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Erotika
La lunga notte · Cap. 9
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Capitolo 9 di 21 29 min di lettura

Dammi un look per morire

Scrivo per puro piacere. Grazie a chi legge.

Agave Ionia
3 mesi fa · 591 letture · 0

Dasho è lì dentro, sopra Irina, con le mani strette intorno ai suoi fianchi. Mi sale alle guance un fuoco improvviso. Mi allontano appena dalla porta ma gli occhi non si scollano da loro. Poggio le spalle contro la parete, il muro trattiene il calore del giorno.

Sono le ore meridiane, e molta calma riempie questo posto.

L’aria diventa calda e appiccicosa. Il sudore comincia a bagnarmi le spalle, il collo, la pelle tra le dita. È impossibile muoversi. Continuo a osservare pur non volendo.

Irina è schiacciata sotto di lui e nella mia pancia torna la stessa vertigine della prima notte.

I suoi capelli biondi sono lucidi di sudore e lo stesso fulmine della prima volta mi attraversa azzurro il petto. Il mio sudore impregna il vestito e il loro odore tutta la stanza. Il respiro di Irina e il suo si mischiano.

La fitta si allarga al centro del petto, diventa fuoco doloroso, forte, nell’istante in cui la mano destra di Dasho sale lungo il collo di Irina, premendo le dita contro la sua gola.

Irina lo fissa dal basso. Ha la faccia da puttana, perde saliva dall'angolo del labbro.

Le lenzuola si spostano, si piegano e si accasciano a terra, spinte via dal corpo di Irina. Il rumore della vecchia rete di quel materasso fa stridere la parte di me che settimane fa è tornata in taxi qui, per cinque giorni di fila, solo per incrociare la sua ombra.

Trattengo il respiro.

Ombra. C’è solo quello sul viso di Irina eppure mi pare che sia il viso più attraente del mondo.

Lui la gira e vedo i suoi seni arrossati e i suoi capelli lunghissimi ondeggiano sfiorando il cuscino.

Guardo bene il culo di Irina, ha una pelle elastica che è seta.

E io ho una sete indicibile.

Lo vedo tirarle indietro la testa, forse troppo forte, perché le strappa un grido.

Le bacia prima la bocca, poi la gola. La trattiene per i capelli mordendole le labbra. Tutte le sue labbra sono insanguinate! E nello stesso modo sanguino io con quello scricchiolio che mi arriva nelle orecchie.

Vedo nero senza chiudere gli occhi e Irina stringe le palpebre. Quando gli occhi si riaprono, Dasho le ha bloccato il viso verso lo specchio incollato all’armadio.

“Guardati mentre fai la puttana!”

Lei apre gli occhi. Chissà che vede.

Io la vedo bene.

È una puttana da primo premio. Eppure… Io farei lo stesso. Siamo uguali! Lo farei anche insieme a lei. Ed è questa la parte peggiore.

E rimane lì quella scema intanto che lui si sfila per spingersi direttamente nella sua bocca.

Un bel cocktail di sperma e umore di puttana.


Giro i tacchi per andarmene. I capelli mi sbattono sulle spalle e il mio campo visivo è ancora punteggiato di rosso.

Arrivo in fondo al corridoio e mi trovo Ditmir davanti. Mi guarda male. Capisco subito: può essere uscito solo dal soggiorno. Si è senz’altro accorto di tutto.

– Da quanto tempo?

Mi oltrepassa e va in camera di Irina.

Il modo migliore per buttare via il poco tempo della nostra vita è farsi domande. Quindi lascio perdere, ma il corridoio non era deserto. Jasmin non l’aveva visto.

Irina esce dalla stanza dopo un tempo che non so misurare. Allaccia il vestito intorno al collo.

“Angela, vai in camera mia.” Ha lo stesso tono che userebbe per leggere l’ora.La bocca mi si apre ma non esce nulla.

Entro. Dasho è seduto sul suo letto. Mi dà le spalle osservandomi nello specchio dell’armadio.

“Sei venuta qui per farti i cazzi nostri?” La voce è così bassa che l’ho sentito appena.

“No.”

“E allora perché stavi in camera di Valjet, oltre che per farti i cazzi di questa casa?”

Ditmir è alle mie spalle, lo vedo nel riflesso.

“Non serve che rispondi.”

Sento una vampa di calore salirmi lungo la schiena. Ditmir si avvicina ancora.

Gli occhi mi vanno sul vestito che luccica nello specchio, penso alla gonna che ho dato a Nadia e ai fiorellini azzurri che ha sul fianco. Tanto tempo fa, l’ho comprata a Bologna con Matteo.

Tanto lavoro, tanto amore, tanti sforzi e tanto tempo. Tutta la mia vita adesso è un’ombra in quello specchio.

Sobbalzo quando Ditmir mi sfiora e mi sfila il vestito dalle spalle. Il tessuto pieno di perline resta nelle sue mani. E a me affiorano perle di sudore sulla pelle, l’aria si è fatta di ghiaccio.

Dasho si muove nell’ombra dell’armadio. Le sue mani scivolano sotto i panni di Irina. Ditmir mi afferra i polsi dietro la schiena, mi copre gli occhi con la mano. La mia faccia nello specchio continua a parlarmi anche se non la vedo.

– Quale diavolo ti ha portato in questo posto? La luce non ti verrà mai più restituita.

Sento i suoi passi che si avvicinano. Nel buio, ogni suono aumenta di volume. Lo spazio tra di noi si accorcia. Il calore del suo corpo contrasta con un freddo improvviso che mi sfiora i seni. Un tremito mi attraversa dall’interno e il petto si ritrae per scappare a quel contatto.

La camera odora di legno vecchio. Dasho si ferma a un centimetro dal mio volto e il suo respiro sa di whiskey. Mi sfiora le labbra.

“Che facevi in camera di Valjet?”

La sua voce è secca come le mie labbra. Il metallo freddo mi fa contrarre il respiro, scivola sullo stomaco. La gola si chiude di nuovo per riflesso. Mi sento rigida, e il gelo scende fino alle cosce, risale tra le gambe, fermandosi al centro. Ripercorre il mio corpo risalendo e mi si pianta sulla gola. Ditmir sposta la mano dai miei occhi alla mia bocca, e finalmente guardo. Gli occhi di Dasho sono nei miei. Respiro a fatica, cercando di non fare un movimento sbagliato. La pistola è salita e preme sulla mia guancia. Mi sento soffocare come dentro un’auto parcheggiata al sole, con tutti i finestrini chiusi in una giornata d’agosto.

La mia faccia nello specchio è imbrattata di umido e non solo quella. Dice:

– Quanto pensi che ci metterebbero a spararti?

Non so... ma penso che dopotutto non dovrei più preoccuparmi di due vite se sparasse.

Penso che, in fin dei conti, una puttana dovrebbe morire giovane, bella e velocemente.

Penso così tante idiozie in questo periodo. Ma sto sudando freddo.

Piego le ginocchia leggermente. Ogni respiro mi fa dolere il petto, eppure non posso smettere di tremare.

Le dita di Dasho ruotano dentro la mia fica umida.

“Senti che lago,” dice a Ditmir. “Se dovessi farla fuori adesso creperebbe felice.”

La mano di Ditmir cerca la mia fica. Serro le cosce per difenderla.

Il piede di Dasho preme l’interno della mia caviglia. “Apri.”

Sento il click del grilletto tirato.

Le cosce si disserrano da sole. Le dita di Ditmir entrano dentro di me.

Penso alle ultime settimane... La mia esistenza ha ruotato intorno al sesso.

Corse in taxi e sveltine prive di senso con sconosciuti. So che è difficile provare compassione per una che tratta la propria salute con tanto disprezzo. Ma non vi preoccupate, non ho mai desiderato un funerale di gentaccia che piange vestita di nero in chiesa.

Né il prete che prega per me.

Ditmir mi lascia andare. Ma il sollievo non arriva.

Dasho dice: “Hai visto come vivono le troie. Girati. Così vedi anche come finiscono.”

Ma io non posso muovermi.

Infatti l’angoscia ha bloccato le articolazioni e la pistola sulla gola mi ha spento la voce.

Ditmir mi afferra il braccio come sempre e mi sbatte col viso contro la parete.

“È andata troppo avanti,” dice Dasho. “Ma tu sei fortunata. Non morirai su un marciapiede.”

Penso veramente che voglia ammazzarmi; quindi non ho molto da perdere.

“Se finiscono così,” dico, “allora non le proteggi molto bene.”

“Io le proteggo meglio di chiunque altro… dai clienti. Da loro stesse no.”

Il muro grigio davanti a me per un attimo sposta l’azzurro.

Vedo la realtà: sono in un orrendo stabile, con due criminali, ho le orecchie dritte come quelle di una cagna che sente arrivare un cacciatore, e il mio stomaco è gelato.

Prima di andare avanti…

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