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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 10
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Capitolo 10 di 15 26 min di lettura

la cuginona che spiega alla cuginetta come si succhia un cazzo

l'inizio di un rapporto a 3 tra la piccola e inesperta giulia e l'elegante e sensuale giada

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 5

"Mmmh, guarda che bella fighetta," sospira Giada, con l'aria di un intenditrice di vino che degusta un pregiato millesimo. "E che tettine." L'altra mano di Giada sale, afferrando una delle piccole tette sode di Giulia, il palmo che le stringe il capezzolo duro. "Stai diventando meravigliosa, cuginetta." Si china, le labbra che le accarezzano il lobo dell'orecchio. "Sai che vederti perdere l'inocenza ieri mi ha fatto godere così tanto? Ho dovuto masturbarmi tre volte, pensando al tuo viso mentre lui ti rompeva."

Mentre parla, inizia a baciarle il collo, piccoli morsi umidi che lasciano una scia di pelle rossa. Io mi sono fatto un passo indietro, appoggiandomi al lavandino. Il mio cazzo è ancora duro, un palo di carne che trema a ogni sguardo. Godo per la scena. Sono il regista e i miei attori stanno interpretando perfettamente la mia visione. L'adrenalina del rischio, la bellezza crudele della scena, la lussuria che emana da entrambe le ragazze... è un cocktail più potente di qualsiasi droga.

Giada spinge leggermente il ginocchio, facendo gemere Giulia, che ora è in preda a un turbine di sensazioni contrastanti.

"Tranquilla, piccola," le sussurra Giada, la voce dolce come il veleno. "Non piangere. Ora ti insegno io a essere una brava amante per Franci. Lui ti ha dato le fondamenta, grezze, violente. Io ti insegnerò l'eleganza. L'arte di farlo impazzire."

"No! Smettila! Lui è mio!" urla Giulia, ma la sua voce è debole, spezzata dai gemiti. La sua ribellione è puramente verbale, perché il suo corpo si arrende, le anche che si muovono in sintonia con le carezze di Giada. "Smettila di tradirmi... non sei una cugina... sei una mostro... mi odiate..."

"Ti odiamo? No, tesoro," ride Giada, le sue dita che entrano nella fica di Giulia, lentamente, facendola urlare, un suono che è metà dolore e metà puro piacere. "Non ti odiamo. Ti stiamo solo creando. Ti stiamo liberando dalla noia, dalla mediocrità. Ti stiamo mostrando chi sei veramente: una puttana che ama essere usata. E adesso," le dice, estraendo le dita bagnate e portandosele alle labbra, leccandole con voluttà, "leccami le dita. Assapora la tua eccitazione. La tua debolezza."

Giulia scuote la testa, le lacrime che scendono a fiumi.

Giada la ignora completamente. Il suo sorriso si allarga mentre prende il mio posto, usando il suo corpo slanciato per bloccare Giulia contro il muro, una gamba che le si insinua tra le cosce, il ginocchio che le preme la fica. La mano di Giada scende, sostituendo la mia, le sue dita affusolate che con una maestria inimmaginabile iniziano a esplorare la fica bagnatissima di Giulia. Non la masturba, la studia. Le apre le labbra con delicatezza, le accarezza l'ingresso, il pollice che le preme il clitoride con una pressione lenta e costante.

"Mmmh, guarda che bella fighetta," sospira Giada, con l'aria di un intenditrice di vino che degusta un pregiato millesimo. "E che tettine." L'altra mano di Giada sale, afferrando una delle piccole tette sode di Giulia, il palmo che le stringe il capezzolo duro. "Stai diventando meravigliosa, cuginetta." Si china, le labbra che le accarezzano il lobo dell'orecchio. "Sai che vederti perdere l'inocenza ieri mi ha fatto godere così tanto? Ho dovuto masturbarmi tre volte, pensando al tuo viso mentre lui ti rompeva."

Mentre parla, inizia a baciarle il collo, piccoli morsi umidi che lasciano una scia di pelle rossa. Io mi sono fatto un passo indietro, appoggiandomi al lavandino. Il mio cazzo è ancora duro, un palo di carne che trema a ogni sguardo. Godo per la scena. Sono il regista e i miei attori stanno interpretando perfettamente la mia visione. L'adrenalina del rischio, la bellezza crudele della scena, la lussuria che emana da entrambe le ragazze... è un cocktail più potente di qualsiasi droga.

Giada spinge leggermente il ginocchio, facendo gemere Giulia, che ora è in preda a un turbine di sensazioni contrastanti.

"Tranquilla, piccola," le sussurra Giada, la voce dolce come il veleno. "Non piangere. Ora ti insegno io a essere una brava amante per Franci. Lui ti ha dato le fondamenta, grezze, violente. Io ti insegnerò l'eleganza. L'arte di farlo impazzire."

"No! Smettila! Lui è mio!" urla Giulia, ma la sua voce è debole, spezzata dai gemiti. La sua ribellione è puramente verbale, perché il suo corpo si arrende, le anche che si muovono in sintonia con le carezze di Giada. "Smettila di tradirmi... non sei una cugina... sei una mostro... mi odiate..."

"Ti odiamo? No, tesoro," ride Giada, le sue dita che entrano nella fica di Giulia, lentamente, facendola urlare, un suono che è metà dolore e metà puro piacere. "Non ti odiamo. Ti stiamo solo creando. Ti stiamo liberando dalla noia, dalla mediocrità. Ti stiamo mostrando chi sei veramente: una puttana che ama essere usata. E adesso," le dice, estraendo le dita bagnate e portandosele alle labbra, leccandole con voluttà, "leccami le dita. Assapora la tua eccitazione. La tua debolezza."

Giulia scuote la testa, le lacrime che scendono a fiumi.

Con un movimento rapido e autoritario, Giada afferra il mento di Giulia, le dita che le premono le guance. "Leccale," ordina, e senza aspettare una risposta, le sbatte le dita, ancora umide e profumate della fica di Giulia, direttamente in bocca. "Assaggia la tua porcheria."

La reazione di Giulia è un sussulto totale. I suoi occhi si spalancano, un suono soffocato le esce dalla gola mentre le dita di Giada le premono la lingua. "Guarda questo corpo," continua Giada, la sua voce che scivola come seta mentre la sua mano libera accarezza i fianchi asciutti di Giulia, il culetto sodo e teso. "Questo piccolo capolavoro atletico. Perfetto. Creato per essere rotto, piegato. Vedrai quando Franci ti prenderà da dietro, vedrai come le sue mani ti stringeranno questi fianchi, come il suo cazzo ti dilanerà fino a farti piangere. È il tuo destino, cuginetta."

Le lacrime continuano a scendere, ma ora qualcosa è cambiato. Non sono più solo lacrime di rabbia. C'è una confusione nei suoi occhi, un turbine in cui la ferita del tradimento si mescola a un'oscena, inconfessabile eccitazione. Il suo corpo trema, non solo per il pianto.

scatta di nuovo. Con una forza che sorprende entrambe, spinge via Giada, che finisce quasi contro la cabina doccia. Giulia scivola, cercando di coprirsi le tette con un braccio, l'altro che cerca vanamente di nascondere la fica. Il suo respiro è un rantolo rotto.

"Voi fate schifo!" urla, la voce che si spezza, la faccia contorta in una smorfia di dolore e rabbia. "Siete due mostri! Io mi fidavo! Tu, Franci! Mi hai promesso che ero speciale! E tu," dice, puntando un dito tremante contro Giada, "sei una serpe! Una traditrice! Volete solo farmi del male, farmi sentire una merda!"

Si inginocchia, cercando di raccogliere i brandelli del costume strappato a terra. È un gesto patetico, disperato, il tentativo di ricucire il suo modesto abbigliamento, la sua innocenza andata in frantumi. È la mocciosa viziata che ha perso il suo giocattolo preferito e ora fa la scenata.

"Vi odio!" piange, il corpo sconvolto dai singhiozzi. "Mi avete ferita! Mi avete fatta sentire così... così... usata! dirò tutto a erika!"

La sua reazione è così perfetta, così teatrale, che il mio cazzo si indurisce ancora di più. La sua sofferenza è il mio afrodisiaco. Mi avvicino, silenzioso, e prima che lei possa reagire, afferro i resti del costume strappato, strappandoglieli di mano.

"Dai, piccola sorellina," le dico, la voce calma, quasi bonaria, un contrasto terribile con la violenza della situazione. "Ha ragione Giada. Smettila di fare la mocciosa. Possiamo divertirci tutti insieme." La mia mano le accarezza la guancia bagnata di lacrime. "Pensa al piacere di ieri. Ricordi com'era sentire il mio cazzo dentro di te per la prima volta? Quel dolore che si trasformava in qualcosa di incredibile?"

Lei scuote la testa, ma i suoi occhi mi guardano, catturati, come un topo da un serpente.

"Sarà doppio, Giulia. Doppiamente buono. Quattro mani al posto di due, due lingue..." faccio una pausa, lasciando che l'immagine si depositi nella sua testa confusa. Poi, il tono cambia. La mia mano si alza, le mie dita si stringono con forza nei suoi capelli lisci, tirandoli indietro con violenza. La sua schiena si inarca, un gemito di dolore le esce dalle labbra. La costringo a guardarmi negli occhi.

"E poi ricorda, mi dispiace cuginetta ma la verità è un'altra," le sibilo in faccia, il mio respiro che le sfida la pelle. "Tu sei mia, Giu. Sei la mia piccolina. La mia puttana personale. La tua fica, il tuo culo, la tua bocca. Tutto mio."

Mentre le parlo, la mia mano scende, stringendo il culetto sodo e atletico di Giulia. Le mie dita si conficcano nella carne tonica, un possesso gelido che non ammette repliche. Lei trema, un singhiozzo strozzato le sale in gola, ma lo sguardo negli occhi, dietro le lenti degli occhiali, si indurisce. È l'ultimo baluardo della sua orgoglio ferito.

"Lo dirò a Erika! Ve lo giuro!" piange, la voce rotta ma carica di un odio febbrile. "Le dirò tutto! Come scopate alle sue spalle, come mi avete umiliata! Vedrete che fine farete!"

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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