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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 7
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Capitolo 7 di 15 29 min di lettura

quella fighetta che fa sembrare il mio cazzo enorme

ci si avvicina alla fine di questa storia, con il famoso spettacolo che giada desiderava vedere, con giulia come protagonista e il nostro franci che diventa sempre più come giada.

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 9

Il bacio, partito come uno scontro disordinato e rabbioso, si trasforma in una manciata di secondi in un incendio inarrestabile. Sfrutto il mio peso per spingerla dolcemente ma con fermezza contro il materasso, cambiando posizione. Le mie ginocchia premono contro l'esterno delle sue cosce, spingendola ad allargarle, e mi posiziono esattamente al centro, tra le sue gambe. I nostri bacini si scontrano con forza. Anche attraverso lo strato di tessuto delle sue culotte e dei miei boxer, l'attrito è elettrizzante.

Giulia ansima contro la mia bocca, staccandosi per riprendere fiato. I suoi movimenti sotto di me sono goffi, scoordinati, tradiscono l'inesperienza assoluta di chi non ha mai vissuto nulla del genere. Non c'è malizia calcolata in lei, ma solo un istinto primordiale che cerca disperatamente di sfogarsi. E questo suo essere così impacciata mi fa letteralmente impazzire, rendendo tutto dieci volte più eccitante.

La guardo bene, il viso illuminato dalla luce fioca dell'abat-jour, realizzando quanto sia fottutamente perfetta nella sua semplicità. È minuta, delicata, ma con un fisico asciutto, elastico e scolpito da anni di ginnastica artistica, con un culo sodo e meraviglioso che mi fa tremare le mani dalla voglia di stringerlo e possederlo. Il suo viso è liscio, dai lineamenti appuntiti e dolci, dominato da quegli occhietti piccoli a mandorla, castani, ora dilatati dal desiderio dietro gli occhiali dalla montatura sottile. Ha i capelli lisci, castano chiaro, raccolti nel suo solito chignon spettinato. Quando dischiude le labbra, il luccichio della macchinetta sui denti le conferisce un'aria così innocente che il contrasto con l'oscenità di quello che stiamo facendo mi manda il sangue al cervello.

"Sei così stretta... così piccola," le sussurro, strusciando il mio bacino contro il suo con un movimento lento, pesante e profondo. Lei sussulta, inarcando la schiena di scatto e aggrappandosi alle mie spalle.

"Franci... oddio..." geme, la voce acuta, cercando istintivamente di spingere il bacino verso l'alto per aumentare il contatto. "Ti piace sentirmelo addosso, vero?" ringhio a fior di labbra, portando le mani sul suo petto. Le afferro il seno attraverso il cotone del reggiseno. È una seconda scarsa, ma le sue curve sono turgide, sensibilissime, e i capezzoli sono già duri come la pietra sotto i miei polpastrelli. Inizio a stringerle e stuzzicarle le tettine con intensità, impastandole senza troppa delicatezza.

"Ahhh... sì... è strano, ma è bellissimo," piagnucola lei, il respiro corto, perdendo ormai ogni freno inibitore e lasciandosi trascinare dall'ondata di calore. "Cazzo... toccami ancora. Fallo più forte." "Sei una piccola troietta viziosa che non aspettava altro, ammettilo," la provoco, la voce carica di lussuria oscura, tornando a divorarle la bocca. Le passo la lingua sui denti, assaporando il leggero sapore metallico della macchinetta: un dettaglio che rende il bacio ancora più sporco e perverso.

Continuo a baciarla e a toccarla, assecondando i suoi movimenti inesperti, strusciandomi contro di lei fino a farle perdere la testa. Ma proprio mentre Giulia si abbandona completamente, spingendo disperatamente contro la mia virilità pulsante, con la coda dell'occhio noto un movimento.

Oltre la spalla di Giulia, attraverso lo spiraglio della porta lasciata socchiusa, sbuca un'ombra. È Giada. È appoggiata allo stipite, avvolta nella sua vestaglia, le braccia conserte. Nel buio del corridoio, i suoi occhi neri brillano di una soddisfazione diabolica. Un sorriso perverso le piega le labbra perfette. Sta guardando tutto. Sta guardando la sua innocente cuginetta dimenarsi sotto di me, ansimare e farsi corrompere in modo irrimediabile, proprio come aveva ordinato.

Il mio cuore salta un battito, ma l'adrenalina raggiunge un picco insopportabile. Giulia non la nota, è troppo persa nel suo nuovo mondo di piacere. E io, invece di fermarmi, sostengo lo sguardo di Giada. Le sorrido nel buio, complice e spietato, e stringo il seno di Giulia ancora più forte, facendola gemere a voce più alta, regalando a Giada esattamente lo spettacolo malato che voleva.

"Franci... ho paura," sussurra Giulia, le mani che le tremano leggere mentre le sfioro i fianchi. I suoi occhi saettano verso la porta chiusa a metà. "E se Giada torna all'improvviso? E se Erika si sveglia e non ti trova a letto? Io... è la mia prima volta, cavolo, non so come si fa, non voglio fare casini..."

Le sue parole sono una litania di panico giustificato. Qualsiasi ragazza nella sua situazione, sul punto di farsi sverginare dal fidanzato della sorella maggiore, starebbe perdendo la testa. Ma il Francesco dolce, rassicurante, quello che le spiegava le equazioni con pazienza sul tavolo della cucina, è morto un'ora fa sotto la doccia. Ora c'è solo un predatore affamato, plasmato a immagine e somiglianza di Giada.

La blocco, afferrandole il mento con due dita, costringendola a guardarmi. "Giada non tornerà presto," le sussurro con un sorriso freddo, quasi spietato, sapendo perfettamente che la nostra burattinaia è proprio lì dietro, nascosta nell'ombra a godersi ogni singola sillaba. "E tua sorella ha il sonno pesante, dopo come l'ho sfondata prima. Smettila di farti paranoie, mocciosa. Smettila di pensare a loro."

Mi siedo sul bordo del materasso. La afferro per i fianchi e, con una spinta decisa, la faccio alzare in piedi davanti a me, incastrandola tra le mie gambe aperte. Le bacio il ventre piatto, sentendola sussultare e inarcare la schiena al mio tocco caldo.

"Mi facevi impazzire quando ti davo ripetizioni e facevi finta di non capire," le mormoro contro la pelle calda, guardandola dal basso verso l'alto. I suoi piccoli occhi a mandorla sono dilatati dalla lussuria. "Ma stasera i ruoli cambiano. Ti darò ripetizioni anche in questo caso, Giulia. Ti insegnerò io come si scopa. Ma devi ascoltarmi, devi obbedire a ogni mio cazzo di ordine. Perché da questo momento... ora sei mia."

Le bacio l'addome, poi risalgo, mordicchiandole la pelle sotto il reggiseno con un possesso totale, marchiandola. Lei geme, aggrappandosi alle mie spalle. "Ora spogliati," le ordino, la voce roca, passandole le mani sulle cosce toniche. "Togliti tutto. Fammi vedere quanto sei bella. Fammelo venire duro solo guardandoti."

Giulia deglutisce. Il rossore dell'imbarazzo si scontra con una fiamma di esibizionismo che non sapeva nemmeno di avere. Porta le mani dietro la schiena. Con un movimento fluido, sgancia il reggiseno e lo lascia scivolare lungo le braccia. I suoi seni piccoli ma incredibilmente sodi, turgidi e perfetti, balzano fuori, i capezzoli già eretti e durissimi, imploranti attenzioni.

Ma non si ferma lì. La ginnasta che è in lei prende il sopravvento, trasformando l'impaccio in uno spettacolo di sensualità pura e devastante. Invece di limitarsi a sfilarsi le culotte, si inarca all'indietro. Fa scivolare l'intimo lungo le cosce, poi, appoggiando una mano sulla mia spalla per mantenere l'equilibrio, solleva una gamba in una spaccata verticale impressionante, la punta del piede tesa verso il soffitto.

La sua flessibilità è disarmante. Mi offre una visuale totale, sfacciata e meravigliosa della sua intimità intatta, già lucida e bagnata per me, e del suo culo perfetto e sodo che si contrae per lo sforzo muscolare.

"Cazzo..." mormoro, sentendo il sangue pulsarmi nelle vene con una violenza inaudita.

Le afferro i glutei con entrambe le mani, stringendo quella carne marmorea, tirandola contro il mio viso. Lei ansima, la bocca mezza aperta, gli occhiali leggermente scivolati sul naso, l'incarnazione del proibito. "Sei uno spettacolo, piccola troietta," ringhio, sfregando il viso contro il suo inguine caldo, facendola tremare come una foglia. "Una fottuta bambolina snodata tutta per me."

E mentre le accarezzo le cosce e la faccio impazzire con la lingua, alzo lo sguardo per una frazione di secondo verso la porta. Giada è ancora lì. I suoi occhi brillano nel buio, ipnotizzati. Ha la mano infilata dentro la vestaglia, e si sta mordendo il labbro inferiore fino a farselo sanguinare. Lo spettacolo l'ha letteralmente stregata.

Giulia scuote la testa, buttando i capelli castani all'indietro. L'imbarazzo e il panico di pochi minuti prima sembrano evaporati di colpo, sostituiti da una sicurezza sfacciata che mi accende il sangue nelle vene. Si lascia sfuggire una risatina, passandosi la lingua sulle labbra, e non fa il minimo gesto per coprire il suo corpo nudo. Al contrario, inarca leggermente la schiena, sfidandomi con lo sguardo, la macchinetta che le brilla in un sorriso malizioso.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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