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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 6
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Capitolo 6 di 15 32 min di lettura

La sorellina vergine della mia ragazza

la situazione tra le montagne si complica, giada ama punire franci e erika sta diventando un ignaro mezzo per il piacere di franci e giada e sembra ci sarà una nuova aggiunta

Alessia
7 mesi fa · 1.5k letture · 9

"Giulia?" La parola mi esce strozzata, come se avessi appena ingoiato del vetro. Il sangue mi si gela nelle vene, ma l'erezione dolorosa che mi pulsa tra le gambe non accenna a diminuire. "Cazzo, Giada, ma sei completamente impazzita?"

Giada scoppia a ridere. Una risata cristallina, pura e spietata, che rimbomba nella stanza. Preme la pianta del piede ancora più forte contro il mio petto nudo, inchiodandomi al tappeto con una forza che non credevo possedesse. "Impazzita? Io la chiamo 'ispirata', Franci," risponde, guardandomi dall'alto verso il basso come si guarda un insetto interessante.

"È la sorella di Erika," sibilo, afferrandole la caviglia nel disperato tentativo di allentare la pressione, ma senza osare farle male. “è quasi una ragazzina dai!. Fino all'anno scorso le davo ripetizioni di fottuta matematica, Giada. Non posso... non esiste una cosa del genere."

"Oh, risparmiami la parte del fidanzato con una coscienza," ribatte lei, fredda come il marmo. Si china in avanti, sfidando la gravità. La vestaglia di seta si apre appena, lasciandomi intravedere il pizzo nero che le fascia i seni e la pelle dorata che ho assaggiato pochi minuti prima. “in primis è tutto legale e poi di cosa hai paura? Di rovinare la relazione con Erika? Eppure non hai problemi a scoparti sua cugina. E poi ho visto come l'hai fissata quando è uscita in piscina con quel costumino nero da lolita. Il tuo cazzo era duro come la pietra, non provare a mentirmi."

Le sue parole sono coltellate di verità. Mi dimeno, la frustrazione mi sta letteralmente bruciando vivo. "Ti prego," gemo, perdendo ogni briciolo di dignità, l'umiliazione che si mescola a un'eccitazione malata. "Chiedimi qualsiasi altra cosa. Ti scopo davanti a tua zia, mi metto in ginocchio e ti lecco i piedi per tutto il fottuto weekend, faccio tutto quello che vuoi..."

"No." Il suo tono non ammette repliche. Tagliente, assoluto. "Voglio l'ebbrezza della rovina totale. Voglio vederti infangare l'ultima cosa pura che ti è rimasta intorno. Sai che amo punirti e hai deciso di fare comunque il ribelle. Questo è il prezzo per il mio perdono."

Mi fa tremare come una foglia. "Se vuoi che la mia bocca o le mie mani ti tocchino di nuovo," sussurra, "se vuoi che ti svuoti e ti faccia venire come ti ho fatto supplicare di fare sotto l'acqua... dovrai darmi questo spettacolino."

"Ma come cazzo faccio?" sbotto, la disperazione che mi mangia il cervello. "È una ragazzina, non ci starà mai! E se Erika ci scopre, se tua madre si accorge di qualcosa..."

Giada fa spallucce, un gesto di un'eleganza crudele e indifferente. Si alza in piedi, sistemandosi la vestaglia. "Problema tuo, cucciolo," risponde, dandomi le spalle per tornare a guardarsi nello specchio. "Trova un modo per isolarla. Inventati un gioco. Falle bere un bicchiere di troppo stasera. Sii creativo. Non mi interessa se le stringi le tette al buio o se le infili la lingua in gola nel corridoio. Voglio vedere le tue mani su di lei. E finché non lo fai, per me sei invisibile."

"Giada..."

"Fuori dalla mia stanza," ordina, senza nemmeno degnarmi di uno sguardo. "Prima che chiami Erika dicendole che sei entrato per spiarmi mentre mi cambiavo."

La minaccia è reale. Sono fottuto. Mi alzo da terra, i muscoli doloranti per la tensione, il bacino che pulsa di una frustrazione insopportabile. Recupero il mio costume da bagno umido dal pavimento del bagno, me lo infilo con rabbia e disperazione, nascondendo come posso l'erezione che non vuole andarsene.

Esco dalla sua stanza come un condannato a morte. Scendo le scale di legno, ogni gradino è un colpo di martello nel cranio. La mente mi gira a vuoto. Non so cosa inventare, non ho un piano. L'idea di toccare Giulia mi terrorizza e, allo stesso tempo, a causa del veleno che Giada mi ha iniettato in testa, mi accende di una lussuria perversa che mi fa schifo.

Apro la vetrata del patio. Il sole sta iniziando a calare. Erika e Giulia sono a bordo piscina. Stanno ridendo per qualcosa, le gambe immerse nell'acqua calda, rilassate e spensierate. Due sorelle in vacanza. E io sono il predatore avvelenato che sta per rovinare entrambe. Mi avvicino a loro, sconfitto, distrutto, sapendo che il timer della bomba è appena stato innescato.

Appena mi vede, il viso di Erika si illumina di quel sorriso dolce e innamorato che ultimamente mi fa sentire il peggior pezzo di merda sulla faccia della terra. "Amore!" esclama, facendomi spazio accanto a lei. "Hai riposato bene?" Mi siedo, passandole un braccio intorno alle spalle e stampandole un bacio sulla tempia. Il suo profumo di pulito mi investe. "Sì, mi serviva chiudere gli occhi dieci minuti. Il viaggio mi aveva spezzato."

"Sei già da rottamare, Franci," mi prende in giro Giulia, lanciandomi un cuscino con un sorriso sfacciato. "Alla tua età dovresti avere l'energia per fare chilometri a nuoto, invece crolli come un vecchietto." "Zitta tu, mocciosa," le rispondo al volo, calcando volutamente sul tono da fratello maggiore, afferrando il cuscino e tirandoglielo indietro. "Fatti guidare la macchina per tre ore nel traffico, poi ne riparliamo."

L'atmosfera è così fottutamente perfetta, così amorevole e normale, che mi viene quasi da vomitare per il senso di colpa. Scherziamo, parliamo di dove andare a fare un'escursione l'indomani. Loro due sono bellissime, rilassate, due sorelle complici. Nessuno potrebbe mai immaginare il cancro che sta divorando la mia mente in questo momento.

"Dai Giuly, andiamo a prepararci," dice Erika dopo un quarto d'ora, alzandosi e stiracchiandosi. "Usiamo il bagno grande di sotto, così lasciamo a questo vecchietto il tempo di riprendersi del tutto." "Agli ordini," ride Giulia, seguendola. Mi salutano con la mano e si chiudono la porta del corridoio alle spalle.

Rimango solo. O almeno così credo. Non faccio in tempo a sospirare che un fruscio di seta mi fa voltare di scatto. Giada è appoggiata allo stipite della porta della cucina. Indossa ancora la sua vestaglia, incrociata mollemente sul seno, un calice di vino bianco in una mano e il suo inseparabile telefono nell'altra. Mi guarda con quell'espressione divertita, come se stesse guardando un topo in trappola.

"Sei proprio disperato, eh, cagnolino?" mormora, avvicinandosi a passi felpati. "Ho visto la tua faccia mentre facevi il fidanzato dell'anno. Stai impazzendo. Non sai da che parte iniziare per darmi quello che voglio."

Mi alzo, la frustrazione che mi ribolle dentro. "È impossibile, Giada. È una cazzo di follia."

Lei fa un sorso di vino, poi scuote la testa con un sorriso diabolico. "Sei fortunato che stasera mi sento generosa. Ho deciso di darti un piccolo aiutino." Si ferma a un palmo dal mio petto. Sblocca lo schermo del suo smartphone e me lo piazza sotto il naso. "Guarda."

È un video. È buio, illuminato solo da uno spiraglio di luce. Riconosco immediatamente il corridoio della casa di Erika e Giulia in città. L'inquadratura è zoomata verso la porta socchiusa della camera di Erika. E lì, attaccata allo stipite, spiando dalla fessura, c'è Giulia.

Il respiro mi si blocca. Nel video, Giulia ha il respiro affannoso. Sta guardando dentro la stanza, sta guardando noi che facciamo l'amore, quel pomeriggio di qualche settimana fa, quando sentimmo quel rumore che ci fece sobbalzare. Ma la cosa che mi fa letteralmente esplodere il cervello non è il fatto che ci stesse spiando. È quello che sta facendo con le mani. Una mano è appoggiata al muro per sorreggersi. L'altra è infilata sotto la gonna. Si sta toccando freneticamente, mordendosi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare, gli occhi sgranati e lucidi di lussuria mentre fissa il mio corpo muoversi su quello di sua sorella.

"L'ho ripresa dal piano di sotto," sussurra Giada al mio orecchio, la voce impastata di malizia. "L'avevo beccata. La nostra piccola, innocente Giulia ha un vizietto niente male, Franci. Le piace guardare. E le piaci tu."

Giada blocca lo schermo e fa scivolare il telefono nella tasca della vestaglia, guardandomi con trionfo. "Ora hai la tua fottuta chiave," mi dice, passandomi un'unghia sul petto. "Sai qual è il suo punto debole. Usalo."

Mi lascia lì, in mezzo al salone, mentre si dirige verso le scale. La mia mente lavora a una velocità supersonica. L'immagine di Giulia che si masturba guardandomi scopare Erika si è appena incisa a fuoco nel mio cranio, mescolandosi al veleno di Giada.

L'idea prende forma, oscura, perversa, letale. Devo darle uno spettacolo. Devo scopare Erika in un punto in cui so che Giulia non resisterà alla tentazione di spiare. E quando sarà al culmine, nascosta nel buio e persa nel suo stesso piacere solitario... la prenderò alle spalle. Il piano è perfetto. Infallibile dal punto di vista dell'eccitazione. Ma è di una pericolosità spaventosa. Se Erika si accorge di qualcosa, se la zia si alza, se Giulia urla per lo spavento, la mia vita è finita per sempre.

Prima di andare avanti…

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