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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 11
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Capitolo 11 di 15 29 min di lettura

la piccola troia da dominare

l'amplesso diventa più intenso e c'è una vera lotta tra chi deve dominare la situazione.

Alessia
7 mesi fa · 1k letture · 6

Senza staccare gli occhi da me, Giada afferra Giulia per un polso, la sua presa decisa e possessiva. "Andiamo," le sussurra, un comando avvolto nel velluto. La tira sul letto, facendola rotolare accanto a me. Con un movimento fluido e animalesco, Giada si arrampica sopra di lei, il suo corpo slanciato che scivola contro quello più minuto della cugina.

L'aria si carica di un nuovo tipo di elettricità. Giada non sta più giocando. Sta reclamando. La sua bocca si abbatte sulla boccuccia di Giulia, non è più un bacio, è un'assunzione. Una foga disperata, una fame che si manifesta nella maniera più primordiale. Le sue labbra divorano quelle di Giulia, la sua lingua le invade, esplora, domina. Giulia è travolta, all'inizio passiva sotto quell'assalto, poi le sue mani, esitanti, si aggrappano alla schiena di Giada, le sue dita si affondano nella pelle liscia, cercando un appiglio in quel mare di sensazioni.

Giada scende, lasciando una scia di baci umidi sul collo di Giulia, le sue labbra che si chiudono sulla pelle delicata, succhiando con forza, lasciando piccoli succhiotti viola che sbocciano come fiori tossici. "Sei mia," sussurra contro la sua clavicola, prima di abbassarsi ancora. Le sue labbra avvolgono il seno piccolo e sodo di Giulia, la lingua che lecca il capezzolo duro, poi lo succhia, tirandolo verso di sé con una delicatezza crudele. Giulia geme, un suono acuto che si perde nella stanza, la schiena che si inarca, offrendo di più, implorando senza parole.

E poi, Giada fa la cosa più selvaggia. Risale lungo il corpo di Giulia, leccandole il viso, la sua lingua che raccolgono la mia sborra ancora fresca sulla sua guancia, sul suo mento, sul lato della bocca. La lecca con calma, con un piacere viscerale, pulendola e sporcandola allo stesso tempo. "Sapori di franci" mormora, leccandosi le labbra. "Il nostro gusto."

Io sono fermo, seduto sul letto, a guardare. Il mio cazzo si è rialzato, duro come il marmo, palpitante. Sono lo spettatore della mia stessa depravazione. L'eccitazione è un martello pneumatico nelle mie tempie, ma c'è anche qualcos'altro. Una sensazione strana, acida. Esclusione. Le ho create, le ho manipolate, le ho possedute, ma ora, in questo momento, sono solo un'appendice. Il cazzo che ha fornito la vernice per il loro capolavoro. Le osservo, le due creature di carne e lussuria intrecciate sul letto, un'unione così perfetta, così autosufficiente, che per un attimo mi sento superfluo.

È come se Giada avesse letto i miei pensieri. Si interrompe, il volto ancora a centimetri da quello di Giulia. Si gira, i suoi occhi scuri mi pugnalano, un sorriso beffardo e affascinante sulle labbra ancora sporche di sperma e di baci.

"Cosa c'è, Franci? Ti senti solo?" mi fa, la voce un pugnale di velluto. Non mi dà il tempo di rispondere. Si sposta leggermente, aprendosi le gambe in modo che anche Giulia, sotto di lei, sia esposta. Le loro fighe, così diverse ma entrambe così perfette, sono lì, vicine, umide, pronte. "Perché non smetti di guardare da fuori e vieni a giocare anche tu?"

Scende un po' di più, facendo scivolare il suo bacino, in modo che le loro labbra carnose quasi si tocchino. "Metti il cazzo tra le nostre due fighe e lo strusci un po'," mi ordina, non mi chiede. "Guarda quanto sei eccitato. Sei così duro che tra poco scoppi. Vieni. Scopaci insieme."

L'invito è un'offesa e una promessa. È il modo per riportarmi nel gioco, ma alle sue condizioni. Non esito. Mi avvicino, inginocchiandomi tra le loro gambe aperte. Prendo il mio cazzo, caldo e pesante, e lo posizione in quel piccolo spazio caldo e umido tra le loro carne. Il contatto iniziale è un fulmine a ciel sereno. La pelle delle loro fighe, così diverse. Le labbra più morbide e generose di Giulia, che trema al mio contatto. Quelle più tese e definite di Giada, che invece mi spinge contro.

Inizio a muovermi. Un movimento lento, strisciante. La mia asta scivola tra le loro fessure, bagnandosi dei loro umori, delle loro eccitazioni. È una sensazione che non avrei mai potuto immaginare. Doppia. Bagnata. Bollente. Le loro mani mi si stringono le cosce, le loro dita si intrecciano sopra di me, guidandomi, preandomi. Giulia geme, un suono basso e continuo, mentre Giulia mi guarda da sopra la spalla, i suoi occhi che mi dicono che mi possiede, che possiede noi.

"Fallo più forte," mi comanda Giada. "Scopaci come se volessi dividerci in due."

Obbedisco. Il ritmo si fa più veloce, i colpi più decisi. Ogni spinta le fa gemere insieme, un coro di piacere che riempie la stanza. La testa del mio cazzo preme il loro clitoride, a turno, poi insieme. Sento i loro corpi che si contraggono, le loro gambe che mi stringono.

Ad un tratto però, qualcosa si spezza dentro di me. Non più eccitazione. È una fiamma di pura, cieca gelosia. Cazzo. Giulia era mia. Mia. La sua innocenza era il mio trofeo, la sua paura il mio afrodisiaco, la sua sottomissione la mia creazione. E ora, qui, la vedo offrire a Giada quella stessa devozione, la stessa adorazione che prima era solo per me. Le baci, la tocca, la possiede con una sicurezza che mi strappa via la pelle. Giada ha voltato le attenzioni a lei, prima erano per me, mi spronava, mi guardava. Ora io sono solo lo strumento per il loro piacere. No. Cazzo no.

Ma qualcosa si spezza dentro di me. Non più eccitazione. È una fiamma di pura, cieca gelosia. Cazzo. Giulia era mia. Mia. La sua innocenza era il mio trofeo, la sua paura il mio afrodisiaco, la sua sottomissione la mia creazione. E ora, qui, la vedo offrire a Giada quella stessa devozione, la stessa adorazione che prima era solo per me. Le baci, la tocca, la possiede con una sicurezza che mi strappa via la pelle. Giada ha voltato le attenzioni a lei, prima erano per me, mi spronava, mi guardava. Ora io sono solo lo strumento per il loro piacere. No. Cazzo no.

Un ruggito sale dalla mia gola, primordiale. In un movimento fulmineo, mi tiro indietro, lasciando quel caldo rifugio tra le loro gambe. Il vuoto è gelido. la mia mano che si chiude con violenza nei capelli di Giada, ancora bagnati e arruffati. La tiro indietro, con forza. La sua schiena si inarca in un gesto di sorpresa e dolore, un gemito tagliato sul nascere.

"vieni qui troietta," le dico, la voce non più mia, ma quella di una bestia che riottiene il suo territorio. Con un altro strattone la costringo a rotolare via da Giulia, che rimane distesa sul letto, gli occhi sgranati, il viso ancora lurido del nostro gioco, a guardare la scena con un misto di terrore e curiosità.

Giada è sdraiata sul fianco, ma io non le do tregua. Mi getto su di lei, dietro, schiacciandola con il peso del mio corpo. Le giro il braccio attorno al collo, non per strangolarla, ma per segnare il dominio. La pressione è un avvertimento. La mia altra mano si abbatte sul suo seno, afferrandolo, stringendolo con una violenza che fa uscire un gemito soffocato dalla sua gola. Le dita mi affondano nella sua carne morbida e piena.

"Avevi dimenticato chi comanda qui?" le chiedo, il respiro caldo che le brucia la nuca. "Avevi dimenticato chi ha creato tutto questo? Chi ha rotto la tua cuginetta prima di te?" La spingo ancora di più, il mio cazzo duro che le preme contro le natiche, una promessa di punizione. "Eri solo la burattinaia, Giada. Io sono il Dio di questa merda."

La stringo più forte, il mio braccio che le preme la gola, il mio pollice che le carezza la pelle liscia, un gesto di possesso disgustoso e totale. Lei trema sotto di me, non di paura, ma di una nuova eccitazione che capisco istintivamente. Le piace. Le piace che io abbia ripreso il controllo. Le piace essere messa al suo posto.

"Ora," sibilo, le mie labbra quasi sulla sua pelle. "Ora comando un po' io."

Giada risponde con un tremito che percorre la sua schiena, un respiro che si fa più affannoso contro il mio avambraccio. Non è un tremito di paura. Lo sento. È un tremito di anticipazione. La sua pelle si indurisce sotto le mie dita, i suoi capezzoli si induriscono contro il palmo della mia mano. Ha perso il controllo, ma ha vinto qualcos'altro. Mi ha provocato, mi ha spinto oltre il limite, e ora sta raccogliendo i frutti della sua semina, godendo del mostro che ha creato.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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