Patrizia ha un’aria interrogativa, quasi sospettosa; le rivolgo uno sguardo interrogativo.
“Ne avevo sentito parlare, ma non l’ho mai fatta.”
“Cosa posso provare io, lo so; cosa invece tu, mi è ignoto e tu puoi sperimentarlo solo in diretta.”
Detto fatto si stende sul divano e libera le tette; mi sfilo la tuta e mi sistemo a cavalcioni sul suo stomaco, piazzandole il membro tra le tette; poiché è abbastanza lungo, quando spingo in avanti va a toccarle il mento.
Patrizia raccoglie le poppe dall’esterno e le pressa verso il centro includendo il pene; io comincio a muovermi avanti e indietro con una certa foga; lei ricorda quel che ho detto, tira fuori la lingua e sporge il mento per arrivare a lambire la cappella; non solo ci riesce ma addirittura, su una mia spinta più vigorosa, riesce a catturarla in bocca.
Con un certo sforzo riesco a sfilarle il sesso e a tirarmi indietro.
“Il prossimo step sarebbe il sesso orale, inteso non solo come fellatio ma anche e soprattutto come leccata e succhiata di vulva. Sulla fellatio mi pare di vederti preparata.”
“Beh, anche qui le prime esperienze risalgono alle scuole medie …”
“Sempre con piselli di ragazzini?”
“No, una volta l’ho fatta anche al prof. di scienze e, per evitare che mi denunciasse, fui costretta a farla anche al bidello. Ma non mi piacque per niente … Poi ne ho fatti sui sedili delle macchine, nelle fratte dei parchi, durante qualche festa … insomma, ne ho fatti un bel po’ … ”
Cercai di farle capire, senza offenderla, che comunque di esperienze rudimentali e ‘fanciullesche’ si trattava e che una fellatio vera è altra cosa.
Le ricordai il discorso fatto per la masturbazione e i meccanismi che lei aveva poi sperimentato, spiegandole che si adattavano esattamente anche alla fellatio; in particolare, le ricordai che i testicoli nel coito orale hanno importanza anche maggiore che nella masturbazione e che bisogna saperli accarezzare leccare mordicchiare e succhiare assai più che nella manipolazione.
Annuì convinta e si applicò a succhiarmi, col risultato che dopo pochi minuti dovetti imporle di smettere se non voleva farmi eiaculare e porre fine alla chiacchierata.
“L’altra faccia del coito orale è la leccata di vulva, pratica che è quasi sconosciuta alla maggior parte dei maschi; o, almeno, che viene praticata con molta approssimazione. Comunque in questa specialità conta molto la sensibilità e la sintonia; cogliere come e dove si deve leccare, quando e come si deve succhiare o mordere, dipende non solo dalla sensibilità del maschio che lecca ma anche e ancora di più dalla collaborazione della femmina che viene leccata. In questo caso, conta poco l’enunciazione teorica; è più importante la pratica per chi lecca e per chi deve orientare la leccata sulla base delle sensazioni che riceve.”
Non c’era bisogno di altre precisazioni; Patrizia si sfila il pantaloncino si sdraia supina sul tappeto e spalanca oscenamente le cosce porgendomi la vista diretta della sua vulva verginale, ma non troppo!.
Mi ci fiondo con la bocca quasi selvaggiamente e comincio a leccarla tra le grandi labbra; mi prende la testa e dirige la lingua verso le piccole labbra e poi verso il clitoride; quando lo prendo in bocca e inizio a succhiare, sento fremiti del suo ventre che indicano un grosso orgasmo in arrivo.
Mi esplode di nuovo in bocca ed io mi precipito a interrompere l’azione per non eccedere.
Mi guarda con odio mentre mi alzo in piedi.
“Un’importante conseguenza di questi ultimi due passi è quello immediatamente successivo, vale a dire il ‘69’.”
Di fronte alla faccia meravigliata di lei, decido semplicemente di stendermi supino sul tappeto e invitarla a montarmi sopra nella posizione testa - piedi che, le spiego, origina la denominazione.
Coglie subito l’obiettivo e si fionda sul membro imboccandolo fino a soffocarne.
Le prendo le gambe e la dispongo sopra di me in maniera da avere davanti tutti interi vulva e sedere; con la lingua li percorro più volte, dal monte di venere all’ano e spingo con forza a penetrare con la lingua sia nella vulva vergine che nello sfintere decisamente spanato.
La stimolazione, in particolare del clitoride e delle piccole labbra, le continua a provocare fremiti da orgasmo e decido di risparmiarle altre esagerazioni.
Le pizzico le natiche sode e appuntite, la prendo per le anche e la sposto dalla mia bocca; ma non accenna a mollare la presa in bocca del membro; sono costretto a spostarla con violenza.
“Eiaculami almeno una volta in bocca! …”
Sembra quasi che implori.
“Lasciami completare e avrai lo sperma, non preoccuparti; sarai tu a decidere dove e come. Gli ultimi step importanti sarebbero la penetrazione in vagina e quella anale. Ma della prima non potremo parlare se prima non la darai al ‘principe azzurro’; per il coito anale, un’avvertenza è necessaria e riguarda l’igiene intima, vale a dire la pulizia dell’intestino. Può sembrarti superfluo, questo discorso; ma è fondamentale specialmente se consideri che, in una situazione normale, il sesso passa spesso facilmente da sedere a vulva e a bocca, con conseguenze che possono essere gravi per la trasmissione di germi patogeni dall’intestino a tutto il corpo. Normalmente si pratica con attenzione e frequenza il clistere, anche più volte, quando ci si prepara ad incontri dove è presumibile un rapporto anale. Alcuni miei amici, omosessuali convinti, mi hanno parlato di una pratica diversa, non so fino a che punto applicabile normalmente.”
“Di che si tratta?”
“In sostanza, di irrigarsi direttamente l’intestino con il tubicino della doccia e riempirsi più volte il ventre per scaricare quanto più è possibile le scorie dall’intestino. Quelli che lo praticano assicurano che ripetono l’operazione addirittura fino a quando non espellono solo acqua limpida.”
“Mi sembra una cosa stupida e schifosa!”
“No; pare addirittura che qualcuno riesca a provocarsi degli orgasmi anche possenti con l’inserimento della cannula e le instillazioni successive.”
“Che ne diresti di farmi provare?”
“Se proprio ti va, io posso solo seguire le istruzioni che mi sono state date.”
“Andiamo in bagno!”
Mi prende per mano e mi porta nel box doccia.
L’impianto prevede tra le altre cose un doccino per l’igiene intima da cui Patrizia stacca facilmente il terminale ottenendo un cavo non molto grosso; prende della vasellina e ne unge abbondantemente il terminale; io faccio altrettanto con il suo ano, con mio sommo piacere quando le ungo a lungo l’interno con due dita che ruotano per favorire la distribuzione del lubrificante; anche a Patrizia il giochetto non dispiace e si agita un poco mentre la penetro.
Inserisco infine il tubicino e noto che lei ci gode; lo faccio penetrare per una decina di centimetri poi apro l’acqua regolata su temperatura tiepida.
Anche l’entrata del liquido nel ventre è per lei fonte di piccole fitte di piacere; quando Patrizia mi avverte che le comincia a dare fastidio l’acqua nella pancia, le raccomando che, quando estrarrò il tubicino, tappi l’ano con un dito e vada a scaricarsi nel water; lo fa diligentemente e, quando ha scaricato, si volta a guardare nella tazza ed esclama.
“Caspita, quanta ne avevo!”
Ripetiamo l’operazione ancora un paio di volte e, alla fine, la sculaccio affettuosamente e le dico.
“Adesso il tuo sederino è pronto per un bel pene!”
Tornati in salone, Patrizia si stende sul tappeto ma tutta la sua attenzione è per il suo pancino che trova più morbido e bello.
“E’ vero che adesso è più penetrabile il mio sederino? Ti piace la morbidezza del mio pancino?”
“Sentirai la durezza del mio, quando ti infilerò il sesso dal sedere fino allo stomaco e sbatterò intensamente il mio ventre sulle tue dolcissime natiche.”
“Perché vuoi farmi male al sederino e al pancino?”
Scherza con aria fanciullesca.
“Non ti faccio male; anzi, ti farò godere come una scimmia, perché io lo so che a te piace il sesso nel sedere.”
Poi, cercando di recuperare un minimo di serietà riprendo da dove mi aveva interrotto.
“Tornando al discorso sul sesso anale, la posizione preferita in generale, e credo anche da te, è naturalmente quella ‘a 90 gradi’ detta anche ‘a pecorina’ ma qualche variante ci può essere ed anche di particolare piacevolezza.”
Conferma accennando di si con la testa.
La faccio mettere a novanta gradi con le tette appoggiate sul tavolo e le struscio la cappella sull’ano che palpita e sembra aprirsi a ricevere il sesso.
Ma voglio per ora solo dimostrare; le prendo le tette da dietro e, stimolando i capezzoli, le spiego che il bello di quella posizione è soprattutto la pressione delle natiche sul ventre che rende più totale il rapporto, provocando orgasmi di diversa origine; ma aggiungo anche che la manipolazione delle tette e dei capezzoli, se fatta con intelligenza, garbo e sapienza, può provocare un piacere indicibile.
“Per lo step successivo, devo per forza penetrarti analmente; ma ti prego di aiutarmi a non eiaculare perché non è ancora il momento di concludere.”
Accenna di si con la testa senza voltarsi.
“Ma se poi godo tanto ….”
“Fai uno sforzo, ti trattieni e dopo scoprirai che godrai molto, molto di più.”
Il solito cenno di assenso.

