La luce del mattino inonda la cucina, ma l'aria attorno al tavolo è così carica di elettricità che basterebbe una scintilla per far saltare in aria la casa. La zia è uscita presto per fare la spesa, lasciandoci soli.
Erika è appoggiata al bancone, una tazza di caffè in mano e un sorriso raddolcito. Mi si avvicina, passandomi una mano tra i capelli. "Dormito bene, amore?" mi sussurra, lasciandomi un bacio sul collo. "Io benissimo... anche se ieri sera mi hai letteralmente tolto tutte le energie. Poi sei crollato accanto a me e hai dormito come un sasso tutta la notte."
Faccio un sorriso di circostanza, bevendo un sorso di caffè bollente per nascondere l'espressione. "Già. Ero distrutto."
Un tintinnio metallico interrompe il momento. Giulia abbassa la sua tazza di latte sul tavolo. Ha abbandonato la tuta informe di ieri. Indossa un paio di shorts cortissimi e una canottiera aderente. I capelli sono sciolti. Ma è il suo sguardo a essere letale. Quando Erika mi bacia il collo, gli occhi di Giulia si stringono in due fessure. C'è un lampo di gelosia cruda, quasi feroce, dietro le lenti sottili.
Di scatto, sento il suo piede nudo scivolare sotto il tavolo. L'alluce di Giulia non si limita a sfiorarmi: preme con possessività contro l'interno della mia coscia, come a marcare il territorio. La guardo. Lei non batte ciglio, il mento sollevato in una muta sfida di arroganza. Ha provato il frutto proibito e ora, nella sua testa di ragazzina esaltata, io sono roba sua.
Erika, completamente ignara di quel braccio di ferro silenzioso, si siede. "A proposito, Giuly, come va con le equazioni? Qualche pomeriggio fa Franci ci ha perso due ore buone per spiegartele."
Il piede di Giulia scivola più in alto. Dischiude le labbra in un sorrisetto, la macchinetta che cattura la luce del sole. "Oh, sì. Ma la vera illuminazione l'ho avuta... ripassando stanotte, mentre voi dormivate," risponde Giulia, fissandomi con una fame sfacciata. "Franci è un insegnante... eccellente. Ha dei metodi così profondi. Diciamo che mi ha fatto entrare la materia in testa perfettamente."
Fa una pausa, assottigliando lo sguardo. "Anzi, Franci... credo che da ora in poi avrò bisogno di te per studiare in modo... esclusivo. Le lezioni private mi piacciono molto di più. Solo noi due."
La sua è una dichiarazione di possesso mascherata. Sta rivendicando il suo territorio davanti alla sorella.
"Sono felice di esserti stato utile, Giuly," le rispondo, calcando sul suo nomignolo con un tono freddo, incastrando la sua caviglia tra le mie gambe per ricordarle che non è lei a dettare le regole. Lei sussulta appena, ma il suo sorriso si allarga.
In quel momento, la porta si apre ed entra Giada.
Indossa una vestaglia di seta scura, radiosa e perfetta. Il suo sguardo spazza la stanza. Sa tutto. Sa di me, sa di Giulia, ha visto ogni singola mossa. E quando incrocia il mio sguardo, mi lancia un mezzo sorriso diabolico.
"Buongiorno famiglia," mormora Giada, versandosi il caffè. "Che aria tesa stamattina. Erika, tu sei l'unica che sembra rilassata. sorride, inclinando la testa verso Giulia. "E tu, cuginetta? Sei radiosa. Ti trovo... cambiata, stamattina. Hai un bagliore diverso. Sembra quasi che tu sia diventata grande tutta in una notte.”
Giulia non si lascia intimidire. Anzi. Si appoggia allo schienale, gonfiando leggermente il petto sotto la canottiera stretta. "Forse ho solo smesso di fare la bambina, Giada. Ho capito che mi piacciono nuovi passatempi."
Giada scoppia in una risatina bassa, di gola, sorseggiando il caffè. L'ironia della situazione è devastante: Giulia fa la spavalda, ignorando totalmente che la persona che sta sfidando l'ha guardata inginocchiata a soffocare nel buio poche ore prima.
"Nuovi passatempi, mh?" mormora Giada, posando la tazza. "Attenta, cuginetta. Certi passatempi notturni richiedono molta, molta resistenza. E tu sei ancora piccola... rischi di strozzarti se fai passi più lunghi della gamba."
Giulia stringe i denti, infastidita dalla provocazione, e il suo piede preme ancora più forte contro la mia gamba. "Tranquilla, Giada. Ho un'ottima... flessibilità. E chi mi sta insegnando sa esattamente come farmi arrivare fino in fondo. Vero, Franci?"
Il silenzio in cucina diventa denso come pece. Erika mi guarda, aspettando una risposta innocente. Giulia mi guarda con possessività feroce. Giada mi guarda, sfidandomi a reggere il suo gioco sadico e compiacendosi dell'assoluta cecità della cugina minore.
"È vero," dico, la voce piatta e implacabile, sostenendo lo sguardo di Giada per una frazione di secondo prima di fulminare Giulia. "Ha un sacco di entusiasmo. Ma deve ancora imparare a stare al suo posto. La teoria è una cosa, ma prima di fare la donna grande, dovrà prendere molte altre lezioni."
Il mio avvertimento scivola addosso a Giulia come acqua. Lungi dall'essere intimidita, il suo sorriso si fa ancora più affilato. Sotto il tavolo, il suo piede nudo risale con un’audacia che sfiora l’incoscienza, arrivando a premere esattamente al centro delle mie cosce. Faccio un respiro lento, invisibile, aggrappandomi al bordo del tavolo di legno finché le nocche non mi diventano bianche.
"Oh, credo di aver ampiamente superato la fase della teoria, Franci," ribatte Giulia, la voce che vibra di una sicurezza nuova, arrogante. Alza il mento, fissandomi con una possessività feroce. "So benissimo cosa voglio adesso. E so anche come prendermelo. Ormai sono grande, non c'è più bisogno che tu mi tenga per mano."
Giada, dall'altra parte del tavolo, nasconde una risata letale dietro il bordo della tazzina di ceramica. Giulia pensa di aver appena fatto la battuta del secolo, di essere la nuova regina della casa, ignorando totalmente che la donna di fronte a lei ha letteralmente diretto ogni suo singolo gemito la notte scorsa.
"Essere grandi non significa solo fare i capricci per avere il proprio giocattolo, Giulia," mormora Giada, posando la tazza con un clic secco. I suoi occhi neri si piantano nei miei, carichi di una malizia oscura. "Significa saper gestire le conseguenze. Significa sapere che, a volte, ci sono... spettatori che giudicano le tue performance. E tu, tesoro mio, hai ancora un sacco di strada da fare."
Giulia sbuffa, roteando gli occhi, liquidando la cugina come la solita snob moralista. Non ha colto una virgola del vero significato. Io, invece, sento un brivido freddo colarmi lungo la spina dorsale.
"Almeno io scendo in campo e mi sporco le mani," ribatte Giulia, sfidando Giada con uno sguardo sfacciato. "A differenza di chi sta sempre a guardare dal suo stupido piedistallo, credendo di essere migliore degli altri solo perché non si spettina mai."
Giada non fa una piega. Beve un piccolo sorso di caffè, i suoi occhi neri che brillano di una crudeltà purissima sopra il bordo di ceramica. "Oh, ma io adoro guardare, tesoro," sussurra con una calma letale. "Gli spettatori notano dettagli che a chi si 'sporca le mani' sfuggono. Notano i tremori, la goffaggine... notano chi sa dominare la scena e chi, invece, sta solo elemosinando attenzioni."
Il colpo va a segno. Giulia non sa che Giada sta parlando letteralmente della notte scorsa, ma la parola "elemosinare" le fa stringere le mascelle. Sotto il tavolo, il suo piede preme contro la mia coscia con una forza quasi dolorosa, un riflesso involontario della sua rabbia.
"Smettetela, voi due," interviene improvvisamente Erika, spezzando l'atmosfera con la sua voce allegra e totalmente stonata rispetto al clima della stanza.
Si sporge verso di me, circondandomi le spalle con un braccio e appoggiando la guancia contro la mia tempia. "È una giornata troppo bella per litigare. E poi Franci ha bisogno di relax oggi, vero amore?" Erika mi stampa un bacio rumoroso e umido proprio sull'angolo della bocca, per poi stringersi contro il mio fianco, possessiva, intrecciando le sue dita alle mie sopra il tavolo. "Oggi sei tutto mio. Niente libri, niente lezioni. Solo noi."
Il contatto fisico di Erika è la goccia che fa traboccare il vaso.
Vedo gli occhi di Giulia scurirsi all'istante. La ragazzina esaltata, che fino a un secondo prima si sentiva la padrona del mondo, viene improvvisamente declassata alla realtà dei fatti: io sono il fidanzato di sua sorella, e lei lo sta rivendicando davanti a tutti. Il piede di Giulia si ritrae di scatto da sotto il tavolo. La sua mascella si contrae così forte che la macchinetta le segna l'interno delle labbra.
"Cristo, Erika, puoi smetterla di stargli addosso come una cozza?" sbotta Giulia, la voce acida, intrisa di una gelosia così feroce che per un secondo temo voglia saltarle al collo.
