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COSE DI FAMIGLIA · Cap. 9
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Capitolo 9 di 20 28 min di lettura

Cose di famiglia 9 - Margie 1 Chi non muore

Margie ricompare e conquista il suo posto accanto a Mario

geniodirazza
1 anno fa · 237 letture · 0

“Adesso dobbiamo proprio darci una calmata!”

La mia battuta è stupida e lo so; ma non so proprio come porre un freno alla voglia infinita che ci sta assalendo; naturalmente, la risposta è secca.

“Se vuoi, tu calmati pure; io ho voglia di mangiarti, di divorarti, di leccarti, di morderti, di amarti tutto. E’ da un anno che aspetto questo momento e non c’è niente che mi possa calmare.”

Difficile muovere obiezioni.

Allora la prendo in braccio e la porto nella camera, sul letto, che per fortuna è di quelli a una piazza e mezzo e ci consente di starci in due.

Stesa sul letto, Margie mi appare ancora più bella e invitante; le monto sopra e mi strofino sul suo corpo, quasi a volerla penetrare, con tutti i miei pori, in tutti i suoi pori, mentre le nostre bocche riprendono a divorarsi, a possedersi, a dissetarsi d’amore e di umori; sento il sesso che freme tra le sue cosce ed avverto che la vulva pulsa e mi cerca.

“E’ quasi ora di pranzo; dopo devo rientrare in ufficio.”

Stavolta è lei a gettare acqua sull’entusiasmo.

“Vuoi che smettiamo e facciamo i bravi ragazzi?”

“Neanche per idea! Ti voglio almeno sentire dentro; ma non c’è tempo per coccole e carezze.”

Il senso è chiaro e devo solo infilare una mano fra noi due; sollevo fino alla vita la gonna, che per fortuna, è abbastanza ampia; sposto il filino del tanga e infilo un dito nella sua vulva bollente e già grondante; ha un guizzo di piacere seguito da un lungo, intenso brivido; prendo il sesso fra le dita e la penetro dolcemente; mentre avanzo, sento che mi morde la bocca quasi a sangue, agita il ventre per sollevarlo e farsi penetrare più a fondo e cola piacere.

Ho toccato la cervice, con la cappella; sono completamente dentro di lei; la stringo con forza e mi blocco così; fermo dentro, muovo il sesso in maniera quasi impercettibile; lei mette in azione i muscoli vaginali, risucchia dentro l’asta e, con lei, la vita e l’anima.

Ci stacchiamo per un attimo; la guardo negli occhi e, prima che io ponga la domanda.

“Vieni pure dentro; non ci sono problemi”

Mi anticipa lei; la bacio ancora, profondamente e mi lascio andare ad una eiaculazione meravigliosa.

“Vengoooooo!!!!”

Non so chi due lo abbia detto per primo; ma abbiamo urlato insieme; e insieme siamo caduti prostrati sul letto; per non pesarle, mi rotolo sul fianco, insieme a lei, senza staccarci per un attimo.

Quando riusciamo a riprenderci, Margie si precipita nel bagno lì vicino per riemergerne dopo pochi minuti rinfrescata e perfettamente in forma.

“Mario, mi dispiace; non si riprende una storia così importante con una sveltina. Ma oggi la mia vita è questa e il lavoro ha un peso enorme per me.”

La rassicuro e le chiedo solo qualche ragguaglio su come muovermi per arrivare alla galleria.

Mi dice che un suo impiegato mi accompagnerà e, se necessario, mi verrà a riprendere dopo le 19; passiamo poi da un fast food per mangiare in fretta qualcosa e lei si precipita nel suo ufficio.

Effettivamente un impiegato in motocicletta, è più consigliabile di altri mezzi, mi assicura, con alcune rapide evoluzioni mi scarica davanti alla galleria.

Prima di lasciarmi, ci scambiamo i numeri di telefono per il rientro.

La galleria è bella, ben condotta e particolarmente efficiente; trovo lì anche i miei sponsor che mi rassicurano che tutto è arrivato in ordine, che dall’indomani mattina, mercoledì, e per tre giorni avremo tempo per allestire la mostra e che si prevede una inaugurazione ‘col botto’; è garantita la presenza di un alto numero di estimatori, esperti e giornalisti.

La cosa non mi entusiasma come invece fa a loro e mi do da fare per cominciare a montare l’impianto scenico.

A fine giornata, un altro motociclista mi riaccompagna all’ufficio di Margie e, dopo qualche minuto, possiamo rientrare a casa.

Lungo il percorso, Margie mi chiede se voglio azzardare qualcosa preparato in fretta da lei o se preferisco una trattoria; ce n’è una lì a pochi passi che sarebbe peccato trascurare.

La invito a cena e rientriamo verso le nove dopo aver ben cenato ed anche bevuto un bicchiere di troppo.

“Lo sai che l’alcool è nocivo per le funzioni sessuali?”

Scherza Margie.

“Se tocchi il mio pantalone avrai l’immediata contestazione della norma.”

“Una dirigente seria e conosciuta nel quartiere certe cose non le fa.”

Mi blocca e devo limitarmi a tenerla per mano; ma anche quel gesto infantile riesce a sconvolgermi l’inguine.

Rientrati nell’appartamento, prendiamo coscienza con una certa ansia che, in fondo, siamo dei perfetti sconosciuti, ignari completamente dei gusti e delle abitudini dell’altro.

Scopriamo così che ambedue siamo abituati a dormire completamente nudi, e ne siamo felici, che io abbandono gli indumenti sul pavimento dove capita, questo non lo accetta bene, e che lei invece li ripone piegati con calma e in ordine sulla sedia accanto al letto, e nessuno ne avrebbe mai dubitato, che dormiamo di fianco, ma su lati opposti, il che favorisce guardarsi in viso e toccarsi, tranne quando lei si accoccola a cucchiaio davanti a me e, se sono eccitato, si fa prendere delicatamente da dietro, che io sono rapidissimo nello svolgere tutte le funzioni in bagno e che a lei invece piace prendersela comoda nello struccarsi e organizzarsi per la notte, con la conseguenza che resto ad aspettarla per una decina di minuti, sfogliando la posta sul telefonino, comodamente sdraiato sul letto, dove lei mi raggiunge.

Nessuno dei due russa, grazie a dio, e l’ampiezza del letto è più che sufficiente per noi, costretti a stare appiccicati per occupare meno spazio possibile.

“Il tuo accampamento è una meraviglia. Ci si vive benissimo.”

Le dico mentre la accarezzo e la attiro a me per baciarla.

Comincia così una notte di sesso sfrenato, nel corso della quale mi rendo conto che la perfetta funzionaria in tailleur grigio è un’amante straordinaria, capace di evoluzioni quasi assurde ed appassionata del sesso in tutti i punti possibili del corpo; probabilmente, qualche indizio lo aveva fornito, nei nostri primi incontri; ma qui sembra esprimersi al massimo delle possibilità; non so se sia per l’entusiasmo dell’amore ritrovato o per la sua natura calda, ma di fatto cominciamo da una classica ‘missionaria’ e attraversiamo tutto il kamasutra dei poveri per arrivare quasi ad esaurirci.

La sveglia è prevista alle sette; quindi, alle due impone l’alt e tutti a dormire, lei attaccata a cucchiaio contro il mio ventre, mentre io le carezzo il sedere bellissimo e respingo ogni tentativo di eccitazione.

I due giorni successivi si svolgono con lo stesso copione; usciamo presto, lei va in ufficio, io vado a zonzo qualche ora e sulle dieci vado in galleria a seguire i lavori di allestimento; ogni tanto, si affaccia nei locali qualche interessato con tempo da perdere e si apre quasi subito un piccolo cenacolo provvisorio che discute di Arte e della mostra.

Mi trovo ad osservare che queste cose sono da grande città e non si sognano neppure in una cittadina di provincia come la mia; ma in complesso preferisco la nostra quiete alla frenesia urbana.

Allo stesso modo, mi trovo a riflettere che il ritmo di vita di Margie mi sarebbe improponibile; otto ore inchiodata in ufficio e dalle sette di sera alle sette di mattina a casa, con tutto quello che compete.

No grazie, non fa per me.

Ma amaramente mi ritrovo a considerare che il sogno di convivenza in pratica è già sfumato, con mio enorme rammarico perché a sistemare la mia vita un poco ci avevo pensato e con Margie mi sembrava possibile, se non ci fosse il suo lavoro.

Comunque, si arriva rapidamente a venerdì sera.

Per obbligo di presenza, devo indossare il vestito che ho portato in macchina, ben preparato da mamma e chiuso nella sua bella busta di plastica.

Margie mi prende un po’ in giro e io minaccio, se non la smette, di baciarla con passione quando ha appena finito di truccarsi.

All’inaugurazione c’è veramente tutto il Gotha dell’Arte e, soprattutto, del Design; la serata è quindi per me un tormento di convenevoli, di interviste, di commenti, di adulazione.

In un momento di quiete, il più anziano dei miei sponsor ci prende da parte e mi accenna a problemi con la mostra successiva, quella in Germania; Margie non si è mossa dal mio fianco per tutta la serata e sembra aver colto tutto e registrato tutto.

“Sarà bene che tu torni presto in studio per risolvere i problemi.”

Per il momento non mi dice altro, ma insinua chiaro il sospetto che Oriana intenda approfittare della mostra per realizzare invece una monumentale presentazione del suo progetto.

Lo rassicuro che il lunedì sarei rientrato e avrei preso in mano la situazione.

In compenso, mi annuncia trionfalmente che sono nella rosa degli aspiranti al Compasso d’oro.

Faccio spallucce perché davvero non riesco a dare peso a queste cose.

Margie chiede delucidazioni e Clemente spiega che si tratta del premio più importante per un designer; lei mi sfiora la guancia con un soffio per non attaccarmi con le labbra il vivace rossetto; le dico che quell’ambiente non è quello del quartiere o del suo ufficio e la bacio con passione.

“Tanto, qualche pasticcino lo mangerai e un po’ di prosecco lo berrai.”

Mi giustifico; lei rafforza il bacio e mi accarezza il viso.

Tra gli ospiti, si distingue un giornalista tedesco, Hans Schmidt, che sembra particolarmente interessato alla mostra, almeno quanto lo è a Margie che non si stanca di squadrare e spogliare con gli occhi.

Prima di andare avanti…

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