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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 1 — Cose di famiglia 1 Patrizia - Lezione di sesso
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Cose di famiglia 1 Patrizia - Lezione di sesso

Zio e nipote si scoprono amanti e insieme si accostano al sesso

geniodirazza
1 anno fa · 13.586 parole · 60 min
566 letture

“Ok. Tutto a posto, non pensavo affatto di sverginarti col dito. Starò più attento.”

Non è facile riprendere la tensione interrotta così banalmente; ma Patrizia è molto calda e vogliosa; ed io mi sono talmente compenetrato in questa condizione di padrone assoluto del suo corpo, delle sue reazioni e sensazioni, che ci vuole poco perché la temperatura si alzi.

Siamo anche coscienti che stiamo portando la goduria ad un livello irreversibile; ma è troppo piacevole e intrigante per tornare indietro; Patrizia, poi, sembra veramente assorbire ogni indicazione per migliorare le sue enormi qualità di amante e non ho nessuna intenzione di deluderla.

Continuo così a titillare la rosellina delle piccole labbra e mi sposto lentamente su fino ad incontrare la protuberanza del clitoride.

Attraverso il dito, i tessuti del clitoride mi danno una sensazione di ‘prima volta’, di verginalità assoluta che io profano col mio dito; ma gli urli soffocati dicono di un godimento di lei che sarebbe eresia interrompere; comincio a muovere in cerchio la punta del dito sulla piccola appendice, quasi una cicatrice molle nella dolcezza del fiore roseo, che non vedo ma immagino e ‘sento’ con le dita, delle piccole labbra che lacrimano umori da orgasmo irrorando tutta la vulva; appena raggiunge una giusta consistenza, lo prendo fra due dita e lo masturbo come un piccolo pene.

Patrizia si inarca tutta e i piedi perdono contatto, rovina quasi sul tappeto a cosce spalancate; mi precipito su di lei e riprendo il contatto da dove l’aveva interrotto.

Devo manipolarla a lungo, adesso, e sollecitarla esplorando ogni volta nuove aree della vulva fresca, stretta, umida, provocante, giovane, verginale.

Mi imbestialisce l’idea di quell’imene ancora intatto in un corpo già ormai vissuto; considero quasi una bestemmia lasciarlo lì a farsi gioco del sesso completo; ma amo molto Patrizia e non posso in nessun modo violarla.

Mi dedico con entusiasmo al clitoride e torno a manipolarlo come un piccolo pene.

E come tale mi cresce e monta tra le dita; Patrizia inarca sempre più la schiena preparandosi forse ad un orgasmo inatteso per le sue abitudini.

Esplode come un vulcano; dalla vulva che espelle insieme orina e liquidi seminali; dall’ano che le scatena piccole scoregge appena avvertibili, di cui lei si vergogna ma che io accolgo con lussuriosa goduria sperando anche, inutilmente, di sentirne l’odore, che però non c’è essendo provocate da altre pulsioni; dal ventre che è un continuo sobbalzare come per scosse violente di terremoto, prima, e di assestamento, dopo; dalla bocca che lascia andare gemiti sospiri e monosillabi incomprensibili.

La sto a guardare per qualche minuto, totalmente preso e sopraffatto dallo spettacolo del suo godimento totale; poi mi stendo su di lei e prendo a baciarla facendole sentire il peso del mio sesso rigido fra le cosce, molto accosto alla vulva.

“Lo step successivo lo stiamo già mettendo in pratica.”

Esordisco non appena ci siamo alquanto ripresi.

Patrizia mi guarda con aria interrogativa.

“Hai mai sentito parlare del ‘coscialino’?”

Altra espressione di meraviglia.

Assumendo un’aria pontificale del tutto ridicola.

“Dicesi coscialino il rapporto per cui un membro maschile viene appoggiato tra le cosce, da cui il termine, di una donna il più possibile accostato alla vulva ma senza nemmeno un accenno di penetrazione; si svolge in piedi o sdraiati, faccia a faccia o di spalle. Nel primo caso, l’asta struscia direttamente sui peli della vulva e stimola insieme piccole labbra e clitoride; se si tratta di membro particolarmente lungo, la femmina può portare la mano sul sedere e appoggiare la cappella all’ano sul quale fare pressione per una eventuale successiva penetrazione. Nel secondo caso, a beneficiare è soprattutto l’ano fortemente sollecitato dallo sfregamento, ma soprattutto ne gode il ventre del maschio che viene riempito, accarezzato e stimolato dal sedere della femmina, che ci si augura ampio, capace e morbido per far godere tutto il ventre. Risulta che in molti popoli venga usato, insieme alla masturbazione, alla fellatio e al sesso anale, per evitare penetrazioni in vulva che, oltre ad essere naturalmente un pericolo per il rischio di maternità indesiderate, sono per certi paesi improponibili prima del matrimonio.”

“Adesso mi fai anche la lezione di storia?”

”No, semplicemente ti indicavo un modo alternativo di usare membro e vulva senza quella deflorazione che dai tuoi costumi è temporaneamente esclusa.”

“Effettivamente, mi è piaciuto sentirmelo scivolare fra le cosce; penso che da dietro sia altrettanto piacevole.”

“Si, ma non chiedermi di sperimentare perché mi sono fermato tante di quelle volte che un'altra erezione bloccata senza eiaculazione mi fa rischiare l’infarto.”

“Ma tu puoi anche eiaculare; io l’avrò fatto già una decina di volte … e ti parlo di quelle grosse non di quelle piccole che sono ormai centinaia.”

“E ci credo! … tu sei femmina e per di più multiorgastica; quindi staresti a godere consecutivamente anche per tutto l’arco della giornata per trovarti poi solo con un po’ di emicrania. Io, se eiaculo, ho bisogno di tempo per recuperare fino a poterne fare un’altra … e non è detto che ci riuscirei …”

”Dai, non stiamo a gareggiare a chi spruzza più lontano. Passa allo step successivo.”

Intanto però le chiedo di fermarci e di bere qualcosa; c’è anche del caffè preparato la mattina; Patrizia sa che non mi dispiace il caffè freddo e me lo propone.

Lo bevo volentieri anche perché mi ristora veramente.

“Per il prossimo step dobbiamo emigrare e trasferirci in Spagna; infatti quella che ti propongo è la classica ‘spagnola’ l’orgasmo ottenuto facendo scivolare il membro nell’incavo tra le tette. Se il pene è abbastanza lungo, si può prolungare il movimento fino a far arrivare la cappella alla bocca ed abbinare quindi la spagnola alla fellatio; normalmente però, con peni normali, cioè, tutto si svolge all’interno delle tette, specialmente se sono belle piene e carnose; in ogni caso, è opportuno che lei tenga le poppe strette intorno al membro per offrirgli la stessa sensazione che danno le cosce o le natiche. Il maschio normalmente sta seduto sull’addome della donna e spinge il membro avanti e indietro; qualcuno spalma anche della vasellina tra le poppe per facilitare lo scorrimento.”

Patrizia ha un’aria interrogativa, quasi sospettosa; le rivolgo uno sguardo interrogativo.

“Ne avevo sentito parlare, ma non l’ho mai fatta.”

“Cosa posso provare io, lo so; cosa invece tu, mi è ignoto e tu puoi sperimentarlo solo in diretta.”

Detto fatto si stende sul divano e libera le tette; mi sfilo la tuta e mi sistemo a cavalcioni sul suo stomaco, piazzandole il membro tra le tette; poiché è abbastanza lungo, quando spingo in avanti va a toccarle il mento.

Patrizia raccoglie le poppe dall’esterno e le pressa verso il centro includendo il pene; io comincio a muovermi avanti e indietro con una certa foga; lei ricorda quel che ho detto, tira fuori la lingua e sporge il mento per arrivare a lambire la cappella; non solo ci riesce ma addirittura, su una mia spinta più vigorosa, riesce a catturarla in bocca.

Con un certo sforzo riesco a sfilarle il sesso e a tirarmi indietro.

“Il prossimo step sarebbe il sesso orale, inteso non solo come fellatio ma anche e soprattutto come leccata e succhiata di vulva. Sulla fellatio mi pare di vederti preparata.”

“Beh, anche qui le prime esperienze risalgono alle scuole medie …”

“Sempre con piselli di ragazzini?”

“No, una volta l’ho fatta anche al prof. di scienze e, per evitare che mi denunciasse, fui costretta a farla anche al bidello. Ma non mi piacque per niente … Poi ne ho fatti sui sedili delle macchine, nelle fratte dei parchi, durante qualche festa … insomma, ne ho fatti un bel po’ … ”

Cercai di farle capire, senza offenderla, che comunque di esperienze rudimentali e ‘fanciullesche’ si trattava e che una fellatio vera è altra cosa.

Le ricordai il discorso fatto per la masturbazione e i meccanismi che lei aveva poi sperimentato, spiegandole che si adattavano esattamente anche alla fellatio; in particolare, le ricordai che i testicoli nel coito orale hanno importanza anche maggiore che nella masturbazione e che bisogna saperli accarezzare leccare mordicchiare e succhiare assai più che nella manipolazione.

Annuì convinta e si applicò a succhiarmi, col risultato che dopo pochi minuti dovetti imporle di smettere se non voleva farmi eiaculare e porre fine alla chiacchierata.

“L’altra faccia del coito orale è la leccata di vulva, pratica che è quasi sconosciuta alla maggior parte dei maschi; o, almeno, che viene praticata con molta approssimazione. Comunque in questa specialità conta molto la sensibilità e la sintonia; cogliere come e dove si deve leccare, quando e come si deve succhiare o mordere, dipende non solo dalla sensibilità del maschio che lecca ma anche e ancora di più dalla collaborazione della femmina che viene leccata. In questo caso, conta poco l’enunciazione teorica; è più importante la pratica per chi lecca e per chi deve orientare la leccata sulla base delle sensazioni che riceve.”

Non c’era bisogno di altre precisazioni; Patrizia si sfila il pantaloncino si sdraia supina sul tappeto e spalanca oscenamente le cosce porgendomi la vista diretta della sua vulva verginale, ma non troppo!.

Mi ci fiondo con la bocca quasi selvaggiamente e comincio a leccarla tra le grandi labbra; mi prende la testa e dirige la lingua verso le piccole labbra e poi verso il clitoride; quando lo prendo in bocca e inizio a succhiare, sento fremiti del suo ventre che indicano un grosso orgasmo in arrivo.

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