La giostra delle lingue è il passaggio che Anna preferisce, perché ama fare sentire la sua, calda, umida, pastosa, su tutte le papille della bocca, su tutti i denti, lottando con l’altra lingua per stimolarla, eccitarla e poi succhiarla come un piccolo pene fino a sentire i piccoli orgasmi scatenarsi; ma ama anche essere penetrata dall’altra lingua, sentirsi posseduta ed esplorata e poter poi prenderla fra le labbra e succhiarla per eccitarsi ed eccitare.
Sta forzandomi per stringere le cosce sotto di me; mi piace sentirmi il sesso catturato nella sua carne, fino quasi a perderne la coscienza e sentirmi fuso con la sua vagina ma anche con il suo pube, coi suoi peli, con l’inguine tutto e sentir pulsare l’ano.
Lei sa che mi piace e prova lo stesso piacere e quasi sembra raggomitolarsi per entrarmi dentro e diventare una cosa sola.
Un calore straordinario ad un certo punto mi sale dall’inguine e attraversa tutto il corpo fino ad annebbiarmi il cervello.
Sto per urlare che sto eiaculando, quando lei mi precede di un microsecondo con un urlo feroce, che arriva senza dubbio all’ultimo piano, ed esplode, mentre io sto scaricandole nel ventre la più intensa eiaculazione che ricordi da molti mesi.
Mi abbatto sul suo corpo e perdo per un attimo i sensi.
Li riprendo che lei mi sta accarezzando la fronte e sta sussurrando con amore il mio nome.
“Tu mi farai morire un giorno!”
Esclamo appena ho voce.
“Ma davvero!?!? Chissà se quelli del piano di sopra saranno d’accordo; probabilmente per loro sei tu che mi hai squartato e mi stai facendo a pezzi in cucina!”
Scoppiamo a ridere di gusto.
“Ma ti rendi conto di che figura ci facciamo coi vicini? Madre e figlio depravati che fanno sesso come mandrilli e urlano pure come le scimmie quando si scatenano?”
“Effettivamente, domani col parroco prima della confessione, dovrò fare un lungo discorso.”
Scherza Anna; poi si sgancia dal mio abbraccio e va in bagno.
Al ritorno, raccoglie i vestiti e li sostituisce con una vestaglia.
“A mio avviso, l’antipasto è stato interessante. Per il primo, rimandiamo a stasera?”
Non rispondo, non voglio impegnarmi.
Mi bacia dolcemente e fila via.
Quando siamo seduti a pranzo, mamma mi chiede del viaggio e della mostra.
Le dico che è andata benissimo e che sono molto soddisfatto anche perché forse riceverò un premio importante.
Mi chiede chi ho visto e parlo chiaro.
“Sono stato ospite di Margie.”
“… quella Margie?!?! … l’hai ritrovata?”
La perplessità è disegnata sul suo viso.
“Sei stata tu a consegnarmi il libro che mi aveva mandato, anche se hai fatto sparire il biglietto che c’era dentro …”
“Ma sei scemo? Io facevo sparire un biglietto per te? Io ho avuto il libro, chiuso in busta, da Patrizia e tu lo hai preso dal tavolo ancora chiuso nella stessa busta. Il biglietto deve averlo preso Patrizia per gelosia di Margie. Ricordati che è stata lei a consegnarmelo per te.”
“E’ vero. Scusami.”
“Va bene così; com’è stata la rimpatriata?”
“Lei è un’autorità nel suo lavoro e ho partecipato a una presentazione del suo libro. Ci siamo scoperti molto innamorati e abbiamo fatto l’amore per tutto il tempo.”
“Pensi che sia una cosa molto seria?”
“Abbiamo ipotizzato di fare un figlio.”
“Cavolo, a questo punto siete? Ma … andate a convivere o te la sposi?”
“Lei dice che può anche fare da sola e, se penso a te, sono certo che lo saprebbe fare; ma poi penso anche che lei ha avuto un padre porco, io un padre imbecille e a mio figlio, a nostro figlio, vorrei assicurare un padre presente.”
“Te ne vai a Roma?”
“No, mamma. Abbiamo già visto che il ritmo del suo lavoro a Roma non le consente di ipotizzare una famiglia e forse nemmeno un figlio. Però c’è nell’aria la possibilità di passare qui a P… con orari migliori e meno lavoro. In quel caso, nessun dubbio che faremo il figlio e forse ci sposeremo.”
“Sai, essere nonna di un figlio tuo non mi dispiacerebbe affatto; anzi, credo che mi farebbe felice. Peccato che poi non potremmo più fare sesso …”
Abbiamo appena finito di pranzare e mi stendo sul lettino a riposare; entro in una fase di dormiveglia in cui mi sento bene e quasi pisolo.
In questa condizione di sospensione avverto un lontano suono di campanello, rumori vari e voci che borbottano qualcosa lì in cucina; mi abbiocco di nuovo.
Mi sveglia uno scossone di mamma.
“Vieni di là; c’è Patrizia che deve parlarti.”
La notizia mi stordisce più del colpo di sonno.
Cerco di riprendermi e vado in cucina.
“Mamma, c’è del caffè?”
Volutamente ignoro mia nipote, bella come sempre, un poco più arrogante ed elegante.
“Ciao, zione!”
“Oh, ciao, come ti butta?”
“Mamma ti deve parlare.”
“E dov’è?”
“A Dusseldorf.“
“E come fa a parlarmi?”
“In skype.”
Mentre lo dice, attiva il suo portatile e dopo un poco compare sullo schermo la faccia di Hans, il direttore del Museo.
“Ciao Hans, sei tu che devi parlare con me?”
“Si, ma ci sono anche tua sorella, Siglinde e Zacharias.”
“Ci sono anche io!”
Si affaccia in un angolo il viso di Roby, l’assistente di Hans, che ho avuto modo di conoscere in un mio viaggio quando fu decisa la mostra.
“Ciao Roby, come stai? E il tuo appartamento è ancora l’accampamento di sempre?”
“No, è anche peggio; ma quando verrai sarà sempre a tua disposizione.”
“Grazie. Allora, Hans, a cosa devo questa conferenza?”
Hans mi comunica che ha avuto la mia bozza per la locandina e la pubblicità ma che la Società di Siglinde ha una proposta alternativa.
Gli chiedo quale titolo abbia la società ad intervenire sul progetto artistico della mostra.
Mi dice che, secondo loro, io avrei garantito la presentazione del progetto di mia sorella all’interno della mostra.
Faccio notare; che io non ho garantito niente; che ho accennato in via teoretica a quella ipotesi ma senza nessun documento scritto e che quindi l’offerta può da me essere ritirata in qualunque momento; che la Società aveva chiesto ospitalità contando sul fatto che il progetto era di mia sorella; che io avevo dichiarato di essere disposto a qualunque cosa per lei e che nel verbale di attribuzione dell’incarico era stato fatto un appunto secondo il quale l’architetto Oriana … avrebbe interpellato il signor, adesso architetto, Mario … per valutare l’applicazione di forme di design da lui costruite ad oggetti delle realizzazioni architettoniche; che questo verbale era l’unica fonte documentaria accertata; che l’architetto Oriana … non aveva mai interpellato nessuno, anzi dalla firma del verbale non aveva rivolto più neppure il saluto all’architetto Mario … ; forse neanche sapeva che si era laureato; che la società e il loro architetto avevano proposto di sconvolgere il progetto della mostra assegnando alla presentazione dell’ipotesi di architettura speculativa il 90 % dello spazio e lasciare alla mostra solo il 10 %.
Conclusione, le ipotesi possibili sono; 1) il Museo rinuncia alla mostra che passa alla società degli Amici del Disegno che aveva molto insistito per averla e che la ospiterebbe nella sua prestigiosa sede; 2) il Museo rinuncia alla presentazione, nei suoi ambienti, del progetto edilizio speculativo e lascia tutto lo spazio alla Mostra; 3) il Museo declina ogni responsabilità e lascia al designer Mario … la totale competenza e facoltà per decidere sulla sua mostra.
Hans boccheggia chiaramente.
Si affaccia sullo schermo il viso di Siglinde saluta con affettuosità ed esordisce riconoscendo la veridicità di quello che ho detto e chiede scusa per il comportamento scorretto di mia sorella; mi fa osservare che, però, la Società che lei rappresenta punta molto sulla presentazione di un progetto architettonico, non così speculativo come lo vedo io, ma di impatto sociale e artistico, in un ambiente di qualità come il Museo e all’interno della Mostra antologica di un designer che a Berlino è candidato al premio più importante del settore.
La interrompo un attimo per suggerirle che in Italia mi è già stato attribuito e Roby, dal computer, ricava la notizia fresca di stampa; Siglinde resta impassibile, ma io so che è ben colpita dalla cosa.

