La mia Ragazza & sua Cugina
Capitolo 7 - quella fighetta che fa sembrare il mio cazzo enorme
Il bacio, partito come uno scontro disordinato e rabbioso, si trasforma in una manciata di secondi in un incendio inarrestabile. Sfrutto il mio peso per spingerla dolcemente ma con fermezza contro il materasso, cambiando posizione. Le mie ginocchia premono contro l'esterno delle sue cosce, spingendola ad allargarle, e mi posiziono esattamente al centro, tra le sue gambe. I nostri bacini si scontrano con forza. Anche attraverso lo strato di tessuto delle sue culotte e dei miei boxer, l'attrito è elettrizzante.
Giulia ansima contro la mia bocca, staccandosi per riprendere fiato. I suoi movimenti sotto di me sono goffi, scoordinati, tradiscono l'inesperienza assoluta di chi non ha mai vissuto nulla del genere. Non c'è malizia calcolata in lei, ma solo un istinto primordiale che cerca disperatamente di sfogarsi. E questo suo essere così impacciata mi fa letteralmente impazzire, rendendo tutto dieci volte più eccitante.
La guardo bene, il viso illuminato dalla luce fioca dell'abat-jour, realizzando quanto sia fottutamente perfetta nella sua semplicità. È minuta, delicata, ma con un fisico asciutto, elastico e scolpito da anni di ginnastica artistica, con un culo sodo e meraviglioso che mi fa tremare le mani dalla voglia di stringerlo e possederlo. Il suo viso è liscio, dai lineamenti appuntiti e dolci, dominato da quegli occhietti piccoli a mandorla, castani, ora dilatati dal desiderio dietro gli occhiali dalla montatura sottile. Ha i capelli lisci, castano chiaro, raccolti nel suo solito chignon spettinato. Quando dischiude le labbra, il luccichio della macchinetta sui denti le conferisce un'aria così innocente che il contrasto con l'oscenità di quello che stiamo facendo mi manda il sangue al cervello.
"Sei così stretta... così piccola," le sussurro, strusciando il mio bacino contro il suo con un movimento lento, pesante e profondo. Lei sussulta, inarcando la schiena di scatto e aggrappandosi alle mie spalle.
"Franci... oddio..." geme, la voce acuta, cercando istintivamente di spingere il bacino verso l'alto per aumentare il contatto. "Ti piace sentirmelo addosso, vero?" ringhio a fior di labbra, portando le mani sul suo petto. Le afferro il seno attraverso il cotone del reggiseno. È una seconda scarsa, ma le sue curve sono turgide, sensibilissime, e i capezzoli sono già duri come la pietra sotto i miei polpastrelli. Inizio a stringerle e stuzzicarle le tettine con intensità, impastandole senza troppa delicatezza.
"Ahhh... sì... è strano, ma è bellissimo," piagnucola lei, il respiro corto, perdendo ormai ogni freno inibitore e lasciandosi trascinare dall'ondata di calore. "Cazzo... toccami ancora. Fallo più forte." "Sei una piccola troietta viziosa che non aspettava altro, ammettilo," la provoco, la voce carica di lussuria oscura, tornando a divorarle la bocca. Le passo la lingua sui denti, assaporando il leggero sapore metallico della macchinetta: un dettaglio che rende il bacio ancora più sporco e perverso.
Continuo a baciarla e a toccarla, assecondando i suoi movimenti inesperti, strusciandomi contro di lei fino a farle perdere la testa. Ma proprio mentre Giulia si abbandona completamente, spingendo disperatamente contro la mia virilità pulsante, con la coda dell'occhio noto un movimento.
Oltre la spalla di Giulia, attraverso lo spiraglio della porta lasciata socchiusa, sbuca un'ombra. È Giada. È appoggiata allo stipite, avvolta nella sua vestaglia, le braccia conserte. Nel buio del corridoio, i suoi occhi neri brillano di una soddisfazione diabolica. Un sorriso perverso le piega le labbra perfette. Sta guardando tutto. Sta guardando la sua innocente cuginetta dimenarsi sotto di me, ansimare e farsi corrompere in modo irrimediabile, proprio come aveva ordinato.
Il mio cuore salta un battito, ma l'adrenalina raggiunge un picco insopportabile. Giulia non la nota, è troppo persa nel suo nuovo mondo di piacere. E io, invece di fermarmi, sostengo lo sguardo di Giada. Le sorrido nel buio, complice e spietato, e stringo il seno di Giulia ancora più forte, facendola gemere a voce più alta, regalando a Giada esattamente lo spettacolo malato che voleva.
"Franci... ho paura," sussurra Giulia, le mani che le tremano leggere mentre le sfioro i fianchi. I suoi occhi saettano verso la porta chiusa a metà. "E se Giada torna all'improvviso? E se Erika si sveglia e non ti trova a letto? Io... è la mia prima volta, cavolo, non so come si fa, non voglio fare casini..."
Le sue parole sono una litania di panico giustificato. Qualsiasi ragazza nella sua situazione, sul punto di farsi sverginare dal fidanzato della sorella maggiore, starebbe perdendo la testa. Ma il Francesco dolce, rassicurante, quello che le spiegava le equazioni con pazienza sul tavolo della cucina, è morto un'ora fa sotto la doccia. Ora c'è solo un predatore affamato, plasmato a immagine e somiglianza di Giada.
La blocco, afferrandole il mento con due dita, costringendola a guardarmi. "Giada non tornerà presto," le sussurro con un sorriso freddo, quasi spietato, sapendo perfettamente che la nostra burattinaia è proprio lì dietro, nascosta nell'ombra a godersi ogni singola sillaba. "E tua sorella ha il sonno pesante, dopo come l'ho sfondata prima. Smettila di farti paranoie, mocciosa. Smettila di pensare a loro."
Mi siedo sul bordo del materasso. La afferro per i fianchi e, con una spinta decisa, la faccio alzare in piedi davanti a me, incastrandola tra le mie gambe aperte. Le bacio il ventre piatto, sentendola sussultare e inarcare la schiena al mio tocco caldo.
"Mi facevi impazzire quando ti davo ripetizioni e facevi finta di non capire," le mormoro contro la pelle calda, guardandola dal basso verso l'alto. I suoi piccoli occhi a mandorla sono dilatati dalla lussuria. "Ma stasera i ruoli cambiano. Ti darò ripetizioni anche in questo caso, Giulia. Ti insegnerò io come si scopa. Ma devi ascoltarmi, devi obbedire a ogni mio cazzo di ordine. Perché da questo momento... ora sei mia."
Le bacio l'addome, poi risalgo, mordicchiandole la pelle sotto il reggiseno con un possesso totale, marchiandola. Lei geme, aggrappandosi alle mie spalle. "Ora spogliati," le ordino, la voce roca, passandole le mani sulle cosce toniche. "Togliti tutto. Fammi vedere quanto sei bella. Fammelo venire duro solo guardandoti."
Giulia deglutisce. Il rossore dell'imbarazzo si scontra con una fiamma di esibizionismo che non sapeva nemmeno di avere. Porta le mani dietro la schiena. Con un movimento fluido, sgancia il reggiseno e lo lascia scivolare lungo le braccia. I suoi seni piccoli ma incredibilmente sodi, turgidi e perfetti, balzano fuori, i capezzoli già eretti e durissimi, imploranti attenzioni.
Ma non si ferma lì. La ginnasta che è in lei prende il sopravvento, trasformando l'impaccio in uno spettacolo di sensualità pura e devastante. Invece di limitarsi a sfilarsi le culotte, si inarca all'indietro. Fa scivolare l'intimo lungo le cosce, poi, appoggiando una mano sulla mia spalla per mantenere l'equilibrio, solleva una gamba in una spaccata verticale impressionante, la punta del piede tesa verso il soffitto.
La sua flessibilità è disarmante. Mi offre una visuale totale, sfacciata e meravigliosa della sua intimità intatta, già lucida e bagnata per me, e del suo culo perfetto e sodo che si contrae per lo sforzo muscolare.
"Cazzo..." mormoro, sentendo il sangue pulsarmi nelle vene con una violenza inaudita.
Le afferro i glutei con entrambe le mani, stringendo quella carne marmorea, tirandola contro il mio viso. Lei ansima, la bocca mezza aperta, gli occhiali leggermente scivolati sul naso, l'incarnazione del proibito. "Sei uno spettacolo, piccola troietta," ringhio, sfregando il viso contro il suo inguine caldo, facendola tremare come una foglia. "Una fottuta bambolina snodata tutta per me."
E mentre le accarezzo le cosce e la faccio impazzire con la lingua, alzo lo sguardo per una frazione di secondo verso la porta. Giada è ancora lì. I suoi occhi brillano nel buio, ipnotizzati. Ha la mano infilata dentro la vestaglia, e si sta mordendo il labbro inferiore fino a farselo sanguinare. Lo spettacolo l'ha letteralmente stregata.
Giulia scuote la testa, buttando i capelli castani all'indietro. L'imbarazzo e il panico di pochi minuti prima sembrano evaporati di colpo, sostituiti da una sicurezza sfacciata che mi accende il sangue nelle vene. Si lascia sfuggire una risatina, passandosi la lingua sulle labbra, e non fa il minimo gesto per coprire il suo corpo nudo. Al contrario, inarca leggermente la schiena, sfidandomi con lo sguardo, la macchinetta che le brilla in un sorriso malizioso.
"Beh, se dovevi fare tutto questo casino per spogliarmi, potevi dirlo prima, Franci," mi provoca, ritrovando improvvisamente quella sua solita lingua tagliente. "Pensavo fossi il classico bravo ragazzo noioso, e invece guarda che fottuto bastardo mi ritrovo in camera."
"Ti piacciono i bastardi, ammettilo," le rispondo, fiondandomi di nuovo sulle sue labbra.
La bacio con foga, e lei risponde con una passione inaspettata, le sue mani che mi accarezzano il torace e scendono lungo i miei fianchi in modo avido e curioso. Mi stacco giusto il tempo per alzarmi in piedi. Senza staccare i miei occhi dai suoi, mi sfilo i boxer in un unico movimento, rivelando tutta la mia eccitazione. Giulia sgrana gli occhi per un secondo, il fiato che le si mozza in gola, ma poi il suo sorrisetto lascivo si allarga.
"Cazzo... direi che le vere ripetizioni devo prenderle io stasera," mormora, fissandomi senza alcun pudore.
Le afferro i fianchi, scivolando con le mani fino a stringere con forza i suoi glutei sodi e perfetti. "Perché non iniziamo dalle basi, Giuly? Stenditi sul letto," le ordino con voce roca.
Lei obbedisce, sdraiandosi sulla schiena e aprendo le gambe verso di me con una naturalezza che mi manda fuori di testa. Mi posiziono tra le sue cosce. Inizio ad accarezzare la sua intimità, prima dolcemente, sfiorando il suo centro nevralgico già incredibilmente umido. Giulia sussulta, chiudendo gli occhi.
"Mmh... d-davvero niente male per essere lo stronzo che sta con mia sorella," geme, cercando di mantenere il suo tono sarcastico, ma il respiro le si spezza a metà frase.
Aumento il ritmo, massaggiandola con maggiore intensità. Il suo bacino inizia a muoversi da solo, cercando disperatamente il contatto con la mia mano, le sue unghie che affondano nelle lenzuola per ancorarsi.
"Troppa teoria, mocciosa. Passiamo alla pratica," le sussurro all'orecchio. Lubrificandomi con i suoi stessi umori, scivolo lentamente dentro di lei con un dito. È strettissima, le sue pareti caldissime si stringono attorno a me come una morsa.
"Ahhh! Cazzo, Franci..." urla quasi, un gemito altissimo e acuto che non riesce minimamente a trattenere. "Oddio... sei dentro... ah!"
Non le do tregua. Aggiungo un secondo dito, allargandola con fermezza, iniziando a muovermi dentro di lei con spinte profonde e ritmiche. Il suono bagnato dei nostri corpi riempie la stanza.
"Ti piace farti riempire così, piccola troietta?" la provoco, guardandola contorcersi dal piacere sotto le mie mani.
"Sì... cazzo, sì!" ansima a ruota libera, la testa gettata all'indietro, ormai totalmente in mia balia ma con la lingua che non smette di andare. "Fallo più forte, bastardo... scopami con quelle cazzo di dita! Fammi impazzire, fammi scordare pure come mi chiamo... ahhh!"
Mentre Giulia si perde completamente nei meandri del piacere, gemendo e implorandomi senza più alcun freno inibitore, il mio sguardo scivola oltre la sua spalla.
Nello spiraglio della porta, Giada è sempre lì. La luce pallida del corridoio le illumina a malapena il viso, ma vedo chiaramente il suo petto alzarsi e abbassarsi a un ritmo frenetico. Ha una mano infilata sotto la vestaglia, e i suoi occhi neri, carichi di una lussuria malata, sono fissi su di noi. Sta godendo in modo viscerale del nostro peccato, della caduta di sua cugina, e io, mentre porto Giulia sempre più vicina al limite strappandole gemiti osceni, le rivolgo un sorriso letale, padrone assoluto del gioco.
La mano che la penetra si fa più insistente, più brutale. Ruoto il polso, inaricando le dita per trovarle quel punto segreto là dentro, e quando lo premo, Giulia s'irrigidisce tutta. "Oddio! Oddio, Franci, là... cazzo, cazzo, cazzo... non smettere, ti prego!"
Il suo corpo si tende come un arco, l'orgasmo la travolge con una violenza che non si aspettava. Un urlo strozzato le esce dalla gola, che affronta nel cuscino per non svegliare mezza casa, mentre le sue gambe tremano incontrollabilmente e il suo sesso mi stringe le dita in una serie di spasmi caldissimi e umidi.
La guardo impazzire, soddisfatto, e proprio mentre lei è ancora nel pieno della crisi, scivolo fuori di lei con un movimento lento e volutamente torturoso. Lei gemette, un lamento acuto e quasi disperato per la perdita del contatto. La guardo, con gli occhi ancora chiusi e il respiro affannoso che le solleva il piccolo seno. È bellissima quando è vulnerabile.
"Apri gli occhi," le ordino con voce roca.
Lei obbedisce, lentamente, i suoi occhi a mandorla ancora annebbiati dal piacere. La afferro per i capelli, stringendo la ciocca morbida alla base del cranio, e la costringo a sedersi. La spingo giù, inginocchiandola sul pavimento freddo al piede del letto, esattamente come mi aveva chiesto Giada.
"E adesso, mocciosa, tocca a te," le sussurro, il mio cazzo duro e pulsante a pochi centimetri dal suo viso. "Sai come si fa?"
Giulia deglutisce a secco, il suo sguardo terrorizzato ed eccitato al tempo stesso è un afrodisiaco potentissimo. "Credo... sì. L'ho visto...nei film.."
"Allora fammi vedere."
La sua mano è tremante quando mi afferra. L'inesperienza la rende goffa, ma il suo tocco è così timido, così delicato, da farmi impazzire. Inizia a masturbarmi lentamente, guardando la mia reazione con la bocca semiaperta.
"Sembri un pulcino che batte le ali," la prendo in giro, ma il mio tono è duro. "Tu non sai come si fa, vero? Sei solo una innocente troietta che vuole farsi male."
All'improvviso, il suo pollice scivola e la sua unghia mi graffia la pelle delicata del glande. Un sibilo acuto mi sfugge dalle labbra, un misto di dolore e piacere. Non ci penso due volte. Afferro il suo polso e la spingo via con un gesto brusco. Con l'altra mano, le do uno schiaffo non troppo forte, ma secco, umiliante.
"Stai attenta, puttana!" ringhio. "Vedi? Non sai manco tenere in mano un cazzo." cazzo quasi mi sento in colpa a colpire quel suo dolce viso, mi sono calato fin troppo nella parte di giada, da un lato però mi eccita un sacco, anche se dall'altro vorrei solo coccolarla ora.
Lo schiaffo la sbalza di lato. Per un istante, vedo il terrore puro nei suoi occhi. Ma poi, qualcosa cambia. Il rossore dello schiaffo sul suo viso si fonde con l'eccitazione. Un gemito basso, un suono quasi animale, le esce dalla gola. Guarda me, e per la prima volta stasera, vedo solo paura e sottomissione.
"S-sì... mi dispiace... sono... stupida," balbetta, gli occhi che si inumidiscono. Ma le sue pupille si dilatano. È eccitata dalla violenza. La paura la eccita.
"No, non sei stupida," le sussurro, tornando a prenderle il viso tra le mie mani, ma questa volta con una gentilezza finta. "Sei solo inesperta. Ma non ti preoccupare. Sei fortunata. sarò un bravo maestro per te."
Prendo la sua mano e la rimetto sul mio cazzo, ricoprendola con la mia. La guido, gli mostro il movimento giusto, la pressione, la velocità. "Così, vedi? Non devi mordere, devi accarezzare."
Seguendo la mia guida, i suoi movimenti diventano più sicuri, più fluidi. Lei impara in fretta, la sua mano ora scorre lungo la mia virilità con un ritmo perfetto, lei nel mentre mi guarda con quel sorriso a trentadue denti, cazzo quanto mi eccita la sua ingenuità e semplicità. Le sue dita mi stringono, si allungano fino a carezzarmi le palle, il suo sguardo è incollato al mio viso, sa di essere figa e sa quanto questo sguardo mi ecciti.
Dopo un po' di piacere, sento che è pronta per il passo successivo.
"E adesso, la bocca," ordino, la voce roca e carica di desiderio. "Usa quella lingua e quegli occhiali da brava ragazza per farmi impazzire."
Lei esita per un secondo, il suo sguardo che scatta dalla mia virilità al mio viso e poi di nuovo giù. Ma poi annuisce, lentamente e si china. Il primo tocco della sua lingua sulla mia punta è un'esplosione di piacere. È timido, esitante, ma è anche nuovo, diverso.
"Senti, Franci... non ho mai fatto ste cose, non so come si fa," mormora contro la mia pelle, con un tono quasi scocciato dalla sua stessa inesperienza, il suo respiro caldo che mi fa rabbrividire. "Se non lo faccio bene, dimmelo."
"Lo stai facendo alla grande, giulia" le rispondo, le mie dita che si intrecciano nei suoi capelli. "Non ti preoccupare, ti guiderò io."
Inizia a leccarmi con più sicurezza, la sua lingua che esplora ogni centimetro della mia virilità, mentre le sue mani aiutano la bocca. La sensazione è incredibile: la sua inesperienza rende tutto più eccitante, più nuovo. E poi c'è il tocco della macchinetta, un leggerissimo, metallico sfregamento contro la mia pelle, un ricordo costante della sua innocenza che si sta perdendo.
"Mmh... sì... così," gemo, le mie anche che si muovono in sincrono con i suoi movimenti. "Usa di più la lingua... lecca intorno alla punta... cazzo, sì... sei brava, Giulia... sei una puttana nata, ammettilo."
Lei geme in risposta, la sua bocca che mi avvolge sempre di più. Prende quasi metà del mio cazzo, ma poi si ferma, la gola che si contrae per il riflesso del vomito. Tira indietro la testa, con gli occhi pieni di lacrime.
"Non ce la faccio, Franci," piange. "È troppo grande... soffoco..."
"Non dire cazzate," la rimprovero, la mia mano che le stringe i capelli con più forza. "Prendi tutto, puttana. Prendi tutto dentro. Fallo per me."
Mi perdo nei suoi occhi, dilatati e pieni di lacrime. " la visione mi elettrizza. La prendo per i capelli con un gesto brusco, facendola urlare. La forzo a guardarmi.
"Ehi," dico, la voce un ringhio basso. "Chi comanda qui?"
"Tu," sussurra lei, la voce rotta.
"Allora apri quella bocca e prendimi tutto."
Senza attendere la sua risposta, spingo. La sua bocca si apre con un gemito strozzato e il mio cazzo scivola dentro, caldo e umido. Inizio a muovermi, un ritmo lento e profondo, i suoi gemiti sono musica per le mie orecchie. Strozzati, umidi, pieni di un piacere che lei stessa non capisce. È troppo grande per la sua piccola bocca, ma non mi fermo. Aumento il ritmo, sempre più duro, sempre più profondo. Le sue mani si aggrappano alle mie gambe, le unghie che mi graffiano la pelle. Lei sta soffocando, ma non mi importa. Anzi, mi eccita.
Guardo verso la porta. Giada è ancora lì, con gli occhi sgranati, la mano tra le gambe. Il suo respiro è affannato, quasi come quello di Giulia. La bionda gode dello spettacolo, gode della sofferenza e del piacere di sua cugina. E io, il suo attore preferito, non deluderò le sue aspettative.
"succhialo tutto e poi la lingua, Giulia. Usala," ordino, la mia voce secca e autoritaria. "Non aver paura di sporcarti. Questa è la tua lezione più importante."
Lei obbedisce, la sua lingua timida che cerca di avvolgermi, di accarezzarmi mentre io la inondo. La sensazione è incredibile, un vortice di calore umido e metallico per via della macchinetta. È un pompino da principianti, goffo, disperato, ed è la cosa più eccitante che abbia mai provato.
stringo sempre più forte i capelli, la mia stretta dura, quasi crudele. La sua testa è ora un giocattolo tra le mie mani. La muovo su e giù, al ritmo che voglio io, senza curarmi dei suoi gemiti o delle sue lacrime. La sento ansimare, sento il suo respiro che si interrompe, sento la sua gola che si contrae, ma non mi fermo. La sto usando e lei mi sta lasciando fare. È una bambola di carne, un oggetto del mio piacere, e questo mi manda fuori di testa.
"Accidenti... cazzo, sì... proprio così, troietta," sibilo tra i denti, mentre sento la sua gola stringersi intorno a me. "Sei fatta per questo, non ci sono più dubbi. Una boccuccina così stretta, così calda... fottutamente perfetta per essere sfondata."
Il ritmo diventa un martellio. Le mie anche si muovono con violenza, spingendo sempre più a fondo, fino a sentire le sue labbra premute contro la base.
Sento le palle che si induriscono, il piacere che sale incontenibile lungo la mia schiena. È vicino, molto vicino. Non le dico nulla, non la avverto. Non se lo merita. Con un ringhio finale, le premo la testa contro di me con forza, spingendola al limite del soffocamento. Un getto bollente le esplode in gola. Giulia sussulta, completamente colta di sorpresa, cerca di tirarsi indietro con un riflesso istintivo, ma io la trattengo ferma, godendo del suo smarrimento, del suo corpo che trema convulsamente.
Il primo getto è profondo, in gola. Lei ha i conati, il corpo che si contorce in un tentativo disperato di respirare. Poi la tiro indietro di colpo, e la mia virilità stillante le sbatte in faccia, schizzandole la guancia, il naso, persino gli occhiali. È un dipinto osceno, una firma di piacere sulla sua innocenza defunta.
Mi stacco da lei, esausto. Crolla all'indietro, sulle sue mani, tossendo, con il viso un disastro di sperma, lacrime e mascara che cola. Si guarda intorno, spaesata, come se non capisse dove sia finita. Poi i suoi occhi si posano su di me. Sul mio cazzo ancora duro e lucido. E sorride. Un sorriso stanco, ma soddisfatto. Un sorriso di troia.
"Cazzo... Franci..." sussurra, la voce roca. "Sei stato... cattivo."
"Hai imparato la lezione?" la chiedo, la voce ancora dura.
Lei scivola sul letto, con un gemito. "Sì... ma... abbiamo finito?"
"Finito? Non scherzare, puttana. Abbiamo appena iniziato."
La guardo lì, nel caos post-orgasmo. Il suo petto sale e scende, ansimante. I suoi occhiali sono storti, una lente macchiata della mia passione. Ha i capelli spettinati, un groviglio caotico sul cuscino. E i suoi occhi... i suoi occhi a mandorla mi fissano con una miscela di esaurimento e curiosità affamata.
"ora arriva la portata principale giulia" le sussurro, mentre la afferro per le braccia, la sollevo con una forza che la sorprende. "Il tuo corpo vuole ancora di più. Te lo dico io."
La spingo con violenza contro il muro, proprio accanto alla finestra. Il corpo esile sbatte contro l'intonaco freddo, con un gemito soffocato. Le sue mani si appoggiano al muro per non cadere, i suoi seni piccoli si pressano contro la superficie ruvida.
inizio a strusciare la punta del mio cazzo sulla sua fighetta fradicia. "Ho paura, Franci," mormora lei, la voce un filo sottile, la testa girata di lato per guardarmi con gli occhi pieni di lacrime. "È troppo grosso per me. Mi farai male."
"Un po' di male è esattamente quello di cui hai bisogno," le rispondo, il tono freddo, distaccato. Le do una sculacciata secca sulla sua pelle chiara, il suono che echeggia nella stanza silenziosa. Il suo corpo sussulta, un gemito le esce dalla gola. "E poi non devi preoccuparti di niente. Tu devi solo sentire."
"Ti prego, Franci... vacci piano," supplica lei, la voce rotta dalle lacrime e dal desiderio. La sua mano si sposta all'indietro, cercando di toccarmi, di fermarmi, ma io la afferro con una mano, bloccandola al muro. Con l'altra mano, guido la mia virilità verso la sua entrata, la punta che si incastra nella sua strettezza.
"Respira, Giulia," le sussurro, e per la prima volta stasera, la mia voce non è un ordine, ma un incoraggiamento. "Respira con me."
Spingo lentamente. La sua resistenza è una barriera calda e umida, un ostacolo che devo superare con delicatezza. Sento una lieve resistenza, poi un cedimento. Lei geme, un lamento lungo e acuto, mentre io la affermo dall'anca, trattengo la mia spinta per un istante per permetterle di abituarsi. Sento la sua verginità che cede sotto di me, un piccolo taglio che apre un mondo nuovo.
"Oddio... oddio... mi hai rotta," piange lei, il viso premuto contro il muro freddo. "Fa male... cazzo, fa male..."
"Lo so, tesoro," le sussurro. "Ma passerà."
Inizio a muovermi lentamente, con un ritmo delicato, quasi cauto. Ogni spinta è un esplorazione, una scoperta del suo corpo, dei suoi limiti, del suo piacere. Lei trema, i suoi gemiti sono un misto di dolore e di un piacere che ancora non riconosce. Ma io lo riconosco. Lo vedo nel modo in cui le sue anche iniziano a rispondere al mio, nel modo in cui la sua mano, prima bloccata, ora si libera e si aggrappa al mio braccio.
"Franci... oh mio Dio..." geme lei, la voce un sussurro roco. "Cazzo... ti sento... ti sento tutto dentro..."
"E tu sei tutta intorno a me," rispondo, il mio respiro che si fa più corto. "Sei stretta... cazzo, sei così stretta che mi stai togliendo il fiato."
Il suo corpo si rilassa, i suoi muscoli si distendono, e io posso aumentare il ritmo. Le mie spinte diventano più profonde, più decise, ma sempre controllate. Non sono più il predatore spietato di prima, ma il Franci che conosce il suo corpo, che sa cosa le piace, come farla godere. Torno al mio ruolo da fratello maggiore, senza accorgermene, ma questa volta la situazione è diversa, più intima, più personale.
"Più forte... cazzo, più forte," implora lei, e io accontento. Le mie anche si muovono con una violenza crescente, il mio cazzo che la riempie, la possiede, la marca. Il suono dei nostri corpi che si scontrano, il suo respiro che si fa sempre più corto, i suoi gemiti che si trasformano in urla di puro piacere, che fortunatamente trattiene schiacciando la faccia contro il braccio, tutto contribuisce a creare un'atmosfera carica di eccitazione, un vortice di sensazioni che ci trascina entrambi.
Il mio controllo vacilla. La sua figa stretta e bagnata mi avvolge, mi stringe, mi succhia, e sento il piacere che sale, incontrollabile. La afferro per i seni, li stringo, li schiaccio, li pizzico, e lei urla, il suo corpo che si contorce in un orgasmo travolgente.
"Vieni, puttana, vieni per me," la incito, le mie spinte che diventano sempre più violente, sempre più profonde. "Vieni, sentimi, sentimi tutto dentro."
"E io sento, sento tutto," piange lei, la voce rotta dal piacere. "Cazzo, Franci, sto venendo, sto venendo... ah... ah... ah!"
Il suo orgasmo la travolge, un'ondata travolgente di piacere che la fa tremare, che la fa urlare. E io la seguo, il mio sperma che le esplode dentro, un getto caldo e bollente che la riempie, la inonda, la possiede.
Restiamo così per un momento, il mio corpo premuto contro il suo culo, lei invece costretta contro il freddo muro, il nostro respiro che si confonde, i nostri cuori che battono all'unisono. Poi, lentamente, mi stacco. Lei scivola lungo il muro, esausta, e si accascia a terra, con un gemito di puro e semplice esaurimento. Io la seguo, crollando accanto a lei, con il corpo che trema ancora per l'intensità dell'orgasmo.
La guardo. Il suo viso è un disastro, un quadro di lacrime, sudore e il mio sperma che le macchia ancora la guancia. Ha gli occhiali storti, i capelli un disastro, il corpo coperto di lividi e morsi. Ma è bellissima. È la cosa più bella che abbia mai visto.
Le accarezzo il viso, con un gesto delicato, quasi timido. Le mie dita asciugano le sue lacrime, le tolgono i capelli dagli occhi.
"Stai bene, piccola?" le chiedo, e la mia voce, per la prima volta stasera, è dolce, gentile. È la voce del Francesco di sempre, del fidanzato della sua sorellona, quello che le sorrideva quando capiva un concetto difficile.
Lei annuisce, lentamente, con gli occhi che si chiudono per un istante. Poi si rivolge verso di me, con un sorriso stanco.
"Meno male che è finita," mormora, la voce roca. "Pensavo di morire."
"Non moriresti, mai," le rispondo, e la bacio. È un bacio diverso da quelli di prima. Non è un bacio di passione, di furia, di dominazione. È un bacio dolce, un bacio di conforto, di affetto. Le mie labbra si posano sulle sue con delicatezza, e lei risponde con la stessa tenerezza.
"Sei stato... un animale, ora so perché mia sorella ha sempre mal di schiena" mi dice, dopo essersi staccata, con un sorrisetto malizioso.
"E tu sei stata la mia preda," rispondo, ricambiando il sorriso. "Ma ora... ora sei qualcosa di più."
La tiro verso di me, e lei si accoccola contro il mio petto, con la testa sotto il mio mento.
Restiamo in silenzio per un lungo momento, solo il suono dei nostri respiri che si fa più lento, più regolare. La mano le accarezza la schiena liscia e sudata, sentendo i suoi muscoli ancora tesi per lo sforzo.
"È strano, vero?" sussurra lei, la sua voce soffocata contro la mia pelle. "Ieri... ieri mi trattavi come se fossi una bambina. E stasera... stasera mi hai scopata come una puttana. Mi hai quasi uccisa."
"Non ti ho quasi uccisa esagerata, hai solo avuto una prima volta molto movimentata" la correggo, con un sorriso che non vede. "Hai goduto come una maiala e sai è soddisfacente, ora ho preso sia la tua verginità che quella di tua sorella."
"cazzo è una cosa così strana, eppure mi eccita" ribatte lei, ma il suo tono è senza forza, stanco. "Mi hai trattata come un pezzo di merda. Mi hai sporcato, umiliato, usata. E io ho amato ogni secondo."
"è strano no? Sei la sorella di Erika, Giulia. praticamente la mia sorellina. Dovrei sentirmi in colpa. eppure è tutto così normale" La sua mano corre lungo il mio fianco, le sue dita che tracciano linee invisibili sulla mia pelle.
Giulia sente la mia esitazione. E alza la testa, i suoi occhi che brillano di una luce nuova, affamata. Non è più la timida studentessa che ho preso per mano poco prima. È un'altra cosa.
"E adesso?" chiede, la voce un sussurro carico di sottintesi. "Adesso mi tratti ancora come la tua sorellina?"
Senza attendere una risposta, si stacca da me. Si alza, con un'agilità che mi sorprende, e si appoggia al muro di fronte a me. Il corpo esausto sembra aver ritrovato un'energia improvvisa, una carica puramente animale. È una ginnasta, e lo dimostra. Appoggia una spalla al muro, solleva una gamba con una flessibilità disarmante, la coscia tesa, parallela al pavimento. La sua fighetta, appena sverginata e ancora lucida dei nostri fluidi, si apre davanti ai miei occhi come un fiore notturno. È un invito esplicito, una provocazione che manda il sangue direttamente al mio cazzo, che si rianima all'istante.
"Vieni, Francesco," mi ordina, e per la prima volta, non c'è supplica nella sua voce. C'è comando. "Hai rotto la barriera. Adesso insegnami a volare."
Non me lo faccio ripetere due volte. Mi alzo in piedi, il mio membro duro e pulsante che guida i miei passi. La raggiungo, la predo per i fianchi, e la sollevo un po', aiutandola a avvolgere la coscia attorno alla mia vita. La mia virilità si incastra perfettamente contro la sua entrata bagnata e calda.
Le afferro il seno con entrambe le mani, stringendo i capezzoli duri tra pollice e indice. Lei geme, la testa che si getta all'indietro, colpendo il muro. La bacio con una passione che non è più né dolce né violenta, ma pura, primordiale. Le nostre lingue si scontrano, si mordono, si esplorano, mentre il mio cazzo scivola dentro di lei, in un movimento lento ma implacabile. La riempio, la possiedo, la sento tremare tra le mie braccia.
"Oddio... sì... ancora," geme lei, le sue mani che mi graffiano la schiena. "Ancora... non fermarti, per favore."
E io non mi fermo. Inizio a muovermi, con un ritmo che cresce in intensità, che diventa un martellio selvaggio. Lei mi segue, le sue anche che si muovono in perfetta sincronia con le mie. La sua ginnastica non le ha solo dato un corpo da favola, ma anche un controllo muscolare incredibile. Sento i suoi muscoli vaginali stringermi, massaggiarmi, succhiarmi, e perdo completamente il controllo.
E proprio mentre siamo sull'orlo di un nuovo precipizio di piacere, un rumore ci spiazza. È lo scarico del bagno, forte, insistente. È Giada. sta tornando, anche se io so che non era mai andata via.
Giulia sussulta, come risvegliata da un incubo. Si stacca da me di colpo, con un gemito di panico.
"Cazzo! È Giada!" sussurra, gli occhi sgranati dal terrore. "Oddio, oddio, cosa facciamo? se ci vede è la fine! Vai, vai via, Francesco! Esci velocemente, distraila!! Fa' qualcosa!"
È un vortice di panico. Si lancia verso il letto, cercando furiosamente il suo intimo, le sue mani che tremano così tanto da non riuscire nemmeno a afferrare il pezzo di stoffa. Il suo corpo, poco prima tempio di passione, è ora un macigno di paura. L'adrenalina del piacere si è trasformata in adrenalina pura di fuga.
"Calma, calma, Giulia," le cerco di dire, ma la mia voce è debole, incerta.
"Vai, va', cazzo!" mi spinge lei, con una disperazione che quasi mi commuove. "Dai, sbrigati!"
Mi infilo i boxer con una goffaggine che non mi appartiene, il cuore che mi martella nel petto. La afferro per un attimo, le bacio la fronte, un gesto istintivo, rapido.
"Niente panico, OK? Stai tranquilla," le sussurro, prima di aprire la porta e scivolare fuori nella penombra del corridoio. La chiudo alle mie spalle, con un click che mi sembra fragoroso.
E lì, appoggiata al muro opposto, in tutta la sua gloria malata, c'è Giada. Ha la vestaglia leggermente aperta, lasciando intravedere il merletto nero del reggiseno. I suoi capelli sono un po' più scomposti del solito, le guance leggermente arrossate, le labbra un po' gonfie. È l'immagine della donna che si è appena masturbata violentemente. Mi fissa con quegli occhi neri e liquidi, un sorriso compiacuto e predatore stampato sul volto.
"Spettacolo meraviglioso, Franci," dice, la sua voce un sussurro di velluto tagliente. Sei stato un performer esemplare. La mia cuginetta... non l'avrei mai detta così... portata. Bravi entrambi."
Il sangue mi ribolle nelle vene. Non è rabbia, non è vergogna. È un misto di frustrazione per l'interruzione e un orgoglio perverso per il suo complimento. La guardo dritto negli occhi, sfidandola.
"Ci hai interrotto sul più bello," sbuffo, cercando di sembrare più arrabbiato di quanto non sia in realtà. "Ero lì per darle una seconda lezione. Una più approfondita."
Il suo sorriso si allarga. Fa un passo verso di me, la sua mano che si posa sul mio petto nudo, le dita fredde contro la pelle bollente. La sua vicinanza è elettrica, un pericolo che attira come un magnete.
"Povero piccolino," mi sussurra, il suo alito che mi sfiora il collo. "Hai le palle dure come il marmo, eh? Ti sei preso la sorellina di Erika davanti alla sua porta. E adesso sei incazzato perché la cugina non ti lascia finire il lavoro?"
La sua mano scende, lenta, deliberata. Si ferma sull'elastico dei miei boxer, le dita che ci giocano, per poi scivolare sotto. La sua presa è sicura, quasi aggressiva, e non può fare a meno di indurirmi di nuovo.
"Guarda un po' qui," continua, il suo sguardo fisso sul mio. "Sei ancora eccitato come un cavallo. Non ti basta una ragazzina vergine? vuoi anche me, vero? Vuoi tutte e tre."
Mi stringe, duro, e un gemito mi sfugge nonostante me. Il controllo che ho avuto su Giulia svanisce al suo contatto. Con lei, non sono io il predatore.
"cazzo tu sai bene quanto ti desidero..." mento, la voce roca.
"Ah, lo so e mi stai meritando" sorride lei, e la sua altra mano mi afferra per i capelli, tirandomi indietro con un gesto padronale. "Ma stasera la prima è Giulia. O meglio, è il suo sapore." La sua scende ancora, fino a che non sento il tessuto dei boxer che le strizza le nocche. Il suo tocco mi trasuda l'intero corpo.
"Con me, Franci, tu resti sempre il cane. E io la padrona," mi sussurra, gli occhi che mi divorano. "Ti sei dato da fare, l'ho vista bene dalla porta. Hai sfondato anche questa. E come premio..."
Si china su me stessa, in un movimento fluido e sensuale. Mi abbassa gli boxer, liberando la mia erezione che pulsa ancora al ritmo del nostro confronto. La guarda per un istante, come un'artista davanti alla sua opera.
"...e come premio," ripete, la voce ora un sussurro roco di pura lussuria, "ti meriti qualcosa di speciale e domani lo avrai ma ora...voglio assaggiare la mia cuginetta"
Senza altro preavviso, si inginocchia davanti a me. La sua bocca si apre, e la sua lingua mi sfiora la punta, con un tocco leggero, quasi un interrogativo. Poi un'altra leccata, più lunga, più lenta, che parte dalla base e risale fino alla cappella, raccolgendo ogni goccia di piacere.
"Oddio..." esce, un suono strozzato che non riesco a controllare. "Giada... cazzo..."
assapora i fluidi di giulia appiccicati sul mio cazzo con una fame che mi fa tremare. Le sue labbra mi avvolgono, calde e umide, iniziando un movimento che è al tempo stesso una carezza e un'affermazione di potere. Non è l'inesperienza timida di Giulia. È la bocca di una donna che sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo. È un atto di possesso, un marchio.
"Hai un sapore familiare, Franci," mi dice, allontanandosi per un istante, con un filo di bava e di sperma che le unisce ancora le labbra alla mia virilità. "Un po' di te... e un po' di Erika. E adesso... un po' di questa innocenza appena rubata. Un cocktail di famiglia. Delizioso."
Con queste parole, riprende il suo lavoro. La sua lingua mi danza intorno, le sue mani mi stringono le palle, giocando con loro, mentre la sua bocca mi divora, mi succhia, mi possiede. Le chioma scura ondeggia al ritmo dei suoi movimenti, e la vedo da dietro le mie palpebre chiuse, la vedo inginocchiata ai miei piedi, nascosta nel corridoio buio, con la vestaglia aperta sul suo corpo perfetto.
"Ti piace, eh? Ti piace sapere che sto assaggiando La mia cuginetta?" mi chiede, con la voce roca dal piacere e dal cazzo in gola.
Non aspetto una risposta. Non me ne serve una. Il mio corpo risponde per me. Le mie anche si muovono in sincrono con la sua bocca, le mie mani che si aggrappano ai suoi capelli, non per guidarla, ma per non cadere. La sento ridere, un suono basso e vibrante che si trasmette direttamente al mio cazzo, facendomi fremere.
"Ah, ah... non credere di essere tu al comando qui, amore," mi sussurra, mentre le sua mano mi stringe il cazzo. "Quando ti tocco io, è io che decido. E stasera ho solo voluto un assaggio. Un antipasto."
si rialza, con un movimento aggraziato e felpato. Si aggiusta la vestaglia, si passa una mano tra i capelli, e mi fissa con un sorriso compiacuto. Mi dà un ultimo bacio profondo, un bacio che sa di me e di Giulia.
"Siamo a posto, per stasera," dichiara, con la sicurezza di chi ha appena vinto una battaglia. "Hai dato a mia cugina la sua prima lezione. E io... beh, ho avuto il mio spettacolo e il mio assaggio. Ma non preoccuparti. Domani... domani ci sarà il secondo atto. E questa volta, la padrona vorrà un ruolo più attivo."
Mi dà una pacca sulla guancia, un gesto che è al tempo stesso affettuoso e umiliante. Poi si gira, e scompare nel buio del suo corridoio, lasciandomi solo, col cazzo duro, col cuore che martella, e con il gusto di lei e di Giulia sulle labbra.
Rientro in camera da letto, il silenzio denso e pesante come una coperta. Erika dorme, ignorante, al mio fianco. Il suo respiro è lento, regolare, un contrappasso surreale alla tempesta che si è appena scatenata a pochi metri da lei. Mi stendo accanto a lei, con il corpo ancora acceso, la mente un vortice di immagini e sensazioni. Giulia che geme, Giada che succhia, il gusto del peccato sulla mia lingua.
Generi
Argomenti