotto.
“Tornando al discorso sul sesso anale, la posizione preferita in generale, e credo anche da te, è naturalmente quella ‘a 90 gradi’ detta anche ‘a pecorina’ ma qualche variante ci può essere ed anche di particolare piacevolezza.”
Conferma accennando di si con la testa.
La faccio mettere a novanta gradi con le tette appoggiate sul tavolo e le struscio la cappella sull’ano che palpita e sembra aprirsi a ricevere il sesso.
Ma voglio per ora solo dimostrare; le prendo le tette da dietro e, stimolando i capezzoli, le spiego che il bello di quella posizione è soprattutto la pressione delle natiche sul ventre che rende più totale il rapporto, provocando orgasmi di diversa origine; ma aggiungo anche che la manipolazione delle tette e dei capezzoli, se fatta con intelligenza, garbo e sapienza, può provocare un piacere indicibile.
“Per lo step successivo, devo per forza penetrarti analmente; ma ti prego di aiutarmi a non eiaculare perché non è ancora il momento di concludere.”
Accenna di si con la testa senza voltarsi.
“Ma se poi godo tanto ….”
“Fai uno sforzo, ti trattieni e dopo scoprirai che godrai molto, molto di più.”
Il solito cenno di assenso.
“Devo prendere la vaselina o pensi di poter fare senza?”
“Vai; anche se dovessi farmi male, ti voglio nel sedere e quindi va bene lo stesso.”
La faccio inginocchiare sul tappeto, mi abbasso dietro di lei e lecco con amore e intensità l’ano, finché sento che si rilassa, cede e tende ad aprirsi; infilo un dito e lo faccio scorrere liberamente dentro; aggiungo un secondo dito e poi un terzo e li ruoto per dilatare lo sfintere.
Quando sento le dita girare senza sforzo, accosto la cappella all’ano e spingo con cautela; i tessuti cedono ma il rapporto tra il diametro del mio sesso e quello del forellino è decisamente sfavorevole; lo sfintere si tende e sforza, Patrizia si irrigidisce tutta; sento che sta soffrendo e le chiedo se vuole che smetta.
Mi urla.
“NOOOO!!!! Spingilo dentro, fino in fondo, fammi sentire i testicoli sulla vulva!
Spingo in maniera definitiva e l’asta penetra fino in fondo; mi fermo con le natiche premute sul ventre, le mani che artigliano le anche e il sudore che scorre da me su lei e da lei sul pavimento.
“Come stai?”
Chiedo.
“Aspetta e te lo dico.”
Si gira verso di me e vedo le lacrime che hanno rigato il volto.
“Porca miseria … ti ho fatto tanto male …!!!”
“Non quanto il bene che mi fa adesso la tua mazza nel sedere; è meraviglioso, ora che il dolore sta passando.”
“Toccati la vulva e masturbati; ti allevierà la sensazione di dolore.”
Lo fa.
“Ma fin qui non c’è niente di nuovo. La posizione ‘dog’ cambia poco rispetto al mio ‘piegamento a 90 gradi’ tradizionale.”
“Aspetta …”
Mentre parliamo, faccio pressione sul suo dorso e la obbligo a schiacciarsi sul pavimento finché si stende bocconi con tutto il corpo schiacciato; mi sollevo un poco e sposto le sue gambe fino a congiungerle al centro.
“Ma così rischi di farlo uscire …”
“Buona!”
E intanto comincio a scivolare sul suo dorso con tutto il corpo; quasi per naturale necessità, il membro scivola avanti e indietro nel suo sedere; gemiti si alzano dalla pancia di Patrizia, che nella bocca diventano urla di piacere.
“Si … così … spingi … rompimi … sfondami … fammi godere .. ci sono vicina ….”
”NO!”
Lo dico quasi con ferocia e blocco il movimento.
“Adesso devo uscire; fai attenzione perché può essere doloroso come entrare.”
“Perché vuoi uscire senza eiaculare?”
Piagnucola.
“Fidati ... aiutami ad uscire.”
A malincuore, spinge come le ho indicato ed io estraggo lentamente la bestia finché, con un ‘flop’ particolare, scivola via dal sedere.
Vedo Patrizia che si massaggia l’ano per alleviare il dolore e le chiedo se se la sente di concludere con l’ultima proposta.
Mi guarda con odio.
“Adesso devi andare fino alla fine, anche se dovessi squarciarmi il ventre!”
“Non esagerare; voglio solo penetrarti nell’ano da un’altra posizione!”
Mi guarda con aria interrogativa mentre io la faccio sdraiare di schiena sul tavolino basso e mi colloco tra le sue cosce.
Patrizia mi guarda quasi spaventato.
“Ma che hai intenzione di fare? Non vorrai rompermi l’imene?????”
Sorrido.
“Stupida! Pochi minuti fa, la cosa più semplice da fare sarebbe stata abbassare la punta del sesso dall’ano alla vulva e fartelo entrare fino alla cervice dell’utero. Ma io non sono una carogna come la mia dolce nipotina. Per farti capire, ti dico solo che sarà nel tuo sedere meraviglioso che entrerò, e stavolta eiaculerò anche; ma lo farò guardandoti negli occhi. Voglio imprimermi bene nella memoria questa prima volta che stupro nell’ano il mio unico grrrrraaaaaande amore; e voglio ricordarla con l’espressione del suo volto, con la bellezza delle sue tette, con la dolcezza del suo ventre, titillandole la vulva mentre la penetro; non voglio ricordare questo momento con l’immagine di una schiena piegata e di una massa di capelli. Riesci a capire?”

