Il sole filtra coraggioso attraverso le persiane, disegnando strisce dorate sul pavimento di legno della stanza. Non è il rumore a svegliarmi, ma una sensazione. Una linea bollente che viene tracciata lentamente dal mio petto, giù lungo l'addome, fino a sfiorare l'elastico inesistente dei miei boxer.
Apro gli occhi, sbattendo le palpebre contro la luce del mattino. Giada è già sveglia. È stesa al mio fianco, bellissima, la pelle chiara che brilla sotto i raggi del sole. I capelli le ricadono morbidamente su una spalla. Ha un'espressione indecifrabile sul viso: un mix perfetto tra la dolcezza della donna innamorata e la malizia della predatrice che non ha ancora finito di giocare con la sua preda.
Mi chino a baciarla, ma lei mi ferma, posandomi l'indice sulle labbra. "Buongiorno, amore mio," sussurra, la voce un velluto denso e sensuale che mi manda subito il sangue al cervello. Si muove sotto le coperte, strusciando la sua gamba nuda contro la mia. "Ieri notte mi hai dimostrato che sei disposto a distruggere il mondo per me. E mi hai scopata come se non ci fosse un domani."
Un brivido mi percorre la spina dorsale. Il mio cazzo, già reattivo per il risveglio, si indurisce all'istante alla sua voce. "E me ne vanto," mormoro, le mani che scivolano istintivamente sui suoi fianchi perfetti.
Giada sorride, un sorriso sornione e carico di promesse. "Ma ti ricordi quell'accordo che avevamo fatto alla villa? Quella sera in cui ti ho detto che ti avrei dato tutto di me, ogni singolo buco, se te lo fossi meritato?" Mi guarda negli occhi, mordendosi il labbro inferiore. "Beh... direi che te lo sei ampiamente meritato. Tutto di me è tuo. E io ho voglia di sentirti dentro nel modo più profondo possibile."
Non c'è arroganza nella sua voce, ma una resa totale e una fiducia incondizionata che mi fa mancare il fiato. Con un movimento fluido e felino, Giada si volta dandomi le spalle, mettendosi carponi sul materasso. La luce del mattino illumina la curva perfetta della sua schiena, scendendo fino ai suoi glutei rotondi e invitanti. Si volta appena a guardarmi da sopra la spalla, gli occhi neri che brillano di sfida e desiderio. "Prendimi," sussurra.
Il cuore mi fa una capriola nel petto. Mi allungo verso il comodino, afferrando il flacone di olio da massaggio che aveva preso a fine maggio quando eravamo in vacanza lì. Ne verso una dose generosa sul palmo della mano, sfregando le dita per scaldarlo. Mi metto in ginocchio dietro di lei. Le bacio la spina dorsale, partendo dalla nuca e scendendo lentamente, fino alla base della schiena. La sento rabbrividire sotto le mie labbra.
Le mie mani unte di olio scivolano sulle sue chiappe, massaggiandole, per poi scendere a preparare il suo centro più nascosto. I miei movimenti sono lenti, disarmanti, chirurgici. Non c'è la fretta rabbiosa della notte. C'è un'esplorazione attenta e venerante. Giada geme, la testa affondata nel cuscino, i pugni che stringono le lenzuola candide mentre le mie dita la abituano alla mia grandezza, rilassando i suoi muscoli con infinita pazienza. "Sei bellissima," le sussurro contro l'orecchio, accarezzandole i fianchi. "Rilassati, amore. Lasciati andare."
Quando la sento cedere, aperta e pronta per me, mi posiziono. Afferro saldamente i suoi fianchi morbidi e mi spingo contro la sua resistenza con una pressione costante, lenta, inesorabile. Un gemito acuto, spezzato, le sfugge dalle labbra. "Ah... Franci... mio Dio..." Entro in lei millimetro dopo millimetro. La sensazione è indescrivibile: un calore strettissimo, una morsa bollente che mi avvolge e mi inghiotte, facendomi stringere i denti per non impazzire dal piacere.
Mi fermo un istante quando sono completamente dentro di lei, lasciandole il tempo di abituarsi alla mia invasione totale. Mi chino in avanti, premendo il mio petto contro la sua schiena nuda, baciandole il collo, intrecciando le mie dita con le sue sul materasso. "Ci sei?" le chiedo, il respiro roco contro la sua pelle. "Sì," ansima lei, muovendo timidamente il bacino all'indietro per accogliermi ancora di più. "Cazzo, sì. Muoviti."
Inizio a ritirarmi e a spingere di nuovo, stabilendo un ritmo lento, viscerale, profondo. Ogni affondo è un rintocco sordo nella stanza luminosa. La sua figa, stretta e accogliente, mi munge a ogni spinta, regalandomi ondate di piacere che mi annebbiano la vista. Giada è magnifica. I suoi lamenti si fanno sempre più forti, non più trattenuti. La luce del sole fa brillare il sottile strato di sudore che ricopre i nostri corpi incastrati l'uno nell'altro. Le lascio le mani e mi aggrappo di nuovo ai suoi fianchi, aumentando il ritmo, spingendo sempre più forte. I nostri corpi si scontrano con un suono osceno e perfetto.
"Sei il mio fottuto amore scemo," geme lei, la testa buttata all'indietro, la voce incrinata dall'estasi, usando quella parola non più come un gioco di ruolo malato, ma come la confessione della sua totale appartenenza. "E tu sei la mia vita," le ringhio in risposta, la voce che mi trema.
La stringo a me, pompando dentro il suo corpo con una foga inarrestabile. Sento i suoi muscoli interni contrarsi in spasmi violenti attorno al mio cazzo. L'orgasmo la travolge, un'onda sismica che la fa gridare il mio nome nel silenzio della montagna. La sensazione della sua morsa in spasmo mi fa saltare ogni freno. Con un ultimo, disperato affondo, vengo dentro di lei, un'esplosione caldissima e intensa che mi svuota di ogni energia, lasciandomi ansimante e tremante contro la sua schiena.
Collasso dolcemente sopra di lei, seppellendo il viso tra i suoi capelli disordinati, respirando a pieni polmoni.
Qualche ora dopo, sono sdraiato supino, con gli occhi fissi sul soffitto di legno della camera. Giada è rannicchiata contro il mio fianco, nuda sotto le coperte, e dorme di nuovo, il viso finalmente sereno, disteso, privo di ombre.
Le accarezzo la spalla nuda con il pollice, in un movimento ritmico e distratto. Nella quiete di questa stanza, la mia mente vola giù a valle, verso la città che ci aspetta.
Non mi faccio illusioni. So benissimo che la guerra è appena iniziata. Quando la verità verrà fuori del tutto—e verrà fuori, perché non abbiamo più intenzione di nasconderci—scoppierà l'inferno. Erika è a pezzi, ed è una ferita che porterò sulla coscienza per sempre. Giulia sarà una mina vagante, carica di rabbia, risentimento e segreti minacciosi. I nostri pranzi di Natale in famiglia non esisteranno più. Gli zii ci guarderanno con disgusto. Saremo giudicati, sussurrati, etichettati come i mostri egoisti che hanno distrutto un equilibrio per la loro lussuria.
Sarà un fottuto casino. Una relazione nata e cresciuta sulle macerie.
Ma poi guardo lei. Guardo il modo in cui il suo petto si alza e si abbassa al ritmo del mio. Penso a tutto quello che abbiamo passato, al gioco al massacro da cui siamo sopravvissuti, al modo in cui mi ha guardato ieri sera mentre le infilavo quell'anello di metallo nero.
Stringo la presa intorno al suo corpo caldo, sentendola in inconfutabilmente mia. Affronteremo l'odio di Erika, la vendetta di Giulia, il disprezzo della nostra famiglia e il peso dei nostri stessi rimorsi. Affronteremo il mondo intero se sarà necessario. Perché quello che abbiamo trovato nell'oscurità è più forte di qualsiasi giudizio alla luce del sole.
È una storia complicata, sporca, nata nel modo più sbagliato possibile. Ma è la nostra. E so, con una certezza che mi brucia nell'anima, che questa bufera non ci distruggerà. Durerà. Perché alla fine, per quanto possa essere torbido l'inizio, non c'è niente di più forte e assoluto di due mostri che hanno deciso di innamorarsi per davvero.
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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Veramente una bella storia ale!! complimenti