Lei ride, un suono caldo e vibrante che sento risuonare nel mio petto. "Solo per te," anela, continuando a limonare con una tenerezza che mi spezza il cuore. Le sue tette mi schiacciano il petto, i nostri cuori battono all'unisono, un ritmo selvaggio e sincronizzato. Ci baciamo per un'eternità, un tempo sospeso fatto solo di lingue, respiro e pelle che si cerca.
Poi si allontana appena, il suo viso a pochi centimetri dal mio. "Ti sei ripreso?" mi chiede, con un sorriso malizioso che sa già la risposta.
Non aspetta la mia risposta. Da sopra di me, si solleva leggermente su un ginocchio, l'altra gamba ancora piantata al mio fianco. La sua mano, agile e sicura, scivola tra i nostri corpi, afferra l'elastico del suo perizoma e lo fa scivolare giù lungo le cosce, gettandolo via senza guardare. Poi la stessa mano mi afferra il cazzo, ancora duro, ancora bagnato della sua saliva. Lo allinea con la sua entrata. La sento bollente, aperta, già pronta.
"E adesso... sono tua," sibila, e si lascia cadere.
Un gemito ci esce in coro. L'inserimento è perfetto, una lama di piacere bollente che mi trafigge fino in fondo. Lei resta immobile un attimo, la testa reclinata all'indietro, i capelli che mi sfiorano le cosce. Poi inizia a muoversi. Un ritmo lento, profondo, che mi scuote dalle fondamenta. Ogni colpo è una dichiarazione, ogni spinta è un giuramento. Le sue mani si appoggiano sul mio petto, le dita mi graffiano lievemente, mentre il suo bacino dondola con una grazia animalesca, un'ondata costante che mi travolge.
"Fran-ci..." geme il mio nome, sillabato, un canto dolce e rotto. "Ti amo, sì... ti amo... cazzo, ti amo..."
Le sue parole sono il carburante. Le mie mani si stringono con più forza sulle sue chiappe, guidandola, spingendola a prendermi ancora più a fondo. La sua figa è un vortice caldo e stretto che mi avvolge, mi mastica, mi succhia. Inizio a spingere da sotto, incontrando i suoi colpi, alzando le anche per sfondarla. Il suono dei nostri corpi che si scontrano, bagnati e sudati, è l'unica musica che voglio sentire.
"Anch'io," ringhio, la voce roca. "Ti amo, Giada. Sei mia."
"Ancora," ansima. "Ancora, amore mio. Scopami, spacca quella figa che è solo tua."
La sua schiena si inarca, le tette si protendono verso il cielo. La sua mano scivola tra le sue gambe, le dita che si agitano furiose sul suo clitoride. La sento contrarsi intorno a me, un'estasi di muscoli che mi stringe in una morsa mortale. "Vengo, Franci! Vengo! Con me! Vieni con me, cazzo!"
Il suo corpo si contorce in un arco perfetto, un grido le si strappa dalla gola, un suono puro e primordiale che risuona nelle pareti di quella casa silenziosa. Sento le sue pareti vaginali contrarsi intorno a me in una morsa che quasi mi fa venire, un'ondata di calore bollente che mi avvolge. Si abbandona sull'orgasmo, gemendo, ansimando, il corpo che trema convulsamente.
Ma io non mi fermo. Non la lascio ricadere. Non le concedo un secondo di tregua. Continuo a pompare, duro, profondo, spingendo il mio cazzo in quella figa che ora è un vulcano in piena eruzione, una molla che si contrae e si allenta, che mi stringe e mi succhia con una forza disperata.
"Non è finita, amore," le sibilo all'orecchio, la voce un tuono basso e minaccioso. "Non ti lascerò il brivido del 3 a 1. La notte è lunga."
Lei apre gli occhi sgranati, un misto di terrore ed estasi sul suo viso. "Franci... no... non riesco... cazzo, non ce la faccio più..."
"Sì, ce la fai," la incalzo, afferrandole i fianchi e sollevandola leggermente per cambiare l'angolazione, per colpirla più in fondo. "E ne vuoi ancora. Te lo leggo in faccia. Vuoi che ti spacchi tutto."
Mi guarda come se fossi un dio e un diavolo allo stesso tempo. Le sue mani cercano di spingermi via, ma poi si aggrappano alle mie spalle, tirandomi verso di sé. È una lotta tra il suo corpo che urla basta e la sua mente che brama ancora. Io non mi arresto. La scopo con una rabbia santa, con una passione che mi consuma. Le sue pareti mi strozzano il cazzo, una sensazione paradisiaca, una tortura dolcissima che mi spinge al limite.
Urla di nuovo, un suono diverso, più alto, più disperato. "Giuro che mi fai impazzire! Mi stai uccidendo! Sì, così! Continua! Non fermarti!"
Il suo corpo si agita come in preda a una crisi epilettica. Un secondo orgasmo la travolge, più potente del primo, un'onda sismica che la scuote dalle fondamenta. Questa volta, io non riesco a trattenermi. La sento esplodere, sento l'ondata del suo piacere che mi travolge, e la seguo, unendomi a lei in un urlo liberatorio. Vengo con una violenza che mi prosciuga le palle, un getto bollente che la inonda dall'interno, che la marca come mia per sempre.
Restiamo immobili, l'uno sull'altra, animali esanimi dopo una battaglia, i nostri cuori che battono all'unisono, un tamburo selvaggio nel silenzio della stanza. La sento respirare contro il mio collo, il suo corpo che trema ancora.
Ma l'adrenalina mi pulsa ancora forte nelle vene. Non è abbastanza. Voglio tutto. Voglio il suo sapore, voglio sentire il suo piacere sulla mia lingua.
Con un movimento brusco, mi stacco da lei, la lascio sdraiata sul letto, un guscio vuoto e tremente. Scendo subito giù, con il viso schiacciato tra le sue cosce ancora aperte e trementi. La sento sussultare, un gemito di sorpresa e di protesta. "Franci... no... non posso... sono troppo sensibile..."
"Lo so," le rispondo, la voce soffocata dalla sua carne. "È per questo che lo faccio."
Lecco. Lecco con tutta la fame che ho in corpo, con tutta la passione che mi ha consumato. Lecco la sua figa bagnata del nostro miscuglio, un sapore salato e dolce, il sapore della nostra unione. La mia lingua è una furia che la percorre in lungo e in largo, che le entra dentro, che le lecca le labbra, che le succhia il clitoride. È una tortura del piacere, un'overdose di stimoli che la fa gemere, urlare, piangere. Le sue gambe si stringono intorno alla mia testa, cercando di bloccarmi, ma poi si aprono, lasciandomi fare, abbandonandosi a questa violenza dolce.
"Mi stai uccidendo," piange, le mani che mi afferrano i capelli, che mi spingono via e poi mi tirano contro. "Dio, mi stai ammazzando di piacere. Sì, lì. Non smettere. Non smettere mai, cazzo."
Continuo a leccarla, a succhiarle il clitoride, a penetrarla con la lingua. Sento il suo corpo rigonfiarsi di nuovo, un'onda che si sta formando, che sta per travolgerla per la terza volta. La sua resa è totale. È mia. È solo mia. E io non ho intenzione di smettere di ricordarglielo. Non stanotte. Non mai.
La sua terza resa è un canto spezzato, un sussulto che parte dal centro del suo essere e la scuote come un pezzetto di stoffa in un turbine. Il suo succo inonda la mia bocca, un'ondata calda e abbondante che bevo con avidità, assaporando la vittoria, il potere assoluto di averla ridotta a questo: un groviglio di nervi scoperti, una massa di carne che trema e gode solo per me.
La tempesta si placa lasciando spazio solo al nostro respiro pesante e al battito dei nostri cuori, che rimbombano all'unisono nel silenzio della stanza.
Siamo un groviglio di membra sfiancate, sudore e lenzuola stropicciate. La trascino contro il mio petto, avvolgendola completamente con le braccia. Giada si rannicchia contro di me con una naturalezza disarmante, appoggiando la guancia sul mio cuore. Le accarezzo i capelli, ancora umidi per lo sforzo, districando le ciocche scure con le dita.
"Non ci credo ancora," le sussurro nel buio, baciandole la fronte. "Niente più sveglie alle quattro del mattino. Niente più scuse del cazzo da inventare."
Giada fa una piccola risata, un suono caldo che mi vibra contro il petto. Solleva il viso, cercando i miei occhi nella penombra. "Niente più fottuta ansia ogni volta che il tuo telefono si illumina," risponde, accarezzandomi la mascella. "E niente più fretta. Domani mattina..." si corregge, guardando verso la finestra ancora buia, "tra qualche ora... ci svegliamo e restiamo a letto quanto ci pare."
"E poi facciamo quella famosa colazione senza fretta?" la prendo in giro dolcemente.
Lei sorride, un sorriso pieno, vero, che le illumina il viso stanco. "Colazione, pranzo e cena. Adesso sei mio, Franci. Al cento per cento. E non ho intenzione di dividerti mai più con nessuno."
"Sono tuo," le prometto, stringendola più forte, respirando il suo odore di vaniglia misto al sapore della nostra notte. "Solo tuo." Continuiamo a parlare per ore, con la voce impastata di sonno e felicità. Parliamo di noi, ridiamo per le paranoie che ci eravamo fatti, ci scambiamo baci pigri e infiniti, assaporando la sensazione inebriante di non doverci più nascondere. Il buio ci culla, e per la prima volta da quando è iniziata l'estate, il sonno mi avvolge senza l'ombra del senso di colpa, facendomi crollare addormentato con lei stretta tra le mie braccia.
