“A proposito, è già un po’ di tempo che mi ha chiesto di avvertirti che la ‘copula terapeutica’ ha funzionato e che per il momento va tutto bene; fin qui capisco e mi fa piacere. Ha aggiunto anche che spera che manterrai l’altra promessa; ma io giuro che ti cavo gli occhi se la promessa è quella che penso io.”
“Cavolo, che storia! Mi sarebbe piaciuto avere una storia così!”
Esclama mamma; ed io, anche per stemperare un poco il clima.
“In aggiunta a tutte le storie che hai vissuto e che potresti raccontare?!”
Mi fa un versaccio.
“Perché? Nonna hai veramente storie da raccontare?”
“Ma tu credi che la tua troiaggine ti venga dal cielo? E’ nonna che te l’ha trasmessa; e, in rapporto ai tempi, ha fatto cose da pazzi.”
“E mamma come mai è così ottusa?”
“Lì scattano fattori di educazione e di ruoli; ma sicuramente dentro di lei c’è una troia più disinvolta di sua madre e di sua figlia. Non ancora ha trovato chi gliela tira fuori e forse solo Mario potrebbe darle una buona mano, se l’occasione si presenta.”
Patrizia è abbastanza imbambolata e capisco il suo desiderio di conoscere tutto nei particolari; quello che mi meraviglia e l’atteggiamento di mamma, che all’improvviso svela a sua nipote, una ragazza che sta confessando apertamente la sua troiaggine, tutto un suo passato censurabile di cui finora solo io, in famiglia, ero al corrente solamente perché lei aveva dovuto fare i conti col fatto che uno dei suoi giovani amanti era un mio caro amico, che naturalmente si era sentito in dovere di parlarmene.
Ma, in fondo, questa sorta di seduta di autocoscienza fa bene a tutti e tre e ci mette in condizione di essere più chiari e aperti anche nel linguaggio.
“Va bene; capito che con Margie è stata quella che avete definito una ‘copula terapeutica’; accertato che tu vuoi veramente fare l’amore con me fino in fondo; assodato che io non riesco più a tenermi dalla voglia di farmi sverginare da te; premesso tutto questo, quand’è che decidiamo per un amplesso pieno di amore?”
Mamma scatta prontamente.
“Lasciatemi il tempo di preparare il letto in modo che il casino che farete non me lo rovini; e poi potete rotolarvi quanto volete in camera mia. Detto tra noi, se mi arrivassero le urla fin qui, ne sarei felice.”
“Nonna!!!! Mi presti il tuo letto per la mia deflorazione?!?!?! Grazie, nonnamore, grazzzzzziiiiieeeeee!!!!!”
“Mamma, non sai in che guai ti stai cacciando con questa tua nipotina vagamente ninfomane; se apre anche quest’ultimo canale, poi non la si tiene più.”
“Preferisci; ogni lasciata è persa; o piuttosto; dove c’è gusto, non c’è perdenza. Se vuoi, ti sciorino tutti i luoghi comuni della cultura popolare. Invece, pensa a farla godere … e bene!!!!”
Patrizia ormai ha perso ogni freno; corre a baciare la nonna, si sfila la camicetta e, tette al vento, si fionda in braccio a me, mi avvolge con tutto il corpo e prende a baciarmi dovunque.
“Guarda quanto poco basta a questa viperetta per sbollire una rabbia che mi ha fatto star male per mesi. Ringrazia che ti amo alla follia e che mi sta a cuore il tuo bene.”
“Il mio bene adesso è nella mia vulva che diventa totalmente tua.”
“Salvo prestarla in giro se e quando ti va ….”
“Che c’entra … quello è solo sesso ….”
“Senti, Patrizia, ormai è chiaro che da una vita dura questo giochetto; ci amiamo, in maniera bambinesca, poi fanciullesca, poi adolescenziale e finalmente in maniera quasi adulta; l’unica cosa che si è concretizzata alla fine è stata una giornata di ‘sesso didattico’ che qualcuno ha scambiato anche per amore e che forse, invece, come hai detto or ora, non era che sesso. Violare la tua verginità non è, almeno per me, il semplice fare sesso; impegna valori sentimentali imprescindibili e quindi non può essere piegato ai giochetti delle ripicche e delle gelosie. Se non te la senti di caricare tanto di valori un solo momento, fammi il favore di non chiedermelo più. Se invece sei convinta di rendere questo momento almeno importante, per evitare il termine ‘unico’, sappi allora che io sono innamorato di te come lo sono sempre stato; e se vai a farti sverginare in una discoteca da un ‘principe azzurro’ che incontri quella sera, per me va bene comunque. Spero solo che un giorno ci potremo amare con i crismi del sentimento. D’accordo? … Mamma, non te la prendere, non sto tirandomi indietro; sto precisando la differenza tra amore e sesso.”
Mamma abbassa il mento e tace.
Patrizia invece ha quasi le lacrime agli occhi.
“Io ti amo, ti ho sempre amato; soprattutto quel giorno a casa. Voglio essere tua, non fare semplicemente sesso. Se ho commesso qualche errore di gelosia, almeno puoi concedermi che la gelosia può nascere solo dall’amore. Ed io, di amore per te, ne ho da vendere!”
Mi commuovo stupidamente e riprendo a stringerla con molto affetto, mentre, prendendola per un braccio, la porto verso la camera di mamma, che ha già provveduto a coprire le lenzuola con un asciugamano bianco.
“Come si faceva un tempo per attestare la verginità della sposa dopo il connubio ….”
Scherzo; mamma annuisce e sorride; Patrizia non capisce.
“Un tempo, una donna di casa, in genere la mamma della sposa, poneva sul talamo nuziale un asciugamano bianco; così che, quando lui penetrava la sposa e rompeva l’imene, il sangue che derivava dalla deflorazione sporcava l’asciugamano che doveva quindi essere esibito alla famiglia per attestare che la sposa era arrivata vergine al matrimonio. Per te lo ha fatto tua nonna che si accerterà della tua verginità sacrificata al tuo grande amore per me.”
“Fichissime, queste leggende metropolitane!!!”
“Non si tratta di leggende metropolitane, ma di consuetudini radicate che il tempo ha reso desuete e fatto dimenticare. Vieni.”
La sollevo mentre varco la porta.
Non sa che sto attaccandomi ad un’altra consuetudine ormai abbandonata, di far entrare la sposa senza farle varcare la soglia.
Quando l’adagio supina sul letto, lei cerca di sganciare i vestiti; la fermo e, davanti all’aria interrogativa, chiarisco.
“Visto che tua nonna ci ha quasi obbligati a un rituale antico, sappi che già hai trasgredito togliendoti la camicetta. La prassi prevede che sia io a spogliarti, con infinito amore e, nel caso, baciando ogni brandello della tua pelle a mano a mano che si scopre. Quindi, sta’ buona e lasciati spogliare con amore fino a che ti avrò tutta nuda, tutta per me.”
“Ma io non posso spogliare te?”
“Questo non lo so; ma forse il maschilismo imperante voleva che l’uomo facesse tutto e la donna lo adorasse soltanto.”
“Va bene, amore mio, ti adorerò e ti odorerò per tutto il tempo. Ma intanto, ti voglio dentro, tutto dentro, fino a sfinirmi …”
Mi stendo sul letto e afferro i seni con ambedue le mani; vado con la bocca su uno dei capezzoli e comincio a succhiarlo e a tirarlo coi denti provocandole piccoli brividi; la mano libera si sposta sull’inguine e le carezzo la vulva da sopra la gonna; geme come se soffrisse, ma gode.
Mi sollevo in ginocchio e sfilo la gonna dai piedi accompagnando il movimenti con una lunga serie di baci prima sul ventre e sul monte di venere, poi tra le cosce e via via giù verso le gambe.
“Dentro … dentro … ti voglio …”
Sussurra lei incessantemente; le sfilo il tanga infinitesimale e mi fiondo a leccarle la vulva; sta sbrodolando abbondantemente ed ho la bocca piena dei suoi umori che ingoio con gioia.
Mi sfilo con qualche acrobazia il pantaloncino e tiro fuori il membro teso allo spasimo; glielo appoggio tra le cosce e comincio a muovermi su e giù nel più classico coscialino; ora gli umori piovono a pioggia dalla vulva e lei non smette di implorare.
“Dentro … riempimi … ti prego,amore …. dentro …”
Guido il membro con la mano ed appoggio delicatamente la cappella alla vulva; assaporo con lussuria la freschezza delle piccole labbra mentre la cappella si fa strada ad imboccare la vagina.
“A cosa stai pensando?”
La domanda mi brucia il cervello e mi abbassa la durezza del membro.
“Che significa?”
Con Patrizia ho sempre paura dei risvolti delle cose.
“Tu hai detto che anche quando si copula con le migliori intenzioni, inevitabilmente si opera un transfert ad altra persona o ad altra dimensione. Ti chiedevo solo a cosa pensi mentre mi stai penetrando.”
“Per dio … adesso sei proprio un’ammosciasessi; sei riuscita ad ammosciarmelo proprio mentre ero all’apice dell’entusiasmo amoroso.”
“Perché? Io ti ho fatto solo una semplice domanda …”

