La mia Ragazza & sua Cugina

Capitolo 11 - la piccola troia da dominare

Alessia
a day ago

Senza staccare gli occhi da me, Giada afferra Giulia per un polso, la sua presa decisa e possessiva. "Andiamo," le sussurra, un comando avvolto nel velluto. La tira sul letto, facendola rotolare accanto a me. Con un movimento fluido e animalesco, Giada si arrampica sopra di lei, il suo corpo slanciato che scivola contro quello più minuto della cugina.

L'aria si carica di un nuovo tipo di elettricità. Giada non sta più giocando. Sta reclamando. La sua bocca si abbatte sulla boccuccia di Giulia, non è più un bacio, è un'assunzione. Una foga disperata, una fame che si manifesta nella maniera più primordiale. Le sue labbra divorano quelle di Giulia, la sua lingua le invade, esplora, domina. Giulia è travolta, all'inizio passiva sotto quell'assalto, poi le sue mani, esitanti, si aggrappano alla schiena di Giada, le sue dita si affondano nella pelle liscia, cercando un appiglio in quel mare di sensazioni.

Giada scende, lasciando una scia di baci umidi sul collo di Giulia, le sue labbra che si chiudono sulla pelle delicata, succhiando con forza, lasciando piccoli succhiotti viola che sbocciano come fiori tossici. "Sei mia," sussurra contro la sua clavicola, prima di abbassarsi ancora. Le sue labbra avvolgono il seno piccolo e sodo di Giulia, la lingua che lecca il capezzolo duro, poi lo succhia, tirandolo verso di sé con una delicatezza crudele. Giulia geme, un suono acuto che si perde nella stanza, la schiena che si inarca, offrendo di più, implorando senza parole.

E poi, Giada fa la cosa più selvaggia. Risale lungo il corpo di Giulia, leccandole il viso, la sua lingua che raccolgono la mia sborra ancora fresca sulla sua guancia, sul suo mento, sul lato della bocca. La lecca con calma, con un piacere viscerale, pulendola e sporcandola allo stesso tempo. "Sapori di franci" mormora, leccandosi le labbra. "Il nostro gusto."

Io sono fermo, seduto sul letto, a guardare. Il mio cazzo si è rialzato, duro come il marmo, palpitante. Sono lo spettatore della mia stessa depravazione. L'eccitazione è un martello pneumatico nelle mie tempie, ma c'è anche qualcos'altro. Una sensazione strana, acida. Esclusione. Le ho create, le ho manipolate, le ho possedute, ma ora, in questo momento, sono solo un'appendice. Il cazzo che ha fornito la vernice per il loro capolavoro. Le osservo, le due creature di carne e lussuria intrecciate sul letto, un'unione così perfetta, così autosufficiente, che per un attimo mi sento superfluo.

È come se Giada avesse letto i miei pensieri. Si interrompe, il volto ancora a centimetri da quello di Giulia. Si gira, i suoi occhi scuri mi pugnalano, un sorriso beffardo e affascinante sulle labbra ancora sporche di sperma e di baci.

"Cosa c'è, Franci? Ti senti solo?" mi fa, la voce un pugnale di velluto. Non mi dà il tempo di rispondere. Si sposta leggermente, aprendosi le gambe in modo che anche Giulia, sotto di lei, sia esposta. Le loro fighe, così diverse ma entrambe così perfette, sono lì, vicine, umide, pronte. "Perché non smetti di guardare da fuori e vieni a giocare anche tu?"

Scende un po' di più, facendo scivolare il suo bacino, in modo che le loro labbra carnose quasi si tocchino. "Metti il cazzo tra le nostre due fighe e lo strusci un po'," mi ordina, non mi chiede. "Guarda quanto sei eccitato. Sei così duro che tra poco scoppi. Vieni. Scopaci insieme."

L'invito è un'offesa e una promessa. È il modo per riportarmi nel gioco, ma alle sue condizioni. Non esito. Mi avvicino, inginocchiandomi tra le loro gambe aperte. Prendo il mio cazzo, caldo e pesante, e lo posizione in quel piccolo spazio caldo e umido tra le loro carne. Il contatto iniziale è un fulmine a ciel sereno. La pelle delle loro fighe, così diverse. Le labbra più morbide e generose di Giulia, che trema al mio contatto. Quelle più tese e definite di Giada, che invece mi spinge contro.

Inizio a muovermi. Un movimento lento, strisciante. La mia asta scivola tra le loro fessure, bagnandosi dei loro umori, delle loro eccitazioni. È una sensazione che non avrei mai potuto immaginare. Doppia. Bagnata. Bollente. Le loro mani mi si stringono le cosce, le loro dita si intrecciano sopra di me, guidandomi, preandomi. Giulia geme, un suono basso e continuo, mentre Giulia mi guarda da sopra la spalla, i suoi occhi che mi dicono che mi possiede, che possiede noi.

"Fallo più forte," mi comanda Giada. "Scopaci come se volessi dividerci in due."

Obbedisco. Il ritmo si fa più veloce, i colpi più decisi. Ogni spinta le fa gemere insieme, un coro di piacere che riempie la stanza. La testa del mio cazzo preme il loro clitoride, a turno, poi insieme. Sento i loro corpi che si contraggono, le loro gambe che mi stringono.

Ad un tratto però, qualcosa si spezza dentro di me. Non più eccitazione. È una fiamma di pura, cieca gelosia. Cazzo. Giulia era mia. Mia. La sua innocenza era il mio trofeo, la sua paura il mio afrodisiaco, la sua sottomissione la mia creazione. E ora, qui, la vedo offrire a Giada quella stessa devozione, la stessa adorazione che prima era solo per me. Le baci, la tocca, la possiede con una sicurezza che mi strappa via la pelle. Giada ha voltato le attenzioni a lei, prima erano per me, mi spronava, mi guardava. Ora io sono solo lo strumento per il loro piacere. No. Cazzo no.

Ma qualcosa si spezza dentro di me. Non più eccitazione. È una fiamma di pura, cieca gelosia. Cazzo. Giulia era mia. Mia. La sua innocenza era il mio trofeo, la sua paura il mio afrodisiaco, la sua sottomissione la mia creazione. E ora, qui, la vedo offrire a Giada quella stessa devozione, la stessa adorazione che prima era solo per me. Le baci, la tocca, la possiede con una sicurezza che mi strappa via la pelle. Giada ha voltato le attenzioni a lei, prima erano per me, mi spronava, mi guardava. Ora io sono solo lo strumento per il loro piacere. No. Cazzo no.

Un ruggito sale dalla mia gola, primordiale. In un movimento fulmineo, mi tiro indietro, lasciando quel caldo rifugio tra le loro gambe. Il vuoto è gelido. la mia mano che si chiude con violenza nei capelli di Giada, ancora bagnati e arruffati. La tiro indietro, con forza. La sua schiena si inarca in un gesto di sorpresa e dolore, un gemito tagliato sul nascere.

"vieni qui troietta," le dico, la voce non più mia, ma quella di una bestia che riottiene il suo territorio. Con un altro strattone la costringo a rotolare via da Giulia, che rimane distesa sul letto, gli occhi sgranati, il viso ancora lurido del nostro gioco, a guardare la scena con un misto di terrore e curiosità.

Giada è sdraiata sul fianco, ma io non le do tregua. Mi getto su di lei, dietro, schiacciandola con il peso del mio corpo. Le giro il braccio attorno al collo, non per strangolarla, ma per segnare il dominio. La pressione è un avvertimento. La mia altra mano si abbatte sul suo seno, afferrandolo, stringendolo con una violenza che fa uscire un gemito soffocato dalla sua gola. Le dita mi affondano nella sua carne morbida e piena.

"Avevi dimenticato chi comanda qui?" le chiedo, il respiro caldo che le brucia la nuca. "Avevi dimenticato chi ha creato tutto questo? Chi ha rotto la tua cuginetta prima di te?" La spingo ancora di più, il mio cazzo duro che le preme contro le natiche, una promessa di punizione. "Eri solo la burattinaia, Giada. Io sono il Dio di questa merda."

La stringo più forte, il mio braccio che le preme la gola, il mio pollice che le carezza la pelle liscia, un gesto di possesso disgustoso e totale. Lei trema sotto di me, non di paura, ma di una nuova eccitazione che capisco istintivamente. Le piace. Le piace che io abbia ripreso il controllo. Le piace essere messa al suo posto.

"Ora," sibilo, le mie labbra quasi sulla sua pelle. "Ora comando un po' io."

Giada risponde con un tremito che percorre la sua schiena, un respiro che si fa più affannoso contro il mio avambraccio. Non è un tremito di paura. Lo sento. È un tremito di anticipazione. La sua pelle si indurisce sotto le mie dita, i suoi capezzoli si induriscono contro il palmo della mia mano. Ha perso il controllo, ma ha vinto qualcos'altro. Mi ha provocato, mi ha spinto oltre il limite, e ora sta raccogliendo i frutti della sua semina, godendo del mostro che ha creato.

"Era ora," mi sussurra, la voce roca, un suono che quasi mi fa venire voglia di strangolarla sul serio. "Ero stanca di doverti sempre dire cosa fare."

Quel commento è come una sferzata. La rabbia mi annebbia la vista, ma sotto di essa c'è un'ondata di puro, sadico piacere. Le allargo le gambe con un ginocchio, un gesto brusco, possessivo. Lei non oppone resistenza, anzi, le si apre completamente, un'offerta silenziosa. La mano che le teneva il seno scende, strisciando lungo il suo ventre liscio e teso, fino a raggiungere la sua figa. È bagnata. Fradicia. Le mie dita la sfiorano, raccogliendo il suo calore, la sua eccitazione.

"Vedi?" le dico, le dita che le si inzuppano del suo succo. "Vedi quanto sei troia, Giada? Quanto ti piace quando ti tratto come la puttana che sei?" Senza alcun preavviso, infilo due dita dentro di lei, fino in fondo. Lei sbotta, un gemito acuto che cerca di soffocare mordendosi il labbro.

La scopo con le dita, con rabbia, con una violenza che fa scricchiolare il letto. Ogni colpo è una accusa, una rivendicazione. "Questa era la mia," le ringhio. "La sua paura era mia." La guardo nel punto in cui Giulia ci fissa, immobile, un piccolo animale spaventato e affascinato. "Tu volevi solo guardare. Ricordalo."

Tiro fuori le dita, bagnate e luride. Mi giro verso Giulia. "Vieni qui," le ordino. Lei esita per un secondo, lo vedo negli occhi. Poi, come una pupilla, scivola verso di noi. "Leccale," le comando. "Lecca le mie dita. Assaggia la tua cugina. Assaggia la sua porcheria."

Giulia si china, gli occhi che si chiudono mentre la sua lingua, timida, lecca le mie dita. È un'immagine così perversa, così sbagliata, che il mio cazzo preme ancora più forte contro le natiche di Giada.

Poi mi concentro di nuovo su di lei. La spingo a quattro zampe, il suo culo perfetto che si alza verso di me come un’invito.

"Tu," dico a Giulia, la voce un comando secco. "Sdraiati. Lì. Davanti a lei."

Giulia, obbediente e tremante, si stende sulla schiena, le cosce che si aprono lentamente, timidamente, come un fiore notturno che si rivela al buio. La sua fica, rosa, umida e perfetta, è un'offerta silenziosa.

Giada, sulla sua posizione a quattro zampe, guarda, la sua lingua che le inumidisce le labbra. "Ora," le ordino, prendendola di nuovo per la nuca, questa volta con meno rabbia e più con la calma fredda di chi sta per eseguire un piano. "Leccala. Leccala bene. Fammi vedere cos'è che sai fare."

Spingo la sua testa verso il basso, con una forza gentile ma inarrestabile. Il primo contatto tra la lingua di Giada e la fica di Giulia è un fulmine. Giulia si contorce tutta, un gemito acuto che le esce dalla gola, come se l'avessero colpita. Ma poi la sua reazione cambia.

E Giada... cazzo, Giada lecca da dio. Non è un atto di sottomissione. È una predazione. La sua lingua è uno strumento letale, preciso, esperto. Vedo le sue guance muoversi mentre succhia il clitoride di Giulia, la punta della lingua che si infila nella sua fessura, che le scivola su e giù, che disegna cerchi perfetti sul suo piccolo bottone pulsante. E si capisce, si capisce dal modo in cui il corpicino atletico di Giulia risponde. I suoi fianchi iniziano a dondolare in un ritmo istintivo. Le sue mani si aggrappano ai capelli di Giada, non per spingerla via, ma per tirarla più a fondo. I suoi gemiti sono continui ora, una musica di pura estasi che si mescola ai suoni bagnati della leccata. La sua schiena si inarca, le sue tette piccole e sode puntano verso il soffitto. Sta godendo. Sta esplodendo.

E a me non basta. La vista è divina, ma il mio corpo urla per più. Sono di nuovo io il centro. Io il padrone.

Mi inginocchio dietro Giada, il suo culo meraviglioso, teso e pronto, che mi chiama. Sputo sulla sua fica, due volte, un gesto volgare, dominante. La mia saliva scivola lungo le sue labbra, un lubrificante torbido. Poi, senza più aspettare, la prendo. Afferro il mio cazzo, lo posizione sulla sua entrata bagnata e mi spingo dentro.

Penetro con un colpo solo, violento, profondo. Il mio cazzo sfonda la sua resistenza, riempendola fino in fondo. Un urlo strozzato le esce dalla bocca, ancora affondata nella fica di Giulia. La sensazione è travolgente. È bollente, stretta, fradicia. Le sue pareti mi stringono, quasi come se volessero espellermi, ma io non me ne vado.

Inizio a scoparla. Non c'è dolcezza. C'è ferocia. La presa per i fianchi, le mie dita che si affondano nella sua pelle, lasciando il segno. Ogni colpo è un'affermazione, un pugno nel ventre della sua arroganza. "Leccala," la ringhio, il ritmo dei miei colpi che scandisce le parole. "Leccala finché non vengo"

Il mio cazzo la sfonda, la divora. Le mie palle sbattono contro il suo clitoride a ogni spinta, un colpo supplementare che la fa gemere più forte. Il suo corpo è un'onda che va e viene, spinto dalla mia violenza. La vedo affondare il viso ancora di più tra le cosce di Giulia, la sua lingua che diventa più furiosa, più disperata, come se il piacere che le sto infliggendo la spingesse a farlo godere ancora di più alla cugina.

Il letto scricchiola, un lamento ritmato che si unisce ai nostri gemiti, ai suoni bagnati delle loro bocche, agli schiaffi della mia pelle contro la sua.

Il ritmo è un pestaggio. La mia cappella sfonda le sue pareti con una violenza che mi fa vibrare le ossa, le mie palle, pesanti e piene, sbattono contro il suo perineo a ogni spinta. Giada è un animale in calore, le sue gemiti sono soffocati dalla carne di Giulia, ma sento la vibrazione della sua voce che mi trasmette eccitazione lungo il mio cazzo. E Giulia... le cosce piccole e atletiche si stringono, si attorcigliano intorno alla testa della cugina, i muscoli delle gambe che si contraggono con la forza del piacere. Le sue dita sono agganciate nei capelli di Giada, la sua schiena è un arco teso che sta per spezzarsi. Lecca come una dea del sesso, assaporando la fica di Giulia con una tecnica che fa invidia a una prostituta esperta. La sua lingua è un proiettile, le sue labbra sono un vuoto caldo che succhia, che divora. Giulia geme, un suono basso e gutturale che cresce d'intensità a ogni passata della lingua della cugina.

Poi Giulia alza la voce. Un gemito alto, acuto, che squarcia il silenzio della casa e rischia di farci sgamare. La paura mi assale, un brivido freddo che corre lungo la mia schiena. Erika dorme nella stanza accanto. Cazzo. La rabbia sostituisce la paura in un attimo.

"Taci!" sibilo, la mia voce un colpo di frusta. "Taci, puttana! Vuoi svegliare tutta casa?" La mia mano si abbatte sul culodi giada con un colpo secco, forte. Il suono è uno schiaffo umido e violento che riempie la stanza. Giulia trema, un gemito soffocato che esce dalla sua gola. "Ti avevo detto di essere silenziosa. Se continui a urlare, ci saranno punizioni. Punizioni che non ti piaceranno."

E mentre sgrido giulia, scopo giada con più forza, più violenza. Le mie mani si stringono sui suoi fianchi, le mie dita che si affondano nella sua carne, le mie spinte che diventano più profonde, più brutali. Il mio cazzo la sfonda, la divora, la riempie. 

Giada geme, un suono di dolore e piacere che mi fa impazzire. Le sue labbra si stringono sulla fica di Giulia, la sua lingua che si muove con una furia nuova, più disperata. Giulia trema, il suo corpo che si contorce sotto l'assalto della cugina, i suoi gemiti che diventano più bassi, più controllati, ma non meno intensi. Le sue cosce stringono ancora di più la testa di Giada, i suoi muscoli che si contraggono con la forza del piacere. Sta godendo, lo so, e sta cercando di trattenere i suoi gemiti, di non farmi arrabbiare di nuovo.

Il suo viso è una maschera di estasi, gli occhi chiusi, la bocca aperta in un gemito silenzioso. La sua fica è un fiume in piena, i suoi umori che bagnano il viso di Giada, che lecca con più fame, con più desiderio.

La stanza è un vortice di suoni e odori, un'orgia di carne umida. La lingua di Giada è un turbine e Giulia è la sua preda. La vedo perdere il controllo, il suo respiro che si fa corto, affannoso. Le sue gambe iniziano a tremare, un tremito incontrollabile che parte dalle punte dei piedi e risale fino alle cosce tese.

"V-vengo... sto venendo..." riesce a sussurrare Giulia, la sua voccina spezzata dal piacere, un suono così innocente e depravato che mi fa girare la testa. Le sue parole sono il via libera. Giada raddoppia, la sua bocca si sigilla sulla fica di Giulia, succhiando con una forza disperata mentre la sua lingua le martella il clitoride.

L'orgasmo travolge Giulia. Il suo corpo si rigida, un arco teso all'estremo, poi si abbandona a una serie di contrazioni violente, spasmi che la scuotono dall'interno. Un urlo soffocato le esce dalla gola, le sue dita strappano i capelli di Giada. Il suo viso è una maschera di puro abbandono, gli occhi sbarrati nel vuoto, la bocca aperta in un silenzio che urla più di qualsiasi grido.

Ma io non ho finito. Anzi.

"Continua," ordino, la mia voce un sibilo gelido che taglia la nebbia del suo piacere. "Continua a leccare finché non vengo anch'io."

Giulia scoppia in un pianto sommesso, un lamento di puro dolore. "N-no... non posso," balbetta, il corpo che trema ancora per le scosse di rimbalzo. "È troppo... troppo intenso..."

Ansa violentemente, il petto che sale e scende in modo convulso. "Non ce la faccio..."

"Si può sempre fare di più," la taglio brutale. Mentre parlo, colpo ancora più forte il culo di Giada, il cui corpo è ancora piegato sotto di me. Lei geme, un suono profondo, godurioso. Si sta godendo tutto questo, la sua sottomissione, il mio comando, il piacere forzato di Giulia.

"Se vuoi che finiamo prima," aggiungo, con una malizia che è puro veleno, "conosco un modo per venire molto più velocemente."

Con un ultimo, poderoso colpo di reni, mi tiro fuori dalla figa di Giada, con un suono bagnato e schiacciante. Lascio un vuoto bruciante dentro di lei, e lei geme di frustrazione. Il mio cazzo, coperto dei suoi succhi, è un missile unto e scivolante. Lo afferro e lo avvicino al suo culo perfetto, teso e curvo. Inizio a strusciare la mia cappella contro il suo buco stretto, una promessa torbida, una minaccia di rottura.

"E se lo mettessi qui?" le chiedo, il tono basso e pericoloso. "Credi che verrei prima?"

Giada, che fino a quel momento si era goduta la mia violenza, si blocca. La sua testa si solleva dalla fica di Giulia. Per un istante, c'è silenzio. Poi, la sua reazione è un'esplosione. Con un calcio secco e imprevedibile, si abbatte sulla mia coscia con una forza che mi fa vedere le stelle. Non è un calcio di gioco, è un calcio di difesa, di rifiuto categorico. Mi spinge via con una violenza che mi sbilancia, facendomi rotolare indietro sul letto.

"Giada, cazzo fai?" ruggisco, la rabbia che mi sale ancora più forte della sorpresa, il dolore alla coscia che brucia come una fiamma ossidrica. Mi rialzo di scatto, il cazzo ancora duro e tremolante come un'arma non sfoderata. Lei si alza con me, fluida e fiera, il suo corpo slanciato che si pianta davanti al mio. Non c'è più traccia della sottomessa di poco prima. È tornata la burattinaia. E sta riprendendo il controllo.

Si lancia contro di me, spingendomi con una forza che non mi sarei aspettato. Il mio corpo schizza indietro fino a sbattere contro il muro freddo, con tono secco. Il mio respiro mi si taglia. Ci ritroviamo faccia a faccia, il viso a pochi centimetri. Il suo respiro è breve, furioso, i suoi occhi scuri mi trafiggono.

"Hai provato a sfondare senza permesso," sibila, ogni parola una freccia avvelenata. "Ti sei dimenticato le regole, Franci. Il mio culo ancora non si tocca. Non da te, non adesso."

La prendo per i fianchi, le mie dita che si affondano nella sua pelle morbida ma tonica. "Stavo solo giocando," provo a convincerla, la voce che cerca un tono placatorio, ma che esce solo come un ringhio. "Volevo solo venire, cazzo. Non vedi che sei tu quella che mi fa impazzire?"

"Non mi interessa cosa volevi," taglia lei, le sue mani che si appoggiano sul mio petto, spingendomi ancora più forte contro il muro. "Ci sono dei limiti. E tu li hai superati."

La sua forza mi spaventa e mi eccita. Iniziamo a discutere, un litigio sussurrato ma violento, uno scontro di volontà che è quasi più intenso del sesso. Lei mi accusa di essere un animale, io la accuso di essere una manipolatrice sadica. Le dico che è solo una puttana che si gode il potere, lei mi dice che senza di lei sarei solo un perdente frustrato. Ci spingiamo, ci strattoniamo, le sue dita mi graffiano il petto, le mie le stringo i fianchi fino a farle male.

Poi, ad un tratto, qualcosa cambia.

La rabbia si trasforma. La tensione tra noi diventa così densa che sembra quasi solida. Guardo il suo viso, la pelle accesa, gli occhi che bruciano di un fuoco che conosco benissimo. Non è solo rabbia. È desiderio. È la stessa fame che mi divora.

Le mie mani scivolano dai suoi fianchi al suo culo. L'afferro con entrambe le mani, stringendo con una forza tale da farle fremere. Le sue natiche sono perfette, sode, compatte. Le massaccio con rabbia, con passione, le mie dita che si affondano nella sua carne, possedendola, reclamandola.

E lei non si ritira. Anzi. Si spinge contro di me, il suo corpo che si adatta al mio. Si alza leggermente sulle punte, il suo viso che si avvicina ancora di più. E i nostri corpi, che stavano per lacerarsi, si fondono.

Lei bacia me. O bacio io? Non lo so. È un urto, un'esplosione. Le nostre bocche si abbattono l'una sull'altra con una violenza che fa male, ma non la vogliamo smettere. È un bacio di rabbia, di passione, di pura, disperata necessità. Le nostre lingue si combattono, si mordono, si succhiano in un duello selvaggio. Lecco il suo sapore, il suo odore. Respiro il suo respiro. È un bacio che sa di litigio, di sperma, di fica, di tutto quello che siamo.

Mentre la bacio, mentre il mondo scompare e c'è solo lei, solo la sua bocca, la sua pelle, il suo corpo che mi preme contro il muro, una frase mi esce. Non pensata, non voluta. È solo la verità nuda e cruda che mi strappa l'anima.

Mi stacco appena a sufficienza per guardarla negli occhi, il fiatone che ci spezza il petto. E le dico, con la voce rotta, un sussurro carico di tutto quello che provo.

"Cazzo... quanto ti amo."

Il silenzio che segue è più rumoroso di qualsiasi urla. Lei mi fissa, il suo sguardo un abisso di emozioni inconfessabili. Vedo la sorpresa, la rabbia, il desiderio, e qualcos'altro. Qualcosa che mi fa paura e che mi attira come una falena alla fiamma. E poi, con una lentezza che è tortura, si avvicina di nuovo e mi bacia. Ma questo bacio è diverso. È più calmo, più profondo, più vero. È un bacio che sa di resa e di vittoria allo stesso tempo. E in quel bacio, so di aver perso. O forse, di aver vinto tutto.

Mi stacco solo un po', il respiro ancora affannoso. Un sorrido mi tira le labbra, un ghigno cattivo e soddisfatto. Vedo lo stesso sorriso specchiato sul suo viso. Ci amiamo così. Amiamo questa violenza, questa passione che ci divora, questo gioco di potere che ci tiene in vita.

"Smettiamola di contenderci la dominazione," mi dice, la sua voce un velo di seta velenosa. "Non è questo il gioco. Il gioco è dominare lei." Fa un cenno del capo verso il letto, dove Giulia giace ancora, il petto che sale e scende in modo irregolare, ancora persa nel suo post-orgasmo. "Accaniamoci su di lei. Insieme."

L'idea mi colpisce come una scossa elettrica. Lei ha ragione. Stavamo combattendo la battaglia sbagliata. La nostra vera preda è lì, indifesa, innocente. E noi, insieme, siamo i suoi predatori.

Ma prima che lei possa muoversi, la afferro di nuovo. Non con forza, ma con un possesso calmo, sicuro. Mi chino verso il suo orecchio, le mie labbra che sfiorano il lobo. "Ricorda," le sussurro, il respiro caldo che le brucia la pelle. "Ricorda che sei sempre mia."

Lei trema, un brivido leggero che mi dice di aver capito. Per un istante, il gioco di potere torna a essere tra noi due. Poi la lascio andare, con una spinta leggera verso il letto.

Si muove con la grazia di una pantera, arrampicandosi sul materasso. Si sdraia accanto a Giulia, che la guarda con occhi ancora pieni di un misto di timore e desiderio. "È ora di godere ancora, piccolina," le dice Giada, la sua voce un miele avvelenato.

Io non perdo tempo. Mi inginocchio sul letto dietro di lei. La sua schiena è un paesaggio di curve perfette, il suo culo è un invito che non posso rifiutare. Prendo la sua gamba, quella superiore, e la alzo, appoggiandola sopra i miei fianchi. La posizione la apre, la espone. La sua fica è lì, bagnata, pulsante, in attesa.

Mentre lei si abbassa, Giulia, ancora sulla schiena, si trova nella posizione perfetta per ricevere le attenzioni di Giada. Le loro bocche sono a portata di l'una dell'altra, un trono di carne e umori che attende di essere adorato.

Afferro il mio cazzo, ancora duro, ancora voglioso. Lo porto all'entrata di Giada, la cappella che le preme le labbra carnose. La guardo, la vedo da sopra la spalla, mentre inizia a leccare la fica di Giulia con calma, con un piacere quasi contemplativo.

Poi, con un movimento lento ma inesorabile, la penetro.

La mia cappella sfonda la sua entrata, e un gemito le esce dalla gola, un suono basso e profondo che mi trasmette una scarica di piacere puro. Scivo dentro di lei, centimetro per centimetro, sentendo le sue pareti che si aprono per accogliermi, che si stringono intorno a me in un abbraccio bollente.

Una volta dentro, fino in fondo, mi fermo per un istante. Godo la sensazione, il calore, la stretta. Poi inizio a muovermi. Lentamente all'inizio, un ritmo calmo, profondo. Le mie palle sbattono contro il suo culo a ogni spinta, un suono ritmico e volgare che si unisce ai suoni bagnati delle loro bocche.

La mia gamba appoggiata sui suoi fianchi mi dà un leverage perfetto. Mi permette di penetrarla più a fondo, di angolare il mio cazzo in modi che la fanno gemere più forte. La vedo dondolare in avanti a ogni mia spinta, il suo viso che si seppellisce più a fondo nella fica di Giulia.

E Giulia... di nuovo in balia delle nostre attenzioni. I suoi gemiti riempiono la stanza, più alti, più disperati questa volta. Le sue mani si aggrappano ai capelli di Giada, la sua schiena si inarca in un arco perfetto. "Sì... lì... non fermarti... ti prego..." balbetta, la sua voccina rotta dal piacere.

Aumento il ritmo, ogni spinta più profonda, più brutale della precedente. La mia gamba sui fianchi di Giada mi permette di penetrarla con un angolo che la fa sobbalzare a ogni colpo, un martello pneumatico di carne contro carne. E Giulia, in mezzo a noi, esplode. Un urlo alto, tagliente, una nota acida che squarcia il silenzio della casa e rischia di farci catturare. "SÌ! COSÌ! OH DIO!"

Il panico, freddo e tagliente come un pezzo di vetro, mi trafigge. Erika. La porta accanto. Il suo sonno profondo, che il nostro gioco perverso rischia di spezzare. La rabbia sostituisce il panico in un batter d'occhio.

"Non l'ho già detto?" ringhio, la voce un colpo di frusta umido. "Taci!"

In un movimento fluido e animalesco, afferro il collo di Giulia con il mio braccio, non una carezza, ma una morsa. La mia pelle si sigilla alla sua, i miei bicipiti che si contraggono, chiudendo la sua gola in una stretta di ferro. Non abbastanza da soffocarla, ma abbastanza da farle capire. Abbastanza da spaventarla a morte.

L'urlo di Giulia muore in un gorgoglio strozzato. Gli occhi le si spalancano, due dischi di terrore puro che mi fissano dal buio. Iniziano le lacrime, non un pianto silenzioso, ma singhiozzi convulsi che scuotono il suo corpo piccolo. Strappa piccoli gemiti, lamenti soffocati che sono musica per le mie orecchie.

"Questo ti insegnerà a essere silenziosa," sibilo nell'orecchio, il respiro corto per la fatica.

Giada, dal basso, sente la tensione. Si alza leggermente, il suo viso che si volta verso di me. Un lampo di eccitazione crudele attraversa i suoi occhi. Capisce. E approva. "Bravo," sussurra, prima di riabbassarsi e ricominciare a leccare con una furia rinnovata, la sua lingua che martella il clitoride di Giulia mentre io la tengo ferma, la incollo al letto.

Il contrasto è elettrizzante. La sua paura, la mia rabbia, il piacere sfrenato di Giada. E io, al centro di tutto, continuo a scopare giulia. Le mie spinte diventano ancora più violente, più profonde, la mia rabbia per il rischio che abbiamo corso che si trasforma in una sete di sangue pura. Scopo come se volessi distruggerla, come se volessi romperla in due. Le mie palle sbattono contro di lei con una violenza che fa male, che lascia dei lividi.

Giulia è una marionetta spezzata tra noi. Piange e geme, il suo corpo che trema per la paura e per il piacere forzato. Il collo mi stringe, la sua pelle che si appiccica alla mia per il sudore. E mentre lei soffre, mentre Giada la divora, io raggiungo il mio limite. Sento il calore che mi sale dalle palle, una pressione che diventa insostenibile.

"Merda," ringhio, le mie spinte che diventano disordinate, selvagge. "Merda, merda, merda..."

Con un urlo soffocato, eiaculo dentro di lei. Un'ondata di sborra calda che la riempie, che le cola lungo le cosce mentre io mi abbandono all'orgasmo, il corpo che tremito con la violenza di chi ha appena ucciso.

Mi lascio andare, il mio peso che si abbatte su di lei. La mia mano si allenta dal suo collo, lasciando un segno rosso sulla sua pelle. il mio cazzo, ancora sussultante, si ritrae lentamente dalla sua fica, con un suono bagnato e disgustoso.

Nella stanza c'è solo il suono dei nostri respiri affannosi. Giulia piange, un pianto sommesso e disperato. Giada si solleva, Mi guarda, e nel suo sguardo c'è una soddisfazione profonda, un piacere quasi religioso.

Mi rotolo di lato, il cuore che mi batte all'impazzata nel petto, il respiro che mi lacera i polmoni. Ho bisogno di un attimo. Solo un attimo per ricominciare a pensare, per placare la bestia che mi divora. Ma la bestia non è solo dentro di me. È accanto a me.

Giada si rialza, lentamente. Non mi guarda. I suoi occhi sono fissi su Giulia, che giace sul letto, un corpo piccolo e tremante, un cumulo di carne umida e lacrime. La sua fica è ancora aperta, rossa e gonfia, con la mia sborra che cola lentamente lungo le sue cosce.

"Non finisce qui, piccolina," sibila Giada, la sua voce un miele freddo e velenoso. "Abbiamo appena iniziato."

Si lancia su di lei, un'ombra veloce e letale. Giulia prova a reagire, a scansarsi, ma è troppo debole, troppo distrutta. Giada la afferra per i polsi, con una forza che la sorprende. La spinge sul letto, con la schiena contro il materasso. Le sue ginocchia si piantano ai lati della vita di Giulia, immobilizzandola.

"Guardami," ordina, la sua voce un sibilo gelido. Giulia obbedisce, gli occhi spalancati per la paura. Giada le schiaffeggia il viso, non forte, ma abbastanza da farle girare la testa. "Ti ho detto di guardarmi."

Giulia piange, un lamento sommesso e disperato. "P-per favore... basta..."

"Basta?" ride Giada, una risata secca, senza gioia. "Il basta non è una parola che ti è concessa, zuccherina. Il tuo corpo è nostro. E noi facciamo quello che vogliamo."

Si china su di lei, il suo corpo che preme il suo, le loro tette che si toccano, le loro pelli che si sfiorano. Giulia trema, un freddo tremolio che la attraversa tutta. Giada le bacia il collo, non con dolcezza, ma con violenza, mordendo, succhiando, lasciando un segno rosso sulla sua pelle.

"Ti piacerebbe, eh? Che fossi dolce con te? Che ti facessi l'amore come farebbe un fidanzato?" le sussurra all'orecchio, il respiro caldo che le brucia la pelle. "Non è questo che vuoi, Giulia. Vuoi essere presa. Vuoi essere distrutta. E io sono qui per dartelo."

Si sposta leggermente, il suo corpo che scivola lungo quello di Giulia. Le sue dita si affondano nella fica di Giulia, ancora bagnata della mia sborra. La penetra con violenza, con due dita, poi tre. Giulia urla, un suono acuto che viene immediatamente soffocato dalla mano di Giada.

"Zitta," sibila. "Zitta e prendi."

Scopra Giulia con la mano, con un ritmo brutale, con movimenti secchi e violenti. Le sue dita sono un'arma, un arnese di tortura che la fa gemere, la fa piangere, la fa implorare. E Giulia non sa come muoversi, non sa come reagire. È solo un corpo, un oggetto di piacere per la cugina. E i suoi movimenti impetuosi la sovrastano, la dominano, la annientano.

Poi, Giada si ferma. Si guarda le dita, sporche di sborra e dei succhi di Giulia. Le porta alle labbra di Giulia.

"Apri," ordina. Giulia esita. "APRI!" urla, la sua voce un tuono che fa tremare il letto.

Giulia obbedisce, le labbra che si aprono in un gemito. Giada le infila le dita in bocca, le costringe a leccare, a pulire le sue dita con la lingua. Giulia vomita, un getto di bile che si mescola con le lacrime. Giada non si muove. Anzi, le preme la mano più forte, le costringe a ingerire il proprio vomito.

"Buona, eh?" ride, una risata crudele che fa gelare il sangue. "Questa è la tua merenda, zuccherina. Goditela."

Si alza, il suo corpo che si erge sopra di lei come una statua di una dea crudele. Si sposta, le sue gambe che si incrociano con quelle di Giulia. Prende la posizione, un movimento fluido e preciso che sa di esperienza, di malvagità.

"Ora sforbiceremo, piccolina," dice, la sua voce un sussurro caldo e pericoloso. "E tu non farai nulla. Solo prendere."

La sua fica si appoggia a quella di Giulia, le loro labbra carnose che si toccano, si sfiorano. Poi, inizia a muoversi. Un ritmo lento all'inizio, una danza sensuale che è una tortura. Le sue natiche si contraggono, i suoi fianchi che dondolano con una grazia che è innaturale, che è quasi innaturale.

Giulia trema, un freddo tremolio che la attraversa tutta. Non sa come muoversi, non sa come reagire. È solo un corpo, un oggetto di piacere per la cugina. E i suoi movimenti impetuosi la sovrastano, la dominano, la annientano. E i suoi gemiti riempiono la stanza, un suono basso e gutturale che è una melodia di dolore e piacere.

Il ritmo di Giada si fa implacabile. Non è più solo un movimento, è un'arma. Le sue anche si muovono con una precisione crudele, una potenza che mi lascia senza fiato solo a guardarla. Le loro fiche si sfregano, una sull'altra, con una violenza umida e sonora. Succhi, schiaffi di carne, gemiti che si confondono in una sinfonia di depravazione.

Giada la prende per i capelli, le sue dita che si attorcigliano nella chioma scura di Giulia, costringendola a guardarla. "Apri gli occhi, puttana. Voglio vederti mentre godi. Voglio vederti mentre ti distruggo."

Giulia li apre, due laghi liquidi di paura e piacere. Il suo corpo è teso come una corda di violino, ogni muscolo contratto, ogni nervo a fuoco. La sua voce è un lamento continuo, una preghiera disperata che si mischia alle bestemmie di Giada.

"Sì... così... uccidimi... distruggimi..." balbetta Giulia, la sua voccina rotta, completamente persa nell'abisso del piacere.

E Giada la accontenta. Aumenta il ritmo, i suoi movimenti che diventano più veloci, più profondi, più brutali. Si alza leggermente, le sue mani che si stringono sul seno di Giulia, le sue dita che le pizzicano i capezzoli fino a farle gemere di dolore.

"Vieni, zuccherina. Vieni per me. Mostrami quanto sei una troia."

E Giulia viene. L'orgasmo la travolge come uno tsunami. Il suo corpo si irrigidisce, un arco teso all'estremo, poi si abbandona a una serie di contrazioni violente, spasmi che la scuotono dall'interno. Un urlo, acuto e disperato, le esce dalla gola, un suono che è puro dolore e puro piacere.

Giada la segue quasi subito. Il suo corpo si contorce, le sue natiche che si stringono, un gemito profondo che le esce dalla gola. Si abbandona sull'orgasmo, il suo corpo che tremito con la stessa violenza di quello di Giulia.

Poi, il crollo.

Entrambe crollano sul letto, esauste, i corpi che tremano ancora per le scosse di rimbalzo. Giada si rotola di lato, il respiro che le lacera i polmoni. Giulia rimane immobile, un corpo senza vita, solo il petto che sale e scende in modo irregolare.

Giulia, con un movimento lento e fragile, si avvicina a me. La sua testa si posa sul mio petto, il suo corpo che si accoccola contro il mio. È una cerca di conforto, un ritorno al punto di partenza, al suo "tutore". La sua pelle è fredda e sudata, ma la sua vicinanza mi trasmette una calma sorprendente.

"Mio," sussurra, la sua vocina che è appena un sussurro. "Sei mio."

La accarezzo, i miei polpastrelli che le scivolano sulla schiena, lentamente, con una dolcezza che mi sorprende. "Sono tuo," le rispondo, la voce che è un sussurro roco.

Giada ci guarda, un sorriso cattivo sul suo viso. Si avvicina, il suo corpo che si accoccola accanto al mio. La sua mano si posa sulla mia coscia, le sue dita che mi accarezzano la pelle, lentamente, con un tocco che è una promessa.

"Lei si crede la tua ragazza," dice, la sua voce un miele velenoso. "Ma sappiamo entrambi chi comanda qui."

La bacio, un bacio lento e profondo, un bacio che sa di promesse e di minacce. Le mie mani le accarezzano il corpo, le mie dita che le scivolano sulla pelle liscia e tonica. "Tu comandi," le rispondo, la voce che è un sussurro roco.

"Lo so," lei ride, una risata bassa e profonda. "E per questo ti voglio bene."

Mi accoccolo tra loro, due donne che mi amano e mi odiano, due donne che mi hanno distrutto e mi hanno dato la vita. E in questo momento, non potrei essere più felice.

Ma Giada non ha finito. Si alza, il suo corpo che si erge come una statua di una dea crudele. Si china su di me, il suo viso che si avvicina al mio. "C'è una cosa che voglio," sussurra, il suo respiro caldo che mi brucia la pelle. "Una cosa che solo tu puoi darmi."

"Qualunque cosa," le rispondo, la voce che è un'implorazione. "Qualunque cosa tu voglia."

"Vuoi il mio culo," dice, non è una domanda. È una affermazione. "Lo hai sempre voluto. E te lo darò."

Il mio cuore fa una capriola. "Quando?"

"Quando," sospira, le sue labbra che mi sfiorano l'orecchio. "Quando avrai convinto Erika a farlo a tre. Con noi."

Il silenzio che segue è pesante, carico di implicazioni. Erika. La fidanzata ufficiale. La variabile ignara. La mia via d'uscita. E ora, la mia condanna.

Guardo Giada, il suo viso una maschera di pura malvagità. So che lo farà. So che non mi darà pace finché non avrò esaudito il suo desiderio.