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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 14
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Capitolo 14 di 15 22 min di lettura

una scopata senza sentimenti

è difficile scegliere tra due ragazze che si amano eppure, alcuni segnali non si possono ignorare.

Alessia
7 mesi fa · 783 letture · 5

Apro gli occhi a fatica, cullato dal respiro profondo e regolare di Giada contro la mia spalla. La luce ambrata del lampione è sparita, sostituita dal primo chiarore pallido e grigio dell'alba che filtra dalle tapparelle. Il mio appartamento, solitamente silenzioso e asettico, è saturo del profumo della nostra notte: vaniglia scura, sudore dolce, panno bagnato e un'intimità carnale che mi fa ancora tremare le vene.

Mi muovo leggermente, cercando di non svegliarla. I muscoli sono indolenziti, un promemoria doloroso e delizioso della passione che ci ha consumato. Ma il dolore più grande è quello che sento nel petto. Il risveglio porta con sé la scure della realtà. La bolla magica della notte si sta incrinando sotto la luce del sole.

Sono innamorato di due donne. È una verità mostruosa, inaccettabile, che mi sta lacerando l'anima. Amo la dolcezza di Erika, la nostra vita ordinata, il futuro che avevamo progettato insieme. Ma amo anche Giada. Amo la sua complessità, le sue ferite nascoste, la sua risata cristallina che mi ha travolto in questa macchina. Non voglio ferire nessuna delle due. Non posso sopportare l'idea di veder soffrire Erika per colpa mia, ma non posso nemmeno rinunciare a Giada, ora che ho visto la sua anima.

Giada si muove accanto a me. Un mugugno basso le esce dalla gola. Lentamente, allunga una gamba nuda e perfetta, facendo scivolare il suo piede freddo e liscio sul mio viso. L'alluce mi sfiora la guancia, scendendo fino alle labbra. È un gesto di una sensualità sfacciata e gioiosa, un richiamo alla realtà del suo corpo contro il mio.

Sorrido, afferrandole la caviglia sottile con una mano, baciandole la pianta del piede bagnata di sonno. "Buongiorno anche a te, stronza," mormoro, la voce roca.

Lei apre gli occhi, neri e profondi, lucidi per il risveglio. Un sorriso stanco e felice le illumina il viso disordinato sul cuscino. "Svegliati, cucciolo," fa le fusa, tirando la gamba verso di sé, costringendomi ad avvicinarmi. "Ho fame."

Mi sposto sopra di lei, appoggiandomi sui gomiti per non schiacciarla. Le nostre pelli sudato si scontrano con un suono umido e ritmico. Le bacio il collo, le clavicole, scendendo fino ai suoi seni perfetti, che si alzano e si abbassano ritmicamente con il respiro. I suoi capezzoli sono già duri sotto la mia lingua, un invito silenzioso che non riesco a rifiutare.

"Sei bellissima," le sussurro contro la pelle calda. "Anche disordinata e piena di sonno."

Giada geme piano, inarcando la schiena verso di me, le mani che si intrecciano nei miei capelli. "Non finire mai di dirmelo," ansima, le labbra che cercano le mie.

Ci coccoliamo con una dolcezza che non avrei mai creduto possibile tra di noi. I nostri corpi si muovono l'uno contro l'altro, una danza lenta e sensuale che celebra la nostra riconciliazione. Le bacio il viso, le mani, i piedi, venerando ogni centimetro del suo corpo. Non c'è foga, non c'è urgenza. C'è solo una disperata necessità di sentirsi vicini, di congelare questo momento prima che la realtà lo distrugga.

Mentre la accarezzo, le dita che scivolano lungo i suoi fianchi morbidi, il pensiero di Erika mi colpisce come un pugno allo stomaco. Immagino il suo sorriso dolce, i suoi occhi castani pieni di fiducia. Immagino il suo dolore se scoprisse quello che sto facendo. Il senso di colpa mi stringe la gola, togliendomi il respiro.

"A cosa pensi?" sussurra Giada, accorgendosi della mia tensione improvvisa. Mi accarezza la guancia, i suoi occhi pieni di una comprensione muta.

"A lei," ammetto, la voce roca. "A Erika. Mi sento un mostro, Giada. Non voglio farla soffrire. Lei non se lo merita."

Giada sospira, nascondendo il viso nell'incavo del mio collo. "Lo so," mormora, la voce incrinata. "Non voglio ferirla nemmeno io. È mia cugina, Franci. Ci vogliamo bene, nonostante tutto. Stasera, in macchina... mi sono fatta schifo al solo pensiero di quello che ho innescato."

Si stacca leggermente da me, guardandomi negli occhi con una serietà che mi fa tremare. "Ma non posso farci niente. Sono innamorata di te. Non voglio perderti, Franci. Non ora che ti ho trovato davvero."

"Non ti perderò," le rispondo, stringendola più forte, baciandole la tempia. "Ma non so cosa fare. Non posso scegliere, Giada. Mi sento fottutamente diviso a metà."

Non glielo dico, ma il mio cuore sta già prendendo una decisione. Il legame con Giada è più profondo, più romantico, più completo. È lei la donna che mi fa bruciare, che mi capisce senza che io debba aprire bocca. Ma non posso distruggere Erika. Non ora.

Giada mi accarezza il petto nudo, le sue dita disegnano cerchi invisibili sulla mia pelle. "Ho pensato a una cosa," sussurra, la voce un velluto oscuro. "A me va bene anche se... se per un po' lei è solo la ragazza che frequenti e con cui ti diverti dolcemente la notte."

Sussulto leggermente. "Cosa vuoi dire?"

Lei si sporge verso di me, le sue labbra sfiorano le mie. "Voglio dire che possiamo continuare a vederci. Di nascosto. Di notte. In altre occasioni. Per conoscerci meglio. Per capire se questo è reale o se è solo... passione."

Le sue parole sono un'ancora gettata nel mare in tempesta, un compromesso che mi permette di tenere in piedi il mio castello di carte. "Sei seria?" chiedo, la voce incrinata dalla speranza e dal terrore.

"Sì," risponde lei, un sorriso indecifrabile che le increspa le labbra. "Certo, Franci. Se è questo che vuoi per stare tranquillo con la tua coscienza... saremo ottimi amici. Che si divertono di notte."

Mi piego su di lei e la bacio. Ma è un bacio diverso. Non è più disperato, non è più un urlo. È un sussurro. È la promessa. È la pace. Ma è anche l'inizio della bugia più grande della mia vita.

Ci avvinghiamo di nuovo, i nostri corpi sudato che si intrecciano in un groviglio inestricabile. Scivolo lentamente nell'inconsapevolezza, cullato dal respiro profondo e regolare di Giada contro la mia clavicola. E per la prima volta da settimane, mi addormento senza combattere, abbracciato all'unico, bellissimo disastro che mi fa sentire davvero a casa.

Questa cosa va avanti per il resto dell’estate.

Di giorno, sono il ritratto della devozione. Cerco di compensare il mio tradimento notturno riempiendo Erika di attenzioni. Andiamo in piscina, studiamo insieme per gli esami di settembre, ceniamo con i suoi genitori. Lei sta fiorendo di nuovo; il fantasma delle sue insicurezze sembra svanito, rassicurata dalla mia presenza costante.

I momenti in cui facciamo l'amore sono intrisi di una dolcezza che quasi mi fa male fisicamente, perché so che è costruita su una farsa. Un giovedì pomeriggio, a casa sua, i suoi sono fuori città. L'aria condizionata è accesa, le tapparelle abbassate per tenere fuori la canicola di agosto. Erika è distesa sul letto, nuda, la pelle dorata che contrasta con le lenzuola bianche.

"Sei lontano, Franci?" mi sussurra, accarezzandomi il petto mentre sono steso accanto a lei. "Mai stato così vicino," le mento, sorridendo. Mi metto sopra di lei, baciandole la punta del naso, poi le labbra, scendendo lungo il collo.

Voglio farla sentire amata. Le accarezzo i seni con lentezza esasperante, prendendo un capezzolo tra le labbra e succhiando dolcemente, mentre lei inarca la schiena con un sospiro tremante. Le mie dita scivolano verso il basso, trovandola già umida e pronta. "Franci... ti prego," ansima lei, stringendo le mani attorno alle mie spalle.

Entro in lei con una lentezza studiata. I nostri sguardi sono incatenati. Non c'è foga animale, c'è un ritmo cadenzato, romantico. Le sposto i capelli sudati dal viso mentre mi muovo dentro di lei, affondando con decisione ma senza violenza. "Ti amo," le sussurro all'orecchio, mentre il ritmo aumenta e i suoi gemiti riempiono la stanza. "Sei perfetta, Erika." Quando lei viene, si stringe a me con una forza disperata, le unghie che mi graffiano dolcemente la schiena. Raggiungo l'orgasmo pochi secondi dopo, svuotandomi dentro di lei, chiudendo gli occhi per non farle vedere il senso di colpa che mi avvelena l'anima ogni singola volta.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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