Stringo i pugni, il cuore che mi rimbomba nel petto. Sono terrorizzato. Ma l'erezione feroce che mi è appena tornata mi conferma che ho già fottutamente accettato il rischio.
Poco più tardi.
Il patio esterno è illuminato da catene di luci calde che si riflettono sull'acqua calma della piscina. La tavola è imbandita alla perfezione. La zia di Erika ha preparato una cena impeccabile, accompagnata da bottiglie di vino bianco ghiacciato che continuano a svuotarsi.
Dall'esterno, sembriamo la famiglia perfetta uscita dalla pubblicità di una vacanza da sogno. Erika è radiosa. Siede accanto a me, la pelle arrossata dal primo sole, e ogni tanto fa scivolare la mano sotto il tavolo per accarezzarmi l'interno coscia, sussurrandomi all'orecchio quanto non veda l'ora di rimanere da sola con me. Giulia, seduta di fronte, è un vulcano di energia: racconta aneddoti dell'università, ride, prende in giro sua sorella e si gode l'assenza dei genitori con una spensieratezza che stride violentemente con l'immagine di lei ansimante nel buio che Giada mi ha mostrato poche ore prima.
E poi c'è Giada. Siede a capotavola, elegante come una fottuta regina in un abito di lino bianco che le lascia scoperte le spalle. Partecipa alla conversazione con garbo, sorride alla zia, ma i suoi occhi neri... quelli sono puntati su di me. Ogni volta che alzo lo sguardo dal piatto, la trovo che mi fissa. A metà cena, mentre la zia racconta di un noioso caso in tribunale, sento qualcosa sfiorarmi il polpaccio sotto il tavolo. È il suo piede scalzo. Scivola lungo la mia gamba con una lentezza torturante, un promemoria fisico e spietato dell'ultimatum che pende sulla mia testa.
Mi stringo il tovagliolo sui jeans per nascondere l'erezione, sorridendo e annuendo alla zia mentre il sudore freddo mi riga la schiena.
La serata scivola via così, tra chiacchiere, vino e una tensione erotica sotterranea che mi sta distruggendo i nervi. Verso mezzanotte, la zia sbadiglia e annuncia di voler andare a letto. "Non fate troppo rumore se fate il bagno di mezzanotte, ragazzi," ci raccomanda, dando la buonanotte.
Erika scatta in piedi, entusiasta. "Vado su a prendere gli asciugamani puliti e il costume, amore, ti aspetto giù in piscina!" Giulia si alza stiracchiandosi, la maglietta che le si solleva scoprendo l'ombelico. "Io vado a struccarmi, sono distrutta. Buonanotte piccioncini."
In pochi secondi, il patio si svuota. Rimaniamo solo io e Giada. Sta finendo il suo bicchiere di vino, appoggiata allo schienale della sedia. Mi alzo, faccio il giro del tavolo e mi fermo a un passo da lei. La mia mente ha partorito un piano folle, pericolosissimo, ma è l'unico fottuto modo per uscirne. E per farlo, ho bisogno della mia carnefice.
"Devi aiutarmi," le sussurro, la voce bassa e tesa. Giada alza un sopracciglio, roteando il calice. "Io non aiuto nessuno, Franci. Io guardo."
"Assicurati che ci spii," le ordino, quasi pregandola, poggiando le mani sul tavolo per avvicinarmi al suo viso. "Ora porto Erika in piscina. Le faccio togliere il costume. La scopo in acqua. La vostra finestra affaccia esattamente lì sopra, giusto?" Giada annuisce lentamente, un guizzo di puro interesse le si accende nello sguardo. "Bene," deglutisco. "Quando salite, parlaci. Stuzzicala. Fai un commento su di me, su quanto sono 'rumoroso', qualsiasi cosa per farla eccitare e portarla vicino a quella cazzo di finestra. Falle credere di essere furba. Quando ci starà spiando... io incrocerò il suo sguardo. Saprò che è lì. E da quel momento... vedremo che cazzo succede."
Il silenzio cala tra noi, rotto solo dal frinire delle cicale e dal rumore dell'acqua nel filtro della piscina. Giada mi squadra dalla testa ai piedi. Poi, un sorriso lento, predatore e profondamente compiaciuto le increspa le labbra perfette. Posa il calice sul tavolo. Si alza in piedi, accorciando del tutto le distanze. Il suo profumo mi invade i polmoni. Mi passa l'indice sul petto, fino ad arrivare al colletto della camicia.
"Mh. Il cagnolino ha finalmente tirato fuori i denti e ha imparato a mordere," mi sussurra a un millimetro dalle labbra, la voce carica di un'eccitazione che per la prima volta sembra sincera e non solo manipolatoria. "Mi piace. Mi piace da morire."
Mi dà un ultimo sguardo che promette il paradiso o l'inferno assoluto. "Falle un bello spettacolo, Franci. E assicurati di farla bagnare. Io penserò a tenerla incollata al vetro."
Si volta e sparisce dentro casa, lasciandomi solo nel buio del giardino. Il cuore mi batte così forte che mi fa male la cassa toracica. L'adrenalina è a mille. Mi slaccio un paio di bottoni della camicia, preparandomi mentalmente all'azzardo più grande e malato della mia vita.
Pochi istanti dopo, la vetrata si apre di nuovo. Erika esce, stringendo due asciugamani al petto. Ha già addosso il suo bikini rosso, e mi guarda con una fame che, stanotte, userò come esca per la sua stessa sorella.
Erika stringe gli asciugamani al petto e si volta verso la vetrata. "Giada, sicura di non volerti unire a noi per un bagno di mezzanotte? L'acqua è caldissima."
Giada è ferma sulla soglia, un'ombra elegante tagliata dalla luce del salotto. Sorride, scuotendo la testa con finta innocenza. "No, andate voi piccioncini. Io vado di sopra a fare due chiacchiere con Giulia. Divertitevi." Mentre lo dice, i suoi occhi neri si incastrano nei miei. È il segnale. Il palcoscenico è nostro.
Non appena Giada si chiude la vetrata alle spalle, il viso di Erika si illumina di un sollievo totale. Lancia gli asciugamani su una sdraio e si gira verso di me, mordendosi il labbro. "Meno male," sussurra, avvicinandosi per allacciarmi le braccia al collo. "Volevo stare da sola con te. Ho passato tutta la cena a pensare a quello che mi hai fatto oggi pomeriggio."
Scivoliamo nell'acqua azzurra, illuminata dai fari subacquei che creano riflessi ipnotici sulle piastrelle. Il contrasto tra l'aria fresca della notte e l'acqua riscaldata è una scossa per i sensi. Erika mi si avvinghia addosso istantaneamente, le sue gambe lisce che si incrociano dietro la mia schiena. Iniziamo a baciarci, prima dolcemente, poi con una foga crescente. Le mie mani scendono lungo la sua schiena, stringendo i glutei fasciati dal tessuto rosso del bikini.
"Sei bellissima," le mormoro contro la bocca, spostando il laccetto del pezzo di sopra per liberare un seno, stuzzicando il capezzolo turgido con il pollice. "Ma sei troppo vestita per i miei gusti." "Allora spogliami," mi sfida lei, ansimando.
Sorrido nel buio. Scivolo con una mano sotto l'acqua, sfiorando il bordo del suo slip rosso. Non lo tolgo, non ancora. Infilo due dita direttamente sotto il tessuto teso, trovandola già incredibilmente bagnata e pronta. Inizio a muovermi dentro di lei, accarezzando il suo centro nevralgico con movimenti lenti e calcolati, mentre con l'altra mano la tengo stretta a me. "Franci... oddio," geme, buttando la testa all'indietro, i capelli umidi che le sfiorano l'acqua. "Ti piace, troietta mia?" le sussurro all'orecchio, sporcandole la mente mentre aumento il ritmo delle dita. "Dimmelo. Dimmi quanto cazzo ti piace farti toccare da me." "Da impazzire... ti prego, non fermarti..."
Al piano di sopra, la stanza è avvolta nella penombra, illuminata solo dall'abat-jour. Giulia è seduta sul letto a gambe incrociate, struccata, con una canottiera leggera. Giada è seduta di fronte a lei, spalmando pigramente un po' di crema idratante sulle braccia. "Comunque," esordisce Giada, con un tono basso e confidenziale, "hai notato come ti guardava stasera a cena?"
Giulia arrossisce di colpo. "Chi?" "Dai, non fare la finta tonta con me," ridacchia Giada, maliziosa. "Franci. Ti ha fissato il seno per metà del tempo. E non biasimarlo, sei sbocciata, cuginetta." "Ma va, figurati," balbetta Giulia, abbassando lo sguardo, ma il suo respiro si è già fatto più veloce. "È innamoratissimo di Erika." "Certo, innamoratissimo," ironizza Giada, alzandosi per andare verso la grande finestra che dà sul retro. "Ma gli uomini sono bestie, Giuly. Si stancano in fretta. Erika è dolce, ma è così... prevedibile. Scommetto che a letto è un pezzo di legno."
Giada apre appena la tenda. Il suono dei gemiti di Erika e i tonfi dell'acqua salgono nitidi fino alla loro stanza. "Senti come fa la gattina," sussurra Giada, guardando giù, poi si gira verso Giulia con un sorriso diabolico. "Fanno un rumore assurdo quando scopano. E lui è di un'arroganza pazzesca... chissà cosa le sta facendo. Secondo me le sta strappando quel costumino rosso."
Il viso di Giulia è in fiamme. La curiosità e l'eccitazione le stanno scavando dentro, esattamente come Giada aveva calcolato.
In piscina, i costumi sono spariti. Galleggiano da qualche parte nell'acqua mossa dai nostri corpi. Ho schiacciato Erika contro la parete liscia della vasca. L'ho sollevata tenendola per i fianchi e sono entrato in lei con una spinta decisa e brutale. L'acqua calda fa da lubrificante, e il suono dei nostri corpi nudi che sbattono l'uno contro l'altro rimbomba nel silenzio del giardino.
