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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 10
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Capitolo 10 di 15 26 min di lettura

la cuginona che spiega alla cuginetta come si succhia un cazzo

l'inizio di un rapporto a 3 tra la piccola e inesperta giulia e l'elegante e sensuale giada

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 5

Sento qualcosa spezzarsi dentro di me. Non la pazienza, quella non ce l'ho mai. È una soglia. Una linea che la sua stupidità infantile ha appena varcato. La presa nei suoi capelli si allenta per un istante, poi la mia mano si alzata in volo. Non è una sberla. È un tuono. Il primo schiaffo le fa girare la testa a un lato, la guancia che si infiamma all'istante. Ma non basta. Il secondo colpo, ancora più violento, la fa sbattere contro il muro, gli occhiali che le scivolano dal viso e finiscono a terra con un tintinnio metallico.

"stai zitta!" dico in modo sostenuto, la mia voce che rimbomba nel piccolo bagno. "Smettila di fare la troia e di minacciare! VUOI RICORDARE COME IERI TI SEI FATTA SCOPARE COME UNA TROIA?!" La mia faccia è a un millimetro dalla sua, i denti stretti. "Vuoi rovinare tutto? Il nostro dolce segreto? Il nostro bellissimo gioco? Raccontando tutto a Erika?"

Le lacrime ora scendono senza sosta, fiumi di umiliazione e dolore. Il suo pianto è un lamento straziante, il suono di qualcosa che si spezza per sempre. È sconfitta. Annientata.

"Franci, basta." La voce di Giada taglia la tensione come un rasoio. Mi mette una mano sul braccio. La sua presa è leggera, ma ferma. "Lasciala da sola con me. Adesso."

Mi giro a guardarla. Sul suo volto non c'è traccia del suo solito divertimento sadico. C'è qualcos'altro. Un'ombra... quasi di pietà? O forse è solo un calcolo più freddo, la consapevolezza che troppa violenza potrebbe rompere il giocattolo prima del tempo.

"La tirerò su," dice, gli occhi fissi sulla cugina in ginocchio, un'ammaccata, fragile creatura singhiozzante. "Ci sono certi metodi che funzionano meglio... con delicatezza. Tu esci. Aspetta fuori."

Esito un istante. La voglia di possedere, di finire quello che ho iniziato, è un bruciore fisico. Ma vedo la logica nel suo sguardo. Ha ragione. A volte, per domare, la catena deve prima essere allentata.

Rilascio Giulia, che collassa a terra, un mucchio informe di carne e dolore. Mi rialzo, mi sistemo il cazzo ancora duro nei pantaloni, e senza dire una parola, esco dal bagno, lasciando le due cugine sole nel loro teatro di lacrime e vado in camera di giada e giulia ad aspettare. 

La camera di Giada e Giulia è nel caos. Un nido di vestiti, libri e ricordi condivisi. Mi siedo sul bordo del letto, la mente ancora un fiume in piena, il cazzo un tormento vivo nei pantaloni. Attendo. 

dopo un po', la porta si apre, Entrano insieme. Giulia è un'ombra, curva su se stessa, il suo corpo minuscolo avvolto in un grande asciugamano bianco che inghiotte la sua pelle. La cammina, sostenuta da Giada, che invece sembra scivolare, avvolta in un altro asciugamano, il suo corpo nudo e bagnato che traspare, una promessa di sensualità anche in un momento come questo.

Giada la guida fino a me. Non parla. Si limita a posare una mano delicata sulla schiena di Giulia, un incoraggiamento silenzioso. Poi, con una voce che è un miele velenoso, sussurra: "Scusati, cuginetta."

Giulia guarda il pavimento, il suo respiro ancora rotto dal pianto. Poi, con un movimento che mi spiazza completamente, sale sul letto. Si siede a cavalcioni su di me, proprio come faceva da bambina quando voleva un coccola o un racconto. Ma ora non c'è nulla d'infantile. Si avvinghia a me come un koala, il suo corpo piccolo e caldo che si pressa contro il mio, il viso seppellito nella mia curva del collo. L'asciugamano che la copre si apre leggermente, e sento il calore della sua fica nuda sfiorare il mio cazzo, che inizia a indurirsi contro la sua figa.

"Scusa, Franci..." sussurra, la voce umida e roca. "Scusa... ti prego..."

L'abbraccio è tenero, disperato. Le sue braccia mi stringono il collo, le sue labbra che cercano la mia pelle. E io... io rispondo. La mia mano si infiltra tra i suoi capelli bagnati, stringendoli con una forza che è sia un conforto che una minaccia. La giro leggermente il viso verso di me.

"Ok," è tutto quello che riesco a dire.

E poi, il mondo implode.

Il nostro abbraccio muta. La distanza tra le nostre labbra si annulla. Non è un bacio dolce. È un atto di rivendicazione. Le mie labbra si schiacciano contro le sue, la mia lingua che invade la sua bocca con prepotenza, cercando, possedendo. È un bacio che sa di lacrime, di vendetta e di un bisogno disperato. Giulia risponde in modo goffo, inesperto. Muove la lingua in modo caotico, cercando di imitarmi, ma bacia male. È un caos disordinato di saliva e denti e questa sua incompetenza mi fa impazzire. È la prova vivente della sua innocenza rubata, della sua totale sottomissione.

E mentre il nostro bacio diventa sempre più selvaggio, più sporco, sento il mio cazzo indurirsi fino a diventare una barra di ferro, pulsante, che le preme la fica nuda sotto il sottile velo dell'asciugamano. Un lieve movimento dei suoi fianchi, involontario, quasi un riflesso, e la sento sfregare contro di me. Il suo corpo risponde. La sua mente può essere in tumulto, ma la sua carne ha già capito le regole del gioco.

Dalla camera, sento il suo respiro cambiare, un piccolo gemito che le esce dalla gola, un suono puro e roco di piacere e sottomissione.

Mi tiro indietro, giusto il tempo di guardarla negli occhi. Sono rossi e gonfi di pianto, ma anche dilatati da una lussuria che non può nascondere.

"Brava," sussurro.

E Giada, che nel frattempo si è seduta con grazia accanto a noi sul letto, l'asciugamano che le scivola leggermente, lasciando intravedere il seno pieno e il fianco sinistro, sorride. "che hai fatto per ammaestrarla così giada?" le chiedo tra un bacio e l'altro.

Un sorriso torvo le disegna le labbra mentre i suoi occhi scuri mi scrutano, valutando l'effetto della mia domanda. Si appoggia a un cuscino, il suo corpo una sinuosa linea di tentazione avvolta nell'asciugamano.

"Niente di che," dice, la voce un sussurro complice. "Solo un po' di... chiarezza. Sotto l'acqua calda, mentre le insaponavo le spalle, le ho solo spiegato una cosa semplice." La sua mano scivola sul seno di Giulia, un gesto di proprietà. "Le ho detto che certe cose, una volta provate, non possono essere dimenticate. Che la vergogna e il piacere, a volte, sono la stessa faccia di una stessa medaglia."

Giulia tremula leggermente sulla mia erezione, il suo respiro che si fa più corto mentre Giada parla. I suoi fianchi continuano a muoversi, una danza lenta e disperata.

"E le ho chiesto," prosegue Giada, gli occhi che mi fissano intensamente, "se pensava davvero che dirlo a Erika fosse la scelta giusta, se l'avrebbe capita. O se, invece, avrebbe solo rovinato un qualcosa che tutti e tre amiamo." 

Mentre parla, la mano di Giulia scende tra i nostri corpi, le dita che mi accarezzano il cazzo, il suo è un gesto timido e inesperto.

"Ti prego Franci... scopami di nuovo," sussurra, la voce rotta, la faccia nascosta nel mio collo. "Ti prego, ho bisogno... adesso..."

Ma Giada è più veloce. Con un movimento elegante, afferra il polso di Giulia, fermandola. "Aspetta, piccola," la corregge, il tono dolce ma fermo. "Un cazzo come questo non si prende così. Va prima assaporato. Va adorato."

Giulia alza la testa, una scintilla di insicurezza. "Ma io non sono tanto brava..." dice con una voce timida guardando la cuginona. "ho paura di fargli male con i denti poi con la macchinetta... l'altra volta quasi soffocavo."

Giada ride, un suono basso e sensuale che vibra contro il mio petto. "Hai paura? La paura è solo un modo per dire che non conosci ancora il potere che hai." Con una decisione che non ammette repliche, afferra Giulia per le spalle e la spinge giù da me. Giulia cade sul tappeto morbido, con un piccolo gembo di sorpresa, l'asciugamano che le scivola via lasciandola nuda e vulnerabile ai miei piedi. Io resto sul letto, appoggiato ai gomiti, il cazzo duro e palpitante che si erge verso il soffitto come un'offerta.

Giada scende dal letto con la grazia di un predatore, inginocchiandosi accanto a Giulia. "Ti insegno io, cuginetta," sussurra, e senza alcun pudore afferra il mio cazzo alla base. La sua presa è sicura, decisa. "Vedi? Non è un mostro. È uno strumento. E tu devi imparare a suonarlo."

Le sue dita iniziano a salire e scendere lentamente, stringendo al punto giusto, un pollice che si preme sul collo della mia cappella e la fa pulsare.

Le dita di Giada sono una promessa, un preludio che mi fa chiudere gli occhi e mordere il labbro. La sua mano scivola su e giù per l'asta, la pelle liscia e calda contro la mia, ogni movimento preciso e consapevole. Poi, con un gesto che mi toglie il fiato, si china. La sua bocca è un fuoco. Le sue labbra avvolgono la punta del mio cazzo, una lingua agile che lecca la fessura, raccogliendo il primo sapore del mio desiderio. Il calore è umido, profondo, e un gemito involontario mi sfugge dalle labbra. Con Giulia, ho il controllo. Con Erika, ho il controllo. Con Giada... Giada è quella che mi possiede.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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