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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 10
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Capitolo 10 di 15 26 min di lettura

la cuginona che spiega alla cuginetta come si succhia un cazzo

l'inizio di un rapporto a 3 tra la piccola e inesperta giulia e l'elegante e sensuale giada

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 5

 La voce di Giulia non è solo un grido, è una lama rotta che si conficca nella carne viva della scena. Giada, con una calma che mi gelerebbe il sangue se non fossi già surriscaldato, si toglie lentamente da sopra di me, senza il minimo imbarazzo. Anzi, un sorriso di puro divertimento le disegna le labbra, come se le avessero appena offerto il più bello degli spettacoli.

Giulia, invece, è un'esplosione. Scatta in avanti, le mani chiuse a pugno, i suoi occhietti scintillanti dietro le lenti sottili. Non mi guarda, non guarda me. Fissa Giada, il suo bersaglio, la sua rivale.

"Tu! Stronza puttana!" sbraitano le sue labbra sottili, la voce rotta dall'isteria. "Cosa pensi di fare? È mio!"

È una dichiarazione di proprietà. Un verso animalesco, primordiale. E mentre urla, qualcosa in me si spezza e si riallinea. La rabbia, lo shock, tutto svanisce, sostituito da un brivido freddo e oscuro che mi percorre la schiena. L'adrenalina, pura e cruda. Questa è la cornice perfetta. è il gioco che Giada voleva vedere. E io, l'attore principale, ho appena ricevuto il mio copione.

Mi alzo, il cazzo ancora duro, ancora pulsante dall'eccitazione, baluginando al lume fioco del bagno. Un'arma silenziosa e scintillante. Mi avvicino a Giulia, che ora è una furia, si volta verso di me, gli occhi pieni di lacrime furenti.

"E tu! Doppia faccia! Traditore! Mi hai giurato... mi hai giurato che ero diversa! Che ero io!" Mi sputa in faccia, le parole come proiettili umidi. "Mi hai portata via tutto! La mia innocenza! E stai qui a scopare come un cane con lei?"

Mi blocca il passaggio, un dito puntato contro il mio petto. "Appartieni a me! Capito? Il tuo cazzo è mio!"

Sento il bisogno di ridere. Un'ilarità nera, profonda. La sua rabbia è così bella, così pura, così del tutto inutile.

Giada interviene con una grazia che è quasi un insulto. il suo corpo nudo che sembra assorbire la luce umida del bagno, rendendola più luminosa, più divina. posa una mano sulla mia spalla, le dita affusolate che mi accarezzano la pelle ancora bagnata. È un gesto di possesso, pubblico e innegabile.

"Tesoro mio," dice a Giulia, la voce un miele velenoso, dolce e letale. "Calmati. C'è un malinteso." Si guarda le unghie con aria annoiata. "Franci non può appartenerti, Franci appartiene a Erika. È il suo fidanzato, ricordi? Quello buono, quello perfetto. ma non tuo, della tua sorellona che dorme nella stanza accanto."

Il colpo è basso, preciso. Giulia vacilla, il suo mondo che ruota su se stesso. La logica di Giada è una palla di cannone che abbatte il fragile castello di bugie su cui Giulia aveva costruito la sua rivendicazione.

"No!" esplode Giulia, le lacrime che ora le solcano il viso, mescolandosi con il trucco che comincia a colare. "No, non è vero! Lui mi ama! l'ho sentito quando mi ha scopata, era speciale!"

Giada ride, un suono cristallino e spietato. "Oh, Giulia. Sei così giovane. Così ingenua." Si avvicina a lei, i corpi quasi a contatto. "Non hai capito niente. Lui non ti ama. Ti usa. Come ha usato me. Come userebbe qualsiasi cosa con una fica calda e un po' di paura negli occhi."

E poi, fa la mossa che mi fa ribollire il sangue. Con un dito, Giada solleva il mento di Giulia, costringendola a guardarla. È un gesto intimo, materno, e al tempo stesso supremamente dominante.

"Sei solo un gioco, piccola. Una pedina. E io..." Il suo dito scende, lentamente, lungo la gola di Giulia, fermandosi sull'incavo fra le clavicole. "...io sono la regina."

Il respiro di Giulia si blocca. Un tremito involontario la percorre. L'odio nei suoi occhi si mescola a qualcos'altro, a un'attrazione terribile per il predatore che ha di fronte.

"Stai zitta," sibilano le labbra di Giulia, ma è un ordine debole, senza forza. Un respiro che esce dal corpo. "Non sai niente..."

"Oh, ma so tutto," risponde Giada, la sua voce che diventa un sussurro carico di promesse oscure. "So che quando lui ti stringeva il culo, tu sentivi l'universo implodere. So che quando ti dava della puttana, la tua fica si bagnava come una fontana. So che ami essere posseduta, distrutta, resa nostra."

E la sua mano scende ancora, passando sopra il costume di Giulia, stringendo leggermente un seno piccolo e sodo. Giulia geme, un suono strappato, una miscela di piacere e disperazione. E poi, scatta.

La mano di Giulia si alza fulminea. Un tonfo secco, umido. Uno schiaffo.

Il suono risuona nel bagno come uno sparo. La guancia di Giada si arrossa, un segno perfetto del palmo di Giulia. Ma non urla. Non reagisce con rabbia. Si limita a girare lentamente la testa verso di me, un sorriso di pura estasi sul volto. Gli occhi scintillano. Ha vinto. Ha spinto Giulia oltre il limite.

Il tempo rallenta. Vedo il braccio di Giulia ancora alzato, tremante. Vedo la guancia di Giada arrossata. E io sento qualcosa scattare dentro di me. Non è rabbia. È un bisogno primordiale, un istinto maschile e feroce. Nessuno tocca ciò che è mio.

Scatto in avanti con una velocità che non sapevo di possedere. La mia mano si chiude intorno alla gola di Giulia, non abbastanza forte da soffocarla, ma abbastanza da renderle chiaro chi comanda. La sua reazione è istantanea: gli occhi sgranati, un sibilo di aria che le sfugge dalle labbra, le mani che si aggrappano al mio polso.

"Non devi fare così piccola." sibilo io, il mio volto a pochi centimetri dal suo. "Lei." dico, guardando Giada. "È la mia droga e tu invece, sei la mia puttanella"

La spingo con violenza contro il muro freddo. Il suo corpicino piccolo e atletico sbatte contro le piastrelle con un tonfo sordo. Le mie ginocchia si incastrano tra le sue, costringendola a mantenere le gambe aperte. Le tengo ancora il collo, il mio pollice che le preme l'osso ioide, un avvertimento costante.

"Hai avuto la tua rivincita, piccola puttana," le sussurro all'orecchio, il respiro caldo che le fa sollevare i peli sulla nuca. "Hai pensato di poter comandare? Hai pensato di poter colpire tua cugina?"

La mia mano libera scende, violenta, e le strappa il costume. Non lo sfilo, lo strappo. Il tessuto cede con un rumore secco, che le copre la fica e il culo esposti, vulnerabili, in balia del mio sguardo e del mio tocco.

"Mmmh..." il rombo che esce dalla mia gola è basso, possessivo. Il mio pollice le accarezza ancora la carotide, sentendo il sangue pulsare al ritmo del suo panico. "Giada," la chiamo, senza distogliere lo sguardo dal viso di Giulia, "dovremmo punire la troia della tua cuginetta, sai? Giusto ieri ha perso la verginità e oggi si permette già di fare scenate e di toccare le cose mie."

Mentre parlo, la mia mano libera scende tra le sue gambe. Due dita, l'indice e il medio, le strusciano la fica bagnata. È un fiume in piena, un'umidità calda e scivolosa che tradisce ogni sua parola. L'attrito è perfetto, un rumoretto umido e sporcante che si aggiunge ai suoi singulti disperati.

"No... per favore, Franci... " si strappa le parole dalla gola, le ginocchia che cedono, ma la tengo bloccata contro il muro con il mio corpo, finalmente sembra aver ricordato chi comanda la mia dolce cognatina. "Non l'ho fatto apposta... giuro..."

Le sue mani smettono di spingere il mio polso e si aggrappano disperatamente al mio bicipite. Non per spingermi via, ma per non cadere. Il suo corpo la sta tradendo. Il suo piacere la sta condannando.

"Mi dispiace," ripete, ma il suo respiro si fa più corto, un piccolo gemito le sfugge mentre le mie dita iniziano un movimento circolare sul suo clitoride, un tormento lento e metodico. "Per lo... per lo schiaffo... per tutto... ti amo, Franci..."

"cazzate!" le sussurro contro la pelle del collo, leccandola, assaggiando il sale delle sue lacrime e il sapore del suo profumo da ragazza. "Sei solo una merda che gode mentre tradisce la sorella che dorme nella stanza accanto. Una merda che gode mentre suo cognato la punisce."

Giada si avvicina, la sua nudità che mi accarezza la schiena. Le sue mani, calde e morbide, mi percorrono i fianchi, salgono lungo la schiena, le unghie che mi grattano lievemente la pelle, un brivido di piacere che si aggiunge al potere che sento fluirmi nelle vene.

"la mia cuginetta deve crescere...hai ragione" mi sussurra Giada all'orecchio, il fiato caldo che mi fa gemere a mia volta. "Guarda quanto è bagnata, Già pronta per la prossima lezione."

"No... per favore, Giada, non voglio fare questo con te!" protesta Giulia, ma il suo corpo trema, le sue anche che iniziano a rispondere involontariamente al mio tocco, un piccolo, vergognoso ondeggiare che cerca più frizione.

Giada la ignora completamente. Il suo sorriso si allarga mentre prende il mio posto, usando il suo corpo slanciato per bloccare Giulia contro il muro, una gamba che le si insinua tra le cosce, il ginocchio che le preme la fica. La mano di Giada scende, sostituendo la mia, le sue dita affusolate che con una maestria inimmaginabile iniziano a esplorare la fica bagnatissima di Giulia. Non la masturba, la studia. Le apre le labbra con delicatezza, le accarezza l'ingresso, il pollice che le preme il clitoride con una pressione lenta e costante.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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