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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 15
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Capitolo 15 di 15 38 min di lettura

mi scopo la cugina della mia ex!

la fine di questa intensa e passionale storia d'amore.

Alessia
7 mesi fa · 1.1k letture · 5

I suoi piedini, piccoli e curati, mi sfiorano i jeans. Giada mi guarda dall'alto, una dea trionfante nell'oscurità della nostra notte. Le lacrime non sono ancora del tutto asciugate, le hanno incorniciato gli occhi di un alone brillante, rendendoli ancora più grandi, più profondi. È un'immagine struggente, la purezza della sua gioia mescolata alla lussuria più feroce.

"Vedrai che godrò ogni singolo secondo di questa notte," sorride, un lampo bianco nella penombra. "E tu di più."

Si alza leggermente, le sue dita scivolano sulla cerniera dei miei jeans, aprendola con un secco zzzzzip. Li tira giù insieme alle mutande, liberando il mio cazzo che si erge teso e pulsante, già lucido di precum nella gelida aria della stanza. Lei lo guarda con una fame adorante, ma non si china. Invece, con un'aria giocosa che mi manda in tilt, si mette di lato, appoggiandosi su un gomito e sollevando le gambe.

"Sei tutto mio, Franci. Solo mio," sussurra, e i suoi piedi, perfetti e scalzi, mi avvolgono. È una sensazione che conosco bene, che abbiamo esplorato in segreto, ma mai come stavolta. Mai con la luce della verità che ci inonda. Le sue piante, morbide e calde, mi cingono l'asta. Le sue dita agili, dipinte di un rosso scuro che quasi non si vede, iniziano a muoversi.

Un ritmo lento, sapiente. Il pollice di un piede preme sul glande, spalmandoci il liquido che cola, mentre l'arco dell'altro piede accarezza la base. È un massaggio esperto, un ballo intimo e perverso che solo lei può orchestrare. I suoi piedi non sono solo strumento di piacere, sono un'estensione della sua anima che mi possiede.

"Ti ricordi la prima volta che l'ho fatto?" chiede, la voce un filo sottile. "Eri così imbarazzato. Ti ho visto diventare rosso anche al buio." Ride, un suono cristallino. "Ma ti sei lasciato andare. E ho capito quanto mi amavi."

Il suo ritmo accelera. Le sue piante si stringono, si allentano, si strofinano una contro l'altra lungo la mia pelle, una frizione divina che mi spezza la ragione. "Sei il mio uomo, Franci. Mio. Dalla testa ai piedi," dice, e l'enunciazione della parola "piedi" è accompagnata da una pressione più forte sul glande che mi fa gemere.

La guardo. La perdo. La guardo davvero, per la prima volta. Non è più la cugina della mia fidanzata, non è più la complice segreta. È la mia donna. I suoi occhi gonfi, le labbra tumide, i capelli spettinati, il suo corpo nudo e il suo sorriso malizioso. È un'opera d'arte vivente, e sta dipingendo il mio piacere con la punta dei suoi piedi.

"Ti amo," sussurro, e la frase mi esce spontanea, grezza, pura.

Lei si ferma un attimo, solo per un istante. Poi riprende, con un'energia rinnovata. "Anch'io, Franci. Dio, anch'io," risponde, la voce rotta dall'emozione. "Sei perfetto. Sei mio. E questa notte è solo nostra." Un piede scivola più in basso, ad accarezzarmi le palle, l'altro continua a lavorare sull'asta, su e giù, su e giù, un movimento incessante che mi spinge sull'orlo del baratro.

Mi avvicino, le afferro le caviglie e le porto alle labbra, baciandole una per una. Leccandole le piante, succhiandole le dita. Lei geme, il suo controllo vacilla per un momento. Il massaggio si fa più disperato, più veloce.

"Ti sto facendo godere, vero? Dimmelo." "Sì... Dio, sì..." ansimo. "Allora vieni, amore mio. Vieni per me. Sporca i miei piedi. Dimostrami che sei mio."

Il suo comando è la fine. Un'ondata di calore mi sale dalla schiena, i miei muscoli si contraggono, il mondo scompare. Tutto ciò che esiste sono i suoi piedi, il suo sguardo e il mio piacere che esplode, un getto bollente che le inonda le piante, le caviglie, che le sporca della mia essenza, come aveva chiesto.

Continua a muoversi dolcemente, mentre vengo, prolungando l'orgasmo, strizzandomi fino all'ultima goccia. Poi si ferma, con un sorriso compiaciuto. Mi guarda, poi guarda i suoi piedi, luridi e bianchi del mio seme. Porta un piede alla bocca con un gesto atletico e con la lingua, lecca una goccia. Non distoglie lo sguardo da me.

"E adesso," sussurra, "devo pulire quel cazzo."

Mi alzo un po' sui gomiti per vederla meglio. Giada non perde tempo. Si sposta, con la grazia fluida di un predatore che si appresta a banchettare, e si piazza tra le mie gambe aperte. I suoi occhi, ancora lucidi di lacrime e passione, mi fissano con un'intensità quasi religiosa. Mi sta guardando come se il mio cazzo, ancora tremante e sporco del nostro precedente gioco, fosse il sacro calice da cui bere la redenzione.

"Pulirò ogni singolo centimetro di te," promette, la voce un sussurro carico di devozione.

E poi si china. La prima cosa che sento è il calore della sua lingua, larga e umida, che parte dalla base e sale lentissima, lungo la venatura sottile, leccando via il mio piacere. È un gesto di adorazione totale. Si ferma all'apice, dove l'ultima goccia di sperma brilla, e la raccoglie con la punta della lingua, come se fosse una perla preziosa. Non la deglutisce subito. La porta in bocca, la mescola con la sua saliva, e poi si mostra a me, le labbra socchiuse in un sorriso malizioso.

"Buono," sussurra, prima di mandare giù.

E poi mi avvolge. La sua bocca è un inferno di paradiso. Calda, bagnata, incredibilmente stretta. Non mi dà tregua. Scende tutta, fino a inghiottirmi fino alle palle, la gola che si apre per accogliermi, il naso che si pianta nella mia pelle pubica. Mantiene la posizione per un secondo che sembra un'eternità, le sue guance concave per il vuoto che sta creando, la lingua che mi si avvolge a spirale sotto l'asta.

Poi risale, lentamente, lasciandomi uscire con un suono bagnato e osceno. Un filo immenso di saliva unisce la sua bocca alla mia cappella, un ponte traslucido che pende e si rompe sulla sua mano. Non si cura. Si butta giù di nuovo, con più foga. Su e giù. Su e giù. Il suono dei suoi gargarismi riempie la stanza, un simfonico coro di lussuria che si mescola ai miei gemiti incontrollabili.

Mi guarda da sotto le ciglia, gli occhi che mi bruciano. La sua mano, bagnata di saliva, mi accarezza le palle, stringendole, tirandole giù con una padronanza che mi fa tremare. "Ti piace come ti lavo? Ti piace quando la mia bocca diventa la tua troia?" sussurra, prendendosi una breve pausa, il fiato corto. "Dimmelo. Parla sporco con me, amore mio."

"Sei la migliore puttana che io abbia mai avuto," gemo, le parole che mi escono a fatica. "La tua bocca è fatta per il mio cazzo."

Lei ride, una risata soffocata dalla carne, e si immerge di nuovo. Questa volta è un uragano. La sua testa si muove a una velocità impossibile, i capelli che le colpiscono le cosce, le sue mani che si aggrappano ai miei fianchi. La saliva cola copiosa, inonda la mia asta, le mie palle, il buco del culo. È un delirio bagnato, un'inondazione di piacere. Si ferma a leccarmi l'uretra, a succhiarmi i testicoli, uno per uno, portandoli in bocca come fossero caramelle. Torna alla cappella, la mastica dolcemente con le labbra, la punzecchia con la punta della lingua.

"Vengo," gemo, l'avvertimento strappato con la forza. "Giada, cazzo, vengo."

Lei non si ferma. Anzi, accelera, mi prende tutto in gola, il suo mento che mi picchia contro le palle. Sento i muscoli della sua gola che si contraggono intorno a me, che mi masturbano dall'interno. È troppo. Un altro orgasmo mi travolge, più potente del primo, un'esplosione che parte dalle viscere e le esplode in bocca, getti caldi e abbondanti che lei cerca di inghiottire del tutto, in un raptus. Qualche goccia le cola dagli angoli delle labbra, mescolandosi alla saliva, scendendo lungo il mento, finendo a macchiare il suo seno.

Si rialza lentamente, con un movimento serpentino che mi fa sobbalzare il cazzo ancora sensibile. Le sue labbra sono gonfie e lucide, il mento stilla del nostro miscuglio. Scosta un capello bagnato dalla fronte e si guarda il reggiseno nero, ora macchiato di bianco.

"Cavolo, il tuo sperma mi ha macchiato il reggiseno," dice, con una nota di finta recriminazione che si scioglie subito in un sorriso compiaciuto. Con un gesto lento, teatrale, slaccia il gancio e lo lascia cadere. Le sue tette, finalmente libere, si protendono verso di me, pallide e perfette, con i capezzoli duri come due sassolini. Si arrampica su di me, strusciandomi il corpo contro il mio, e trova le mie labbra. È un bacio diverso. Più dolce, più profondo. Sa di me, sa di lei, sa della nostra nuova, stupida meraviglia.

"Sei proprio assatanata," le sussurro contro la sua bocca, le mani che le affondano nelle chiappe sode, calde e scivolose per il sudore. "Da amante eri già famelica... ma da fidanzata sei una bestia."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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