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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 12
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Capitolo 12 di 15 37 min di lettura

quella troia deve sentirmi urlare

l'intenso ultimo giorno nella casa in montagna, che grava sulle spalle di tutti.

Alessia
7 mesi fa · 845 letture · 6

La domenica mattina ha l'odore aspro dei finali. Il sole picchia contro le grandi vetrate del soggiorno, ma dentro la villa l'aria è densa, satura dei segreti che abbiamo consumato la notte precedente.

Siamo sparsi tra le camere e il corridoio, circondati da borsoni aperti e vestiti da piegare. Domani all'alba si torna a casa e l'urgenza di chiudere i bagagli stride con la tensione palpabile che ci lega.

Erika è in piedi davanti al nostro letto, piegando accuratamente una t-shirt. Ha i capelli legati in uno chignon disordinato e un velo di malinconia sul viso. Mi guarda, mordendosi il labbro inferiore, e si avvicina per accarezzarmi il petto. "Non me lo perdono, lo sai?" mormora, la voce un impasto di dolcezza e senso di colpa. "Aver rovinato tutto ieri sera... Eravamo partiti così bene col nostro gioco, e io sono letteralmente crollata. Sono una stupida." Mi sfiora la mascella, alzandosi in punta di piedi per lasciarmi un bacio umido all'angolo della bocca. "Ma stasera mi faccio perdonare. Te lo prometto, Franci. Stasera niente fumo, niente distrazioni. Solo io e te, e ti giuro che ti farò impazzire."

La sua promessa è sincera, ma suona quasi amara alle mie orecchie. Non sa che la mia fame ora ha un altro nome.

"Non vedo l'ora," le rispondo, sfoderando il mio miglior sorriso rassicurante e passandole una mano sul fianco.

"Forse Franci ha solo bisogno di qualcuno che abbia un po' più di... resistenza," sibila una voce alle mie spalle.

Giulia è appoggiata allo stipite della porta. Finge di cercare il caricabatterie, ma i suoi occhi sono due fessure cariche di veleno e di una possessività sfacciata. Da quando ci ha beccati in bagno la sera prima, è una mina vagante. È gelosa di Erika, terrorizzata da Giada, ma soprattutto è affamata di attenzioni. Passa accanto a me per raggiungere la presa di corrente. Con una mossa calcolata, sfiora il mio bacino con l'anca e fa scivolare due dita lungo la mia coscia, un tocco leggero ma inequivocabile, nascosto dalla visuale di Erika che si è voltata verso l'armadio.

Il mio sangue si gela, ma la mia reazione è istintiva e implacabile. Prima che possa fare un altro passo, la mia mano scatta. Le afferro il polso con una presa d'acciaio, stringendo abbastanza da farle male ma senza farla sussultare. Giulia sbarra gli occhi, il fiato che le si mozza in gola.

La tiro impercettibilmente verso di me, piantando i miei occhi nei suoi con una rigidità assoluta e dominante. "Pensa a finire la tua valigia, ragazzina," le sussurro a denti stretti, il tono così basso e freddo da farle venire i brividi lungo la schiena. "E tieni le mani a posto. Le lezioni private sono sospese finché non impari a stare al tuo posto. Sono stato chiaro?"

Il mio tono autoritario, quella freddezza sexy e severa, ha un effetto devastante su di lei. Giulia deglutisce, le guance che le si infiammano, e annuisce impercettibilmente, totalmente sottomessa alla mia autorità. Lascio la presa e lei si allontana, massaggiandosi il polso con un sorrisetto nervoso e turbato, eccitata da quella rimproverata.

Finita questa conversazione scendiamo al piano di sotto, la porta finestra è spalancata e lei è lì.

Giada è distesa su uno dei lettini a bordo piscina, ma si è appena sollevata sui gomiti per guardarci. Indossa un bikini nero a due pezzi che è un vero e proprio insulto alla decenza. I laccetti sottilissimi le affondano nei fianchi morbidi, e i due triangoli di tessuto minuscoli a stento contengono il seno pieno, lo stesso seno che io stesso ho marchiato poche ore prima. La sua pelle di porcellana è lucida di olio abbronzante, facendola brillare sotto il sole come una dea pagana.

Ogni suo respiro fa tendere quel costume striminzito, e io sento un colpo all'inguine solo a guardarla. È la padrona assoluta della scena.

"Basta con questi musi lunghi e queste valigie deprimenti!" esclama Giada, la voce vibrante e suadente, che taglia l'aria pesante della stanza. Si alza dal lettino con una lentezza felina, inarcando la schiena e stiracchiandosi, offrendomi la visuale perfetta del suo stacco di coscia e del ventre piatto.

Si appoggia allo stipite della vetrata, incrociando le gambe e sventolandosi con una mano. "Partite domani all'alba. Fuori fa un caldo infernale e l'acqua è perfetta. Andate a mettervi i costumi, tutti quanti. Facciamo un ultimo bagno."

Non è un invito. Sotto la sua patina allegra, è un ordine. I suoi occhi neri, profondi e predatori, si incastrano nei miei. C'è un messaggio in quello sguardo, una promessa legata all'accordo che abbiamo fatto. Vuole che la partita inizi ora, sotto la luce del sole, nell'acqua fredda della piscina.

Erika le sorride, sollevata dalla distrazione. "Hai ragione, Giada. Sto impazzendo con queste magliette. Mi metto il costume e scendo."

Dieci minuti dopo, il prato attorno alla grande vasca azzurra si è trasformato in una vera e propria arena.

Quando esco sul patio in costume, lo spettacolo che mi trovo davanti mi mozza il respiro. Giada è già in acqua. Nuota a dorso con una lentezza calcolata, i seni pieni e costretti nei minuscoli triangoli neri che affiorano a ogni bracciata, lucidi e perfetti. Erika mi raggiunge un istante dopo. Ha abbandonato i costumi interi sportivi. Indossa un bikini bianco ottico, sgambato, che le esalta l'abbronzatura e le curve morbide. Si è persino sciolta i capelli. Vuole essere guardata. Vuole essere all'altezza della promessa che mi ha fatto in camera.

Ma Giada, con l'istinto letale di un predatore, fiuta la sua insicurezza da un chilometro di distanza. E decide di massacrarla.

Appena entriamo in acqua, Giada emerge vicino al bordo, proprio di fronte a me. L'acqua le scivola lungo il collo, scendendo nella valle profonda tra i seni. Si appoggia con i gomiti alle piastrelle, inarcando la schiena in modo che il suo corpo galleggi a pelo d'acqua, offrendomi una visuale ipnotica del suo bacino fasciato dal laccetto nero. "Finalmente," fa le fusa Giada, passandosi una mano tra i capelli bagnati per tirarli indietro, il petto che si alza e si abbassa provocatoriamente. "Cominciavo a pensare che voi due non sapeste fare altro che piegare magliette. Fa un caldo infernale oggi, Franci. Non trovi che qui dentro si stia molto... molto meglio?"

Il suo sguardo è un abisso nero che mi tira a sé. Erika se ne accorge. Non ha idea di cosa sia successo davvero la scorsa notte, ma percepisce la vibrazione sessuale, l'elettricità che Giada mi sta lanciando addosso. E per la prima volta, invece di ritrarsi, raccoglie la sfida.

Nuota verso di me, l'acqua che le accarezza il corpo sodo. Arriva alle mie spalle e mi circonda il collo con le braccia, premendo i suoi seni coperti dal bikini bianco contro la mia schiena nuda. Mi lascia un bacio umido e sonoro sulla spalla, per poi appoggiare il mento, guardando la cugina con un sorriso di sfida. "Vero, si sta bene," ribatte Erika, la voce un po' più alta del solito. "Ma io preferisco quando le temperature si alzano fuori dall'acqua. Specie quando siamo da soli. Stasera abbiamo un bel po' di tempo da recuperare, io e il mio ragazzo."

Giada non batte ciglio. Anzi, il suo sorriso si allarga, affilato come un rasoio. Le piace da impazzire l'idea di vederla dimenarsi in una competizione che ha già perso in partenza. "Oh, cuginetta," mormora Giada, scivolando lateralmente lungo il bordo per avvicinarsi a noi, i movimenti fluidi e ipnotici di una sirena. "Spero per lui che tu stasera abbia un po' più di... fiato. Gli uomini si annoiano in fretta se il ritmo cala. E Franci mi sembra uno che ha bisogno di un'intensità continua. Non è vero?"

La stoccata va a segno. Il riferimento indiretto alla "dormita" di Erika la fa irrigidire contro di me. Sento le sue mani stringersi sulle mie spalle. Punta sul vivo, Erika si stacca da me e nuota verso la scaletta. Vuole riprendersi la scena. Esce dall'acqua con una lentezza esasperante, studiata. L'acqua le scivola lungo le cosce, il bikini bianco diventa quasi trasparente aderendo perfettamente alle sue curve. Inarca la schiena mentre strizza i capelli, spingendo il petto in fuori in una posa chiaramente rubata alle riviste, guardandomi da sopra la spalla con un'intensità che raramente le ho visto addosso.

È bellissima. Pura, sana, eccitante nel suo disperato tentativo di fare la "cattiva" per tenermi legato a sé.

Ma Giada non gliela dà vinta. Con un colpo di reni, si solleva dal bordo senza usare la scaletta. Si siede sul marmo bagnato a un metro da Erika, divaricando leggermente le gambe. L'acqua le cola lungo l'addome piatto, sparendo nel tessuto nero del perizoma. Si passa una mano sul collo, piegando la testa all'indietro e chiudendo gli occhi in un'espressione di puro, sfacciato godimento sotto il sole, un'esibizione carnale e crudele di superiorità estetica e sessuale.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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